Il governo è fatto, ma resta l’ombra sull’operato di Mattarella – di Cesaremaria Glori

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È nato il governo Salvini-Di Maio. È utile, comunque, continuare a riflettere su quanto accaduto nei giorni scorsi al vertice dello Stato.

Riflettendo sugli eventi succedutisi in questi ultimi giorni e sulle aspre polemiche che ne sono scaturite, mi sono chiesto se il Presidente della Repubblica avesse preventivato, quale conseguenza della sua decisione, la possibile anzi inevitabile ripetizione della medesima fattispecie dopo una nuova consultazione elettorale. Di fronte all’ostinazione dei due leader sul nome di Savona, in modo particolare da parte di Matteo Salvini, il presidente erigeva una barricata con un piglio che rivelava non solo insofferenza e dispetto ma anche una disposizione d’animo di chi deve assolvere un compito preciso imposto da altri perché costretto ad adottare misure che non gli sono abituali. L’Irritazione, che la giovane età dei due leader e l’opaca e non ancora disinvolta figura del candidato presidente del consiglio professor Conte contribuivano ad accrescere, era manifesta, anche visivamente, nel tono e nell’atteggiamento del presidente Mattarella. Quel trio così nuovo e improbabile in quel luogo, di solito frequentato da persone sicure di sé e consapevoli della loro autorevolezza, stonava e accresceva il senso di fastidio e di rigetto favorendo il sorgere nella coscienza del Presidente della convinzione che era indispensabile osare pronunciare il netto rifiuto ad accettare l’imposizione di un ministro che poteva far crollare la ancor debole costruzione dell’Europa di Ventotene (la cui impostazione ideologica è estranea a quella dei padri fondatori dell’Europa italo-franco-tedeschi) e mettere a repentaglio non soltanto la situazione politica e strategica dell’Italia ma dell’Europa intera. La dissidenza, infatti, di un piccolo membro dell’Europa dei 27 può essere tollerata nella certezza che la sua minuscola influenza sia destinata a svanire nel disinteresse graduale della maggioranza degli Stati che contano, ma non vale altrettanto se la dissidenza provenga da uno degli Stati determinanti sia per la sua posizione strategica nel centro nevralgico del mondo ove si incrociano gli interessi di civiltà diverse, sia per la sua forza produttiva ed economica ancora tra le più elevate del pianeta, senza contare il prestigio storico e l’essere la sede della Chiesa cattolica che, malgrado un certo appannamento odierno, resta ancora rilevante a livello mondiale.

Che cosa è avvenuto nelle stanze quirinalizie in quelle ore che separano l’ingresso del designato presidente del consiglio professor Conte e l’uscita del Presidente Mattarella per annunciare il diniego ad accettare la presenza nella compagine ministeriale del professor Savona?

Sicuramente il presidente era stato già informato della lettera che il professor Savona aveva reso pubblica attraverso i mezzi di informazione e che era stata abbondantemente divulgata sia in Italia che all’estero. Per quale motivo quelle precise affermazioni del prof. Savona rimasero lettera morta e non ritenute degne nemmeno di un tentativo di chiarimento più approfondito, vuoi a quattr’occhi fra il diretto interessato e il presidente, vuoi insieme al presidente del consiglio designato e ai due leader?

Sembra molto improbabile che in quelle ore il presidente Mattarella sia rimasto da solo in profonda meditazione per poi mettere per iscritto quella condanna senza appello del nuovo governo e delle speranze che ad esso erano collegate. Quali saranno state le voci che attraverso l’etere avranno confortato e supportato la coscienza e il senso di responsabilità del Presidente a prendere quella inusitata e drastica decisione che avrebbe suscitato un autentico terremoto non soltanto in Italia ma nell’intero mondo? È credibile che quella decisione sia stata presa dal Presidente Mattarella ascoltando soltanto la sua coscienza e affidandosi unicamente alla sua esperienza politica e giuridica? Possibile che non sia venuto in mente al Presidente Mattarella che le regole democratiche e quelle non scritte che debbono essere se non innate almeno prese in considerazione da parte del garante dei diritti di ogni cittadino e che il prestigio del professor Savona, sia a livello nazionale che mondiale, esigevano una dichiarazione pubblica di stima e di rammarico nel dover prendere quella decisione che comportava la sua esclusione a tutela della nazione italiana e dell’ideale europeo?

Con stupore, invece, abbiamo visto che nessuno si è sentito in dovere di rivolgere al Professor Savona la benché minima scusa, tanto da costringerlo a censurare lo scorretto comportamento nei suoi confronti da parte della più alta autorità dello Stato, accusandola di averlo pregiudizialmente escluso da un suo potenziale diritto non tanto per una concreta e documentata inopportunità di una sua presenza nel governo della Repubblica Italiana, ma con un processo alle sue intenzioni e senza alcuna possibilità di appello. Una procedura, questa, che richiama quelle di certe pseudodemocrazie popolari di ben nota memoria. Una condanna sconcertante per come è stata emessa e per la platea non soltanto italiana di fronte alla quale è stata pronunciata. Sconcertante anche per l’esperienza giuridica e la carica rivestita dalla persona che l’ha pronunciata.

C’è qualcosa di oscuro e di concertato in quanto è avvenuto nelle stanze del potere della nostra Repubblica. Forse col tempo ne sapremo di più, ma una cosa è certa anche per il clamore internazionale che ne è seguito. Quando mai un evento della stucchevole e noiosa politica italiana ha meritato tante approvazioni non richieste e tanti commenti da personalità di diversi Stati, da Putin a Bannon, da capi di stato europei e da altri esponenti delle istituzioni europee e persino della Chiesa Cattolica, stranamente in sintonia con i poteri delle suddette Istituzioni Europee che non possono essere più considerate allineate secondo i principi irrinunciabili tante volte evocati da Benedetto XVI.

