Il caso del Liceo Cardano di Milano – una lettera del prof. Giorgio Nadali

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Dopo la pubblicazione, su Riscossa Cristiana di lunedì 9 febbraio, dell’articolo con cui comunicavamo che la Curia di Milano aveva respinto il ricorso contro il ritiro dell’abilitazione all’insegnamento della religione cattolica, il prof. Giorgio Nadali ci ha inviato questa lettera, che volentieri pubblichiamo:

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zzndlCari amici di Riscossa Cristiana,

Grazie a tutti di cuore della vostra solidarietà. Ho letto i vostri commenti. Comprendo la vostra indignazione, ma dobbiamo mettere da parte il rancore e leggere questi eventi come un segno dei tempi e uno stimolo a migliorare la Chiesa. Come ha ricordato Papa Francesco di recente, le Curie sono malate di “Alzheimer spirituale”. Oggi è la giornata del malato e la Madonna di Lourdes. Affidiamo quindi a Lei e a Dio la Chiesa malata dei quindici mali che il Papa ha lamentato. Tra questi c’è la burocrazia, che prende il posto del cuore, del buon senso e della carità cristiana. Le persone agiscono secondo coscienza pensando di fare il loro bene. Anche chi mi ha attaccato e ha voluto vigliaccamente farmi licenziare, ha pensato che fosse un bene per la scuola (e per a Chiesa) mettermi a tacere.

Molte volte la voce dei valori cristiani è scomoda. “Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” voglio dire con San Paolo. Non dovete parlare male dei Vescovi. Loro agiscono secondo la loro coscienza e ne rispondono a Dio. “Egli scruta l’abisso e il cuore e penetra tutti i loro segreti”, come dice la Scrittura.  “Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio”, ci ricorda San Giovanni. Come sapete, in queste vicende il mio cuore non mi rimprovera nulla.  Non ho nulla da nascondere. Ho sempre difeso la dottrina della Chiesa e il suo Magistero, anche quando ho ritenuto di mostrare cosa sia la tragedia dell’aborto, prendendo venti minuti alle lezioni teoriche delle schede di bioetica che io ho prodotto per loro. Ho chiesto ai nove studenti, che hanno anche molto insistito per la visione. C’era un buon rapporto, così come per gli altri ottanta delle altre classi, con i quali avevo impostato un buon lavoro. Dio mi è testimone di questo. A me basta e anche loro lo sanno bene. Durante la visione e la lezione successiva il clima in classe era sereno. Ma evidentemente qualcuno ha voluto diversamente. Viene quasi da pensare alle parole del Vangelo – che sempre deve orientare le nostre scelte – “Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo”. Un nemico che aveva paura della voce di un docente onesto e appassionato del suo lavoro educativo per migliaia di studenti in un quarto di secolo.

Come sapete, a volte è difficile accontentare tutti e nelle mie scelte ho sempre dato la precedenza alla Parola di Dio e all’insegnamento della Chiesa. Per cui ho avuto sì vari episodi di contestazione per le mie scelte didattiche, mai per la mia condotta. Questi attacchi (che io conosco bene, come mi scrivono) sono sempre stati generati da un’intolleranza ai contenuti e ai valori espressi e questo è provato dai documenti che la Curia mi ha fatto visionare e che io già conoscevo. Ma come sapete, bisogna sempre agire “non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori” come scrive San Paolo. La Curia ha scelto di non difendere gli insegnanti di religione, qualora il mondo li attacchi, a ragione o a torto, come nel mio caso. La parola d’ordine è “niente grane”. È una scelta. Giudicatela voi. Per cui – in caso di contestazioni – tutti i docenti di religione devono sapere di poter patire il “fuoco amico” non contare su chi li manda in prima linea. Da oggi la questione è ancora più chiara. Come è chiaro che parlare coraggiosamente di certi argomenti è molto rischioso. Da oggi l’ora di religione non sarà più la stessa. Sono contento che altri colleghi della materia non abbiano subìto questi attacchi. Le situazioni, le scuole  e le classi sono molto diverse e andrebbe forse verificato – lo dico senza malizia – cosa effettivamente faccia (o non faccia) un docente di religione in classe. Personalmente non penso, e ho potuto confrontarmi con altri docenti in Italia, che un lavoro di qualità non possa mai portare ad uno scontro con un’ideologia che non ci tollera. Soprattutto a Milano e in altri grandi centri urbani del Nord Italia, il docente di religione è il simbolo dell’ingerenza della Chiesa, che lavora in un ambiente potenzialmente ostile e a forte maggioranza di visione politica anticattolica. Sempre. Bisogna vedere se poi riesce a mediare (o scendere a compromessi) tra ciò che insegna – se lo insegna veramente – come lo fa e l’ambiente dove lavora. Nessuno verifica in classe cosa faccia, a meno di lamentele per essere troppo coerente con il Magistero della Chiesa su certi temi scottanti e tabù. Aborto, gender, eutanasia, ecc. I colleghi sono avvisati. È sempre meglio fare vedere un filmetto neutrale e divertente o parlare del più e del meno per tirare la fine dell’ora. Per il resto ci vuole molto, troppo coraggio (che secondo alcuni è incoscienza, certo). Il “coraggio di avvicinarci in piena fiducia a Dio per la fede in lui”, direbbe San Paolo. Perdonatemi se cito ancora la Parola di Dio in San Giovanni:  “Costoro sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da ciò noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore”.

