Il cimitero degli innocenti – di Patrizia Fermani

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A Firenze abbiamo ancora l’ospedale degli innocenti. Ma oggi occorre che si cominci a progettare un cimitero degli innocenti per gli innocenti ospedalizzati, perché dopo la regolamentazione delle nascite occorre quella dei vivi che non rispondono ai canoni della socio economia globalizzata, e dunque devono essere eliminati. È questa la nuova prospettiva del pensiero contemporaneo educato ad una liberale e democratica economia di mercato, a cui tutti dovremmo adeguarci, per forza o per amore, e che trova nella vicenda di Alfie Evans la sua mostruosa rappresentazione.

Non si tratta affatto, come qualcuno paventa, di eliminare gli inutili disabili per realizzare una nuova eugenetica, ovvero per selezionare una razza migliore, infatti pare che le razze non esistano. Si tratta di non tenere in vita chi, oltre ad essere inutile, è anche costoso e dunque antieconomico.

L’uccisione in ospedale degli innocenti antieconomici su autorizzazione del giudice è dunque il modo geniale escogitato dagli anglosassoni per eliminare gli umani costosamente inutili. È stato collaudato con Terri Schiavo e scimmiottato poco dopo maldestramente dalla cassazione nostrana per Eluana Englaro, in barba alla legge italiana che tuttora non consente l’omicidio ospedaliero per conto terzi. Poi venne Charlie Gard. E di fatto agli anglo americani la cosa riesce più naturale perché li aiuta direttamente il loro sistema giuridico.

Quando i conquistatori normanni imposero a tutte le tribù indigene una unica legge comune, questa fu presto sentita come propria e obbedita, perché veniva adattata dai giudici al mutare dei tempi attraverso la decisione dei casi concreti, ma sotto la guida della legge morale naturale e divina che valeva per il giudice come per il re. Quando il re volle dimenticarsene, Tomaso Moro cercò con fermezza di ricordarlo a tutti, e questo gli costò la vita.

Oggi la legge comune che produce il sentire comune, da Roma alla Silicon Valley, dice che è bene ciò che è utile ed è utile ciò che si può convertire in denaro. Quindi anche la vita umana può essere sacrificata all’Economia del denaro che regna sul mondo insieme alla Tecnica. La vita vale soltanto se può essere iscritta all’attivo nella partita doppia. Non per nulla le armi ad alta tecnologia vengono usate in guerre rigorosamente umanitarie, che consentono di prendere i famosi due piccioni con una fava. Ma la stessa Tecnica può entrare in conflitto con l’Economia, soprattutto quando è applicata alla medicina e non arriva ad essere coperta dal contribuente. E se la vita umana non è incompatibile con i costi della Tecnica, allora bisogna far capire a tutti che questa non è cosa a disposizione di tutti, e non vale la pena sprecarla, ad esempio, per un bambino affetto da una malattia sconosciuta. Del resto, di bambini ce n’è a iosa.

Nel continente questo esame di compatibilità viene già applicato da tempo con un certo successo agli anziani che gravano sul sistema sanitario o in generale sulla finanza pubblica. In Italia ci sono tuttavia ancora dei presidi normativi, anche se già attaccati duramente su più fronti, a cominciare dalla legge italiana criptoeutanasica sulle dat e dalla correlativa propaganda mortuaria radicaloide.

Ma nel sistema di common law le idee aberranti penetrano più velocemente perché la autorità e la suggestione del precedente deciso contribuisce a consolidarle in chi è predisposto e ad indurre alla rassegnazione chi è sfinito dalla potenza della macchina del potere mediatico e politico. Dunque nulla di meglio che affidare al giudice la vita dell’innocente, laddove la tecnica che la sostiene diventi antieconomica.

Ecco dunque che il giudice, sinistramente anticipato da quello che nella Cartoonia di Roger Rabbit scioglieva i cartoni nell’acido, insieme alla amministrazione ospedaliera vuole la morte di Alfie per educare la massa ai programmi economici governativi, qualunque ne sia il contenuto. Il sistema di common law, attraverso l’autorità e la suggestione del precedente, offre così la possibilità di assorbire velocemente e con straordinaria efficacia anche il dissenso. Mentre il suddito deve essere educato preventivamente anche a non opporre resistenza affinché tutti imparino la stessa lezione. Questo spiega perché occorre impedire a tutti i costi ai genitori di sottrarre il piccolo all’infernale prigione ospedaliera: nell’occidente surreale di tutti i diritti e di tutte le libertà, non bisogna dare all’individuo globalizzato l’idea che dall’inferno in cui è stato democraticamente rinchiuso abbia la possibilità di evadere.

Appare così evidente come proprio i servitori in parrucca o in camice di Sua Maestà, e forse Sua Maestà medesima, non conoscano più neppure la loro famosa Magna Charta libertatum, nella quale noi vecchi continentali abbiamo riconosciuto con compunzione le lontane origini della moderna democrazia. Lì si legge: “ogni uomo potrà lasciare il nostro regno o farvi ritorno senza danno o timore”.

