Il singolare concetto di osceno del quotidiano della CEI e della sua firma più autorevole – di Patrizia Fermani

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… è evidente come l’autore non si curi affatto di quella grande parte di persone che, a dispetto dello spirito del tempo, riescono a conservare ancora il manzoniano buon senso, e non si trovano più in sintonia con quanti, dalle parti di Avvenire, sulle questioni più cruciali di contenuto etico hanno cominciato già da un pezzo a menare il can per l’aia… Per D’Agostino, meglio rinunciare alle proprie idee, o almeno tenerle oculatamente nascoste, piuttosto che essere bollati col marchio infamante di bigotti incolti e fondamentalisti omofobi.

di Patrizia Fermani

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ZZcmcfrzL’attacco di insolita virulenza portato dalla firma più autorevole di Avvenire ai Giuristi per la Vita, rei a suo avviso di avere denunciato a sproposito, per diffusione di pubblicazione oscena, gli insegnanti del liceo romano Giulio Cesare, è giunto certamente inatteso per i diretti interessati. Ma tale attacco risulta sorprendente anche per la noncuranza verso il quivis de populo che, a differenza dell’autore, riesce ancora ad avere una percezione viva dell’osceno e della esigenza educativa di risparmiarlo ai più giovani, senza temere per questo di essere considerato un bigotto. (CLICCA QUI per l’articolo su Avvenire di Francesco D’Agostino; CLICCA QUI e QUI per la denuncia e il comunicato stampa dei Giuristi per la Vita)

In altre parole, è evidente come l’autore non si curi affatto di quella grande parte di persone che, a dispetto dello spirito del tempo, riescono a conservare ancora il manzoniano buon senso, e non si trovano più in sintonia con quanti, dalle parti di Avvenire, sulle questioni più cruciali di contenuto etico hanno cominciato già da un pezzo a menare il can per l’aia.

Il filosofo del diritto attacca dunque l’iniziativa dei Giuristi per la Vita perchè inopportuna “sul piano mediatico”, e infondata su quello “giuridico penale”.

L’inopportunità mediatica non consiste – come si potrebbe eventualmente pensare – nella gratuita pubblicità offerta ad un autore non meritevole di attenzione, ma nientemeno nel fatto che gli autori della denuncia si sono guadagnati il marchio infamante di bigotti incolti e fondamentalisti omofobi. Per D’Agostino, meglio rinunciare alle proprie idee, o almeno tenerle oculatamente nascoste, piuttosto che essere additati così dall’intellighentija dominante.

In effetti che – intellighentija o meno – nell’Italia democratica e repubblicana sia invalso l’uso, come abituale strumento di lotta politica, di chiudere il possibile antagonista nella formula di dannazione, è cosa nota. Alla moltitudine dei bollati ad aeternum come fascisti si è affiancata, nella mistica post-concilare catto-comunista, quella dei fondamentalisti e/o integralisti che, in una forma attenuata più elegante, possono essere appellati anche come tradizionalisti.

Ora è nata la schiera nefanda degli omofobi. Domani chissà.

Racchiudere il nemico anche potenziale nella parola varata come infamante, se può apparire a qualcuno come sintomo di una penosa povertà di pensiero, in realtà risponde ad una tecnica collaudata usata immancabilmente quale cavallo di battaglia per ogni forma di progressismo democratico. Ma per D’Agostino, che mai vorrebbe portare uno di quei marchi di infamia, un tale rischio appare insopportabile e pensa con orrore al prezzo pagato ora dai Giuristi per la improvvida iniziativa. Di lui nessuno potrà mai dire che è un bigotto, e meno che meno un integralista omofobo.

Il secondo motivo di critica, come abbiamo visto di ordine giuridico, starebbe nel fatto che il testo incriminato non può essere qualificato come osceno. Solo che l’autore si guarda bene dall’indicare i criteri secondo cui va definito l’osceno per escludere l’oscenità delle parti del libro di cui si tratta. Presumibilmente perchè, secondo un criterio di giudizio che va per la maggiore ed è l’ossatura stessa del pensiero contemporaneo, ciò che rispecchia il reale trova in sé la propria giustificazione etica, nella sintesi illuminata tra l’essere e il dovere essere. Sicchè forse, per D’Agostino, l’osceno è stato cancellato, se non dal codice penale, almeno dal codice di Avvenire. E ritenendo dunque che si tratti di un concetto superato, liquida con un certo fastidio la questione senza prendersi la briga di affrontarla. Infatti il vero problema sarebbe quello che soltanto Avvenire – ci dice compiaciuto – ha messo a fuoco: la formazione degli adolescenti nella scuola di oggi. Ed ecco che di esso ci fornisce subito la soluzione. Anzitutto – egli dice – la scuola non può avere il monopolio sulle questioni etiche.

