Il gender non esiste. E gli asini volano – di Marco Manfredini

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La perversione ideologica arriva in provincia.                                                                                      

di Marco Manfredini

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Qualche settimana fa ho avuto modo di inviare agli amministratori del mio comune e ai dirigenti scolastici una vibrata protesta scritta per via di un progetto realizzato per i ragazzi delle medie, progetto in forte odore di gender già dal titolo: “Insieme fa la differenza”.

Non avevo ancora terminato di leggere la risposta, ovvero le accuse rivoltemi dall’assessore alla scuola del comune (accuse di incitamento all’odio verso le donne, gli omosessuali e i “diversi” in genere, di diffondere un pensiero violento e discriminatorio, che il gender non esiste essendo un’invenzione dell’Opus Dei e noi cattolici abbiamo le traveggole, eccetera) non avevo ancora terminato di leggere, dicevo, che arriva a casa mio figlio (5a elementare), con un bell’elenco di libri da leggere fornito dalle gentili maestre. Ebbene, tra i vari titoli suggeriti trovo“Storie della buonanotte per bambine ribelli”, edito da Mondadori.

La mia loquace consorte mi mette subito una pulce nell’orecchio:

Mi hanno detto che in quel libro ci sono cose un po’ strane…

Rispondo:

Impossibile. Mi ha appena assicurato l’assessore che il gender non esiste e che noi siamo omofobi, retrogradi, sessisti, eccetera. Se lo dice l’esimio assessore, confermato dalla insigne coordinatrice didattica, non può essere… …va beh, procuriamocene una copia.

Qualche giorno dopo arriva il libro. Bello, edizione curata, copertina soft-touch, realizzato come si conviene oggidì tramite crowdfunding, coinvolgendo decine e decine di artisti per le illustrazioni, scritto da due autrici italiane che vivono in California dove hanno fondato una media company, insomma tutto in regola con le mode del momento, anche il contenuto. Soprattutto quello.

Iniziamo a sfogliarlo. E’ una raccolta ad uso bambino di brevi storie di donne che hanno raggiunto obiettivi importanti, si sono distinte per qualche merito, per la posizione conquistata, le scoperte fatte e via dicendo. Nessuno si stupirà se vi troviamo la first lady più cool del millennio: Michelle Obama; come la per-un-pelo-mancata-presidentessa-degli-Stati-Uniti-accidenti-a-Trump Hillary Clinton, superabortista e paladina delle varie sigle tipo NGLTF, pianificatrice familiare e discepola del guru radicale nonché satanista luciferiano Saul Alinsky.

Oppure Rita Levi Montalcini, una che non credeva in Dio, bensì “nel bene e nel comportamento etico”, al punto da sostenere la libertà di eutanasia, fecondazione artificiale e, essendo l’embrione nient’altro che un ammasso di cellule, di aborto.

Oppure la radical-comunista-UAARiana Margherita Hack, la scienziata che disse:

Io, Margherita Hack, preferisco l’atto di fede nel Nulla all’atto di ragione che mi porterebbe a credere in Dio.

Quella che parlando dell’origine dell’universo a dei bambini in una scuola disse che il Big Bang era stato una “grande scorreggia dell’Universo”. Per lei la particella di Dio era il vero dio. Nel 2010 accettò con favore il premio “Personaggio gay dell’anno” da parte di Gay.it, per il merito di essere feroce avversaria della Chiesa Cattolica, così avara di nuovi diritti. Abortista, ma ovviamente contraria alla sperimentazione sugli animali, e vegetariana.

