Il gender li interpella  –  di Patrizia Fermani

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A margine della giornata di studio “Il gender ci interpella”, organizzata ieri, venerdì 16,dalla diocesi di Padova… perché la scienza del gender cattolico che li interpella non rimanga scienza di pochi eletti, la diocesi ha organizzato una giornata di studio per insegnanti di religione e altri “operatori pastorali”, su questo nuovo prodotto dell’umanesimo postconciliare. Si è premesso, già dalle prime battute, che c’è un gender buono e uno cattivo, proprio come qualche decennio fa c’erano le bombe buone e quelle cattive, che  avevano  colori diversissimi tra loro.

di Patrizia Fermani

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zzzzbbncrndAnzi, il gender li ha interpellati subito questi uomini “di chiesa”, non  appena nella calura estiva la gente ha cominciato a manifestare apertamente quell’allarme che non era riuscita ad esprimere prima, o perché non aveva ben capito che cosa stava arrivando sulla testa dei propri figli, o perché avendo avvertito l’enormità della minaccia, non aveva smesso di pensare che la chiesa quella minaccia l’avrebbe arrestata in qualche modo.

Anche se è lontano anni luce un papa Leone o un vescovo Ambrogio, la gente ha pensato in cuor suo che una tale follia perversa ai danni dei più piccoli avrebbe incontrato sicuramente prima o poi, una opposizione adeguata da parte della chiesa che si professa cattolica. Invece la gente ha scoperto  dapprima con incredulità, e dopo con sconcerto, come la chiesa potesse stare dalla parte della valanga che aveva preso ad avvicinarsi dietro alle facce e ai sorrisi compiaciuti della politica. Lo aveva subodorato quando nessun pastore si era messo alla testa del popolo che era sceso in piazza da tutte le parti di questa infelice Italia, per fermare quella forza prepotente. La chiesa stava a guardare? No, la chiesa stava trattando l’accordo per vendere al governo postcomunista e postcattolico i bambini per un piatto di irrinunciabili lenticchie. C’è stata una divisione di compiti. La montagna doveva rimanere ferma e silente, per non suscitare troppo scompiglio, mentre  la periferia avrebbe  fornito la prova che il patto scellerato sarebbe stato onorato. La diocesi di Padova era l’agente ideale per fornire quella prova, data l’assenza di un vescovo insediato, e infatti ha partorito il famoso documento a firma del  funzionario addetto all’istruzione, in cui si intima al popolo di Dio di rimanere tranquillo nei ranghi perché la ministra dello stato italiano che ospita la santa sede, ha detto che la teoria del gender non esiste e se esistesse non sarebbe materia di insegnamento previsto dalla legge renziana sulla buona scuola. Il seguito è noto. E cominciata una frenetica campagna,  da parte di parlamentari variamente targati, volta a tranquillizzare il popolo che si azzarda a mettere il becco tra le carte segrete e le leggi nascoste e pretende di scoprire il machiavello con cui l’ideologia definitivamente distruttiva di una società duramente provata anche dalla insipienza e dai tradimenti dei suoi governanti, deve essere inculcata. Ma la chiesa excattolica, di fronte alla evidenza dell’azione di governo e di fronte alle non sopite preoccupazioni della gente comune, ha scoperto le proprie carte per mostrare di saper fare un gioco più duro. Quello della imposizione, ovviamente sempre nei modi melliflui e con le parole plurisense che caratterizzano il genere politicamente pretesco, di una teoria del gender autonoma, ovvero “cattolica” che vanta già dei teorici come il prof. Dianin, e il dottor Scantamburlo, la Vighesso, al secolo suor Chiara, tutti ispirati da un pensatore come il Fumagalli, già teorizzatore dell’eros di Cristo.

Ora perché la scienza del gender cattolico che li interpella non rimanga scienza di pochi eletti, la diocesi sempre in attesa di insediamento vescovile, ha organizzato una giornata di studio per insegnanti di religione e altri “operatori pastorali”, su questo nuovo prodotto dell’umanesimo postconciliare.

Si è premesso, già dalle prime battute, che c’è un gender buono e uno cattivo, proprio come qualche decennio fa c’erano le bombe buone e quelle cattive, che  avevano  colori diversissimi tra loro.

 Quello buono sarà ovviamente materia di studio nelle scuole paritarie ma anche in quelle pubbliche attraverso gli insegnanti di religione. Tuttavia  c’è da chiedersi cosa avverrà quando  il gender buono proposto dall’insegnante di religione si troverà a doversi “confrontare” con quello cattivo insegnato trasversalmente in tutte le materie, secondo quanto impone la famosa legge sulla scuola attraverso i noti rinvii al Piano di azione straordinario contro la violenza di “genere”.  Domanda imperdonabilmente ingenua.  L’armonia e la pace regneranno a Varsavia.  L’abbraccio tra la chiesa postcattolica e lo stato  postcomunista, indissolubilmente abbracciati alle ginocchia di Bruxelles, potranno soffocare insieme senza strepito i lamenti della gente, ed annientare con dolcezza misericordiosa le menti dei fanciulli, perché,  come ebbe a dire un sacerdote ben inserito nei meccanismi diocesani, alla fine si tratta solo di perdere un paio di generazioni.