Quei due “ragazzi” che si sono impuntati su uno stagionato e maturo professore hanno scatenato un vero e proprio terremoto. Terremoto che ha fatto piazza pulita delle divisioni fra Destra e Sinistra, divisioni che, secondo Madiran, erano un modo di etichettare le idee e i gruppi che le sostengono da sempre orchestrato dalla Sinistra. A distruggere questo spartiacque ideologico ci aveva già pensato Trump e certo cosiddetto Populismo, ma a dargli il colpo di grazia sono stati i due “ragazzi” di casa nostra e ciò vuol dire che l’Italia è ancora viva e lo ha dimostrato proprio quando sembrava a tutti, noi compresi, che si era già affondati nel precipizio.

D’ora in avanti le cose non saranno più come prima e se ne sono resi conto anche molti esponenti della politica italiana e lo si è percepito da certe frasi, da certe considerazioni non più pronunciate con una certa supponenza e sussiego, a parte l’eccezione di qualcuno che è apparso spiazzato ricorrendo a elucubrazioni machiavelliche frutto di poco digerite letture. Non si parla più né di sinistra né di destra e lo stesso Populismo ha assunto una certa caratura grazie a questi due giovani rappresentanti della politica italiana che hanno abbandonato i luoghi comuni del passato dopo essersi resi conto che quei muri ideologici non servono più nemmeno come ascendente ereditario. Si sono accorti che il Passato è passato e che ci si stava incrudelendo sul suo cadavere perdendo tempo e non venendo a capo di niente. Inconsapevolmente hanno rivelato che il re è nudo, quel re che a Ventotene era stato rimesso in piedi con un vestito vecchio e ammuffito in ambienti tenebrosi, angusti e privi di luce. Si sono liberati degli schemi del passato e la stessa esperienza fatta in questo tentativo di venire a capo delle artificiose divisioni pregresse per dar vita ad un progetto di governo nuovo emerso come il bambino che nasce da un doloroso travaglio, questa esperienza, dicevo, non potrà essere dimenticata. Essi, e con loro quelli che hanno seguito tramite i media l’intera loro vicenda, si sono resi conto che possono trovarsi d’accordo e lo saranno ancora di più quando scopriranno che se volgeranno lo sguardo all’indietro, verso le esperienze del passato delle singole nazioni europee, verso le tradizioni delle loro Patrie e delle loro costumanze avite, allora riscopriranno con esse anche la fede in se stessi e nel lascito dei loro avi, un’eredità in cui si mischiano guerre, vittorie e sconfitte. Guerre, vittorie e sconfitte da cui è nata la civiltà occidentale che non può rinnegare nessuna di quelle basi senza distruggere l’intero edificio.

Cm.G

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13 commenti su “Il governo è fatto, ma resta l’ombra sull’operato di Mattarella – di Cesaremaria Glori”

  1. Il presidente Mattarella non aveva altre scelte: o riprovava a far fare il governo 5stelle/lega con Conte presidente del consiglio o la sua popolarità sarebbe caduta molto in basso.

  2. Una domanda alla Redazione ( in questo caso con risposta tramite un articolo in merito)e agli altri lettori. Perché secondo voi la UE ed i poteri forti fanno la ” voce grossa ” ( non solo a parole ma anche con manovre speculative) SOLO con L’italia ( e Grecia)? Perché mi aspetterei molto di più e di peggio verso i paesi del gruppo di Visegrad ( mi aspetto che L’italia vi aderisca quanto prima) che in sostanza fanno una opposizione molto più forte,dura e pericolosa verso questa UE ( e chi li manovra..) atea, massonica, omosessualista e filoislamica……Forse perché l’unione fa la forza ? Grazie.

    1. mi permetto i aggiungere che l’opposizione è quella dell’elite dell’alta finanza mondiale e mondialista – atea,massonica…(Builderberg per intenderci).

    2. Quello che mi stupisce è che questi personaggi che fanno la “voce grossa” non conprendono che così facendo non fanno altro che aumentare nella gente la convinzione di votare “contro”. In altre parole, fanno il gioco dei cosiddetti “populisti” che tanto vogliono contrastare. Saluti.

  3. piero nicola

    Ma la vecchia stampa unita ha detto che i due “ragazzi” hanno fatto un passo indietro, mentre l’ha fatto chi è rimasto spiazzato e/o chi agiva dietro le quinte.

  4. Rogerusarthurus

    Benissimo. Avevo fatto a un dipresso gli stessi pensieri. Lei ha espresso con chiarezza delle verità che la cortina fumogena della (dis) informazione sta cercando di coprire. Grazie

  5. “se la dissidenza provenga da uno degli Stati determinanti sia per la sua posizione strategica nel centro nevralgico del mondo ove si incrociano gli interessi di civiltà diverse, sia per la sua forza produttiva ed economica ancora tra le più elevate del pianeta, senza contare il prestigio storico e l’essere la sede della Chiesa cattolica che, malgrado un certo appannamento odierno, resta ancora rilevante a livello mondiale.”

    per favore, non scherziamo.

  6. Il terzo segreto di Fatima, che le Sentinelle della Verità non hanno ancora voluto rivelare ma che si è dispiegato davanti agli occhi del mondo intero, si è mostrato in tutta la crudezza della “Giustizia”: “Roma ha perduto la Fede!”. “Libera me, Domine, de morte aeterna, in die illa tremenda, quando coeli movendi sunt et terra”.

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