Il divorzio fu l’occasione perduta – Editoriale di “Radicati nella Fede” – agosto 2017

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IL DIVORZIO FU L’OCCASIONE PERDUTA

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Editoriale di “Radicati nella fede” – Anno X n. 8 – Agosto 2017

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Non c’è niente da fare, nessuno ci toglierà dalla testa che il cambiamento della Messa, operato dalla Chiesa con un autoritarismo senza precedenti a fine anni ’60, fu il “cavallo di Troia” con il quale entrarono tutte le più devastanti derive nel mondo cattolico.

Il Concilio Vaticano II, pastorale per espressa volontà dei Papi Giovanni XXIII prima e Paolo VI poi, si era ormai concluso. I testi, nella loro prolissità e stile discorsivo, avevano confermato tutti nella propria opinione: i Conservatori erano convinti che nulla fosse cambiato nella sostanza della Tradizione Cattolica; i Progressisti invece, rumorosi ma in fondo minoranza all’epoca, avevano salutato l’avvento di un’era totalmente nuova. Ognuno cercava nei testi la conferma delle proprie opinioni e attitudini. Chi è vissuto in quegli anni può confermare tutto questo, testimoniando della storia della propria parrocchia.

Intervenne, a quattro anni dalla chiusura del Concilio, la nuova messa e tutto poteva diventare chiaro.

Con la nuova messa, valida in sé ma non buona come tentiamo di dire da sempre (cfr. editoriale “Radicati nella fede”, anno V, marzo 2012, n° 3), non sarebbe stato possibile interpretare il Concilio in continuità con il passato della Chiesa Cattolica. La nuova messa diede la chiave ermeneutica secondo cui il Concilio Vaticano II è una “nuova Pentecoste”, il punto sorgivo di un Cristianesimo liberatosi dalla zavorra del suo passato, capace di scelte più pure che il mondo moderno avrebbe presto accolto con commovente entusiasmo.

I cosiddetti Conservatori, a volte molto moderati, si illusero ancora che la rivoluzione progressista si sarebbe presto spenta, come ogni giovanile entusiasmo. Quante volte sentimmo, e sentiamo ancora, che basterebbe celebrare con rispetto e devozione la nuova messa per arginare il disastro. A questa corrisponde un’altra illusione, che sia possibile intendere i documenti del Concilio in senso moderato-conservatore, in totale continuità con la Tradizione della Chiesa Cattolica Romana.

Lasciamo ad altri le analisi dettagliate al riguardo, non farebbero il caso in un semplice editoriale di due pagine. A noi tocca ricordare che basterebbero i fatti susseguitisi nella società italiana, oltre che nella Chiesa, per dar prova che la nuova Messa innescò la rivoluzione con la sua ermeneutica di rottura.

E i fatti che accadono, anche quelli di portata cattiva, se guardati con intelligenza di fede, sono sempre provvidenziali, perché sono avvisi di Dio.

La nuova messa del popolo e per il popolo era stata da poco introdotta a forza, che la stessa Chiesa italiana si trovò difronte ai drammatici giorni del Referendum sul Divorzio, era il 1974. La campagna referendaria fu il terreno di scontro tra le due anime, conservatrice e progressista, della chiesa italiana. La campagna referendaria fu il terreno di scontro delle due ermeneutiche del Concilio: una si illudeva di poter riaffermare il valore di un cattolicesimo anche di Stato, l’altra abbandonata al più puro laicismo affermava che ogni individuo deve essere tutelato, nella propria libertà assoluta, dallo Stato agnostico.

Lunedì 14 Maggio i risultati referendari furono di una tristezza agghiacciante per i buoni parroci del tempo: nell’Italia, che si pensava ancora cattolica, aveva vinto il divorzio con il 59,26%. E quel 59% a favore del mantenimento del divorzio era tristemente in gran parte voto di cattolici.

Sarebbe bastato questo per far aprire gli occhi a tutti, pastori e fedeli. Sarebbe bastato quel 59% per reagire alla deriva modernista e rivoluzionaria della Chiesa.

Ma così non fu… i buoni, preti e fedeli, si dissero ancora che la nuova messa non c’entrava, che era il problema dei tempi e della politica.