Qui ci si aspetterebbe che fosse invocata la libertà di educazione riservata alla famiglia, come rivendicata anche dai giuristi in base all’articolo 30 della Costituzione. Nulla di tutto questo. Sui temi dell’etica e della vita in generale, il ruolo della scuola rimane forte, ma deve essere potenziato dal coinvolgimento della famiglia verso un obiettivo unitario. Insomma, si tratta di sinergie.

Infatti, poiché sui temi dell’etica ci sono posizioni diverse e le divergenze sono insuperabili, in una prospettiva sanamente democratica scuola e famiglia, rigorosamente neutrali, dovranno concorrere ad “attivare nei ragazzi la consapevolezza della complessità dei problemi”, si dovranno offrire ai giovani “letture alternative” e chiamare “a parlare nelle scuole studiosi di diverso orientamento”. Qui fanno capolino gli esperti: quelli prodotti in sovrannumero dalle disinvolte e disinibite facoltà psico-pedagogiche e in attesa che una interpretazione estensiva li faccia rientrare sotto l’ombrello troppo esclusivo dell’art. 30. Ed ecco l’esempio pregnante: è bene che si parli dell’omosessualità, ma a patto che vengano fatte sentire le due campane, quella che la considera una variante del desiderio sessuale e quella che la giudica un disordine oggettivo. Come sulla legge sull’omofobia, bisogna lasciare ampio spazio sia a chi auspica che venga approvata il più presto possibile, sia a chi paventa una limitazione della libertà di manifestazione del pensiero “magari contro le intenzioni dei proponenti”. Insomma, educare è attivare il confronto delle idee, in modo che in via dialettica il giovane possa decidere quale di esse gli va a pennello. Fino a nuovo giro.

Forse non era proprio questo che ci si aspettava come proposta educativa. Se non altro in omaggio al fatto che l’educazione figurava, almeno fino a poco più di un anno fa, fra i principi non negoziabili indicati da Benedetto XVI. Niente da fare. L’economia di mercato nel giro di un anno ha abolito non solo i limiti al commercio dei principi; ha abolito i principi stessi sostituendoli con le opinioni formate dialetticamente. Una nuova paideia quella di D’Agostino, il quale presumibilmente ha sostituito Protagora a Gesù Cristo, il Maestro che non ha mai detto a nessuno: “scegli l’opinione che ti sembra meglio argomentata al momento e che potrai cambiare, magari insieme al sesso, alla prima occasione propizia”. Soprattutto che suggeriva a chi scandalizza i piccoli di legarsi una pietra al collo e gettarsi in mare. Ma D’Agostino non nasconde la sua simpatia verso l’imperialismo omosessualista, che qualche soddisfazione mediatica assicura anche alla Chiesa.

Del resto il Vangelo ha subito una revisione critica sotto la guida attenta del cardinale Kasper incaricato di aggiornare quotidianamente il Vescovo di Roma sullo stato dei lavori, perchè Avvenire fornisca poi ai propri lettori le ultime puntate del nuovo Libro. Una nuova religione è nata. Tempi duri per nostalgici bigotti e per giuristi che armeggiano ancora con un codice obsoleto e con principi inservibili. Tempi durissimi per chi, attardato, vorrebbe ancora sottrarre il proprio figlio alla prosa di Melania Mazzucco, se non altro perchè ritiene rivoltanti le pratiche omosessuali che attraggono l’autrice, lasciano indifferente l’editorialista di Avvenire, e costituiscono il biglietto da visita di una scuola che non ha più nulla di sensato da offrire a nessuno. Come quasi ogni altra istituzione, culturale e no.