Per fare questo ci vuole molto coraggio. Non penso che sia un problema di abilità didattica e pedagogica, ma chi ha dovuto giudicare, ha ritenuto diversamente e io lo rispetto e lo affido a Dio. Sono sicuro che chi ha preso il mio posto (anche se non si è mai fatto vivo con me) farà del suo meglio. Gli auguro un buon lavoro sereno, confidando che potrà fare meglio di quanto ho fatto io. Anche ai miei alunni – se ci leggono – lasciatemi estendere un grande abbraccio. La migliore lezione di religione che hanno avuto è quella nata da queste vicende, se le hanno comprese nella verità, non troppo manipolati da chi non vuole il loro bene. Ragazzi, le mie lezioni non sono finite . Si trasformano per il “pubblico” molto più vasto dei media, giornali, televisione e libri. Certo, anche di Facebook, visto che mi hanno contestato pure le foto sorridenti con loro in classe. Di certo nessuno avrebbe  fatto foto sorridenti col povero preside, che sul suo profilo di Badoo ”cerca amici”, che gli auguro, soprattutto dopo le sue passate tristi vicende del liceo di Varese. Di questa storia e lezione di vita tutti conosceranno i risvolti e i retroscena e lo dico ancora senza malizia e rancore, credetemi. Ho la certezza nella fede che  “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno”. (Scusate, sono un “fan” di San Paolo). Un fariseo, che si è convertito, però! Grande! È bello quando i farisei di tutti i tempi si convertono. Non saranno più “razza di vipere”, come li chiamava Gesù. Proprio chi mi aveva dato l’idoneità ad insegnare religione soleva distinguere da una morale rabbinica (basata solo sulla legge, quella che mi ha giudicato) dalla morale paolina (basata sui valori). Era il Cardinale Carlo Maria Martini. Lui aveva firmato personalmente la mia idoneità. Invece la mia revoca non è  stata firmata dal Cardinale Scola, che non ha voluto assumersi questa responsabilità. A lui va comunque la mia stima e la mia preghiera. Di certo avremo presto altre occasioni più mediatiche e per lui prestigiose per incontrarci (non per scontrarci). Vi prego, rispettate sempre i vescovi e i vostri pastori. Pregate per loro!