Arrivò poi il 1981 e fu il tempo dell’aborto, del terribile aborto, e fu l’ecatombe dei numeri: l’aborto vinse con l’88,42%: si era ormai consumata la scristianizzazione dell’Italia.

Ma ancora una volta non si andò a vedere dove tutto si era innescato: la nuova messa aveva liberalizzato, nella sua ambiguità e fluidità, tutte le peggiori interpretazioni per un nuovo cristianesimo senza dogmi e obblighi morali. I cristiani cosiddetti “adulti” avrebbero ormai seguito la loro coscienza reinterpretando di volta in volta il vangelo secondo i propri gusti, puntualmente obbedienti peraltro al potere omicida di questo mondo.

E la storia potrebbe continuare fino ai nostri tristissimi giorni. C’è qualcosa di immorale che non trovi cattolici benedicenti? Abbiamo ammesso tutto, tutto e di più, “asfaltando” in nome della libertà individuale tutta la Sacra Scrittura e duemila anni di Cristianesimo. Abbiamo ammesso tutto, benedetto tutto, fingendo di non parlarne troppo.

E se fosse vero che tutto è potentemente iniziato con lo smantellamento della Messa di sempre? E se la questione del rito non fosse solo un problema secondario? O continueremo ad illuderci che questo non c’entra come i buoni preti e fedeli degli anni ’60 e ’70?

Speriamo che qualche intelligente dal cuore semplice si desti dal sonno.

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13 commenti su “Il divorzio fu l’occasione perduta – Editoriale di “Radicati nella Fede” – agosto 2017”

  1. Perfettamente d’accordo. Solo una correzione storica importante: “l’aborto vinse con l’88,42%” è errato, probabilmente questa è la percentuale che confermò la legge 94 contro il referendum radicale totalmente liberalizzatore, il 68 % fu invece quella che respinse il referendum “per la vita”, che voleva restringere l’aborto alle comunque inaccettabili aperture della Corte Costituzionale del 1975, e che fu l’unico prolife ammesso.

  2. Io c’ero, anche se piccolo: ricordo benissimo che il punto ribadito all’infinito dai giornali era “Chi vorrà divorziare divorzierà- chi non vorrà divorziare non divorzierà”. Cancellazione a priori della Famiglia come società naturale; psicologismo; individualismo religioso (“sei cattolico? benissimo!… è un fatto tuo privato”).
    Il fondamento di questo era la sconfitta e la resa morale dell’Italia (della sua nuova classe dirigente) nel 1943-’45 (solo 25 anni prima): “Sono arrivati i Liberatori: Liberi, da un Mondo Libero. Noi possiamo solo celebrarli e cercare di aggregarci al loro carro”.

    Poi il Divorzio (già prefigurato a più riprese dal regime massonico ottocentesco) fu introdotto dai Liberali e dai Socialisti (= versione novecentesca dei Cavuriani e dei Garibaldini) nel 1970, per celebrare il centenario di Porta Pia.
    La Chiesa non era divorzista, ma era largamente democristiana, cioè illuminista: “Meno male che ci sono stati Cavour, Mazzini, Garibaldi ! Mussolini? “un incidente di percorso” “. Esattamente la stessa tesi di Benedetto Croce: Massoneria per tutti.

  3. Contemporaneamente (Anni Sessanta) era arrivata nelle farmacie la “pillola”.
    La lacerazione non avvenne su “Messa Tradizionale o Nuova Messa” (semmai sulle chitarre in chiesa – tipo bivacco dei cowboy), ma su “Il Papa dice di non prendere la pillola, ma noi siamo preti del mondo modernizzato e scientifico: fate pure la Comunione”

  4. “La nuova messa valida in sé”?!?
    La nuova messa senza il Sacrificio rinnovato, la nuova messa del popolo celebrante e il prete presidente, la nuova messa salutata con entusiasmo dalle chiese luterane e anglicane …la nuova messa che mostra il suo volto nell’ apparato della ‘mensa’ (la “tavola calda” di Guareschi) e nella abolizione dell’ altare (sacrificio)…questa messa sarebbe valida in sé, seppura non completamente buona??? Come la mettiamo col detto scolastico, solo buonsenso, Bonum ex integra causa , malum ex quocumque defectu”? Che significa “non completamente buona” ? Un po’ come dire: quella donna è incinta, ma non del tutto!

