IL FALSO ECUMENISMO – di P.Giovanni Cavalcoli,OP

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di P.Giovanni Cavalcoli,OP

assisi

 

Avvicinandosi la Giornata di Preghiera per la Pace nel prossimo ottobre ad Assisi ci si offre l’occasione per riflettere sull’attuale situazione dell’ecumenismo. Esprimo innanzitutto la mia profonda convinzione che il documento Unitatis Redintegratio del Concilio Vaticano II, che è per noi cattolici il programma fondamentale dell’ecumenismo, costituisca una novità epocale nella storia del Magistero della Chiesa: per la prima volta nella sua storia in questo documento la Chiesa ci insegna, con la sua infallibile autorità dottrinale, quali sono le verità che noi cattolici abbiamo in comune con i fratelli separati e stimola i teologi e l’intero popolo di Dio ad approfondire tali verità nella speranza che un giorno, mossi dallo Spirito Santo, i fratelli separati da Roma, vogliano chiedere di entrare nella Chiesa cattolica, dove si dà in pienezza quella verità, che solo parzialmente, mista ad errori, esiste nelle altre confessioni cristiane.

Uno degli scopi delle attività ecumeniche è allora evidentemente l’edificazione della pace tra fratelli di diverse ed opposte confessioni. Infatti la pace, intesa come concordia, si costruisce sulla verità e su di una verità comunemente accettata: si tratta appunto di quelle verità di fede che noi cattolici abbiamo in comune con i cristiani non-cattolici.

Tuttavia restano altri punti di dottrina circa i quali i fratelli separati non accettano la verità cattolica. Qui appare il momento delicato dell’ecumenismo. Qui sorge la tentazione per noi cattolici di tacere, minimizzare o coonestare questi errori, prendendoli per verità e quindi rinunciando a richiamare i fratelli separati su questi punti o addirittura cedendo alle loro posizioni erronee, vuoi per falso spirito di pace, vuoi per impreparazione, vuoi per inavvedutezza, vuoi per non apparire troppo severi, vuoi, nei casi peggiori, per un concetto relativistico della verità. Nasce allora il falso ecumenismo, che potremmo caratterizzare nei seguenti punti.

Primo. Concetto sbagliato o quanto meno confusionario del valore della “pace”. Infatti la pace ha due dimensioni fondamentali: ha una dimensione personale, soprattutto interiore, ed una dimensione sociale, costituita da una pacifica relazione interpersonale. Parliamo allora di concordia e, nei casi più belli, di comunione. Il primo tipo di pace dipende esclusivamente da noi come singoli – supponendo ovviamente la grazia divina -; per cui la possiamo avere in qualunque momento purchè lo vogliamo. E’ questa la virtù della mitezza, oggetto della beatitudine evangelica “beati i pacifici”. Invece l’altro tipo di pace è cosa che richiede maggiori condizioni, è più difficile e complessa e a volte impossibile, almeno per il momento e forse anche per lungo tempo futuro.

Infatti questo tipo di pace non dipende solo da me che voglio la pace, ma anche dall’altro, che può non volerla e può disprezzarmi, può aggredirmi, può odiarmi o può essere un pericolo per gli altri e recar danno alla società. In tal caso sarebbe utopistico e quasi ipocrita parlare del dovere di essere pacifici e di avere rapporti pacifici, come se questa pace dipendesse solo da noi. Chi la pensa in tal modo confonde la pace sociale con la pace personale.

Personalmente io posso e debbo sempre essere nella pace e avere sentimenti di pace verso tutti; ma ciò non toglie che o per difendere me stesso o chi è maltrattato da una persona bellicosa o è ingannato da un impostore – e l’errore toglie la pace – o, se sono costituito in autorità, per difendere la Patria dal nemico o per punire il malfattore, io non solo sia autorizzato, ma debba tassativamente per dovere d’ufficio rinunciare ad una condotta pacifica per ricorrere ad un giusto uso della forza o a legali metodi coercitivi.

Ma – si dirà – questo che cosa ha a che fare con l’ecumenismo? Certo, grazie a Dio, non siamo più nei tempi delle guerre di religione o della pena di morte per gli eretici. Tuttavia ciò non ci autorizza a lasciarci ingannare da un ingenuo pacifismo, che in fin dei conti potrebbe nascondere la debolezza della nostra fede o una certa infingardaggine che “per amor di pace” sarebbe disposta anche a vendere la coscienza.

Che dire allora? Che quando si tratta di pace sociale noi dobbiamo essere pacifici nel senso di essere costruttori di pace o magari di soffrire per la pace. Ma per ottenere questo scopo a volte bisogna saper anche lottare, confutare e correggere, parlare con chiarezza e coraggio al fratello per dirgli francamente. “Tu sbagli, ti devi convertire!”. Questo è il vero ecumenismo.

