Il “suicidio assistito”. A margine di un articolo di Michele De Luca – una lettera di Carla D’Agostino Ungaretti

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Caro Direttore,

consentimi, avendo letto l’articolo di Michele De Luca, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, pubblicato il 5 marzo u.s. su DOMENICA de IL SOLE 24 ORE, pag. 27, di riaprire brevemente la mia riflessione sul suicidio assistito ottenuto in Svizzera dal dj Fabo e da Giovanni Trez.

De Luca critica coloro che, secondo lui,  avrebbero espresso “giudizi tranchant” sulle tragedie personali di quei nostri due poveri fratelli giudicando, irrispettosamente e odiosamente, privi di amore coloro che se ne prendevano cura. Io non nego affatto che Fabo e Giovanni fossero circondati dall’amorosa dedizione dei loro familiari, ma sono anche profondamente convinta che, se l’amore umano non è vivificato dalla “caritas”, quella che “tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”, si rivela fallace e illusorio, e conduce alla morte. Se l’articolista avesse letto la mia precedente riflessione su Riscossa Cristiana forse avrebbe annoverato anche me tra i “crudeli” che, senza conoscere né gli interessati né il loro vissuto, “cercano di impedire l’autodeterminazione del fine vita (nuovo gentile eufemismo che cerca di addolcire il concetto di morte, così come l’IVG vuole addolcire la brutalità dell’aborto) in nome di valori che, nei fatti, non dimostrano di possedere”.  

Questa è l’argomentazione che io contesto a De Luca. Io sono una peccatrice come gli altri, e forse anche peggiore; forse anche io, se mi trovassi in quelle tragiche condizioni, proverei la forte tentazione di invocare il suicidio assistito, perciò non mi permetto di  giudicare né Fabo né Giovanni, ma chi mi è vicino sa che mai e poi mai dovrebbe assecondare quella disperata invocazione, proprio perché rivelandosi priva di speranza, si dimostrerebbe non proveniente dalla “vera” Carla la quale, invece, profondamente convinta dell’indisponibilità della vita umana, userebbe quel barlume di forze che le rimanessero per abbarbicarsi alla Croce di Cristo e all’intercessione della Sua Santa Madre.

Ma questo discorso non si può fare a chi non crede, perché chi non crede non lo accetta ed è autoreferenziale come il teologo Vito Mancuso, citato da De Luca, che vede nella libertà uno dei cardini della spiritualità. Ma quale libertà? Quella di sostituire la legge di Dio con la propria? Per il cristiano la vera libertà è l’accettazione del Mistero della Croce. Il fraintendimento è immenso e se, a mio giudizio, Vito Mancuso dovrebbe convertirsi al protestantesimo, è del pari evidente che non si potrà mai trovare un punto di incontro tra chi è cristiano (anzi cattolico, perché gli “altri” cristiani sono, sbagliando, molto più possibilisti) e chi non è né cristiano né, tanto meno, cattolico. A conforto (ironico) di De Luca, penso che ci si arriverà ad ammettere anche in Italia il suicidio assistito (ma non certo col mio voto o il mio sostegno); spunteranno come i funghi in autunno le cliniche Dignitas; si individuerà un altro notevole cespite di guadagno per tanti medici che troveranno più conveniente uccidere piuttosto che alleviare la sofferenza e dopo il divorzio, l’aborto, la procreazione artificiale, il matrimonio gay, avremo fatto un altro passo avanti verso il disastro antropologico per la gioia di chi dice di essere animato dalla “pietas”, mentre si tratta solo di odio.

Grazie per avermi letto.

Carla D’Agostino Ungaretti

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5 commenti su “Il “suicidio assistito”. A margine di un articolo di Michele De Luca – una lettera di Carla D’Agostino Ungaretti”

  1. Marco Boggia

    “In nome della libertà, uccidere la verità”. Anche così potrebbe essere riassunto il Moderno.

  2. Continua inarrestabile e violenta la marcia della “nuova cultura” senza spiritualità, contro la morale e la vita stessa, comandata dall’alto delle potenti lobby che spadroneggiano in tutto il mondo.
    Vedi le rivolte del popolo in tanti stati contro questa dittatura gender etc. che troppo tardi è stata capita mentre si infiltrava dappertutto.
    Dato che è tardi ormai, siamo veramente accerchiati, ma resta il fatto che i cattolici ma anche tutti i laici di buon senso devono battersi con decisione, in tutti i campi
    SCUOLA, SANITA’, ECONOMIA, CHIESA , DIRITTI CIVILI VERI….GIUSTIZIA, INFORMAZIONE etc etc etc. contro questa tirannia dei poteri forti.

    Non ci stancheremo di far aprire gli occhi ai tanti che non vogliono vedere, non vogliono sapere ma poi si trovano di fronte a realtà impensabili e inaccettabili fino a qualche tempo fa.

  3. «si individuerà un altro notevole cespite di guadagno per tanti medici che troveranno più conveniente uccidere piuttosto che alleviare la sofferenza».

    Ci si augura che avranno almeno il pudore e la compiacenza di mutare il loro titolo professionale da “medico” (colui che medica, che cura) in “boia”, visto che lo faranno a norma di legge, e il boia era un”pubblico ufficiale” quando esisteva la pena di morte per i delinquenti, contrariamente ad oggi che sta per essere riapplicata per certe categorie di malati. Grazie al progresso la mannaia e il cappio saranno sostituiti da una siringa o una compressa.

    1. Carla D'Agostino Ungaretti

      Non ci speri, caro amico Lucio! La filosofia moderna è talmente impregnata di relativismo che i suoi rappresentanti ci stanno abituando a capovolgere il significato delle azioni e delle parole. Allora uccidere il malato che soffre o, peggio ancora, il bambino affetto da una malattia rara – come Charlie, il piccolo malato inglese di cui al Corriere della Sera di oggi, pag. 25, che i genitori vorrebbero continuare a curare, contro il parere dei medici – diventerà fonte di lustro, gloria e potere per i medici stessi che si sentiranno sempre più arbitri della vita umana. “Diventerete simili a Dio …!”. Mio padre era medico e ha dedicato tutta la vita alla cura e al sostegno dei malati. Sono contenta che sia morto prima di vedere lo scempio cui sarebbe arrivata quella che lui riteneva la professione più nobile al mondo.
      Grazie per avermi letto.

  4. Oh! S.Giuseppe Moscati…medico Santo, illustre scienziato,morto in miseria per Sua volontà, e che curava insieme il corpo e l’anima dei Suoi ammalati, converTi il cuore di qualche Tuo collega!

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