Il diavolo e l’acqua santa – di Clemente Sparaco

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Oltre la retorica dell’accoglienza, della solidarietà e dell’inclusione nell’attuale dibattito sullo ius soli.

di Clemente Sparaco

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Nell’attuale dibattito politico sul diritto di cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia stupisce l’allineamento della Santa sede sulle posizioni della sinistra radicale.

“La Chiesa ha chiesto una nuova legge, la riteniamo indispensabile”, ha dichiarato Monsignor Gian Carlo Perego, presidente della fondazione Migrantes e arcivescovo di Ferrara, (Repubblica del 18 giugno). E Monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma, ha spiegato che “si tratta di un diritto fondamentale della persona che l’Europa ha già riconosciuto nella stragrande maggioranza delle nazioni. Del resto, come cristiani, andare incontro alle persone in una realtà umana che ci unisce mi pare doveroso. Secondo gli insegnamenti di Papa Francesco, dobbiamo includere, non escludere” (Corriere della Sera del 17 giugno).

Accoglienza, solidarietà, inclusione sono le parole d’ordine dell’immigrazionismo cattolico. Esse configurano, a detta di Alessandro Meluzzi “un’etica delle buone intenzioni molto diversa dall’etica della responsabilità di chi sa che ad ogni cosa deve corrispondere una conseguenza ed una sostenibilità” (intervista a intellego-news del 15 giugno). Un’etica che ritiene di fermarsi alla postulazione di un diritto fondamentale della persona, per altro indiscutibile, senza però farsi carico di soluzioni concrete, ritenendo, anzi, di essere esonerata dal farlo.

Ma vediamo punto per punto.

Accoglienza

Mons. Perego afferma che l’attuale “legge è inadeguata perché non considera ciò che il nostro Paese oggi è diventato, i suoi cinque milioni di migranti e una mobilità cresciuta”. L’accoglienza invece sarebbe la risposta adeguata in un circolo virtuoso di promozione sociale ed economica.

Il problema che però viene eluso è la reale sostenibilità sociale ed economica del fenomeno migratorio e dello ius soli da parte del nostro sistema, già pesantemente colpito dai tagli adottati per far fronte al debito pubblico. L’Italia di oggi è un paese messo in ginocchio dalla congiuntura economica, un paese in cui la mobilità non è solo in entrata, ma anche in uscita, considerati i quasi 500.000 Italiani (per lo più giovani) emigrati negli ultimi 9 anni verso Inghilterra, Francia e Germania etc..

Ora, lo ius soli agirà inevitabilmente come catalizzatore, facendo crescere il flusso in entrata in vista della cittadinanza facile (lo ha detto Antonio Tajani, il Presidente del Parlamento europeo il 19 giugno). Questo senza che siano state intaccate le reti di sfruttamento dell’immigrazione clandestina, alimentando, quindi, guadagni di scafisti, di ONG di non provata trasparenza e moralità, di organizzazioni malavitose, fino al capo opposto della filiera che vede impegnate COOP e Caritas.

Ma il punto dirimente è che non si può forzare l’accoglienza oltre, e al di là, della volontà dei popoli accoglienti. Non sono noti, infatti, i piani di gestione del fenomeno migratorio né le sue finalità ultime, che paiono anzi sottratte intenzionalmente ad ogni partecipazione democratica.

In tale contesto la Chiesa dell’attuale pontificato sembra affrontare il problema solo dal punto di vista dei migranti (lo sostiene Laurent Dandrieu in un libro intitolato “Chiesa e immigrazione. Il grande malessere. Il papa e il suicidio della civiltà europea”), mostrando una preferenza per i lontani a scapito dei vicini. Sanziona le chiusure, i muri, ma non mostra pari attenzione per il disagio delle popolazioni ospitanti, per i giovani senza prospettiva di lavoro (in Italia oltre il 40 per cento sono disoccupati), per gli oltre 6 milioni di pensionati con una pensione minima sotto i 1000 euro, per i terremotati etc..