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24 commenti su “Il singolare concetto di osceno del quotidiano della CEI e della sua firma più autorevole – di Patrizia Fermani”

  1. L’articolo di Francesco d’Agostino non può essere stato scritto da un Cattolico: lasciare pieno spazio a tutte le voci, anche a quelle che corrompono è assolutamente anticristiano!
    Sarebbe molto meno peggio lasciare spazio a voci discordanti ed errate sulla matematica: le verità morali sono infinitamente più importanti, conoscerle bene può cambiare il destino eterno delle persone e NON hanno un grado di certezza inferiore alle verità matematiche!
    Da come scrive, sembra che d’Agostino sia stato un allievo del cardinal Martini!
    Una rilettura del Syllabus gli farebbe molto bene!!

    1. Si ricorda, caro Diego, quando Celentano se ne uscì con la frase, rimasta famosa, “secondo me Avvenire e Famiglia Cristiana andrebbero chiuse?” Dal punto di vista della libertà di stampa non si può concordare, ma dal punto di vista della sana dottrina, purtroppo si, almeno questo è anche il mio punto di vista. Troppi dubbi insinuano nella mente e nell’animo dei fedeli, tropo “aggiornamento” giovanneo il loro. Sponsorizzano Enzo Bianchi, presentandolo come il nuovo che avanza nella Chiesa, accettano inserzioni pubblicitario pro omosessualiste (..”e non c’è niente da dire”: chi non si ricorda questa inserzione di F:C. e il trambusto che provoco?). Purtroppo oggi ci vuole attenzione anche con le pubblicazioni cattoliche (o che si definiscono tali).

      1. Non ricordo quello specifico episodio ma Lei ha perfettamente ragione: se fosse Papa San Pio X ordinerebbe l’immediata chiusura di quei giornali (soprattutto di Famiglia Cristiana che fra le sue tante mancanze ha pure pubblicizzato peter singer (l’animalista-abortista-eutanasista-infanticidista, colui che affermò che è meglio uccidere un neonato malato che un vitello sano) e l’unicef (associazione pro-contraccezione e pro-aborto)).

  2. attenzione che Satana approfitta di questo momento di disagio mentale, per prendere il soppravento. Ma non riesce ad entrare in tutti i cervelli per fortuna.
    Noi Satana resistenti abbiamo la responsabilita di resistere sulle nostre posizioni logiche senza farci prendere da dubbi devastanti.
    La ragione infine prevarra’, ma i dani saranno tanti nel frattempo w Gesu Cristo

  3. Bisognerebbe che nella scuola si insegnasse a fare un buon uso della ragione, come ho sentito fare da Mario Adinolfi che, pur essendo un membro del PD, è una voce fuori dal coro proprio perché non legge la realtà attraverso gli occhiali ideologici, ma guardandola per quello che è. L’uomo, e quindi anche lo studente, hanno bisogno di essere aiutati a trovare la verità che ci fa liberi. Ma pensa davvero il prof D’Agostino che in un eventuale dibattito sui temi sensibili all’interno della scuola, il mettere sullo stesso piano la verità con la menzogna, aiuti di per sé a trovare la verità?

