IL CASO DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA. INTERVISTA A PADRE ALESSANDRO M. APOLLONIO, FI

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IL CASO DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA. INTERVISTA A PADRE ALESSANDRO M. APOLLONIO, FI

fonte: Corsia dei Servi


 

ADERIAMO ALL’INIZIATIVA DI CORRISPONDENZA ROMANA, IN SOSTEGNO DEI FRANCESCANI DELL’IMMACOLATA E DELLA MESSA TRADIZIONALE



Perché è stata decisa dalle autorità vaticane una visita apostolica al vostro Istituto?

«Perché è stata chiesta da un gruppo minoritario di frati, i quali non condividevano più lo stile di governo del Padre fondatore e Ministro generale, né la sua volontà di promuovere il Vetus Ordo all’interno dell’Istituto, accanto al Novus Ordo, secondo quanto stabilisce il Motu proprio Summorum Pontificum e l’Istruzione Universae Ecclesiae».

 

Quanto è stata rilevante la questione dell’uso del messale antico nelle ragioni che hanno provocato la visita apostolica?

«Ha avuto una notevole rilevanza perché il suddetto gruppo di confratelli accusava il Padre fondatore di aver imposto il Vetus Ordo a tutto l’Istituto. L’accusa non è assolutamente vera, ma è stata creduta, e a nulla sono valsi i nostri tentativi di dimostrare la sua falsità. Ora, tale falsità si è diffusa a macchia d’olio, tanto che è ripetuta da vari giornali e agenzie d’informazione, con grave danno per la buona fama del Padre fondatore e dell’Istituto».


Siti e blog tradizionalisti hanno reagito alla notizia del commissariamento, e della decisione di far precedere una richiesta di autorizzazione all’uso del messale antico, come una «sconfessione» del Motu proprio di Benedetto XVI. Condivide questa interpretazione? Come commenta la decisione a questo riguardo?

«Padre Lombardi ha chiarito bene che i provvedimenti nei nostri confronti non sconfessano il Motu Proprio. Tuttavia, siamo in attesa dell’interpretazione autentica di queste disposizioni liturgiche della Santa Sede nei nostri riguardi. Non è chiaro, infatti, per esempio, chi siano “le autorità competenti” a rilasciare le suddette autorizzazioni: il Commissario, la Congregazione dei religiosi, la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, l’ordinario del luogo, l’uno o l’altro, o tutti in solido?

Speriamo che si tratti di una disposizione disciplinare temporanea, e che al più presto ci sarà data l’autorizzazione a celebrare anche secondo il Vetus Ordo, come sempre abbiamo fatto, senza le attuali restrizioni che ci privano, salvo migliore giudizio, del diritto universale concesso dal Motu proprio Summorum Pontificum e dall’Istruzione Universae Ecclesiae».


Membri del vostro Istituto hanno avuto un qualche ruolo nel diffondere l’interpretazione di cui sopra?

«No».


Nelle precisazioni ai nostri articoli avete sempre ribadito che l’uso del messale antico non era esclusivo e che tutto è stato deciso secondo i termini stabiliti dal Motu proprio. È vero o no che la commissione Ecclesia Dei prima della visita apostolica aveva invitato i Francescani dell’Immacolata alla prudenza circa le modalità dell’estensione dell’uso del messale antico?

«Sì, abbiamo cercato di agire con la massima prudenza e discrezione, nel rispetto del nostro diritto particolare, il quale attribuisce al Capitolo Generale in sessione “la suprema autorità nell’Istituto” (Costituzioni, § 81). È stato proprio l’ultimo Capitolo generale, celebrato nel 2008, a stabilire che il Consiglio generale (ossia padre Stefano M. Manelli con i suoi cinque consiglieri) redigesse un protocollo applicativo per quanto riguarda l’introduzione del vetus ordo nelle nostre comunità. Cosa che è stata fatta con la lettera del 21 novembre del 2011. La Pontificia Commissione Ecclesia Dei ha giudicato prudenzialmente questa lettera conforme alla mens del Santo Padre Benedetto XVI, ma questo giudizio ufficiale non è stato tenuto in nessun conto nell’evolversi della nostra vicenda. La cosa ci sembra inspiegabile, e ci addolora molto. Affidiamo la nostra causa alla Celeste Avvocata, Regina dell’ordine Serafico».

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