Secondo. Stando così le cose, bisogna, in proposito, saper riconoscere, imitare e proporre l’esempio di Cristo: non sarà forse il Signore Maestro di ecumenismo? L’ecumenismo non è un invenzione del Vaticano II. E allora che ci dice Cristo? Dobbiamo liberarci da un’immagine edulcorata del Signore, la quale mette in luce solo la mitezza e la misericordia del Salvatore e non anche la sua fortezza, il suo coraggio, il suo spirito di sacrificio e il suo spirito combattivo, che sono quelli che, dopo le polemiche contro i Farisei, i sommi Sacerdoti e gli Scribi, lo condusse al martirio ed al sacrificio della croce e, nell’Apocalisse, lo presentano come il “Leone di Giuda” o come Cavaliere terribile per i nemici, con lo sguardo fiammeggiante, la spada che esce della bocca e il mantello intriso di sangue.

Già i Romani lo sapevano: “si vis pacem, para bellum”. La pace, per il cristiano, è certo innanzitutto dono di Dio, perché non è la pace che viene dal mondo ma da Cristo, e tuttavia anche per il cristiano come per qualunque uomo d’onore, la pace è anche conquista, e a volte dura conquista; per questo il cristiano onora anche le virtù militari, anche se per il cristiano la battaglia più dura è contro il peccato, contro le cattive passioni e contro il demonio.

Tuttavia ci siamo dimenticati di quando Gesù dice: “Non sono venuto a portare pace, ma una spada” (Mt 10,34; Lc 12,51). Il cristiano per restare fedele a Cristo, è pronto a ricevere ostilità e perché non si dovrebbe difendere e soprattutto difendere, come diceva Caterina da Siena, l’“onore di Dio e il bene delle anime”? E se si accorge dell’esistenza del male, dell’errore, dell’ingiustizia, perché non dovrebbe combatterli? Il cristianesimo comporta una lotta: o vinciamo o siamo sconfitti.

“Ma – dicono alcuni – dove va a finire l’evangelico “amore per il nemico”? Si tratta di intenderlo nel senso giusto. Quando il Signore ci dà questo importantissimo precetto non intende evidentemente dire che dobbiamo amare l’azione nemica che il nemico attua contro di noi, perché diventeremmo conniventi con lui e peccheremmo alla pari di lui. Ma Cristo vuol dire che anche nel nemico dobbiamo saper vedere i lati buoni ed apprezzarli, giacchè l’amore non può andare al male ma al bene.

Ecco che allora, tornando al tema della religione, per attuare un sano ecumenismo dobbiamo distinguere tre modi di rapportarsi della verità con l’errore: in primo luogo si dà una verità assoluta e completa, priva di qualunque errore, perché divina; e questa è la verità del cattolicesimo, unica religione al mondo fondata e guidata da Dio stesso in Cristo. Questo è il criterio supremo di verità col quale valutare tutte le altre religioni, e la verità somma alla quale tutte le religioni sono chiamate.

In secondo luogo si può dare la verità mista all’errore, propria delle religioni il cui fondatore è una semplice creatura umana, per cui qui si riflette quel misto di positivo e negativo che c’è in ogni uomo peccatore. Questo è il terreno sul quale si esercita l’ecumenismo. Infine c’è la pura negazione della verità, che è l’errore. Questo va semplicemente respinto senza condizioni.

Questo vuol dire allora che non dobbiamo confondere il singolo cattolico col cattolicesimo. Il singolo cattolico, per quanto in grazia di Dio, è un uomo peccatore come tutti, benchè in possesso senza suo merito, di quella verità assoluta e piena che è Cristo. Tuttavia, in pratica e di fatto egli può ignorare o fraintendere certe verità della sua fede e sotto questo punto di vista può essere corretto anche da un fratello non-cattolico, che però le conosce.

Viceversa è chiaro che il cattolicesimo in se stesso è la pienezza della verità divina, perché infallibilmente guidato dallo Spirito di Cristo, che certamente illumina anche le altre religioni, ma non con quella pienezza con la quale illumina la religione cattolica.

Confondere il cattolicesimo col singolo cattolico è la caratteristica del falso ecumenismo che così relativizza indegnamente il valore del cattolicesimo, creando l’illusione che, per esempio, essere cattolico o essere protestante sono semplicemente due modi diversi parimenti legittimi di essere cristiani, come per esempio l’essere domenicano o l’essere francescano.

Non è questo il vero ecumenismo. Il vero ecumenismo ci è insegnato dal Vangelo, il cui sviluppo ed esplicitazione per l’oggi è l’ecumenismo insegnato dal Vaticano II e dalle indicazioni della Chiesa postconciliare.

Bologna, 7 luglio 2011

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