Si arriva, quindi al paradosso di un’accoglienza coartata, imposta sotto ricatto morale, in un paese che già sconta una diminuzione reale di sovranità, per le pressioni provenienti dall’UE o da altri organismi finanziari ed economici internazionali.

Solidarietà

Anche la chiamata alla solidarietà (“andare incontro alle persone in una realtà umana che ci unisce”) non è esente da contraddizioni e incoerenze, in quanto non si accompagna alla considerazione della complessità del problema.

Innanzitutto, sussiste quasi un rifiuto di proporre interventi e aiuti nei paesi da cui partono i migranti. L’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, nel presentare l’Ottavo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan (Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos – edizione Cantagalli), ha scritto che esiste “il diritto di emigrare, ma c’è anche, e forse prima, un diritto a non emigrare” e che “il dovere della comunità internazionale è di intervenire sulle cause prima che sulle conseguenze”. L’emigrazione non è, infatti, traumatica solo per i paesi di arrivo, ma anche per i paesi d’origine. Né “esiste un diritto assoluto ad immigrare, ossia ad entrare in ogni caso in un altro Paese. I Paesi di destinazione hanno il diritto di governare le immigrazioni e di stabilire delle regole”.

Mantenere la sicurezza dei suoi cittadini e garantire la giustizia non è un optional per uno stato, ma il suo dovere primario. Qui non si tratta di “alimentare il panico e la confusione”, come ha sostenuto Mons. Perego, perché quelli esistono già, ma di approfondirne l’origine e di dare risposte. Oggi, come ha osservato Alessandro Meluzzi (intervista a intellego news), c’è un’emergenza “rappresentata da mezzo milione di sconosciuti che sbarcano ogni anno sulle nostre coste con un quadro di progressiva insostenibilità antropologica e sociologica di cui vedremo alcuni effetti a breve ed altri a medio e lungo termine”.

A fronte di questo gli Italiani sono sempre più soli, vivendo il disagio di periferie invase e degradate, assistendo allo spettacolo di giovani stranieri che bivaccano in hotel, pensioni e quant’altro a spese del contribuente, mentre i propri giovani emigrano in cerca di lavoro. Ma mons. Di Tora, sposando argomenti ancora una volta della sinistra radicale, sostiene che “da una legge simile abbiamo solo da guadagnare. Si fanno sempre meno figli, è anche una risposta al problema della denatalità. Molti italiani inoltre stanno emigrando, dal 2005 sono 4 milioni e 800mila in dieci anni, circa il 40%, per motivi di studio e gli altri di lavoro, intere famiglie che se ne vanno. Abbiamo bisogno di giovani. Probabilmente ce ne sono già 800mila che potrebbero usufruire di questa regolamentazione. Quante altre volte, in Italia, si sono fatte sanatorie?”.

Ora, questa analisi tocca in modo impietoso tutti i nervi scoperti che configurano la crisi italiana nella sua drammaticità: l’emigrazione giovanile, la denatalità. Essa dimentica che tanto l’una quanto l’altra sono segni di una malattia profonda, che è economica, in quanto figlia della pressione fiscale insostenibile, ma anche morale e spirituale. Essa dimentica che la promozione del lavoro giovanile dovrebbe essere il volano della crescita e che la ripresa della natalità dovrebbe iniziare dalle famiglie italiane “incentivate da riforme strutturali che permettano ai futuri genitori di non pensare ad un figlio come ad un lusso” (Mario Valenza, Il Giornale del 26/08/2015). Perché quello delle culle vuote è il primo e più importante problema dell’Italia di oggi, problema sempre disatteso da una politica piuttosto occupata a promuovere l’aborto e tutto ciò che è contro la vita.

