Il cinema drammatico italiano in bianco e nero – di Piero Nicola

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… è quanto mai ingiusto e, per noi, stupido, che enciclopedie, storie e trattati del cinema trascurino la nostra miglior produzione del bianco-e-nero drammatico. Cercherò quindi di ricordare i lavori di pregio e i capolavori dei nostri benemeriti registi, sceneggiatori, attori e tecnici, oggetto di svalutazione e di ingrata dimenticanza.

 di Piero Nicola

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zzuomopglgrmMolti amanti della decima musa, pensando al cinema decisamente drammatico, alle solide pellicole esenti da venature di commedia, recitate intensamente, alquanto perfette in ogni aspetto della loro fattura, rivolgono la mente a registi anglosassoni e francesi, quali Wyler, Kazan, G. Stevens, L. Olivier, Carné, Renoir, vanno a Ingmar Bergman, a Buñuel, a Kurosawa e Mizoguchi.

Niente da dire. Quasi tutti gli autori citati confezionarono ottimi film, benché il loro mondo fosse insufficientemente cristiano oppure agnostico o pagano.

Tralascio le opere di soggetto bellico, religioso, poliziesco, avventuroso e spettacolare, tra le quali ve ne furono di notevoli dal punto di vista delle idee e della penetrazione psicologica e morale di personaggi, condizioni, vicende. Noto soltanto che, anche riguardo a tali lavori, la cinematografia italiana non fu inferiore a nessuna.

C’è da rammaricarsi che la valutazione dei nostri film di maggior spessore e unità resti alquanto impigliata nel neorealismo postbellico. Esso trattò i drammi umani soffrendo il condizionamento di una sociologia socialista, materialista, e il vizio di un sentimentalismo populista. Donde, uno stile bensì insincero, cosicché il tempo ha fatto giustizia di quella moda artistica.

Ed è quanto mai ingiusto e, per noi, stupido, che enciclopedie, storie e trattati del cinema trascurino la nostra miglior produzione del bianco-e-nero drammatico. Cercherò quindi di ricordare i lavori di pregio e i capolavori dei nostri benemeriti registi, sceneggiatori, attori e tecnici, oggetto di svalutazione e di ingrata dimenticanza.

Poiché una lunga stagione del nazionale rifornimento delle sale di proiezione è tuttora etichettata come quella dei telefoni bianchi, sia dalle pubblicazioni specializzate sia dal giornalismo, devo cominciare da lontano, dalle prime prove del parlato, che fece seguito al sonoro. Compilo un elenco che farebbe arrossire i pappagalli che ripetono la consunta lezione, la solfa dei bianchi telefoni, se i pappagalli avessero la facoltà di vergognarsi.

Facendola breve, un buon numero di film prodotti negli anni Trenta e Quaranta è ambientato in epoche precedenti all’invenzione del telefono. Delle altre pellicole, diverse presentano soltanto telefoni neri, in altre ancora il telefono non ha occasione di comparire. Infine, è affatto probabile che la percentuale di bianchi apparecchi comparsi sul grande schermo degli altri paesi sia uguale alla nostra. Le commediole chic erano in voga dappertutto, e le nostre erano meno sciocche che altrove, meno che in America, fatte per evadere dalla dura realtà.

Ecco, dunque, un catalogo dei memorabili film drammatici sino al 1945.