Questa è apparsa dunque fin dall’inizio la raccapricciante chiave di lettura della raccapricciante vicenda di Alfie Evans, anche perché non dissonante col pragmatismo della economia di mercato che nello zeitgeist dominante e comunitario detta anche le regole della morale individuale destinata a diventare etica collettiva.

Ma poi dei fatti nuovi sono apparsi improvvisamente a dirci come la realtà possa essere peggiore della più oscena fantasia. Abbiamo appreso che il pragmatismo anglosassone potrebbe non mirare soltanto ad eliminare i bambini malati perché costosi da curare. Ma la loro morte può diventare addirittura in sé molto remunerativa in quanto i cadaveri siano utilizzati in svariati settori produttivi. In altre parole, tenere in vita un bambino malato può non comportare soltanto un danno emergente, ma anche un lucro cessante, direbbero i civilisti. Dunque il nostro ragionamento può persino peccare clamorosamente per difetto: il bambino malato all’ospedale di Liverpool deve morire non perché è troppo costoso tenerlo in vita, ma perché è molto remunerativo ricavarne i pezzi di ricambio. Lo sappiamo tutti che a vendere una vecchia auto intera non ricaviamo neppure una pipa di tabacco inglese, ma il meccanico che se la prende guadagna parecchio vendendola a pezzi. Senza contare che una macchina non può essere riprodotta e invece gli esseri umani si possono anche clonare e magari c’è qualcuno che ha anticipato una caparra per acquistare il duplicato.

In ogni caso, se nello scenario anglosassone omicidio a scopo di lucro e sequestro di persona innocente per ordine del giudice rientrano in una sorta di protocollo, le istituzioni europee non hanno nulla da dire in proposito. Anzi no, è arrivata la notizia quasi tragicomica del rigetto da parte della Corte europea dei Diritti dell’uomo del ricorso presentato in extremis dagli Evans. Basta questo a significare in modo eloquente in quale spirale di infernale follia e di menzogna siamo stati cacciati nel giro di una o due generazioni, all’ombra delle istituzioni europee e dei loro succedanei. Se non riusciremo a prenderne piena coscienza e trovare la volontà di uscire da simile gabbia d’acciaio, torneremo ad essere presto i prigionieri incatenati nella caverna, e capaci soltanto di vedere a stento le proprie ombre riflesse sulla parete. Nessuno ha più il diritto di non guardare lo scempio consumato intorno al piccolo Alfie e di non vedervi l’orrore di un destino comune che va allontanato con tutte le forze.

Vale la pena di aggiungere una nota “culturale”.

Il signore di Santa Marta ha pensato, in ecumenica sintonia coi derivati inglesi, che in nome della esistenza di Dio, notoriamente non cattolico, l’individuo inutile e costoso debba essere affidato cum gaudio et laetitia soltanto alla pietà celeste. Perché non costa nulla e non compromette i rapporti diplomatici con l’Inghilterra. Ai nuovi cattolici questo basta e avanza per rimanere al passo coi tempi, ormai persuasi cristianamente anche loro che una vita, per essere degna di essere vissuta, non deve mettere in difficoltà l’economia globalizzata e i rapporti internazionali. Ai democratici progressisti animalisti ecologisti va più che bene. Con la forza dello spirito tutti riescono ad ottenere con elegante distacco la quadratura del cerchio.

 

 

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11 commenti su “Il cimitero degli innocenti – di Patrizia Fermani”

  1. Alla fine l’unico grande problema è la totale mancanza di Fede in chi la Fede dovrebbe trasmetterla, insegnarla ed esemplificarla con la sua vita. Per età anagrafica ho fatto in tempo a visitare un paio di manicomi prima della legge Basaglia. Ho visitato all’estero comunità terapeutiche e di lavoro per malati mentali che rispetto ai manicomi sono un notevole passo avanti. Ma il vero punto nevralgico della situazione è la Fede sincera e forte di chi del malato si occupa, di chi riesce a vedere nel malato un essere umano nella prova, un essere umano che ha un compito, una missione.Se non si ha questo fondamento ogni cura può diventare vana e diventa vana. Già nell’incuria della sua persona, trasmessaci dalle foto del padre, si capiva che Alfie, da tempo e per molti del personale paramedico, non era più persona. Come ho scritto altrove la vita è fatta di cure attente, di attenzione continua. Se abbiamo genitori che dimenticano in macchina, lasciata al sole d’estate, il figlio neonato, e il figlio muore, capite che non sappiamo più che cosa sia la vita e non capiamo più la sua…

    1. Cara Irina, cosa possiamo aspettarci da una società a rovescio che si gloria di trattare gli animali come se fossero persone, mentre sempre più spesso e con la massima indifferenza tratta le persone come non tratterebbe mai gli animali?