  4. Sono convinto che l’iniziativa dei Giuristi per la vita sia stata molto opportuna, e auspico che gli strumenti giuridici come la denuncia siano usati in modo massiccio nella battaglia contro l’omosessualismo.
    Anch’io però ho più che un dubbio sulla fondatezza giuridica di questa denuncia in particolare. È stata contestata la violazione degli articoli 528 e 609 quinquies del codice penale, con l’aggravante prevista dall’articolo 61, primo comma, numero 9 dello stesso codice.
    Ora, l’articolo 609 quinquies, sulla “corruzione di minore”, modificato dalla legge 172/2012 e dal decreto legislativo 39/2014, sanziona, per quanto ci interessa qui, chiunque mostri a un minore di 14 anni “materiale pornografico al fine di indurlo a compiere o a subire atti sessuali”. Mi chiedo come si possa dimostrare che quel romanzo sia stato messo in programma col fine sanzionato dal codice. In ogni caso gli alunni del liceo hanno un’età normalmente già fuori da quella tutelata dalla legge. Stando così le cose, è inutile discutere dell’aggravante.
    Quanto all’articolo 528, è quello che riguarda l’oscenità di cui discute anche qui Patrizia Fermani. L’articolo sanziona “pubblicazioni e spettacoli osceni”, e il codice definisce subito dopo, all’articolo 529, la nozione di “osceno” per quanto rileva nel diritto. Va detto subito che lo stesso articolo precisa che non si considerano oscene le opere d’arte, salvo che siano presentate a minorenni “per motivo diverso da quello di studio”. Mi chiedo quale giudice non considererebbe il libro in questione come un’opera d’arte presentata a minorenni per motivo di studio.
    Ma veniamo alla nozione di “osceno” come è definita dal codice: è ciò che, “secondo il comune sentimento, offende il pudore”. Io credo che nell’intentare una causa sia opportuno valutare anche le probabilità di successo, perché una sconfitta in tribunale non si trasformi in un favore all’avversario. Ora, se l’articolo 528 fosse stato applicato assiduamente in passato non vivremmo nel mondo in cui viviamo. Se non sembra essere stato molto applicato quando il comune senso del pudore era più forte, mi chiedo quante speranze ci siano che un giudice consideri quel libro osceno oggi.
    Resta comunque il fatto che anche se il libro fosse considerato osceno, l’articolo 529 sembra escludere che il comportamento dei professori si possa sanzionare in base all’articolo 528, perché l’opera oscena è stata presentata a minori per motivo di studio.
    Quindi trovo che lo strumento legale debba essere usato, e anche molto più spesso di quanto non si faccia ora, ma valutando con attenzione le possibilità di successo. Dev’essere uno strumento efficace di lotta, e non solo una bandiera. Laddove il fatto in sé non si riuscisse a portare in tribunale con buone speranze di successo, suggerirei di dare un’occhiata ai colpevoli, per vedere se si possano denunciare per altre cose. Lo strumento legale deve fungere da deterrente, dev’essere chiaro che a fare propaganda omosessualista si paga un prezzo. Allora forse molti penserebbero che non ne vale la pena.

  5. Ma se il passo del libro letto a scuola non fosse osceno, come mai al senatore Giovanardi è stato vietato di riportarlo in una interrogazione parlamentare? A meno di accusare la presidenza del Senato di essere bigotta.

    1. Il caso del Senato si può leggere in diversi modi, per esempio come tentativo di ostacolare l’interrogazione di Giovanardi.
      Il punto comunque non è tanto se il libro è osceno o no, se noi lo riteniamo osceno o no, ma se un giudice, codice e giurisprudenza alla mano e Repubblica sotto il braccio, lo riterrà osceno o no. Se non lo riterrà osceno, come credo probabile, i professori potranno pure dire che l’impeccabilità del loro comportamento e l’infondatezza delle accuse contro di loro sono state sancite da un tribunale.

      1. Se non lo riterrà osceno, come anch’io credo probabile, un tribunale sancirà che la presidenza del Senato è bigotta. E ciò sarebbe molto divertente. Se non ci sono controindicazioni, dobbiamo cogliere le occasioni per evidenziare le contraddizioni delle e fra le istituzioni.

