IL CECCHINO – 26 – GIANNI GENNARI, DI “AVVENIRE”. LA MANIACALITA’ DEL RIDICOLO – di Autore Ignoto

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Gianni Gennari ha qualche problema…

 

di Autore Ignoto

cecchino

Chi non conosce Gianni Gennari? Scrive su Avvenire, ha una rubrica fissa che si chiama “Lupus in pagina”. Prima di fare il giornalista ha svolto altri mestieri, tra cui quello del prete. Non sappiamo che programmi abbia per il futuro, ma non è questo che ci interessa. Dunque, il sig. Gennari, dicevamo, scrive sul giornale della CEI, Avvenire, ed è dotato di un profondo sprezzo del ridicolo. A suo tempo, quando il prof. Roberto de Mattei venne attaccato dalla UAAR e dalla stampa cosiddetta libera laicista, Gennari non esitò a schierarsi al fianco degli attaccanti, che accusavano De Mattei di orrendi crimini dopo la famosa trasmissione su Radio Maria, nel corso della quale il professore si era limitato a ricordare alcuni elementi fondamentali di dottrina cattolica. Riscossa Cristiana, che aprì una raccolta di firme di solidarietà al prof. De Mattei, ebbe anche il piacere di ospitare una lettera che il teologo Padre Giovanni Cavalcoli scrisse al Gennari, tirandogli le orecchie per la leggerezza con cui aveva trattato argomenti teologici. La lettera, che potete rileggere cliccando qui, si concludeva con un paterno ammonimento: “Consulti il Catechismo della Chiesa Cattolica – qui Lei trova il vero criterio per discernere ciò che è cattolico da ciò che non lo è –  e troverà conferma a quanto Le dico. Voi dell’Avvenire dovete essere più preparati in teologia prima di trattare certi argomenti. Non è la prima volta che riscontro nel vostro giornale degli errori teologici non ammissibili in un quotidiano come il vostro”.pinocchio

Insomma, il Gennari aveva rimediato una figuraccia e probabilmente non l’ha ben digerita. Tre giorni fa viene data la notizia che il libro del prof. De Mattei, “Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta”, edito da Lindau, è entrato nella cinquina dei finalisti al premio PEN Club. De Mattei? Premiato? Probabilmente il Gennari è entrato in profondo turbamento. E ha voluto rispondere alla novità da par suo, con il consueto pressapochismo. Il giorno dopo, 9 giugno, sulla sua rubrica, il prode Gianni scrive la “perla” che vi riportiamo, dove, chissà perché, non nomina De Mattei, ma si limita a sparargli contro, con l’indomito coraggio dei tiratori sulla Croce Rossa:


09/06/2011

-Opinioni-? Tra malintesi aggressivi e pretese nostalgiche

«Tutti hanno diritto alla loro opinione, anche il Papa». Mattia Feltri martedì (“La Stampa”, p. 5) cita così «l’eccellente Massimo Bordin» per ricordare come Benedetto XVI domenica ha descritto a mezzo milione di persone l’ideale cristiano di sessualità, matrimonio e famiglia. “Diritto” del Papa? In tante redazioni l'”opinione” è inaudita pretesa: «Il Papa attacca-» (“Repubblica”, 6/6, p. 22 e “Secolo XIX”, p. 8). «Benedetto XVI si scaglia-» (“Stampa”, p. 6) e strumentalmente persino «Schiaffo del Papa alla sinistra» (“Il Giornale”, p. 7)! Tutto è “opinione”, anche l’incoscienza, e perciò sempre lunedì sul “Corsera” (p. 22) «Ma per noi cattolici non è peccato», e sul “Messaggero (p. 12) «La Comunità gay al Papa: allora faccia sposare anche noi»! Altre confusioni, sempre su opinioni? Come no! “Libero” (7/6, p. 33) mena scandalo perché il vescovo cattolico di Pavia non ha concesso i locali della diocesi, ovviamente cattolica, per la presentazione di un libro che in 300 pagine pretende di dimostrare che nella sostanza il Vaticano II, quello che già cinque Papi hanno definito «la più grande grazia dello Spirito Santo alla Chiesa del XX secolo», è stato un imbroglio di minoranze ereticheggianti, anzi proprio eretiche e ha condotto a esiti pestiferi per la fede cattolica. E ieri “Il Giornale” (p. 23) – compare di recriminanti nostalgie – coglie l’occasione per ricordare che l’autore del libro accusa “Avvenire” e “Osservatore” perché non si son detti d’accordo con lui. Che dire? Con «l’eccellente Bordin» che tutti hanno «diritto alla loro opinione», ma pretendere che un vescovo cattolico offra i locali della diocesi per sconfessare in un colpo solo un Concilio ecumenico e cinque Papi è davvero troppo-

FINE DELLA PERLA (con la “e”, sia chiaro)

 

Orbene, il Gianni mostra di avere un’idea tutta sua del “diritto all’opinione”. C’è chi ha questo diritto, ma De Mattei, ce l’ha limitato, ammesso che ce l’abbia. Infatti pretende di parlare in ambienti cattolici, lui, reprobo, che ha scritto un libro in cui dice che il Concilio Vaticano II è stato “un imbroglio di minoranze ereticheggianti, anzi proprio eretiche e ha condotto a esiti pestiferi per la fede cattolica”.

Che strano. Questo libro ha ottenuto lodi da teologi e Vescovi, è un libro che fa la storia del Concilio (De Mattei è uno storico, non un teologo, né fa finta di esserlo, come invece altri fanno agilmente…), ma ora Gennari ci insegna che è invece, più o meno, un libro offensivo per la Chiesa. Grazie al Cielo abbiamo un tale defensor fidei!

C’è un particolare su cui sono pronto a scommettere ciò che volete: Gennari il libro non l’ha mai letto. In primis perché, se lo avesse letto, non scriverebbe certe cose (salvo che la comprensione di ciò che legge gli sia totalmente preclusa…). In secundis, se lo avesse almeno avuto tra le mani, si sarebbe accorto che il libro di De Mattei è un librone, per l’esattezza di 632 pagine che, se la matematica non è un’opinione, è più del doppio delle “trecento” pagine citate dal nostro brillante polemista, sostenitore del matrimonio dei preti e indomito marciatore a fianco di UAAR, Repubblica, Espresso, e altre compagnie simili.

Ognuno sta in compagnia con chi più gli è congeniale, del resto.

Per la cronaca, l’articolo di Libero che ha tanto turbato il Gianni lo potete leggere cliccando qui, e lo ha scritto Alessandro Gnocchi, che non è proprio l’ultimo venuto. E sempre per precisare un pochino, il Vescovo di Pavia, che non ha voluto dare ospitalità a De Mattei, è lo stesso Pastore che ha incontrato un soggetto da TSO come Don (?) Gallo, né ha esitato a “dialogare” con l’Arcigay…

Sic est, e che ci possiamo fare? Il Gianni Gennari è un volpone, non si lascia sfuggire occasione per parlare a vanvera, e in questo dimostra una coerenza granitica.

Poi, in questa fattispecie, ricorda quella vecchia barzelletta, che racconta dei due giornalisti che parlano tra loro:

“Hai letto quel libro?”

“No, l’ho recensito”

Alla prossima, Gianni.

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