Cinicamente si propone di curare la malattia affrettando la morte del malato. Come dire: fuori gli Italiani, dentro gli immigrati, giudicati, sempre e comunque, una risorsa! Siamo qui a quella che a destra è stata definita strategia della sostituzione etnica.

Inclusione

Secondo Monsignor Perego, la concessione del diritto di cittadinanza ai minori stranieri favorirebbe inclusione e partecipazione.

Tuttavia, nell’attuale congiuntura, caratterizzata da una travolgente ondata immigratoria e da una grave carenza demografica interna, voler cambiare le norme sulla cittadinanza significa spalancare le porte alla disintegrazione dei legami sociali, alla distruzione della nostra cultura e all’insorgere di conflitti sociali sul modello francese o americano. C’è, infatti, da prevedere che “gli ultimi arrivati pretenderanno diritti, accamperanno pretese di ogni tipo, economico, sociale e politico, senza avere in nulla contribuito alla realizzazione del nostro sistema di vita, senza avere alcun merito storico, senza aver fatto nulla, ma solo in forza di un pezzo di carta” (Enrico Marino, www.ereticamente.net – 17 giugno).

Il quadro cui assistiamo oggi è spesso quello in cui gli Italiani sono tartassati, vessati, da tasse, balzelli, controlli, “mentre agli immigrati è lasciata totale libertà; mentre si spendono, per cooperative, centri di accoglienza… miliardi di euro, i poveri italiani sono abbandonati, le pensioni e la sanità vengono continuamente tagliate” (Antonio Righi, Può un cattolico votare Lega?, www.libertaepersona.org 2 giugno). Pertanto, ogni discorso sull’inclusione è vano, se la giustizia non è garantita e se l’ingiustizia prospera.

Inoltre, quando si parla di inclusione occorre tenere ben presente “il dovere di salvaguardare la propria identità culturale e garantire una integrazione effettiva e non un multiculturalismo di semplice vicinanza senza integrazione” (Monsignor Crepaldi, cit.). Il realismo cristiano insegna a “non chiudersi a chiave davanti a questi fenomeni epocali”, ma anche a “non cedere alla retorica superficiale”. Parlare, infatti, indistintamente di immigrati, senza considerare le culture e le religioni di provenienza, è sbagliato. Credere che con un po’ di buona volontà si riuscirà a integrare un afflusso senza precedenti di migranti di diversa cultura e religione, quando “la realtà prova ogni giorno di più che abbiamo fallito nell’integrare le ondate precedenti di immigrazione” (Laurent Dandrieu, Chiesa e immigrazione. Il grande malessere. Il papa e il suicidio della civiltà europea), è quantomeno imprudente.

E’ evidente, in particolare, “che l’immigrazione islamica ha alcune caratteristiche proprie che la rendono particolarmente problematica. Riconoscerlo è indice di realismo e buon senso e non di discriminazione” (Crepaldi, cit.). Il fatto che la maggior parte dei terroristi islamisti in Europa avesse nazionalità francese, inglese, belga etc., dimostra che “non è sufficiente ottenere lo status di cittadino per sentirsi membro di una comunità, di un popolo o di un Paese”, ha sostenuto il filosofo Alain De Benoist (intervista a Il Giornale del 22 giugno). Ne ha concluso che “è necessario pensare prima a quale modello di integrazione o di assimilazione adottare se no si rischia come in Francia di etnicizzare i rapporti sociali”.

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8 commenti su “Il diavolo e l’acqua santa – di Clemente Sparaco”

  1. Non Metuens Verbum

    codesti prelati, che non sono la Chiesa ma ahimè la rappresentano ad alti livelli, non perdono occasione per parlare a sproposito di ciò che non li riguarda (lo Stato e la sua Costituzione), e per tacere a sproposito su ciò che dovrebbero predicare (la Fede, l’integrità della Fede, la difesa dei fedeli vessati e martiri a causa della Fede).