Oppure la tanto famosa quanto non-si-sa-per-cosa “artista performativa giapponese” Yoko Ono. Ah, ma certo! Yoko Ono è quella nota per le sue coraggiosissime e trasgressive manifestazioni di protesta, tra cui i rinomati bed-in in compagnia del cantautore più sopravvalutato di tutti i tempi, John Lennon, contro la guerra in Vietnam; sette giorni a letto a sproloquiare di pace suonando “Give peace a chance”, roba da far venir voglia di arruolarsi ne “I Mercenari” e svuotare il caricatore contro qualsiasi cosa si muova alla tua sinistra. Quella che amava farsi fotografare ignuda insieme al compagno ex-Beatle a mostrare degli orribili e cadenti glutei, e purtroppo c’era anche il lato A di entrambi. Sempre lei.

A tutto questo, purtroppo, ci siamo ormai abituati; ci si abitua a tutto quando ogni giorno fanno vedere sui media Emma Bonino presentandola come fosse Santa Madre Teresa dei “migranti”, ordine delle sorosiane col turbante.

Poi ci sono altre decine di donne più o meno sconosciute tra scrittrici, atlete, suffragette, scienziate, attiviste, guerriere, pugilesse, regine, guerriere, regine guerriere, piratesse, agenti segrete. Insomma, per tutti i gusti, a parte uno. Tra i cento ritratti non ce n’è nemmeno uno di una donna che abbia valorosamente assecondato la sua natura dedicandosi alla famiglia, magari allevando tanti figli in condizioni di precarietà. Una di quelle madri che avrebbero meritato la medaglia d’onore nel ’39 in Italia, o nel ’44 in Russia con l’onorificenza di “Madre eroica”. Non c’è, che so, una Santa Gianna Beretta Molla, o una Chiara Corbella, figurarsi poi una Maria Goretti.

In compenso vi si può leggere una storia che inizia cosi:

Una volta nacque un bambino di nome Coy.

Ma come, non era un libro dedicato a storie di sole donne? E poi che razza di nome è Coy? Chi si sognerebbe di chiamare suo figlio con un termine che suona come “Timido”, “Schivo”, nella peggior ipotesi persino “Lezioso”?

A Coy piacevano molto le gonne, il colore rosa e le scarpe con i brillantini.

Ok, inizio ad intuire che il nome è l’ultimo dei problemi.

Voleva che i suoi genitori si rivolgessero a lui come a una bambina e non gli piacevano i vestiti da maschio, e loro gli permisero di indossare quello che voleva.

In tutta evidenza il problema di questo ragazzino sono i genitori. Infatti:

Una sera Coy chiese alla sua mamma: “Quando andiamo dal dottore per farmi diventare una femmina-femmina?”

E la mamma ovviamente glielo porta. Per farla breve: il dottore spiega che Coy è una “bambina transgender”, e bisogna lasciarla libera di credere d’essere femmina. La famigliola ritorna a casa, e il bambino viene trattato come fosse una bambina; anche alla scuola viene chiesto di fare lo stesso. Ma c’è un problema: Coy vuole andare nel bagno delle femmine. Comprensibilmente gli insegnanti non ne vogliono sapere, per cui i genitori si rivolgono ad un giudice, che garantisce un lieto fine alla storia stabilendo che Coy può utilizzare il bagno che crede.

Per festeggiare la sentenza, Coy e i suoi genitori diedero una grande festa. Mangiarono una torta rosa, e Coy indossò uno scintillante vestito rosa con un bellissimo paio di scarpe dello stesso colore.

Chissà cosa avranno detto i genitori di quelle fanciulline, ritrovatesi a condividere il bagno con la loro nuova amichetta superaccessoriata. Il loro legittimo diritto di avere una toilette che non sia promiscua evidentemente è decaduto di fronte al capriccio di un singolo bambino (o dei suoi genitori?) del tutto privo di fondamento.

