Il nichilismo è già qui. Anche se non vogliamo vederlo

Finalmente una donna segretaria proprio nel partito che più di tutti sostiene la parità di genere, nel senso che è indifferente di che genere una persona sia, anzi non solo sia ma si senta di essere. Dunque, si esulta per la vittoria di Elly Schlein neosegretaria del PD. Ho sentito con le mie orecchie la neosegretaria, teneramente commossa, raccontare di aver ascoltato venerande compagne finalmente soddisfatte per la sua vittoria: avevano aspettato settant’anni questo evento.

Sic stantibus rebus, vorrei fare subito un appello preventivo agli elettori un tempo definiti di destra perché, vista la deriva supereuroatlantista di Giorgia Meloni, cavalchino la tigre e votino in massa la Elly Schlein alle prossime elezioni. D’altra parte, è stata la stessa Giorgia Meloni a dire che una donna alla guida del PD permetterà al partito di guardare al futuro. Siamo su una giostra da cui, benché non volemmo salire, non possiamo più scendere. Coraggio, la dissoluzione è alle porte.

Sentire le interviste alla nuova segretaria, definita “lampo nel buio”, proprio nei giorni in cui i giornali cercano di nascondere la sacca di Bakhmut, ovvero l’ennesimo vano sacrificio di soldati ucraini perpetrato di proposito dal governo degli “impizzati” di Kiev, dà un senso di vuoto acre alla bocca dello stomaco. Sì, perché sono tutti pacifisti, ma solo per certe guerre, sono tutti antifascisti, ma solo per certi fascismi.

Non avrei, d’altro canto, saputo come descrivere in modo più accurato la vittoria del nichilismo borghese nella società occidentale: un potere che decide e non decide promettendo il sol dell’avvenire, mentre sullo sfondo vengono mandati a morire per scommessa persa in partenza centinaia di figli poveri.

Non si tratta qui della guerra persa e gloriosa dei nostri ragazzi laggiù sullo Zambesi. Con così pochi amici da portarsi al fronte e tutto il mondo contro. Riflettere su cosa sia stata la guerra in Rhodesia avendo in faccia lo schifo di mondo che è venuto fuori poi qui in Europa, non è solo commovente, è un moto rabbioso dell’anima e un rimpianto di non esserci andati davvero a morire, sullo Zambesi, prima di vedere la terra dei nostri padri in mano alla coppia Meloni-Schlein.

No, qui si tratta di una guerra chiaramente inutile, idiota e conto terzi. Anzi la guerra per la sopravvivenza la stanno facendo proprio i Russi che stiamo combattendo, perché l’idolo del progresso ha fatto un salto di qualità epistemologico nella direzione di un melting-pot pseudo-razziale dalla superiorità morale dei migliori, i quali non si fermeranno fino a quando non avranno stritolato i nostri innocenti figli fra Star Trek e Auschwitz.

Perché sono tutti misericordiosamente cristiani, ma solo per un certo cristianesimo. Perfino la Chiesa ci ha lasciati orfani, di consiglio, di sapienza, di santità. I sacerdoti ripetono filastrocche imparate a memoria negli anni sessanta, come se fossero mantra da mandare giù con l’olio di ricino del ’68, che è l’imposizione violenta dell’illogico. Così, ci ritroviamo con sacerdoti e frati anziani che chiedono consiglio ai laici sul da farsi, vorrebbero in fine dare la Chiesa di Cristo ai laici e levarsi d’impiccio una volta per tutte, per annullarsi nel nichilismo totale delle anime che si distruggono.

Sono tutti accoglienti, come il ministro dell’agricoltura Lollobrigida che ha spiegato a Bruxelles come l’Italia accoglierà quest’anno 500.000 immigrati (giusto per intenderci, l’equivalente di quattro volte abbondanti gli abitanti di Bergamo): però regolari. Perché noi amiamo le cose regolari. Ovviamente incurante del fatto che i suoi elettori 500.000 immigrati l’anno non li vogliono né regolari né irregolari.

Il nichilismo ha vinto. Non da oggi. I migliori interpreti di questa vittoria sono stati i tanti ragazzi travolti dalla droga e già passati avanti, alcuni ne ho conosciuti, altri sfiorati. Ma chi dice che siano stati cattivi ragazzi? Sono stati semplicemente più consequenti degli altri, che, in un mondo disfatto da ipocriti e maneggioni senza dignità né valori, hanno mentito a se stessi o imbastito una vita vegetale fatta disvalori e falsi miti.

Il nichilismo che si aggira come uno spettro tra di noi nell’indifferenza generale ci porta a un quesito estremo. Posto che l’aspettativa di vita è 78 anni, chi è lo stolto nel paese dei balocchi privo di un vero senso? Chi ha goduto la vita al suo massimo venti o venticinque anni finendo l’esistenza in una tragica overdose oppure chi ha lavorato come un bue cinquant’anni per trascorrerne forse una decina da pensionato senza speranze, di cui la metà facendosela letteralmente addosso in qualche ospizio?

Non resta che cavalcare la tigre. Non si scende dalla tigre perché il nichilismo ha vinto. Ha vinto nelle scuole e nelle sacrestie darwiniane del progresso messianico, con un risultato letteralmente eutanasico, fisico e metafisico. Lo abbiamo banalmente ogni giorno sotto gli occhi, quando ci capita di guardare una donna che passa, pensando bene prima di sorriderle: “Bah, si sentirà donna, si sentirà uomo o si sentirà una sardina? Chi siamo noi per giudicare? La messa è finita. Signora, vada in pace”.

Finita la Messa, come finita ogni certezza con la fine del logos (per i credenti adulti anche del Logos), la cosiddetta generazione dell’emancipazione ha emancipato l’uomo dal suo cervello. E a noi, pochi, che non vogliamo adeguarci, perché con certe idee siamo un pochino mammoni, non resta che la malinconia, con un certo dubbio retorico in fondo al cuore di avere ragione, di avere avuto sempre ragione, perché siamo con il logos (e con il Logos).

Per consolarmi prendo un vecchio disco. In copertina c’è Linda Ronstadt e penso che puoi fotografarla anche così, seduta in una stalla con dei maiali attorno, e resta sempre stupenda. Perfino i maiali sembrano puliti e la sua Long Long Time sarà la canzone d’amore la più bella di sempre. Anche se un mondo di zombi ormai non saprà ascoltarla.

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