Non voglio annoiarvi ancora. Sappiate solo che io ho sempre agito nella scuola con coscienza pulita. Mai un ritardo, un’assenza (grazie a Dio) o un richiamo disciplinare.  Ho sempre seguito il monito di Sant’Agostino (altro convertito eccellente) per il mio insegnamento: “Insegnami la dolcezza ispirandomi la carità, insegnami la disciplina dandomi la pazienza e insegnami la scienza illuminandomi la mente”. “La vera educazione deve essere un’educazione alla critica” – come diceva Don Luigi Giussani, di cui il Cardinale Scola è seguace (?). Potete capire che questo porta inevitabilmente allo scontro con chi non vede di buon occhio la nostra presenza nella scuola, oppure non capisce la nostra buona fede nel volere trasmettere o testimoniare i valori in cui crediamo, oppure si sente – nostro malgrado  – giudicato da questi stessi valori che non vive. In questo caso particolare sono stato accusato di aver escluso i genitori degli alunni che avevano scelto con loro di seguire le mie lezioni di religione, dalla scelta di poter visionare o no un video che spiega cosa sia l’interruzione volontaria di gravidanza, prima di poter formulare un qualsiasi giudizio etico. Sono un “caso grave”, come ha voluto bonariamente e caritatevolmente definirmi la Curia su Internet. (Il vicario episcopale ha autorizzato gli insulti. Imprimatur). Vorrà dire che passeremo da Rota alla Sacra Rota. D’accordo, di questo pago il prezzo e saranno finalmente soddisfatti coloro che mi hanno voluto fuori della scuola. Tuttavia forse queste persone non condividono la fede che ci fa credere che l’ultima parola nelle vicende dei figli di Dio, non ce l’hanno loro, ma Dio stesso, che permette (ma non vuole) le nostre croci e le trasforma sempre – prima o poi – in un trampolino di lancio per fare ancora di più e meglio con il suo favore e la sua benedizione. Ad aprile vi aspetto in libreria per le prime mille copie del libro che parlerà di questa e altre vicende analoghe. L’editore è il Prof. Giovanni Zenone (“Fede & Cultura”), che ha subito un’altra ingiustizia. Non l’ho scritto nel rancore – credetemi – ma nella preghiera. Una parte dei profitti andrà in beneficienza. Ve lo prometto. Non siate preoccupati per me, per chi ha espresso questo sentimento. Dio ha già da ora (e lo aveva anche prima) un piano molto preciso e bellissimo per me e questo mi permetterà anche di mangiare (e non solo) ogni tanto. Vi aspetto ogni settimana anche in edicola su diverse riviste nazionali, anche cattoliche. Non mancate! Grazie anche a “Riscossa Cristiana” per la sua solidarietà e agli altri media, anche esteri, che mi hanno fatto un’enorme pubblicità gratuita. Al giorno  d’oggi è un gran risparmio e il mio ufficio stampa costa! Chi ha voluto sbattere la faccenda sui giornali mi ha fatto un favore, ma forse non voleva! Ops!

Un abbraccio virtuale a tutti, anche agli alunni, pastori e genitori che mi hanno “tradito in buona fede”. Che Dio vi illumini il cuore e la mente e vi ricolmi tutti e sempre del suo favore e della sua benedizione. Mi raccomando, una riscossa cristiana ferma e decisa, ma non violenta! La storia (della Chiesa) giudicherà. Scrivetemi! Io non sono un cardinale e mi degno di rispondere sempre a tutti.

“Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera”. (Romani 12,12)

 .

Prof. Giorgio Nadali

www.giorgionadali.it

info@giorgionadali.it

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20 commenti su “Il caso del Liceo Cardano di Milano – una lettera del prof. Giorgio Nadali”

  1. luciano pranzetti

    Ammiro questa sua “rassegnazione” di livello troppo elevato, direi santo, per essere io totalmente capace di accettare. San Paolo, che il prof. Nadali cita è quello che, oltre a sentirsi forte nelle tribolazioni e nelle debolezze, è anche colui che si oppone “apertamente a Cefa” sulla questione dei giudei e della circoncisione (Gal. 5, 121). Stima per il prof. senz’altro, grande rispetto e ammirazione per la serena condizione di spirito con cui ha accettato la iniqua “sanzione”. Ma, di certo, io avrei preteso una risposta dal cardinale Scola. Davanti a simili eventi, come il suo o come quello gravissimo della diaspora dei Francescani dell’Immacolata, rimane assai faticoso starsene zitti. Che non possa dire mai : Vae mihi qui tacui!,

  2. Per ora Prof. Nadali, e sottolineo PROF., un abbraccio di forte stima da un collega che insegna per scelta Fisica alle superiori, e talvolta anche un po’ Meta…fisica (o come diceva un collega, “metà” fisica…). Non ho da temere nessun geco di Curia arrampicato sui muri muschiosi che anziché tener lontane le zanzare se ne fa mordere…, semmai qualche preside, ma non attacca… Raccoglierò per quel che posso la Sua Bandiera, e spero che non saremo né soli né pochi!

