Il gender nella “buona scuola” e la fatica di fare il politico  –  di Patrizia Fermani

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Il magnifico governo dei giovani e delle donne, come sappiamo, ha partorito dopo una felice gestazione “la buona scuola”, con l’Ue nella parte di curatrice al ventre che ha fornito la necessaria assistenza morale e materiale, vigilando a che la gravidanza fosse portata a termine anche a dispetto di tanta gente che, temendo la nascita del mostro, aveva cercato di ostacolarla.

di Patrizia Fermani

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zzzzbrPoi però a cose fatte i procreatori, ricordandosi del famoso film di Polanski “Rosemary’s baby” in cui Mia Farrow capisce come diventi difficile nascondere che nel fantolino messo al mondo è incarnato il demonio, hanno pensato di ricorrere alla sostituzione di neonato.

Viene annunciato a tutti che è nato un bimbo bello, buono e democratico, senza grilli per la testa. Soprattutto, è un innocente ignaro della teoria del gender per il semplice motivo che questa teoria non esiste. E siccome non esiste, è anche impossibile che sia oggetto di un qualunque piano educativo. Questo lo schemino della recita a soggetto che onorevoli di vario colore, con prevalenza per il rosso valentino del postcomunismo bene, va portando in giro con una impudenza giustificata solo dal fatto che la gente non è più avvezza a brandire pale e forconi contro i venditori di false pozioni miracolose. I prestigiatori di Stato si presentano ora assistiti immancabilmente anche dal prete postconciliare vestito da gentiluomo di campagna con il mandato di mostrare coram populo la propria fiducia nello Stato che professa la religione clerico marxista islamofila omofiliaca femminista, obamiana e massonica, cioè quella finalmente e veramente universale.

Tali onorevoli, che si presentano definendosi con modestia “legislatori”, battono le campagne per mostrare attraverso le “slides” che il tanto temuto comma 16 della legge si limita a rimandare all’innocuo articolo 5 della legge 113, e dunque, siccome i numeri sono in sé inoffensivi, infatti non si ha notizia di un numero che abbia fatto male a qualcuno, non si capisce perché sia stata montata tutta questa campagna allarmistica dai soliti mestatori antidemocratici. Del “Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” c’è solo il titolo, che è elemento estetico senza importanza.

È quanto accaduto ieri sera a Resana, un comune del trevigiano, dove un pimpante senatore Franco Conte, targato NCD, è venuto ad illustrare i vantaggi funzionali della scuola renziana e l’assenza di pericoli educativi. Quando qualcuno gli ha fatto osservare che essa contiene il famoso “Piano”, fatto di ben quarantadue pagine tutte imperniate sulla necessità di cambiare a scuola le teste dei fanciulli, caso mai le famiglie avessero loro inculcato idee omofobe o antifemministe, il nostro legislatore ha continuato ad indicare le slides dicendo che di queste pagine non compare alcuna immagine, e dunque nella legge non c’è alcun piano di questo tipo, e tanto meno c’è traccia del gender che non esiste. E se anche il gender esistesse, per capire quanto salutare sia, basta rivolgersi agli esperti diocesani che se ne intendono. Il gentiluomo di campagna annuiva approvando.

Ma qualche malintenzionato ha insistito, insinuando il sospetto che il legislatore mentisse sapendo di mentire. Allora questi ha concluso, con la gravità imposta dal ruolo, che le famiglie, se non vogliono correre rischi, devono vigilare, altrimenti non potranno lamentarsi qualora poi a scuola venissero fatte cose riprovevoli. Insomma, in uno slancio di generosa partecipazione, e in sintonia con la ministra Giannini, il legislatore ci ha avvertiti: noi vi prepariamo la pozione velenosa arrivata da Bruxelles insieme a tanti bei dobloni, e l’abbiamo nascosta in una bottiglia dell’acqua minerale. Se poi verrà fatta bere o meno ai pargoli nelle ore di scuola, dipenderà dal senso di responsabilità dei genitori che sono liberi di assaggiarne prima il contenuto. Chi di questi genitori permetterà incoscientemente che la pozione sia somministrata ai propri figli, è un genitore irresponsabile che non si cura della loro salute e che quindi dovrà sopportare il peso di questa grave colpa. Annuiva sollevato il preside, annuiva distaccato il gentiluomo di campagna.