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6 commenti su “Il gender li interpella  –  di Patrizia Fermani”

  1. Elisabetta Frezza

    Va rilevato che nel repertorio fisso di questi illuminati parlamentari – “cattolici” e no – impegnati a magnificare la riforma scolastica genderista, rientra anche un’iniziativa autonoma di revisione costituzionale: con tetragona sicurezza, essi proclamano che, secondo l’articolo 3 della Costituzione, “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzione di razza, lingua, religione, opinioni politiche, e” – invece di “sesso” – ….“orientamento sessuale” (Fedeli), oppure ….“identità di genere” (Scantamburlo).
    Bisogna riconoscere loro il merito di uno snellimento delle procedure, sull’esempio del Canonista Vaticano.

  2. Sì, ma se non le guida un Pastore, qualche pecorone cornuto stile ariete potrebbe mettersi alla testa delle pecorelle ed agire con poca scienza e sapienza, ma tanta violenza, spiacevole per tutti… e un gregge non guidato, ma lanciato alla carica disperata in difesa degli agnellini può schiacciare sotto i fragili zoccoli anche un “leo rugiens”, specie se privo di criniera, cioè simile a una leonessa, (o forse una leonessa che si crede un leone? Bah!) Una cosa è certa, che quel celibe in clergyman che “può perdere un paio di generazioni” non vedrà la sua profezia avverarsi. Il gregge ruggirà. Se possiamo divagare un po’, ricordiamoci cosa è stato della cattolicissima Romagna dopo esser stata lasciata sola nelle Insorgenze dai pastori che trescavano con Napoleone: è diventata repubblicana e mangiapreti!

  3. Dopo il “corso GENDER” per infermieri ci mancava solo quello per IRC ed “operatori pastorali”! Dov’è finita la Chiesa alla quale guardavamo come ad un faro sempre acceso che, nelle tempeste della vita, dall’alto della roccia guidava il nostro cammino? Una, Santa, Cattolica, Apostolica e, aggiungo, affidabile, immutabile, coerente. Credo ci sia ancora, ma con l’attuale guida è, suo malgrado, sempre più “Ecclesia abscondita” (assumendo un’accezione diversa dalla chiesa invisibile della visione protestante). Il ladro è “diversamente onesto”, l’invertito è “diversamente orientato”… C’è ancora qualcuno, anche nell’attuale Chiesa “diversamente fedele”, che abbia il coraggio di chiamare le cose con il loro nome? Ah già… non sarebbe abbastanza misericordioso!

  4. L’avevo intuito che per loro si tratta di lasciar correre con un paio di generazioni… anche se mi ci è voluto un po’ per arrivarci. Tal chierico diocesano ha chiarito bene il meccanismo dunque: è un programma insegnato in seminario. In 2 generazioni non esisterà più alcun cattolico! Uscire da Babilonia, ormai il gioco è chiaro, cercare la VERA SANTA MESSA.
    infatti se vado a confessarmi ed a 30 sacerdoti (se lo sono ancora) dico che non riconosco il papa che loro invece riconoscono e con cui celebrano (una cum) e nessuno di loro mi scomunica, anzi mi assolvono, qualcosa non quadra in loro. Se c’è un vero Papa una vera Chiesa mi DEVE scomunicare per il suo stesso Magistero!

  5. Sto leggendo” Itinerario Spirituale” di Mons. Marcel Lefebvre, di cui qualche tempo fa parlò in un suo articolo Pucci Cipriani (che ringrazio per la segnalazione). Beh, se di questi tempi i preti parlassero del cattolicesimo con lo stesso ardore e con la stessa adesione assoluta all’ eterna dottrina della Chiesa come faceva questo santo e combattivo sacerdote, non ci sarebbero né problemi di gender, né di riduzione alla normalità della sodomia, né di comunione ai divorziati. Quanto farebbe bene oggi sentir dire che “Essendo tutto ordinato nel piano di Dio alla salvezza delle anime per mezzo di Gesù Cristo e per mezzo di Lui soltanto”, bisogna incoraggiare in ogni campo “quelli che si sforzano di regolare la loro azione sulla Legge naturale e soprannaturale di Nostro Signore.” E “ poiché Nostro Signore domina tutto, la sua legge deve essere quella di tutte le nazioni e di tutti gli uomini, senza eccezione” (pag.63). Parole sante che mi fanno dire: -Questo sarebbe un prete eretico? No, questo sarebbe parlar chiaro!-

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