Nel libro la storia, essendo sciaguratamente destinata a fanciulli della scuola primaria, è molto semplificata, ma girovagando sul web si possono reperire altre interessanti informazioni su questa vicenda. Da un articolo su The Denver Post del Febbraio 2013 si scopre che il bimbo in questione, Coy Mathis, all’epoca aveva 6 (sei) anni. E’ noto che a quell’età i bambini non fanno capricci ed ogni cosa che dicono è da prendere come oro colato, assecondandoli sempre senza contraddirli mai. Solo ora capisco di aver sbagliato quella volta che proibii a mio figlio seienne di guidare da solo la macchina, dopo che mi disse di essere nato per fare il pilota di rally. Guai ad indirizzare un figlio verso una direzione piuttosto che un’altra, vero? Guai a proibire qualcosa.

La famiglia presentò ricorso contro la scuola presso la sezione Diritti Civili del Tribunale del Colorado. A rappresentare i presunti diritti di questa famiglia fu tale Michael Silverman, direttore esecutivo del Transgender Legal Defense & Education Fund:

Questa causa sarà importante per il Colorado e per l’intera nazione.
Per il Colorado, questo è il primo test della legge anti-discriminazioni, applicata all’accesso ai bagni da parte di studenti transgender.
A livello nazionale, sempre più persone transgender faranno ‘coming out’ ad un’età sempre più giovane, e la gente guarderà cosa è successo in Colorado.

L’avvocato della scuola si era illuso che l’istituto fosse in regola con la Legge Anti Discriminazioni, in quanto Coy non solo poteva frequentare le lezioni come tutti gli altri, ma godeva già di quelli che possiamo chiamare dei veri e propri privilegi, per quanto ingiustificati: indossava tranquillamente abiti da bambina, tutti si rivolgevano a lui con pronomi femminili, e se non voleva usare la toilette dei maschi aveva il permesso di usare quella singola del personale. Ma siccome un diritto tira l’altro, soprattutto se finto, i genitori lo tennero a casa da scuola, andando per vie legali perché, come disse la madre:

Vogliamo aiutare a creare una società dove va bene essere come sei.

Se il figlio avesse detto che sentiva di essere portato per fare il rapinatore? Probabilmente lo avrebbero assecondato, stando alle parole della madre. La quale dice anche che il piccolo, sin dalle prime parole, da quando aveva 18 (diciotto) mesi, ha sempre sostenuto di essere una femmina, non un maschio; e dai quattro anni non ne ha più voluto sapere di vestirsi da maschio e sentirsi dare del “lui”. Ce lo immaginiamo, questo pargolo di un anno e mezzo che getta via le tutine azzurre e reclama dalla madre quelle rosa, e tra un pianto e l’altro, per la commozione dei genitori, inizia a formulare il suo primo grido di battaglia:

 Mom… dad… I’m trans!

Dalla vicenda ne è stato tratto il documentario Growing up Coy, per celebrare la rivoluzionaria sentenza che ha permesso ad un maschio di andare nel bagno delle femmine. E al buon senso di essere sepolto dalla follia di certe leggi e di certi giudici.

Tornando al libro, pare che stia per essere pubblicato anche il secondo volume; tra le altre, ci sarà la storia della tennista Billie Jean King, attivista femminista, abortista e militante lesbica, che abbiamo conosciuto grazie all’istruttivo film “La battaglia dei sessi” (2017), una pellicola “fondamentale” secondo l’egregia coordinatrice didattica della scuola media locale.

Ma noi stiamo tranquilli perché, come dice il nostro eminente assessore a Scuola e Cultura, il gender è un’invenzione dell’Opus Dei.