  2. Tutto si spiega molto piu’ semplicemente senza complottismi. Chiunque sia stato in Inghilterra in tempi non recenti puo constatare come abbia perso il suo smalto, la capacita’ organizzativa, lo spirito di abnegazione e senso della nazione che hanno contribuito alla creazione di un impero. Ma e’ tutto l’occidente che e’ sbiadito, che ha perso vigore, che non trova piu’ una identita’ comune nel suo passato greco prima e romano poi che lo hanno forgiato. C’e’ qualcuno che e’ disposto a morire per difendere un interesse superiore, a sacrificarsi come alle Termopili? Vogliamo ancora lottare per la liberta’ come a Troia? Siamo ancora in grado di orientare la vita a un senso comune o a capire il bene supremo rappresentato da un padre o il valore che rappresenta una generazione, dal momento che non facciamo piu’ figli? Questo ci dice Omero interrogando tutti noi, smarriti nella tempesta, che abbiamo perso la capacita’ di riconoscere il vero come i Proci nel riconoscere Ulisse.

  3. Se vogliamo essere più vicini alla realtà storica si deve dire che tutto è iniziato con l’Illuminismo e con la rivoluzione francese, che alla fine ha generato le infinite guerre napoleoniche. Bisognerebbe ricordarsi che la Chiesa, anche perché arrivata allo scontro con poca fede e con poca cultura, venne distrutta: il papa deportato in Francia, religiosi e fedeli uccisi a migliaia, luoghi sacri dissacrati ed adibiti a caserme. Ma l’odio popolare contro la Chiesa venne dopo, a causa del perdurare degli errori della stessa Chiesa. I giacobini, vinti sui campi di battaglia, risorsero grazie alla Restaurazione. Ad imitazione delle imprese napoleoniche l’Europa continuò a fare guerre sino alla sua estinzione. Adesso stiamo vivendo una lenta e triste agonia che chiamiamo progresso. Il complotto è in questo: far apparire come progresso quella che è una lenta e brutta agonia.

  4. Da quando i fautori dei diritti umani hanno tolto la pena capitale riguardante gli omicidi e i delinquenti incalliti, l’hanno traslata verso gli innocenti. Niente pena di morte per gli assassini, ma per gli innocenti si. E’ un diritto uccidere un innocente ed un indifeso. L’uomo è fatto così, essendo macchiato dal peccato originale, se non si fa trasformare dalla grazia di Dio, gira come un belva assetata di sangue e se non può più divertirsi a guardare le esecuzioni in piazza o nelle arene, allora le effettua negli ospedali. E c’è pure qualche medico che se la ride felice a “frullare i bambini”. Medici che avevano la vocazione da macellai, ma hanno sbagliato strada. A ben guardarci anche il veganismo di moda è un’aberrazione, se si pensa che mentre si digiuna per non far male agli animali, si massacrano feti senza dire bau…appunto!

  5. Caro Ulysse, anche dare del “complottista” a chi smaschera l’inganno fa parte del “complotto”. Tempo fa, per un certo periodo non ci fu dibattito pubblico in cui qualcuno non dichiarasse preventivamente di non essere “complottista”. Com’era partita la caccia agli “omofobi”, infatti, che induceva molti fin da subito a dichiararsi “non-omofobo”, similmente fu scatenata la guerra ai “complottisti”, della quale tuttora subiamo gli strascichi col doppio inganno sulle fake-news. Il potere sa come screditare i suoi avversari.

  6. Art. 544-bis C.P.: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni.”
    Art. 544-ter C.P.:
    1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell’animale.

    https://it.wikipedia.org:
    “Una parte della dottrina recente ha etichettato questo reato coniando il neologismo ‘animalicidio’, a sottolineare il parallelo realizzato dal legislatore fra questa fattispecie delittuosa e l’omicidio.”

  7. L’avevano deciso a monte. Deciso e inserito in agenda. Secondo le stesse modalità con le quali ordinariamente ci si organizza per evadere le quotidiane incombenze: “imposta da pagare”, “controllo medico da effettuare”, “raccomandata da inoltrare”. Nel caso di specie è stata aggiunta una data ad hoc per sopprimere un bambino, con la stessa freddezza di un killer. Malattia incurabile diagnosticata o “dedotta” che sia stata, sulla base delle conoscenze scientifiche sempre limitate ogniqualvolta si analizzano le funzioni cerebrali, il risultato non cambia. La persona, l’infante, il feto sono considerati materia e null’altro. Disponibili. Sacrificabili – beffa delle beffe – nel loro stesso interesse. Senza dubbio medici e autorità civili non hanno il dono della Fede. E tutti gli altri? I figuranti (o figuri) di questo che agli occhi del mondo si è appalesato come un orripilante teatrino? Hanno parlato di: accordi; dialogo tra le parti; accanimento terapeutico; utilità delle cure … Nessuno ha valutato il baratro futuro. Nessuno tra loro si è chiesto “e ora cosa accadrà?…

  8. “Che ne è stato dei malati gravi già deceduti? E cosa ne sarà di quelli degenti in stato di detenzione presso tali strutture? E’ consentito a chicchessia di violare la Legge di Dio, ignorare la Sua voce che tuona nei cuori “dov’è tuo fratello?” Ascoltare la voce di Dio e compiere la Sua Volontà. Questi sono i cardini della vita, accogliendo la Croce di Cristo che è segno di unità, non di discriminazione come qualcuno ha affermato in questi giorni di tradimento. Consacrati e laici sono chiamati a dare la propria testimonianza per la salvezza di coloro che non hanno conosciuto l’amore di Dio.

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