    Ma che stiamo dicendo? Una chiesa che non ha più nulla di cattolico ( e di cristiano) avrebbe conservato una messa – l’atto supremo del suo credere – valida in sé , seppure non completamente buona???

      1. caro Raffaele, che significa ” i milioni”? Adesso sono i numeri che fanno vere le cose? Vorrei sapere solo come fa un Sacramento ad essere valido in sé, ma non completamente buono ( sempre ex opere operato) , e come fa un sacramento, quello del Corpo e Sangue di Cristo, cioè il Sacramento della Croce, esser principio di tanta devastazione nella chiesa…La domanda in fondo è: è la messa valida in sé perché non del tutto buona a causare lo sfacelo della chiesa, o è la chiesa invalida e affatto buona che ha creato lo scempio della Messa cattolica? Può una chiesa non cattolica creare qualcosa di cattolico, un falso papa- privo di ogni autorità vera – creare qualcosa che sia in sé valido secondo la dottrina cattolica? Non poteva mantenere la messa che già c’ era, e che san Pio V, papa autentico, aveva voluto salvaguardare minacciano la vendetta di Dio e dei Beatissimi Apostoli Pietro e Paolo contro chi avesse osato manometterla? Tanto manomessa da riscotere l’applauso dei riformatori (del cavolo)? -Cfr. Foto degli esultanti ‘manomissori’, paolo iv e i doctors…

      2. E poi perché parlare di “consacrazioni” se nel N.O. è stata cancellata la “formula consecrationis” ? Quindi non è per il parere mio o di altri che queste consacrazioni N.O. sono fasulle, ma per l’intenzione e il meccanismo satanico messo in opera da parte di chi la nova messa l’ha creata e imposta, e che quella ‘forma consecrationis’ l’ha sostituira con la ‘narratio institutionis’…’Narratio’, per la ‘memoria’ di quanto accaduto allora: “Ecclesia memoriam ipsius Chirsti agit”!Tale quale la Holy Communion anglicana, dove troviamo la stessa esposizione ‘narrativa’ e ‘commemorativa’ che nel N.O. Mi sia permesso citare testualmente il testo angliacano.

        “Exaudi nos quæsumus, misericors Pater, et concede, ut nos sumentes has creaturas Panis et Vini, juxta sacrosanctam institutionem Filii tui, Salvatoris nostri Jesu Christi, in memoriam ejus diræ mortis et passionis, participes simus sanctissimi Corporis et Sanguinis ejus. …-

        1. “Qui eadem nocte qua tradebatur, accepit Panem, et gratias agens fregit, ac dedit discipulis suis, dicens : Accipite, comedite, hoc est Corpus meum, quod pro vobis datur : hoc facite in meam commemorationem. Simili modo, postquam cœnatum est, accepit Calicem, et gratias agens dedit illis, dicens : Bibite ex eo omnes : hic est enim Sanguis meus novi Testamenti, qui pro vobis et pro multis effunditur, in remissionem peccatorum : hoc facite, quotiescunque biberitis, in meam commemorationem.” 

  5. e come sarebbe stato possibile che una messa per sè valida , quindi cattolica, quindi santa, potesse dare la stura alle ” più devastanti derive nel mondo cattolico” ? Solo perché non del tutto “buona”? No, derive diaboliche da una messa diabolica, effetto malvagio da causa malvagia, messa espressione di una altra religione da quella cattolica, religione di apostasia da Dio, sinagoga di satana, come già denunciava il card. Ottaviani nella sua Lettera a Paolo VI.