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15 commenti su “Il gender non esiste. E gli asini volano – di Marco Manfredini”

  1. Siamo in pochi, pochissimi, ad accorgerci della mistificazione in atto e pochissimi ad avere il coraggio di far sentire la propria voce, come coraggiosamente sta facendo l’egregio Manfredini. E sono pochissimi a rendersi conto che queste operazioni scolastiche sono veri e propri stupri nei confronti di anime ancora innocenti verso le quali esiste un pianificato intento di perversione e di traviamento.
    Vi stanno portando via il bene più prezioso che avete, genitori giovani che avete i figli ancora piccoli e a noi nonni stanno portando via il bene più caro della nostra tarda età verso cui si prova la più grande tenerezza. E’ inaudito un delitto del genere e ancora più inaudito è che siano i governi con le loro assatanate “ministresse” a promuovere iniziative del genere.
    E non mi si dica che bisogna andare a votare per arginare tutta questa rovina, ché di qualsiasi colore siano i candidati,con le loro mirabolanti promesse altro non hanno intenzione di realizzare che stravolgimenti, cambiamenti e riforme che lasceranno tutto come prima. Purtroppo.
    (A titolo di esempio, si veda il caso delle dimissioni di Alfonso Indelicato a Saronno).

    1. Cara Tonietta, condivido in pieno. Lo dico sempre, e sono (legittimamente) assai criticato: io, questa volta, non sarò complice delle nefandezze di nessuno!

  2. Io spero che la brava Elisabetta Frezza (fine giurista, insegnante e madre di cinque figli) legga questo significativo e intelligente resoconto della vita scolastica reale in Italia per aggungerlo in una terza edizione del suo battagliero libro “Malascuola” (Casa Editrice Leonardo da Vinci).

  3. È come quando si parte per scalare una montagna. Quando la si guarda da lontano la si vede chiaramente nella sua interezza. Ma una volta iniziata l’ascensione, questa dimensione si perde. Si vedono solo più le rocce sopra la propria testa e gli abissi sotto i piedi, poiché ci si trova nella montagna stessa.
    Così per questa situazione. Noi che ci troviamo fuori da questa oscenità ne vediamo tutto l’orrore e la follia. Ma gli altri, che ci sono dentro in pieno per la loro immoralità, sono diventati ” le genti dolorose che hanno perduto il ben dell’intelletto”. L’abiezione è la loro dimensione normale, ormai non la vedono più come tale.
    Iddio ci dia la forza di non mollare mai, nemmeno di uno iota, e, se necessario, nemmeno di fronte alla peggior persecuzione.

  4. Gentile Sig. Mnfredini,
    leggendo queste sue tristissime righe, credo che se un giorno dovessi veramente incontrare l’Onnipotente (scusatemi ma non sono credente), credo che la prima cosa che farei sarebbe quella di ringraziarlo immensamente per non avuto figli… sono conscio del fatto che il non essere ‘aperto alla vita’ è motivo di disapprovazione da parte di voi cristiani; ma mi creda che se fosse capitato a me quanto da lei appena descritto, ecco, credo che ben difficilmente mi sarei limitato a scrivere una vibrata protesta al dirigente scolastico della scuola di mio figlio.
    O meglio, forse sarei stato costretto a limitarmi, come ha fatto lei…. ma sarebbe stato veramente dura dover digerire tutto ciò !!!!

    1. Forse è proprio per questo che Nostro Signore ha voluto che né Lei, caro Davide, né io abbiamo goduto dell’ incommensurabile dono di essere papà: per risparmiarci l’ergastolo….

      1. Io invece ho figli. E sono credente. Due doni incommensurabili; due pesi grandissimi. Però posso fare ben due cose importanti: crescere bene i figli e chiedere a Dio forza e parole commisurate all’impresa. E a voi – sì, anche a lei, Davide – di pregare per me.

  5. E intanto, mentre per i diritti dei gay si strappano le vesti e si fanno leggi anti discriminazione, per i bambini sani (sanissimi),ma non vaccinati si è iniziata a scuola una vera campagna discriminatoria, che per alcuni bambini costerà sia la non ammissione ad asili e multa per i genitori, per altri più grandi il possibile cambiamento di classe, e multa, eppure i bambini sono sani e non pericolosi a differenza di quelli vaccinati che non seguendo la quarantena di 6 settimane prescritta dai buggiardini riguardo ai vaccini a virus vivi attenuati, sono portatori sani. Non è discriminazione questa? Ma viviamo in Italia dove si piange una settimana per la Shoa, poi ogni giorno si massacrano bambini con l’aborto, perciò tutto nella regola!