      2. ilfocohadaardere

        Lei Latinista non credo che consideri come dovuto tutte le implicazioni evidentemente sottese alla decisione di adire la Procura della Repubblica (in fin dei conti si tratta per l’appunto di giuristi, dunque avranno fatto i loro necessari approfondimenti e valutazioni, prima di presentare una denuncia penale “senza riflettere”, o addirittura “tanto per fare”, come Lei sembra desumere…). Ritengo, infatti, che nella attuale situazione mediatica, “culturale”, e di estrema debolezza sociale e politica del pensiero e dell’azione veramente cattolici; situazione nella quale l’ondata omosessualista (assistita, propugnata e finanziata da Stato, Regioni, Organismi sovranazionali e finanza globale) e “genderista” sta tracimando ogni possibile argine culturale, sociale e politico, la decisione di DENUNCIARE PENALMENTE un episodio come quello del liceo romano (che è evidentemente solo la cima di un enorme, inaudito iceberg) sia corretta e addirittura DOVUTA. Viceversa, l’opposta decisione di non denunciare, presa sulla scorta di un ipotetico (e sempre opinabile ed incerto) e da Lei ventilato “giudizio prognostico” sul possibile infruttuoso esito effettivo del procedimento penale, sarebbe stata espressione di una DESISTENZA di fatto dalla battaglia che invece VA ASSUNTA e combattuta come preciso obbligo morale, prima che sociale, in ogni suo aspetto. Il non denunciare penalmente ciò che senza dubbio alcuno (tutti i lettori di Riscossa Cristiana- così come tutti i veri cattolici, ed anche gli uomini di retta ragione e coscienza, son certo che non avranno dubbio alcuno in proposito!) E’ OSCENO, turpe, potenzialmente corruttore di minorenni, sol perché “i magistrati”, forse, domani, non lo riterranno tale (peraltro credo sia legittimo pensare e sperare che non tutti i magistrati abbiano portato la coscienza ed il cervello all’ammasso della dittatura culturale odierna….così come, i Giuristi per la Vita lo dimostrano, ciò non hanno fatto gli avvocati), sarebbe stato, proprio al contrario di quanto da Lei sostenuto, un grave errore, ed una grave dimostrazione di animo imbelle e di conformismo: cosa che fortunatamente, i giuristi per la vita ed alcuni genitori degli alunni del liceo, si son guardati dal dimostrare. In ultima analisi, viste le forze oggettivamente in campo, allora perchè siti come Riscossa Cristiana, e pochi altri (integralmente cattolici), dovrebbero continuare nella loro opera di “testimonianza”, laddove il restante 99% dell’informazione, pubblica e privata, televisiva, cartacea e web, propaganda con ricchezza di mezzi le tesi opposte, di adeguamento a quel relativismo etico che noi qui sentiamo come espressione di una vera dittatura?? Che senso ha continuare una simile “battaglia di retroguardia”, che per il restante 99% è sicuramente PERDUTA?? Il pragmatismo da Lei suggerito, caro Latinista, mi richiama alla mente idee e tesi già ampiamente circolate all’interno della stessa Chiesa Italiana (Parrocchie, diocesi) in occasione del referendum sull’aborto…In moltissime diocesi e parrocchie, anche allora, si propugnava a chiare lettere una politica del “lasciar fare”, della “desistenza dall’azione” in nome del pernicioso: “tanto noi cattolici non ricorreremo mai all’aborto, ma non dobbiamo decidere per tutti, anche per i non cattolici”. Io lo chiamo il “pensiero debole” cattolico (figlio del “cristiano anonimo” di rahneriana memoria?). Non è, in fin dei conti, ciò che felpatamente sta predicando anche l’ex alfiere cattolico Prof. D’Agostino, oggi felicemente “normalizzato” al sistema? Forse ancora molti, anche di coloro che sono interessati ad un recupero della Tradizione cattolica, non hanno ben chiara l’attuale situazione di vera, gravissima emergenza…Altro che “rischio” di perdere la “causa”….Qui, tra poco, se continuiamo così, mentre noi saremo sempre a disquisire “se è più consono utilizzare il fioretto o la diplomazia”, ci troveremo in galera se ci ostineremo a voler dichiarare in pubblico alcune scomode verità della nostra fede e, dunque, anche della nostra morale.

        1. Ilfocohadaardere, il mio appello è tanto lontano da un invito alla desistenza che non solo auspico ripetutamente un ricorso frequente alle vie legali, ma suggerisco addirittura di cercare pretesti che permettano di colpire comunque i colpevoli di un misfatto, a scopo di dissuasione, anche se il misfatto in questione di per sé non si presta ad essere contestato con successo in tribunale.
          Non si tratta di rinunziare a colpire – ché anzi bisogna colpire più spesso – ma di aggiustare la mira, per non centrarsi sui piedi.

  6. Patrizia Fermani

    Gentile latinista,
    Il suo commento mi offre l’occasione per un approfondimento della questione, che tuttavia per motivi di spazio rivio ad un successivo articolo, che spero verrà ospitato dal direttore.
    Patrizia Fermani

  7. In realtà, io mi meraviglio di chi … si meraviglia!!!
    Mi meraviglio che ci si sorprenda che l’articolo sia stato ospitato su “Avvenire”.
    Ma che cosa è rimasta di cattolico in quel quotidiano?