    1. chiarisco meglio: un Sacramento agisce ‘ex opere operato’, e la sua azione è quella di Cristo. Che significa allora ” in sé valido, ma in parte”? La validità impressa da Cristo nel Sacramento è una validità senza limiti, infinita, tutta buona, come buono è Dio.. Certo, quando il Sacramento è posto validamente. E d’accordo anche che l’ efficacia della sua grazia dipende dalle disposizioni di chi lo riceve, l’efficacia, non il contenuto in sé. Addirittura produce condanna quando è ricevuto indegnamente, sacrilegio quando si maltratta il Corpo di Cristo, cosa che non avviene, fortunatamente, quando si tratta del pane di queste messe fasulle. Come permetterebbe che il Suo sacramento fosse già così vilipeso nel momento stesso che viene posto nella sua contraffazione??? C’è sacrilegio nel prendere il pane della Holy Communion? Certamente no. Il sacrilegio sta nella fede di quelli che la celebrano, e lo chiamiamo apostasia!.

  6. Mi permetto di dissentire.
    Oramai neppure nella scuola media “rinnovata” si studiava più il latino.
    Il prete faceva gesti e diceva parole che il popolo non comprendeva o al più distorceva (vedi “Sicuterat” del prof. Beccaria)
    In area salesiana, spesso, c’era un lettore con messalino bilingue che leggeva la traduzione.
    A questo proposito ricordo che professori del calibro del prof. Chiantaretto, noto nell’ambito torinese, i proff. Carli e Sainati, della normale di Pisa solevano ripetere che l’Italiano è il latino (derivato nel tempo con i meccanismi noti ai linguisti come il rotacismo ecc.) degli anni ‘900.
    A differenza del Greco, però, la cui retta conservazione della grafìa e della grammatica e della pronuncia è molto più spiccata, un Italiano non è in grado di interpretare un vangelo letto in Latino (quindi tradotto dal Greco) . Per i Greci invece, il greco moderno /scritto/ meglio il Katerevusa del Dimotikì / non dista dal greco della Koinè (la lingua dei Vangeli) , più di quanto disti dal nostro italiano quello con cui scrive il Boccaccio – segue nel prossimo gio

  7. Continua da sopra
    Quindi ancora ben comprensibile fatte le debite eccezioni
    Ergo, non si tratta di LINGUA ma di LITURGIA
    Non ho mai approvato la messa “Sbracata” del ’68 e sessantottini, preti o laici che fossero. In quello e nella permissione di quello vedo l’inizio della rovina LITURGICA.

    E veniamo al divorzio:
    Errore dell’impostazione nell’opporsi: Sarebbe stato fondamentale richiamarsi FEROCEMENTE ai danni sociali invece di restare attaccati al problema della fede.
    Si sarebbero guadagnati molti più voti di laici che furono invece sedotti dai laicisti che vinsero
    Infine la radice del danno alla Chiesa, quella vera:
    Dopo la batosta del 48 (ero abbastanza grandino da fare il “galoppino” tra un seggio elettorale e la sede DC, inviato dall’assistente del collegio salesiano dove andavo a scuola), “IL MIGLIORE” (Togliatti) convocò i giannizzeri invitandoli ad infiltrare le organizzazioni cattoliche – cosa puntualmente accaduta dall’Azione Cattolica agli Scout – e “Mandare i figli alle scuole dei preti per imparare” (Esempio: Fassino all’Istituto Sociale dei…

  8. Che tristissima confusione… e sempre più a suon di schitarrate durante la Santa Messa! E i nostri preti modernisti, sostenitori del CV II e fedeli al gran pacifista-partigiano Dossetti, stanno ben opportunamente in silenzio, non religioso silenzio, ma conveniente silenzio perché non sanno cosa risponderci al riguardo, si limitano strettissimamente a “spiegarci” in modo sempre più soft le letture evangeliche per non incorrere in nessun rischio di coinvolgimento con la realtà scottante. Realtà alla luce della Verità che invece è necessaria per noi fedeli, per capire, per discernere, per avere il coraggio di andare anche contro-corrente se questo è bene per la nostra salvezza. Quanti “Don Abbondio” eccessivamente prudenti per mettersi “in salvo” sulla loro cattedra, conquistata con decenni di studio teologico, spesso al contrario di quella verità che ci viene dalla Parola pura di Gesù. E non da un gruppo, seppur numeroso e affaccendato, di prelati che hanno dismesso la veste solenne (troppo antiquata) per indossare quella ridicola nel mondo e DEL MONDO!

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