  2. Si sono chiesti questi benpensanti perche’ molti giovani preferiscono emigrare? Perche’ la disoccupazione giovanile sia cosi’ elevata? O perche’ le famiglie non fanno piu’ figli? Il nostro Paese e’ un sistema in cui qualcuno ci rimette per favorire altri, i quali si sentono in obbligo di contraccambiare dando alla classe politica il sostegno necessario al momento del voto. I politici non sanno governare diversamente e si sostengono a vicenda tanto che alla fine risultano tutti allineati all’invasione, chi per ideali, chi per lucrare su stipendi sempre piu’ bassi. Vogliamo davvero lo ius soli? Bene! Prima facciamo riforma della magistratura, taglio dei dirigenti di tutte le amministrazioni statali e verifica delle necessarie competenze, riforma dell’istruzione con insegnanti sul posto di lavoro undici mesi l’anno…Quando al comportamento di molti immigrati e’ lo stesso che vedo da molti anni tra gli italiani dove si e’ dimenticato la parola dovere in nome di sempre nuovi diritti.

  3. ” Stupisce l’allineamento della Santa Sede alle posizioni della sinistra radicale” ….no io non mi stupisco più…..ormai ho capito bene quale è il Progetto……la Chiesa ( gran parte di essa in molti dei suoi alti rappresentati) si è schierata dalla parte del Mondo ed infatti il Mondo applaude la Chiesa. Mi stupisco invece di coloro i quali si stupiscono………è tutto ormai così evidente…..

  4. Cesaremaria Glori

    Avranno pure tante virtù ma a questi prelati d’assalto manca sicuramente quella della Prudenza, il cui significato si estende all’altra virtù , alla Sapienza. Questi attuali atteggiamenti sono la diretta conseguenza di quelle battaglie sostenute da certo clero a favore del divorzio e di altre leggi correlate al matrimonio, in primis controllo delle nascite e quanto attiene alla umana riproduzione. Quei prelati si schierarono palesemente contro il referendum per l’abolizione del divorzio e tacquero colpevolmente sulle altre leggi che riguardavano il diritto alla vita. Ora continuano sulla stessa strada di penalizzare gli italiani aprendo le porte a chi domani vorrà imporre costumi, usanze e una cultura diversa stravolgendo per sempre il panorama non soltanto morale dell’Italia ma anche quello paesaggistico. Vogliono distruggere l’Italia come ce l’hanno lasciata i nostri avi per aprirsi al mondo multietnico e multiculturale. Addio bei borghi d’Italia: con la fede cristiana foste costruiti, con la sua caricatura verrete snaturati.

    Dlato di altri

  5. per duemila anni quasi di cristianesimo qui in Italia ci siamo ben guardati dal farci penetrare dalle orde selvagge islamiche, fino a combattere con le armi contro tutti i loro tentativi- altro che diritto alla inclusione, diritto delle persone e vociferazioni da cani, per compiacere ai nuovi Padroni del Mondo cui bisogna obbedire – e adesso arrivano questi super- cristiani i Perego e i di Tora Tora e i Galantoni, in cima a tutti, i Bergogli, a romperci con questa storia del dovere civile e cristiano della accoglienza e del”inclusione…credendo che non si sappia che in Europa tutti le imprese del terrorre islamico vengono perpetrati proprio dai più inclusi tra questi nuovi barbari ! Che cristianesimo che civiltà cristiana, promossa e protetta da un papa e Scherani suoi che proprio presso i NON-credenti raccolgono il plauso incondizionato ( se ne è accorat anche RaiTRE)! Non dice niente questo? Il Papa, il padre dei credenti per definizione, che diventa il padre dei NON credenti, e vuole la fine dei cristiani in nome dei ‘valori cristiani’!

  6. mi correggo riguardo ai “duemila” ann’… dico da quando ci siamo accorti di che pasta erano questi figli fanatici del deserto, bruciati in testa dall’idea di un dio folle…

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