IL MEETING DI RIMINI E IL SUPERMERCATO DELLE IDEE – di Patrizia Fermani

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di Patrizia Fermani


 


mtgPer chi arriva per la prima volta al meeting di Rimini senza una precisa idea della sua organizzazione, la prima reazione è senz’altro di stupore. Stupore per le dimensioni degli ambienti occupati e per i flussi di persone che si muovono in questi spazi senza soluzione di continuità. L’impressione complessiva è comunque grosso modo, su scala più grande, quella che si avverte in un grande centro commerciale, senza la massa variopinta delle merci più disparate che fanno di quei luoghi anche una sorta di paese dei balocchi. In ogni caso, in virtù del frastuono costante, e del movimento continuo delle persone, è percepibile una sorta di diffusa alienazione, di un automatismo cui tutti sembrano adattarsi pur nell’apparente quasi euforico vitalismo comune. Troppo tecnicamente efficiente e apparentemente variegato per pretendere che possa germogliare la scintilla di un pensiero che trafigga l’uniformità della molteplicità programmata. Come dire il tailleur di irripetibile fattura nella inesauribile quantità di scelta degli abiti del centro commerciale.

Poi incontri in un piccolo spazio ricavato da un passaggio, davanti ad un circolo persone sedute a semicerchio, due splendidi giovani che spiegano a pochi eletti la forma di protesta da loro ideata, l’esperienza della Manif, in sit in letterario: come e perché hanno pensato sia questo il modo migliore per diffondere la ferma convinzione della barbarie autodistruttiva che viene dalla prepotente imposizione della ideologia omosessualista e dalla sua pretesa di prendere in pugno la società intera per strangolarla inesorabilmente. Lui parla con la sicurezza naturale in chi è forte di idee meditate e sofferte pur nella consapevolezza di una iniziale solitudine, lei trasmette la profondità di uno spirito altrettanto forte e sereno, nello sguardo che incide il volto bellissimo. Parlano con la coscienza di avere abbracciato una causa difficilissima, ma che va combattuta senza timore e senza cedimenti perché la posta in gioco è – dicono – il futuro dei propri figli, la possibilità di comunicare una vita forte di valori autentici come quelli che essi hanno ricevuto dall’amore e dalla intelligenza delle proprie famiglie. C’è un’oasi di sapienza e di forza d’animo che forse nessuno sperava di trovare così eloquente e significativa nel grande supermercato di parole più consumate.

Per fortuna, pensa il visitatore occasionale, da qualche parte hanno messo anche un banchetto per raccogliere le firme contro la dissennata, proterva e liberticida legge presentata alla Camera sulla c.d.”omofobia”. Questi meravigliosi cavalieri solitari forse potranno trovare ancora un seguito di gente che non ha smesso di pensare e di capire dove può andare a sfracellarsi il caravanserraglio di una società alla deriva. Certo le firme vengono raccolte e numerose. Molti pensano ancora che l’insania non può e non deve prevalere anche se viene alimentata da tanta ignavia, pusillanimità o semplice cinismo.

Poi a sera il grande Moloch si muove proprio in aiuto di questa insania. Comunione e Liberazione avverte che la raccolta di firme non è affar suo, che non è nel suo orizzonte mobilitarsi contro alcunché, perché – anzi – la moltitudine di gente accorsa al Meeting dimostra quanto siano benvenute e accolte tutte le diversità.

Certo sarebbe difficile che il Meeting avesse potuto non accogliere le diversità: che so, far entrare solo quelli col naso aquilino (peraltro molto rari in epoca di chirurgia plastica mutuabile) o sopra il metro e novantasette di altezza o senza l’alluce valgo. E poi stiamo attenti, perchè la diversità può non essere una cosa bella (come direbbe icasticamente Bergoglio): basti pensare come la intendeva Dante all’apparire di Cerbero “fiera crudele e diversa (che) con tre gole caninamente latra”, o di fronte a chi era alieno da “uomini diversi d’ogni costume”, cioè privi di ogni buon costume, scostumati. Appunto. Piuttosto che inimicarsi chi è privo di ogni buon costume, CL preferisce negare il problema. Tanto il Meeting è solido ed ecumenico, offre tutte le idee e tutti gli orientamenti a prezzo unico. Tutti possono ballare tranquilli e sponsorizzati anche se la nave affonda. Con buona pace del fondatore, che forse qualche idea non proprio diversa da quelle dettate dalla ragione ce l’aveva di sicuro.

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