Il terreno favorevole dove avviene la demolizione – di Patrizia Fermani

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Ora che la demolizione del cattolicesimo, cominciata con l’era conciliare, è giunta alle sue battute finali per mano di Bergoglio, c’è da chiedersi come essa abbia potuto compiersi senza trovare una opposizione diffusa di popolo,  senza che la massa cattolica abbia avvertito la enormità di un programma eversivo che pure si manifestò presto apertamente nello stravolgimento della liturgia.

di Patrizia Fermani

.

zchsdmltQuella massa fu incapace di leggere sin dall’inizio  quanto stesse realmente accadendo perché abbagliata dal frastuono mediatico. Poi,  in parte paga di essere stata  investita dal Concilio del sacerdozio diffuso,  non si accorse che i cambiamenti liturgici capovolgevano tutta una prospettiva religiosa, toglievano al messaggio cristiano il presupposto fondamentale del sacro e ne facevano una proposta ideologica e politica come tante. Nel mutamento di gesti antichi, radicati nella mente e nell’anima di ognuno fin dall’infanzia, non ha visto  la perdita della propria eredità ed identità religiosa, e vi si è invece adattata senza resistere. L’opposizione non mancò ma non fu opposizione di popolo. Fu appannaggio di una élite e non trovò ascolto nelle stanze vaticane già dominate dalla politica vestita dei  panni della teologia progressista.

Il popolo non solo non si  ribellò, ma nel complesso accolse tranquillamente e persino con entusiasmo quella rivoluzione, perché ogni  cambiamento appariva come necessità e destino. Era l’epoca in cui il mito del nuovo che avanza aveva acquistato un prestigio e un primato che nessuno metteva  in discussione e non c’era dunque da lamentarsi se ora anche la Chiesa cattolica ne faceva la propria bandiera.

Ai tempi del Concilio la guerra che aveva stravolto la faccia dell’Europa era finita soltanto da diciassette anni e quei pochi anni avevano visto la gente impegnata febbrilmente ad appianare e a dimenticare le macerie. L’idea del nuovo che libera dal peso e dal fastidio del vecchio ed è buono per definizione trionfava ovunque sanando le ferite della memoria. La gente aveva sostituito volentieri la fòrmica al legno dei vecchi mobili di casa. Il nuovo era funzionale e lo svecchiamento era un dovere estetico e morale. Per questo di lì a poco anche la follia  sessantottina, che si spacciava per innovativo  pensiero politico, dapprima sottovalutata, e poi irresponsabilmente tollerata, finirà  per contaminare in modo trasversale le successive generazioni.

Il mondo stesso si annunciava come un mondo nuovo e la chiesa si attaccò comodamente al suo carro sicura di poterne condividere i futuri trionfi, affidando al  pregiudizio positivo del nuovo che avanza  il compito di  rovesciare una tradizione religiosa millenaria, secondo la ricetta di Ernesto Bonaiuti.

Ma ovviamente l’operazione non avrebbe avuto speranza di successo se non fosse stata guidata dalla somma autorità del Concilio e del Papa. L’aggiornamento predicato da quest’ultimo fu la chiave di volta per condurre senza intoppi la massa cattolica ad una epocale inversione di rotta. Essa eseguì docilmente  il comando perché la sacralità dell’ufficio non consentiva che si mettessero in discussione gesti e parole,  guidati ora anche da una pur grossolana regia. La imbarazzante macchietta del Papa buono, allestita da Loris Capovilla in vista di una ideale canonizzazione in vita, e perpetuata fino ai giorni nostri, era anche funzionale all’emergente cattocomunismo consociativo che ne fece una propria icona. Dunque la fascinazione del nuovo e l’autorità papale che lo consacrava come valore impedirono che vi fosse una ribellione generalizzata. La gente tollerò che si raschiassero gli antichi altari dalle absidi e si demolissero le balaustre che servivano anche per inginocchiarsi, mentre con arroganza demagogica veniva messo in vendita il triregno.

Intanto, mentre la demolizione del cattolicesimo per mano dei preti è andata avanti nella sostanza e nelle forme,  rimaneva  in piedi la facciata della morale cattolica, anche se via via più sfilacciata, come avviene per certi palazzi antichi, trasformati all’interno in condomini di tanti appartamenti, che conservano  l’involucro esterno  in modo da  fornire all’insieme  un certo prestigio nobiliare.

Bergoglio,  oriundo come Sivori, uno che  amava giocare con i calzettoni calati,  ha  messo mano prima alla forma e poi anche alla facciata, in modo da togliere di mezzo l’ultimo ingombrante ostacolo ad un completo allineamento col mondo. Ha  portato il colpo di scure definitivo al nucleo della morale cattolica che resisteva ancora  nella coscienza della cristianità.  Ha  imbastito solennemente un sinodo dei vescovi, perché la chiesa approdasse democraticamente in modo definitivo  nella palude del mondo secolarizzato, trasformandosi  in agenzia politica al servizio dei poteri che lo controllano. La chiesa ha appiattito la  morale cattolica su quella  secolare, cancellando anche la propria ultima ragion d’essere. Su sesso, famiglia, procreazione, aborto, istinti ed educazione, ragioni della vita e della morte, non debbono sussistere  regole “cattoliche”, come  non sussiste un contenuto religioso migliore di un altro. L’importante è che ci sia su tutto il più largo accordo possibile,  perché se ciascuno fa quello che più gli aggrada, secondo il proprio comodo,  non vi sono motivi di frizione sociale e si realizza  “GIUSTIZIA E PACE”.

