IL PRESIDENTE FA POLITICA – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

 

 

In questi giorni Berlusconi si è fatto sentire, si è pronunciato circa i provvedimenti assunti da Monti per il riassetto del debito pubblico. Egli ha esternato una verità, e poco importa se questa serve a fare il suo gioco: le misure adottate per diminuire il deficit statale, richieste dalla UE, hanno depresso assai la nostra economia. Ne deriva che, proseguendo su questa strada, non c’è da sperare in nessuna ripresa, anzi dobbiamo ritenerci condannati alla recessione.

xp1Chi ricopre la più alta carica dello Stato, che la Costituzione obbligherebbe a tenersi al di sopra delle parti, ha fatto uno dei suoi interventi, niente affatto sporadici e accidentali, sulla politica a tutto campo. Contraddicendo Berlusconi, in un incontro ufficiale con il Presidente ceco Vaclav Klaus, egli ha dichiarato coram populo che il fiscal compact (la pressione fiscale) era dovuto, e che la sua compatibilità con la crescita “bisogna ed è possibile trovarla”. Come dire: se anche continuo a mangiarti gli utili, tu impresa devi prosperare. Oppure, svendiamo i beni comuni e diminuiamo un poco gli oneri fiscali delle imprese, senza preoccuparci d’esserci impoveriti e di come faremo quando non avremo più gioielli di famiglia da portare al Monte di pietà.

Napolitano ha ripreso il trito concetto del disastro cui i mercati ci avrebbero condotti, se non avessimo ubbidito ai richiami di Bruxelles e della BCE. Per convincere i dubbiosi e giustificare il presente regime di austerità, egli ha tracciato una breve storia del debito pubblico: in passato, i governi sono stati abili a gestire il debito, ma alla fine bisognò far fronte ai mercati che  esercitavano “pressioni fortissime sui nostri titoli”.

Decisamente, l’imparzialità non è il suo forte. Egli è disposto a dar credito ai mercati, i quali, per speculare, hanno dato ad intendere che fossimo un debitore a rischio di bancarotta. E quantunque siamo stati a lungo puntuali nel pagare interessi esosi, non gli è venuto in mente che l’iniquità stava dalla parte dei vari soggetti interessati a speculare, e non già dalla parte nostra. Non gli è passato per la zucca veneranda che quei governanti abili, non solo erano responsabili della crescita del debito, ma anche di essersi prestati all’usura, giacché il popolo indebitato sarebbe stato in grado di finanziare lo Stato da solo, acquistando i buoni del tesoro a interessi equi.

In questo modo, il vecchio signore ha saltato a piè pari il fenomeno della speculazione internazionale, facendosene connivente. Infatti, il governo da lui patrocinato non vi si è affatto sottratto, né progetta di sottrarvisi in futuro, restando in balia di uno spread sempre esorbitante e che potrebbe tornare ad aumentare a piacimento dei vari interessati (banche, agenzie di valutazione del rischio di investimento, stati esteri, ecc.).

xp2Per giunta, il vecchio occupante del Quirinale, europeista viscerale, a dispetto del realismo ha affermato che “quando si mette in comune la moneta bisogna mettere in comune molte altre cose”, riferendosi, in particolare, alle banche nazionali, alla cosiddetta Unione bancaria. Altre volte, ha parlato di cessione di parte della sovranità per ottenere una unione politica, una sorta di confederazione europea. La sua logica non farebbe una grinza, se l’errore non stesse alla base di tale unione. Allo stato attuale dei fatti, finché le nazioni europee si distinguono per i loro connotati civili e tradizionali, la loro comunione resta una fantasia di gente senza patria e senza verità.

L’Italia si poté unire essendovi i presupposti storici: di Roma Alma Mater, d’un sentimento dantesco, e di Religione comune, di lingua condivisibile e geografici. Lo stesso dicasi per il Reich germanico. In mancanza di quei fondamenti, non se ne fa nulla, non c’è niente da fare. Anzi, le crisi economiche e morali spingono in senso inverso all’unità. Vedansi i desideri, sia pure egoistici, di separazione della Catalogna e della Padania, la quale, anche inconsciamente, non aspetterebbe altro che un capopopolo più in gamba di un Bossi o di un Maroni.

Purtroppo ci tocca avere al comando della Patria uomini di pastafrolla, dalle idee bacate. Se Dio ci punisce così, significa che di meglio non abbiamo meritato. Dobbiamo sperare negli Intercessori, in qualche santo vivente e oscuro, e nelle preghiere di autentici devoti, visibili, più che altro, da pochi intimi.

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