Il saggio di Angela Pellicciari su Lutero. L’alterazione della fede, la guerra alla ragione, l’esorbitanza del potere – di Piero Vassallo

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di Piero Vassallo

 

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(ristampa dell’articolo pubblicato in data 23 gennaio 2013)

Nel saggio “Martin Lutero”, edito in questi giorni da Cantagalli in Siena, la storica Angela Pellicciari propone una perfetta anamnesi della malattia politica in azione fra le righe dei pallidi bluff osati dai democratici di giornata: “Lutero riporta indietro l’orologio della storia cancellando i quindici secoli dell’indipendenza rivendicati dalla chiesa di Cristo e difesi anche col sangue. La libertas ecclesiae è annullata perché negata alla radice: Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio diventa date a Cesare quel che è di Cesare e anche quello che è di Dio. Date a Cesare sia il potere temporale che quello spirituale”.

Al proposito Pellicciari cita un brano ghibellino di Lutero: “poiché l’autorità temporale è stata preordinata da Dio per proteggere i buoni e punire i malvagi, si deve lasciarla libera nei suoi uffici, perché penetri indisturbata in tutto il corpo della cristianità, senza guardare in faccia a nessuno, sia pur esso papa, vescovo, prete, frate, monaco o quello che vuole”.

Lutero ha preparato il terreno ai persecutori: “la rivoluzione luterana genera mostri”. Nelle parole dell’eresiarca tedesco, infatti, si ode già il fruscio della ghigliottina cadente sulle teste delle carmelitane di Compiègne.

Il ragionamento dell’illustre studiosa desta altresì la memoria della nota del Diario in cui Soren Kierkegaard scriveva: “Quando Lutero introdusse l’idea della Riforma, che avvenne? Avvenne che anche lui, il Grande Riformatore, s’impazientì, non reduplicò abbastanza forte: chiamò in aiuto i principi e divenne in fondo un politicante, per il quale il vincere è più importante di come si vince1.

L’opposizione cattolica all’empietà e al totalitarismo nascosto nella demagogia politicante e comiziante, è destinata alla futilità, al compromesso o alla subalternità al potere dei seminatori di fandonie e balzelli, se non fa propria la fondamentale obiezione al potere sovrano girata da Kierkegaard al luterano Immanuel Kant. Al filosofo della Prussia luterana, all’autore di uno scritto, che contiene i semi mortificanti della massificazione, Kierkegaard obiettava: “Di quale illusione Kant non è mai stato vittima! Nella dissertazione citata [“Risposta al problema: che cos’è l’Illuminismo”] egli scrive che un re deve dire: «Ragionate quanto volete, basta che obbediate!» Io non so di cosa devo più meravigliarmi: se del disprezzo della ragione indirettamente espresso qui da un filosofo con la confessione che essa sia a tal punto impotente; oppure dell’ignoranza che Kant ha della vita umana. … Applicare questo ad un re della terra, come se ragionare e obbedire non fossero l’accostamento più pericoloso, come se il ragionare e l’obbedire fossero separati in modo da non avere la più piccola cosa in comune!2.

Coerente con la lezione kierkegaardiana, Pellicciari scrive: “Il Kant che tesse le lodi dei liberi pensatori, di quanto cioè hanno scosso da sé il giogo della tutela [cattolica] è però lo stesso Kant che esige obbedienza, e obbedienza cieca, nel confronto del sovrano e delle sue decisioni”.

La scolastica luterana, fucina della gnosi moderna e della suggestione nichilista, come dimostra Pellicciari, ha prodotto i lacci che la politica stringe intorno alla retta ragione. Di qui l’urgenza di ricorrere alla metafisica tomista, unica arma atta a fronteggiare il disordine mentale generato dall’apostasia germanica.

Preoccupazione di Benedetto XVI, quando era prefetto della congregazione per la difesa della fede, infatti, fu ristabilire il sano realismo contro il quale erano insorti i pre-padri delle sciagure moderne, i citati detrattori e nemici della ragione, Lutero e Kant.

Nella Fides et ratio, enciclica da lui scritta, si legge: “La verità, che Dio ci rivela in Gesù Cristo, non è in contrasto con le verità che si raggiungono filosofando. I due ordini di conoscenza conducono anzi alla verità nella sua pienezza. L’unità della verità è già un postulato fondamentale della ragione umana, espresso nel principio di non contraddizione3.

Il principio di non contraddizione, pilastro dell’edificio filosofico e perciò bersaglio delle strategie eversive discendenti dall’irrazionalismo luterano, è rivendicato in quanto appartenente al “nucleo di conoscenze la cui presenza è costante nella storia del pensiero, si pensi, solo come esempio, ai princìpi di non contraddizione, di finalità, di causalità, come pure alla concezione della persona come soggetto libero e intelligenze e alla sua capacità di conoscere Dio4.

Il riscatto dell’eredità di san Tommaso d’Aquino non è suggerito da capricciose astrazioni ma dalla volontà di garantire una solida formazione ai cattolici, che devono “confrontarsi con le istanze del mondo contemporaneo e cogliere le cause di alcuni comportamenti per darvi pronta risposta5.

La dottrina di san Tommaso non è materia di esercitazioni erudite, ma lo strumento indispensabile alla difesa della dignità umana, aggredita da filosofie “che hanno preso congedo dal senso dell’essere”.

La “Fides et ratio” dichiara il nome comune di queste filosofie e ne denuncia l’intenzione distruttiva: “La lettura nichilista, che è insieme il rifiuto di ogni fondamento e la negazione di ogni verità oggettiva. Il nichilismo, prima ancora di essere in contrasto con le esigenze della parola di Dio, è negazione dell’umanità dell’uomo e della sua stessa identità. Non si può dimenticare, infatti, che l’oblio dell’essere comporta inevitabilmente la perdita di contatto con la verità oggettiva e, conseguentemente, col fondamento su cui poggia la dignità dell’uomo6.

Il saggio di Pellicciari, in definitiva, è un utile sussidio per i lettori della dottrina insegnata da Benedetto XVI e adottata dai cattolici irriducibili alla degenerazione luterana e illuminista della cultura politica.

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1 Cfr. Diario, a cura di Cornelio Fabro, Morcelliana, Brescia 1962, vol. II, pag. 192.

2 Cfr. Diario, op. cit. vol. II, pag. 60. Nel commento Fabro sottolinea la fedeltà di Kant alla burocrazia prussiana e all’ordine contro cui Kierkegaard lottava in funzione di un’idealità superiore. La mediocrità morale per non dire il servilismo di Kant, peraltro, appare nella definizione del XVIII come secolo di Federico di Prussia.

3 “Fides et ratio”, § 34.

4 “Fides et ratio”, § 4.

5 “Fides et ratio”, § 60.

6 “Fides et ratio”, § 90.

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1 commento su “Il saggio di Angela Pellicciari su Lutero. L’alterazione della fede, la guerra alla ragione, l’esorbitanza del potere – di Piero Vassallo”

  1. Lutero, l’agente sulfureo della contro-Chiesa di Cristo, creatore dei mali che oggi affliggono il mondo e l’iniziatore di quella sovversione che oggi ha raggiunto l’apogeo. Come non ricordare le parole infuocate del Professor Giacinto Auriti sul conto di Lutero e dell’eresia luterana come dispensatrice di quei virus tendenti corrodere la Civiltà e a togliere Cristo dall’Altare. Con Lutero si inaugurò l’inizio di ogni sciagura in campo teologico, morale, dottrinale, politico, economico e sociale. Tutti gli ‘ismi’ nati dopo l’eresia luterana fanno parte di un disegno malefico di disgregazione.

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