Il dilemma: governare o rispettare tutti gli elettori? – di Piero Nicola

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Gli elettori sono proiettati nell’americano paradiso del domani, anche quelli finiti in miseria. Le stesse rivendicazioni dei lavoratori e delle categorie economiche o in qualche modo danneggiate, si basano sull’individualismo, sulla vanagloria del sovrano popolare, dell’uomo cui è riconosciuto il diritto di farsi strada da sé, di usare tutte le facoltà – lecite o illecite legalizzate – per soddisfare i propri desideri o i desideri di chi gli sta a cuore.

di Piero Nicola

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prlmntrssLa maggior parte dei problemi da risolvere in questa vita, comporta una rinuncia, un sacrificio anche notevole, tanto più importante quanto più è vitale lo scopo da raggiungere.

  L’uomo, naturalmente debole, è mal disposto ad accettare sacrifici. Per la verità, ci sono stati tempi in cui sacrificarsi era un onore. Nella Roma repubblicana le virtù individuali e sociali significavano abnegazione e immolazione di se stessi. Nel Medioevo, gli ideali della cavalleria consistevano in una generosità, anche verso i deboli, che richiedeva lo sprezzo del vantaggio personale. La Chiesa fu tutta un corteo di martiri, da quelli delle persecuzioni sotto gli imperatori a quelli commessi dai barbari, dai maomettani, dagli infedeli e dagli eretici presso i quali si recavano i missionari, adempiendo al divino mandato dell’evangelizzazione.

  Le guerre, anche le ultime mondiali, videro molti episodi di eroismo. Ma spesso si sfruttò l’esaltazione del sacrificio militare per il mero fine della vittoria. Nazioni in cui vigeva il culto della felicità procurata dal denaro, in cui la dea Libertà si identificava con una forma di democrazia fatalmente degradata, nazioni di quel mondo edonista indissero crociate di liberazione, e patriottiche per una patria liberale, plutocratica. Anche l’URSS riesumò la patria russa e promosse l’universa giustizia del suo materialismo politico-sociale.

  Allentatasi un po’ alla volta la moralità della mobilitazione per le operazioni belliche e sul fronte interno, era inevitabile che il prezioso senso del sacrificio evaporasse. E tanto evaporò, che dal 1945 in poi gli americani non vinsero più una guerra (Corea, Vietnam, Somalia, Iraq, Afghanistan). Tuttavia continuarono a vincere, logorandosi, nei campi economico e politico. Per certi tabù stabiliti (libertà, felicità immoderate) e per il bisogno di mantenere il consenso popolare, si procedette all’opposto dell’ideale necessario: tutti i nutrimenti dell’amor proprio non ancora forniti furono messi a disposizione. Dove non c’era, si introdusse il divorzio; dove c’era, si andò avanti con l’aborto, la fecondazione artificiale, la diffusione della droga, la pornografia sottile e quella crassa. In una parola, si provocò il rilassamento indecente e distruttivo dei buoni costumi.

  Dopo questa cura politica e culturale le antiche virtù indispensabili alla civiltà sono praticamente scomparse. Gli elettori sono proiettati nell’americano paradiso del domani, anche quelli finiti in miseria. Le stesse rivendicazioni dei lavoratori e delle categorie economiche o in qualche modo danneggiate, si basano sull’individualismo, sulla vanagloria del sovrano popolare, dell’uomo cui è riconosciuto il diritto di farsi strada da sé, di usare tutte le facoltà – lecite o illecite legalizzate – per soddisfare i propri desideri o i desideri di chi gli sta a cuore.

  In tanta decadenza è logico che il sistema politico non funzioni, che i tentativi per avere un governo che governi, mediante una idonea legge elettorale e una riforma del parlamento, siano in mano a chi abbia interesse alla conservazione dell’esistente, ovvero alla progressiva rovina dell’Italia. Date le premesse, è normale che gli egoismi individuali e di fazione (partito) vadano a silurare il bene comune in nome della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia, quest’ultima conseguentemente falsa e tuttavia connessa a valori inviolabili.