  3. Grazie prof.Nadali per la sua lettera e grazie al sito Riscossa Cattolica per aver mantenuto l’attenzione su questa vicenda. Io non la conosco personalmente ma la sua disavventura mi ha molto colpito. È vero come lei scrive che la migliore lezione di religione che i suoi alunni hanno ricevuto e’ quella nata da questa esperienza concreta. È purtroppo una lezione anche per noi, una lezione amara di verità negata, di ingiusta persecuzione, di condanna sproporzionata e immeritata. Certo rimane la tranquillità di aver agito da parte sua con retta coscienza, subendo tribolazioni in qualche modo paragonabili a San Paolo a lei evidentemente tanto caro. Amareggia doppiamente ed e’ per me motivo di scandalo constatare che il ruolo di persecutore e’ stato in questa occasione svolto proprio da componenti della curia evidentemente affetti dalle malattie spirituali richiamate efficacemente dal Papa. Le rinnovo la mia più totale solidarietà e le auguro ogni bene e successo per le sue future attività.

  4. Grazie Prof. Nadali .Lei e’ un martire e come tutti i martiri non ha accettato il martirio in un momento, ma ha detto ‘si” perché in mesi ed anni di arricchimento della Fede ha costruito in sé quella forza che e’ necessaria e determinante per dare testimonianza a Cristo nel momento della condanna,ed anche per perdonare i suoi persecutori. Pero’ ci consenta di vedere il suo caso da altre angolazioni. Scontato l’odio del Mondo verso di Lei ,perché odiano Cristo.Ma anche Lei nota che ‘ l’ora di religione non sara piu’ la stessa ‘ e prevede il clima di intimidazione e di autocensura che si creera’.Scrive ‘la Curia ha deciso di non difendere gli insegnanti di religione’. Quindi Lei era condannato gia’ prima del processo.Non c’e’ stato nemmeno un Ponzio Pilato pieno di dubbi. Allora questo e’ un caso di palese ingiustizia ,perché oltre al Mondo l’hanno fatta condannare i suoi stessi avvocati difensori,e questo e’ inammissibile , eticamente , professionalmente. E’ un flagrante falso ideologico perché per duemila anni prima del suo processo essi si erano SEMPRE impegnati a difendere un uomo che si fosse affidato a loro per la difesa,tanto piu’ se convinti della sua innocenza ed assolutamente privi di qualsiasi straccio di evidenza accusatoria. Uscendo di metafora ,Lei e’ stato de facto accusato da loro di fare il lavoro che ESSI STESSI avevano richiesto a Lei di fare ventisei anni fa,e verso il quale MAI avevano fatto rilievi o obiezioni. Hanno tradito non solo Lei, ma idealmente tutti coloro che svolgono degnamente e oggi non senza rischio il medesimo compito in tutto il mondo,e come se non bastasse hanno mancato nei confronti dei voti fatti nel momento stesso in cui sono divenuti sacerdoti,Vescovi,Cardinali,e direi anche semplicemente cristiani di fede cattolica.Di fronte ad una simile ingiustizia non possiamo tacere,perché collaboreremmo con il Male, cioe’ con Satana,ed un giorno ne dovremmo rispondere davanti a Cristo stesso.

    1. Caro Alessio, concordo completamente con Te: piena stima e solidarietà al Prof. Nadali ma certi uomini di Curia hanno dimostrato di temere più il giudizio dei laicisti che il giudizio di Dio: hanno sbranato senza motivo (anzi per un atto meritorio) una pecora loro affidata! Si sono piegati al volere del mondo, perverso ed empio, ed hanno volutamente dimenticato i loro VERI doveri!
      L’esito era scontato, una diocesi che stipendia De Capitani non “ragiona” in termini cattolici: sanno che dovrebbero sospenderlo a divinis, ma temono gli strilli di repubblica e dei laicisti e quindi “chi se ne frega se conduce delle anime alla perdizione, l’importante è il quieto vivere”.
      Davanti a tutto ciò NON possiamo tacere: come ci ha chiesto il compianto Mario Palmaro, bisogna gridare dai tetti la nostra indignazione verso certi “pastori”!

    2. Sono d’accordo su tutto, tranne che su un punto.
      Scrive il Prof. Nadali: “la mia revoca non è stata firmata dal Cardinale Scola, che non ha voluto assumersi questa responsabilità”. Che significa? O il Card. Scola riteneva ingiusto il provvedimento, e allora avrebbe dovuto annullarlo, oppure lo riteneva giusto, e allora avrebbe dovuto firmarlo. Tertium non datur… anzi si: Pilato!

