IL POLITICO ALCIDE DE GASPERI. IN RISPOSTA ALLA LETTERA DI CLAUDIO FORTI – di Piero Vassallo

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di Piero Vassallo

 

dgsIl lettore e amico Claudio Forti scrive manifestando sorpresa per l’assenza di chiari riferimenti ai princìpi cristiani nei discorsi tenuti in occasione di un convegno promosso a Trento per celebrare la figura di Alcide De Gasperi.

Mi si consenta di tentare una personale spiegazione del vuoto valoriale – orrenda espressione che definisce l’assenza perfetta e giubilante di princìpi cattolici nel convegno degasperiano.

Il mio tentativo di risalire alle cause dello zero metafisico imperante nella avanguardia politica di sedicente ispirazione cattolica, propone le seguenti, brevi considerazioni:

a.  Tra il 1935 anno, della pubblicazione del saggio sulla nuova cristianità, e il 1936, anno di pubblicazione di Umanesimo integrale, l’area degli ex popolari (i futuri democristiani, De Gasperi in prima linea) fu affascinata e agitata dalla svolta di Jacques Maritain, che – ritrattate le tesi esposte in Antimoderno, un saggio scritto quando militava nella destra  francese – proponeva una benevola lettura e interpretazione delle ideologie moderne.

b. A proposito del marxismo, ad esempio, Maritain sosteneva che l’ideologia comunista combatte un falso Dio, di cui il mondo borghese e anche un certo mondo cattolico si servirebbe a fini di potere. Ridotto a onesto equivoco, l’ateismo di Marx cessava di costituire motivo di seria incompatibilità. Il seme cattocomunista era gettato nella terra dell’irenismo.

c. Conseguenza pratica della fuorviante lettura di Marx fu la proposta di un’intesa politica con i comunisti. Nel saggio ”À travers la victoire”, pubblicato nell’immediato dopoguerra, Maritain sostenne infatti:  “Lo spirito della Resistenza ha modellato tra gli uomini della rivoluzione e quelli della speranza cristiana vincoli d’intesa e di collaborazione, che, liquidando i vecchi pregiudizi, hanno aperto la strada ad una nuova democrazia”.

d. De Gasperi fu tutt’altro indenne dalla suggestione maritainiana. Nel 1935, recensendo il saggio maritainiano “Idéal historique d’une nouvelle chrétienté” che disegna l’identità anfibia della democrazia cristiana, De Gasperi scriveva infatti: “Quale può essere l’immagine prospettica di un cristianità nuova? Essa corrisponderà non più ad una concezione sacra, ma ad una concezione profana cristiana [sic!] del temporale e si fonderà su di un umanismo integrale teocentrico”. E poco più avanti, rispondendo alla domanda sul fine della nuova cristianità precisava che “se non potrà più essere, come nel medio evo, la realizzazione per mezzo dell’uomo di un’opera divina sulla terra, sarà almeno la realizzazione di un’opera umana da attuarsi sulla terra per il passaggio di qualche cosa di divino[1].

e. Nel 1944 De Gasperi propose addirittura un paragone di Marx a Cristo.

f. L’aspro conflitto che oppose De Gasperi a Pio XII ha radice nel pensiero di Maritain.

g. Le tesi di Maritain e di De Gasperi furono portate alle conseguenze estreme da Giuseppe Dossetti, l’ispiratore della nebbiogena scuola di Bologna. Scuola di cui è interprete e condottiero crepuscolare Andrea Riccardi, uno dei convegnisti a Trento.

h. Quando si considera che il marxismo è ingloriosamente tramontato è possibile capire il vuoto ideale dei cattolici d’osservanza bolognese: ridotta a fantasma la modernità, non rimane che la fede in un cattolicesimo alleato della sua assenza. Di qui il vuoto pneumatico che allarma il lettore e amico Claudio Forti. Mi permetto di suggerire all’amico di contemplare nel vuoto trentino il lampo di una inconsolabile vedovanza mentale: l’amore per la defunta ideologia si può esprime solamente con gemiti insensati e gridi di dolore. Il pensiero è costretto alla latitanza.

i. Ultimamente gemiti s-pensanti dei cattolici di scuola bolognesi coprono e nascondono la voce del padrone bancario, la mano magica che muove le comparse, i pii automi (tuderti, perché promossi dalle illusioni convenute a Todi) in movimento sullo scacchiere della turbofinanza. Partiti al seguito festante delle bandiere proletarie, gli scolarchi bolognesi sono finiti al seguito dell’imperialismo mondiale del denaro. Recita una malinconica e quasi profetica canzone di Ornella Vanoni: su di loro è disceso il silenzio.

 

 


[1] Cfr.: “I cattolici all’opposizione”, Laterza, Bari 1955, pag. 373 e 375.

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