Il fascismo, eresia del Novecento

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RECENSIONI

Di Piero Vassallo

Il fascismo, eresia del Novecento

 

La definizione dell’inimitabile stile di Francesco Grisi passa per l’obbligata cruna di un’immagine anomala: la calma dolcezza del  paesaggio tuderte, narrata dall’autore di un telegramma scritto con la velocità incendiaria e urgente del futurismo.

Il doppio cuore di Grisi, infatti, pulsava velocemente ma in sintonia con la  quiete che avvolge Todi, sua città d’elezione. E nella pulsazione poetica l’incalzante frenesia futurista indossava l’habitus serafico del paesaggio per eccellenza italiano.

Da Marinetti Grisi aveva ereditato l’allergia alle ceneri del passato. Da Luigi Volpicelli, la consapevolezza che “il passato non è solamente una memoria storica o un richiamo nostalgico ma un porto sicuro, dal quale navigare per l’avvenire”.

Le pagine elettriche e  inaudite di Grisi, di conseguenza, corrono sapientemente in mezzo alle due alte sfere del grande secolo italiano, lo scisma moderno – il fascismo  multiforme e fosforescente – e la affratellante  fedeltà alla storia cattolica.

Nel 1994, mentre gli eredi, designati dal voto degli irriducibili, si radunavano nel trivio dell’opportunismo per scialacquare e gettare al vento delle illusioni il patrimonio fascista, Grisi scriveva uno straordinario, innovativo elogio della geniale , erasmiana follia di Benito Mussolini.

Grisi ha scritto il libro d’oro, la perfetta apologia dell’eresiarca fascista e dei suoi continuatori. Il più audace e affascinante fra i tanti (troppi) libri sul fascismo, pubblicati negli anni del post-fascismo e dell’antifascismo.

Solamente la follia spirituale del poeta Grisi poteva concepire un saggio fosforescente e ruggente come “Fascisti eretici”. Testamento di un eresiarca, il libro è ora riproposto da Marco Solfanelli, editore d’avanguardia, impegnato senza tregua nel riscatto dei talenti italiani censurati o sottovalutati dai poteri della stupidità, imperversante da sinistra a destra e da destra a sinistra.

Grisi scelse la collocazione fascista, accettando di pagare l’esoso prezzo della scomodità. Il suo straordinario ingegno e il suo naturale anticonformismo potevano trovare il successo in qualunque punto cardinale della scena letteraria. Scelse la parte più difficile e penalizzante. Scelse l’insuccesso e navigò controcorrente, nelle acque sporcate dal pubblico disprezzo e dall’incomprensione privata.

La cultura al potere lo seppellì nel silenzio stizzoso, l’opposizione fascista (fatte le lodevoli ma rare eccezioni di Pierfranco Bruni, Tommaso Romano e Franz Maria D’Asaro) non lo comprese e non lo apprezzò come meritava.

A dieci anni dalla morte del temerario scrittore calabrese di Todi, la rilettura della sua opera saettante e paradossale apre porte segrete sugli inediti orizzonti del fascismo strutturalmente eretico. Rivela la verità censurata, scopre un popolo di impavidi fascisti, in cammino sulle vie dell’impresa a futura memoria.

L’acuta sensibilità dello spericolato Grisi ha osare addirittura il coinvolgimento di Benito Mussolini nella narrazione del fascismo come auto-eresia, dissenso ispirato e sollecitato dal sommo inventore del senso – della disciplina eroica che ha agitato la vicenda del secolo breve.

Mussolini, scrittore d’avanguardia e interprete della complessità italiana: “Vi è una storia segreta carica di sacrifici, di illusioni, di entusiasmi e di speranze. Gli ideali sono le radici di questa storia segreta vissuta intensamente da uomini che su diverse frontiere soffrirono e credettero”

Eresia fascista e tradizione cattolica avanzarono unite verso il raggiante crepuscolo dell’autobiografia futurista, il poema aereo, che il quasi morente Filippo Tommaso Marinetti dedicò a Gesù, eroico signore dei cieli. E vanno incontro alle ultime parole del fascista Grisi, “Dio è amore e il mio io morente, sta aspettando l’amore”.

 

Il vivamente consigliato libro di Francesco Grisi, 156 pagine, euro dieci, può essere richiesto all’editore Solfanelli, in Chieti.

edizionisolfanelli@yahoo.it

 

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