    1. Grazie, Lotario, la sua opinione mi conforta nel mio giudizio, riportato poco sopra in risposta a Diego. C’è poco davvero di cristiano, di cattolico almeno, in Avvenire e, vieppiù, in Famiglia Cristiana, che io non leggo più da anni (sebbene mia moglie ne sia tuttora un’entusiasta lettrice). Del resto, ho smesso anche di ascoltare Radio Maria, coerentemente alla mia linea di pensiero (decisamente antimodernista). speriamo che il nostro “piccolo resto” non sia costretto all’omologazione forzata dai vari Maradiaga, Kasper, Carballo & C.

  8. Una reazione sicuramente efficace c’è: i genitori ritirino i propri figli da quel liceo e li iscrivano altrove. Vi assicuro che, di fronte a questa eventualità, dirigenti e docenti diventano di burro.

    1. bravissimo, da ex insegnante vi confermo che è l’unica cosa che gli insegnanti e i presidi temono davvero: vedersi portare via gli studenti. I genitori avrebbero dovuto farlo subito e insieme….di tutte le altre cose se ne infischiano, anzi, quanta pubblicità gratuita, altro che open day….

  9. massimo trevia

    magari semplicemente avvenire è in linea …….;io da parte mia come chi più chi meno sono un peccatore e adesso sto andando a confessarmi:
    merito del fatto che tramite la vera dottrina mi è stato detto che esiste il peccato e se anche non vi credessi,è proprio confrontando come sto coi peccati e come senza che sono diventato sicuro che il peccato è terribile! se la Chiesa non lo farà più,Dio la punirà!!!! ora corro a confessarmi!!

  10. Elisabetta Frezza

    D’Agostino chiama, Galantino risponde. Una corrispondenza di amorosi sensi.
    Da Zenit:
    Mons. Galantino commenta su Rai Uno l’affollato incontro del Papa con le scuole di ieri. E auspica maggiore attenzione del Governo agli istituti professionali e una scuola che diventi davvero luogo di dibattito.
    “La scuola italiana è davvero un luogo di dibattito?”, si è poi domandato il presule durante il programma Rai: “No, oggi non sempre lo è. Ma il mio sogno è che la scuola diventi veramente luogo di dibattito”. “La scuola non è luogo di dibattito tutte le volte in cui non si dà a tutti la possibilità di parlare, di portare a tutti la propria opinione sui temi scottanti del gender omofobia famiglia: su questo tutti dobbiamo poter dire le nostre opinioni”.

    1. Gesù ha parlato molto chiaramente contro lo SCANDALO…:mons.Galantino con i suoi discorsi (indirettamente?) lo favorisce (e lo stesso si può dire dell’articolo di D’Agostino)!

  11. Prego leggere mio articolo su questo tema pubblicato su Qui Europa. Attenzione, perché la politica, in silenzio e lontano dai riflettori, sta cercando di cambiare la “potestà genitoriale” in “responsabilità genitoriale”, il che, legalmente, è molto diverso. In seguito alla pubblicazione dell’abominevole vademecum sull’educazione sessuale nelle scuole da parte della OMS, si sta cercando di far passare il concetto secondo il quale l’educazione dovrebbe essere affidata interamente a “professionisti” e tolta ai genitori, i quali non hanno conoscenze specifiche su certi argomenti. Cosa fa il Papa? Che aspetta la Chiesa a prendere una posizione forte contro questi abomini?

    http://www.quieuropa.it/lettera-di-un-genitore-cattolico-alla-redazione-chiesa-gender-e-relativismo-sessuale-oms/

    1. Credo, purtroppo, che Francesco non si pronuncerà mai con chiarezza e decisione in modo sgradito al mondo.
      Spero di sbagliarmi.

  12. Come sempre eccellente l’intervento della Studiosa, ed encomiabile, senza se e senza ma, l’iniziativa promossa dai Giuristi per la Vita. Vadano diritti per la propria strada, quella della retta coscienza e della Cultura vera. Certo è impervia la via giudiziaria, non esistono certezze ; ma sfido chiunque a ritenere un libercolo vergognoso per contenuto e forma una “conquista” ed un “argomento di confronto” per gli studenti liceali. Qualcuno ha persino azzardato un paragone con Catullo. Quanta superbia. E quanta ignoranza. Grazie dott.ssa Fermani.

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