zzcmlfglNel 1934, Mario Camerini gira una bella trasposizione del celebre dramma di Giacosa Come le foglie. Interpreti Isa Miranda e Nino Besozzi.  –  Nel 1936, esce Cavalleria di Goffredo Alessandrini. La storia familiare e militare si situa a ridosso della Prima Grande Guerra. Attori, Amedeo Nazzari, Elisa Cegani, Enrico Viarisio (quest’ultimo ingiustamente considerato semplice comprimario di spettacoli leggeri).  –  Lucrezia Borgia, 1940, del regista tedesco Hans Hinrich, è forse la migliore realizzazione dei soggetti storici e tragici di cui è ricco quel periodo italiano (Lorenzino de’ Medici 1935, Il Fornaretto di Venezia 1939, Processo e morte di Socrate 1939, La cena delle beffe 1941, Beatrice Cenci 1941). Vi recitano Isa Pola, Carlo Ninchi, Nerio Bernardi, Luigi Almirante.  –  Addio Giovinezza, 1940, di F. M. Poggioli. Rappresentazione struggente e vera di sentimenti e passioni che si riproducono in ogni tempo. Indossano i panni dei personaggi Maria Denis, Clara Calamai, Adriano Rimoldi, Carlo Campanini.  –   Del 1941 sono: l’ottima trasposizione del romanzo manzoniano I promessi sposi, diretto da Mario Camerini, con Gino Cervi, Dina Sassoli, Armando Falconi, Ruggero Ruggeri, Carlo Ninchi, Evi Maltagliati; I mariti, finemente condotto da Camillo Mastrocinque e interpretato da A. Nazzari, Mariella Lotti, Irma Gramatica, Clara Calamai, Camillo Pilotto.  –  Fecondo il 1943: ritorna Camerini con T’amerò sempre, protagonisti Alida Valli, Gino Cervi, Antonio Centa;  Nessuno torna indietro (tratto dal romanzo di Alba De Cespedes) di Alessandro Blasetti, con E. Cegani, V. Cortese, M. Denis, D. Duranti, M. Lotti, D. Sassoli. M. Mercader, Cecco Rissone, Vittorio De Sica; La donna della montagna (tratto da un romanzo di Salvator Gotta) regia di Renato Castellani, con A. Nazzari e Marina Berti; I bambini ci guardano di Vittorio De Sica, con Emilio Cigoli, Luciano De Ambrosis, Isa Pola, Adriano Rimoldi; Tristi amori, splendida trasposizione cinematografica di un altro capolavoro di Giuseppe Giacosa, regista Carmine Gallone, con gli eccellenti Gino Cervi, Luisa Ferida, Andrea Cecchi, Enrico Viarisio.  –  Alla La freccia nel fianco, 1945, di Alberto Lattuada, partecipano nel ruolo principale Mariella Lotti, Leonardo Cortese, Roldano Lupi.

Un regista ricordabile per il suo stile asciutto e incisivo nel trattare vicende dolorose, fu Mario Soldati, che operò durante e dopo la guerra.

Nel dopoguerra, a parte il mutato clima politico, si può dire che il cinema italiano drammatico proseguisse sul cammino intrapreso. La principale novità fu Pietro Germi, regista vigoroso, le cui maggiori prove in bianco e nero restano Il ferroviere 1955 e L’uomo di paglia 1958; in esse il tema sociologico rientra nel giusto realismo e quello dell’amore disperato non è diminuito da una vena elegiaca.

Vittorio Cottafavi, dopo I nostri sogni del 1943, riemerge nel 1954 con Una donna libera, recitato da Françoise Christophe, Pierre Cressoy, Gino Cervi.

zzbmbcgrdnIl versatile Raffaele Matarazzo è il principale artefice del filone drammatico che fa presa sul largo pubblico e che non è per questo disprezzabile. Da ricordare Chi è senza peccato 1952, Appassionatamente 1954, L’angelo bianco 1955, L’intrusa 1956. In essi, troviamo lezioni di cattolica moralità

A questo genere concorre il bravo Gianni Franciolini (già distintosi per Fari nella nebbia 1942) con Ultimo incontro 1951, interpreti Alida Valli, A. Nazzari, J. P. Aumont, e Il mondo le condanna  1953, ove tornano a lavorare la Valli e Nazzari, più Franco Interlenghi e Serge Reggiani.

Nel 1952 è di Augusto Genina il forte, nonché originale, trittico Tre storie proibite, con Lia Amanda, Isa Pola, Antonella Lualdi, Gabriele Ferzetti, Eleonora Rossi Drago, Gino Cervi. Prettamente religiosi e indimenticabili sono i suoi Cielo sulla palude 1949 e Maddalena 1954.

Turi Vasile, nel 1955, è il regista de I colpevoli, con Isa Miranda, Carlo Ninchi, Vittorio De sica. Vi si tratteggia la crisi morale della gioventù disorientata in un dopoguerra privo di ideali, e che finirà  preda dell’edonismo, nel decennio successivo.

Bisogna attendere il 1960 perché Camerini, dopo un robusto La figlia del capitano del 1947, torni all’attualità con lo spietato Via Margutta, interpretato da un gruppo dei soliti nostri bravi attori e da qualche straniero altrettanto capace. Specialmente la collaborazione italo-francese era allora in auge.

Vale la pena di osservare come in quegli anni, in cui sorgeva l’astro di Ingmar Berman, Luciano Emmer (già distintosi per i suoi documentari girati a cavallo del 1940), dirigeva La ragazza in vetrina 1960. Un film che sta benissimo alla pari con la migliore produzione svedese.

Con ciò, chiudo l’enumerazione. Ho, di certo, dimenticato opere importanti, e per lo più volutamente, in quanto un insito pregiudizio politico o filosofico non poteva, a parer mio, essere rimediato dalla bravura artistica che le generò.

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2 commenti su “Il cinema drammatico italiano in bianco e nero – di Piero Nicola”

  1. Dante Pastorelli

    Forse avrebbero meritato una menzione due film in cui Doris Duranti non si mostrò non solo bellissima ma anche bravissima: Cavalleria rusticana e Carmela

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