  5. La lettera del Prof. Nadali dice tutto ed a lui va tutta la stima e la solidarietà: se ci sarà bisogno anche in forma concreta, perciò in caso contattatemi.
    Su una sola cosa non sono d’accordo: se qualche pastore ha le idee confuse e fuori posto, forse una scrollatina gliele può riordinare, no? E’ vero che dovrà rispondere a Dio, ma sarebbe opportuno che risponda anche a qualche domanda delle pecore a lui affidate, per esempio il Prof. Nadali ed i genitori degli alunni che non condividono la sostituzione!

  6. Caro prof., questo suo spirito, con cui ha accettato senza rancori la decisione della Curia, è la più bella testimonianza cristiana che ha lasciato ai suoi amati alunni. Sono certo che loro, di questa “lezione” di umiltà, faranno tesoro. Quello che si è grida più forte di quello che si dice. Lei lo ha gridato con la sua silenziosa obbedienza di fronte ad una grave ingiustizia e solo per aver difeso la Verità. Giovanni Battista è stato decapitato per questo.

  7. Oggi il Papa ha eletto i nuovi cardinali e ha raccomandato: “Combattete le ingiustizie e siate umili”… In questa vicenda io non ho visto ne’ giustizia, ne’ umiltà’. L’arcivescovo della diocesi più’ grande del mondo non ha risposto di persona come avrebbe dovuto. Ha permesso un e avvallato un’ingiustizia grave e permesso che la Curia mi insultasse con un comunicato stampa a “Messainlatono.it”. Poi rimosso per non subire la denuncia. Ha risposto ad un attacco a un suo docente fedele nella dottrina e nella morale sfoderando la burocrazia, invece del buon senso e della carità’. Non mi ha difeso di fronte ad un tradimento, arroccandosi su posizioni burocratiche. Non ha voluto capire da che parte viene la verità’ dando ragione a priori verso chi attacca, senza voler tener conto delle circostanze e dei motivi. Ha giudicato incapace di insegnare un docente dopo ventisei anni di fedele servizio e dieci libri pubblicati ritenendo meglio che io non entri a scuola. Cosa devo dire amici? Pregate per la…

  8. E i 9 alunni manipolati da chissà’ chi non hanno nemmeno avuto il coraggio di incontrarmi. Dopo la lettera dei genitori (?) si sono assentati tutti, come se io avessi fatto loro un torto che non ho mai fatto. Senza contare il silenzio di altri per paura (o lettere fatte sparire, indovinate da chi…). Cosa devo dire ancora amici? Chi sa deve solo vergognarsi. Io no di certo. La didattica va verificata in classe, non in base agli attacchi ideologici. Non preoccupatevi, la verità’ verrà’ fuori. C’è chi sta indagando, anche sul versante ecclesiastico… A presto…

  9. E’ evidente che si e’ trattato di un complotto politico e una purga di tipo stalinista. Si capisce bene dal fatto che hanno avvisato i giornali e proprio Repubblica. E’ un’intimidazione contro tutti i docenti di religione. Vergogna alla curia milanese che sostiene queste schifezze. Prevedo un forte calo di adesioni all’ora di religione

  10. Giusto vanto dell’uomo retto è la testimonianza della buona coscienza. Se sarai certo, in coscienza, di aver agito rettamente, sarai sempre nella gioia. La buona coscienza permette di sopportare tante cose ed è piena di letizia, anche nelle avversità. Al contrario, se sentirai in coscienza di aver fatto del male, sarai sempre timoroso ed inquieto…

    Ci sono alcuni che stanno, essi, nella pace e mantengono pace anche con gli altri. Ci sono invece alcuni che non stanno in pace essi, né lasciano pace agli altri: pesanti con il prossimo, e ancor più con se stessi. Ci sono poi alcuni che stanno essi nella pace e si preoccupano di condurre alla pace gli altri. La verità è che la vera pace, in questa nostra misera vita, la dobbiamo far consistere nel saper sopportare con umiltà, piuttosto che nel non avere contrarietà. Colui che saprà meglio sopportare, conseguirà una pace più grande. (Tommaso da Kempis)

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