Questo in una tiepida sera settembrina, in una tranquilla contrada trevigiana.

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7 commenti su “Il gender nella “buona scuola” e la fatica di fare il politico  –  di Patrizia Fermani”

  1. cara dottoressa e’ una societa’ diabolica quella in cui siamo immersi,fondata sulla menzogna sistematica,ma pazienza per un politico opportunista e corrotto che si adopera esclusivamente per garantirsi un presente e un futuro radioso(stipendio,visibilita’…..),l’assoluta gravita’ e’ data dal silenzio e/o dalla connivenza pressoche’ universale di gran parte dell’Episcopato e dei sacerdoti che,inebriati di modernismo,hanno abbandonato il gregge loro affidato e anzi lo incoraggiano ad abbracciare amorevolmente il lupi bramosi di sbranarli…questo e’ tradimento manifesto!! e intanto il vescovo di Roma sghignazza e indice un concorso per chi racconta la barzelletta piu’ simpatica su di lui..preghiamo per questi disgraziati,il salario di fine giornata sara’ la morte eterna…si fatica a individuare chi deve fare che cosa,il marasma ad ogni livello e’ devastante….forse e’ giunto il tempo tanto profetizzato dalla Madonna…Miserere nobis,Domine!

  2. I genitori convocati, -quelli malintenzionati intendo- avrebbero dovuto a mio parere, declinare l’invito: il politico, il preside ed il gentiluomo di campagna avrebbero perso l’ennesima occasione di prendere per i fondelli la gente e si sarebbero fiondati in qualche osteria per finire la serata a porchetta e prosecco sotto le cui specie -non di regola certo ma solo in quella occasione- avrebbero gustato il corpo ed il sangue del dimonio.

  3. E’ per questo che mi stupisco che tante associazioni cattoliche che si definiscono veramente cattoliche(cioè non moderniste) non seguano l’esempio della FSSPX e aprano ovunque scuole parentali. L’associazione Famiglie numerose dovrebbe essere la prima a fare questo, ma non mi pare se ne preoccupino più di tanto, i vescovi che vedono il problema, perchè non consifggliano, mettendo a disposizione locali questa scuola? le chiacchiere siamo capaci tutti a farle, lamentarci è il nostro sport preferito, ma chi può dovrebbe agire.

  4. occhio che la ministra Giannini ha detto che adirà per vie legali contro noi bugiardoni della teoria gender..abito in una piccola cittadina marchigiana, e i librettini gender erano in un asilo NIDO frequentato dal bimbo di 2 anni di una cara amica..altrochè falso gender..

  5. Cara dott.ssa Fermani, in data odierna lo stesso Ministro si è peritato di smentire categoricamente l’esistenza di ogni riferimento alla teoria “gender” nel pregiato “disegno di legge” in discussione. Per dare maggior peso alla dichiarazione e rassicurare le associazioni cattoliche e gli scettici – che hanno sollevato obiezioni – ha anche diramato una circolare. Come se ciò potesse bastare. Ha il sapore di una beffa; mi ricorda tanto le tranquille risposte di taluni “esperti” interpellati poco prima di un disastro: ” è tutto a posto; non ci sono rischi ( oppure : il rischio è sotto controllo )”. A distanza di poche ore la catastrofe. A questo punto, con la tragedia che incombe, sarebbe auspicabile avere cura solo delle materie curricolari. E lasciare alle rispettive famiglie il compito della educazione dello spirito.

    1. Patrizia Fermani

      L’intervento del ministro è surreale, non solo ovviamente per le minacce che hanno preceduto la circolare, ma proprio perché nella circolare si fanno ripetuti riferimenti al “genere” cioè alla parola coniata, nella corrispondente versione inglese, per indicare l’identità individuale forgiata indipendentemente dai presupposti sessuali naturali, e che basta perciò a definire la relativa teoria. La parola, che ricorre continuamente nel ” Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”, regolamento di attuazione cui rinvia la legge 107, torna dunque nella circolare con cui il ministro si affanna a rassicurare che della teoria non c’è traccia nella legge, e l’esito è quasi esilarante. Ma le famiglie non potranno eludere gli effetti devastanti di questo programma che mira proprio a sottrarre loro l’educazione dei figli, se non con una protesta sempre più forte che denunci l’inaudito progetto totalitario, imposto dall’UE ed eseguito da un governo suddito e servo.

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