  6. Purtroppo gli asini non volano, ma spesso fanno i ministri dell’istruzione o i politici. La soluzione è togliere i figli da scuola e fare buone scuole parentali cattoliche ovunque. Bisogna rimettere un po’ di ordine, valutare le priorità, se possibile le mamme potrebbero tornare tra le mura domestiche (si libererebbero posti lavoro) a fare il mestiere più bello ed eroico che ci sia: mettere al mondo anime per il Paradiso, educarle e nutrirle di cose belle e sante. Migliorerebbe la società in poco tempo: giovani sani mentalmente e moralmente, posti di lavoro liberi, coniugi meno stressati, bambini più felici, virtù che fioriscono, vocazioni che sbocciano e di conseguenza grazie che piovono dal cielo. Se solo le donne ci pensassero a quanto bene può fare una mamma, più che una donna in carriera.

  7. elisabetta frezza

    Carissimo Marco, leggo con ritardo il tuo splendido pezzo, perché alle prese anch’io quotidianamente con le follie variopinte somministrate per via scolastica a eserciti di creature inermi, per lo più nemmeno difese da genitori apatici o già rincretiniti fissi. Non so se hai avuto modo di sperimentare lo yoga obbligatorio, in orario curricolare, comprensivo di recita comunitaria di mantra con contorno di candele, incensi, ortaggi e pietre per entrare in sintonia con la madre terra. E tutti tacciono. E se un ragazzino/a si rifiuta di partecipare a un rito pagano viene chiamato a colloquio dalla yoghista (?!) e dalla docente di riferimento per capire quali sono i suoi problemi, quelli che gli/le impediscono di raggiungere la pace dei sensi assicurata dalla simpatica brigata e dai suoi ammennicoli.
    Figuriamoci solo se a un insegnante venisse in mente di occupare, invece di manciate di ore con un corso di yoga, un quarto d’ora per un rosario. Chissà se starebbero tutti zitti, chissà se obbedirebbero all’ordine superiore con la stessa docilità. Ma questo nessuno lo verificherà mai.

  8. Stefano Mulliri

    Vorrei dire di tutto cuore, che auguro a questa gente : responsabili, complici, fiancheggiatori e collaboratori a vario titolo di questa schifezza, che andassero tutti quanti all’inferno ma non in senso metaforico.

  9. L’inferno non si augura anessuno, ma il dolce bastone di don Camillo, tra capo e collo, ci vorrebbe, mica un bastone di noce, ma uno di legno tenero, giusto per risvegliare a quelle zucche vuote la vocina della coscienza.

    1. Stefano Mulliri

      Caro Peppone lei avrebbe anche ragione, se non che poi il divieto di scandalizzare i più piccoli viene da Uno a cui si deve l’obbedienza assoluta, e che proprio Egli a detto che sarebbe meglio che chi si macchia di tale colpa, sarebbe meglio che gli si mettesse una pietra da macina al collo e che si buttasse nel mare profondo.

  10. Uomini e donne, padre e madri di buona volontà fate come me: togliete i figli dalla scuola, e iniziate a fare scuola a casa, una VERA scuola, con tanto di vera lingua italiana vera matematica, vera storia ecc..ecc.., Mettetevi insieme. E’ così che rinasceranno i “corpi intermedi” quelle forze sociali nate dal buon senso comune e dalla vera fede che daranno forza alle famiglie e sosterranno i bambini nel cammino di crescita. Siamo disposti ad aiutare chi ne ha bisogno, con i pochi mezzi di cui disponiamo, per mettere insieme gruppi di educazione parentale veramente cattolici, fornendo il materiale didattico necessario. Gratuitamente. Perchè la battaglia si fa così.

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