  Lasciamo da parte i guasti operati dalle varie propagande che si servono dei principi storti, e la propaganda che tende a nascondere la necessità di decurtare i diritti, perseguendo tale necessità. Il coltello per il manico ce l’hanno, oggettivamente, quelli che possono far valere la legalità democratica da una presunta posizione autorevole (Corte Costituzionale, Capo dello Stato); anche se si tratta di persone per nulla al di sopra delle parti (il basso livellamento morale che abbiamo visto coinvolge la classe politica, che per di più ubbidisce a direttive straniere).

 Dunque, il premio di maggioranza e il bipartitismo che assicurerebbero la governabilità e comportano la rinuncia a un’equa ed uguale rappresentanza dell’elettorato: questo sacrificio per aver qualche possibilità di salvarsi, almeno economicamente, mediante un governo capace di decidere e attuare le decisioni, non sono costituzionali. Lo dicono o lo ventilano i partitini e i partitelli. La Corte Costituzionale come ha dichiarato illecito il porcellum, potrà fare lo stesso con l’italicum. E se qualcuno vuole, in proprio o per conto terzi, immiserire gli italiani (quanti che contano, almeno materialmente, agiscono in questo senso!) invocando il rispetto della democrazia, qualcuno che abbia il potere occorrente, potrà condannarci a stare in questa palude. La dichiarazione di incostituzionalità del porcellum ha la conseguenza per cui la sostituzione dell’attuale legge elettorale deve compiersi in modo che i governi italiani siano perpetuamente inefficienti e disgraziati.

  Con tutto ciò, se chi ha la possibilità di comandare, prendesse certe leve del potere e riuscisse ad ammansire i potenti can-mastini occidentali, allora anche le regole fondamentali potrebbero essere manipolate senza opposizioni pregiudizievoli.

  È ciò che avviene, sebbene assai all’inverso del giovamento, con la messa sotto accusa di Grillo e grillini. Certo, i pentastellati hanno torti, ma su diversi punti hanno ragioni da vendere, sempre secondo le leggi vigenti. Lo scandalo dell’abbinamento dell’abolizione dell’Imu con l’operazione Banca d’Italia, per cui ricade sugli italiani la spesa per la compensazione finanziaria del mancato versamento dell’Imu, e altre soperchierie e parzialità perpetrate da personaggi ben noti (che dovrebbero essere imparziali per l’ossequio dovuto agli istituti democratici), vengono celati sotto la valanga dell’unanime esecrazione di cui sarebbero meritevoli i grillini. “Unanime” dicono storditamente certi organi di informazione, quando ancor oggi il partito Cinque Stelle gode del consenso di oltre il 20% dell’opinione pubblica.

  Ma la forza del tambureggiamento, delle seduzioni demagogiche gridate nell’altoparlante è davvero enorme.

  A proposito, perché dovremmo prendere anche le statistiche per oro colato?

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3 commenti su “Il dilemma: governare o rispettare tutti gli elettori? – di Piero Nicola”

  1. Giorgio Rapanelli

    Dobbiamo solamente chiedere quali sono i partiti che metteno nel loro programma i principi non negoziabili della Chiesa Cattolica. Altrimenti, rimaniamo a casa.

  2. Non vorrei sbagliarmi perché non ho verificato personalmente ma il NCD, anche se molto timidamente, sembrerebbe lo schieramento (fra quelli moderati) più vicino alla difesa dei principi non negoziabili. Il problema è che non basta metterlo nel programma, certe cose vanno difese col coltello fra i denti…ad oggi non vedo molti politici pronti a duelli all’ultimo sangue su tali tematiche. Mentre tutti sono (falsamente) preoccupati dalla fantomatica legge elettorale da rifare, il disegno di legge scalfarotto prosegue indisturbato il suo iter…i cattolici che fanno?

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