Tuttavia un’opera  tanto radicale per realizzarsi concretamente  doveva trovare ancora una volta le condizioni  favorevoli e anche questa ultima fase decisiva della demolizione del cattolicesimo e della società nel suo complesso, attraverso l’abbandono e il rinnegamento di ogni principio  morale, ha potuto fare affidamento sulla  inerzia,  la connivenza, o addirittura il supporto fattivo di quello che era stato eletto a popolo di Dio, e continua a chiamarsi cattolico.

Non si demolisce una casa se chi ci abita oppone una reale resistenza, la transenna, alza una protezione capace di resistere ai colpi di piccone. Ma i demolitori avevano studiato il terreno e sapevano che non avrebbero incontrato ostacoli significativi. Non sanno più né di  greco né di latino. Leggono  il vangelo nella edizione ridotta priva di ogni richiamo ai comandamenti, ma sanno tutto sulle  dinamiche psicosociali del popolo di Dio,  e si intendono bene di  scienza della comunicazione. Fanno affidamento sulla velocità con cui questo nuovo popolo di Dio ha imparato  ad espungere il sacro dalla vita e dalla morte, ha sostituito senza rimpianto le feste religiose con quelle commerciali e nelle  case come nelle scuole ha abolito il  presepe che potrebbe richiamare alla memoria le famigerate radici cristiane. Sanno che con una accelerazione stupefacente  la massa excattolica corre veloce verso il nulla prossimo venturo,  sulla scia papale.

Ma chi sono nel dettaglio quelli che danno alacremente man forte alla squadra di demolitori comandata dal Bergoglio?

Quando questi apparve ingessato e torvo sulla Loggia delle benedizioni, le acque del popolo si  sono subito separate: da un lato i pochi  che hanno letto con sgomento  nei suoi gesti e nelle sue parole il profilo del Grande Demolitore, dall’altro i più, che hanno visto soltanto quello che volevano o immaginavano di vedere. Fra questi consapevoli, o inconsapevoli a vario titolo, sono state reclutate le maestranze e la manodopera.

Nella grande famiglia “cattolica” arruolata dai guastatori, vanno  annoverati, in un catalogo di massima:

1) I papisti che ripongono fiducia cieca in chiunque ricopra il ruolo papale indipendentemente da ogni verifica circa la fedeltà  di fatti e parole dell’eletto alla missione petrina.

2) i cattocomunisti modernisti, antiratzingeriani  per posizione che avevano ritenuto l’elezione di Benedetto XVI fatta  in funzione antiprogressista e hanno boicottato per questo i principi non negoziabili.

3) i cattocomunisti pauperisti ed ecologisti che hanno trovato  in Bergoglio l’atteso capopopolo.

4) i cattolici praticanti e devoti non progressisti che scindono la responsabilità del clero modernista da quella papale perché non si azzardano a mettere in conto una perfetta continuità tra il primo e il secondo.

5) i cattolici ortodossi che vedono l’eresia bergogliana ma ritengono non sia politicamente conveniente pubblicizzarla per non rafforzare i nemici della Chiesa.  Una sottospecie è quella dei cattolici osservanti che comprendono il contenuto eversivo del lessico e dell’opera bergogliana ma ritengono non se ne debba parlare per non seminare la divisione tra i fratelli di fede e favorire indirettamente il nemico della chiesa (che ora però è diventato amico e pure “cattolico”).

6) i cattolici devoti che non osano neppure cercare di capire il significato delle parole di Begoglio, delle sue performances ufficiali, delle iniziative, e hanno rinunciato ad ogni sforzo conoscitivo.

7) i cattolici osservanti che  comprendono il significato di detti e fatti ma per non soffrire, aspettano fiduciosi che passi.

8) i cattolici osservanti che avvertono la dissonanza dei detti e fatti ma, sempre per non soffrire, la ritengono frutto della interpolazione e del travisamento mediatico.

9) specie a parte, quella dei professionisti della politica compromissoria, aperti alla negoziazione ad oltranza su tutto e quindi implicitamente liberati da ogni ipoteca  di principio,  per i quali “questo o quello per me pari sono” se torna politicamente utile mostrarsi amico della chiesa comunque essa si presenti.

10)  infine c’è Introvigne.

A dare man forte a questa solida compagine si sono aggiunti con grande clamore anche gli ex oppositori, libertari e libertini, che rifiutavano  la morale cattolica perché ne coltivavano una opposta e ritenevano gli insegnamenti ufficiali della chiesa un ostacolo per l’aggiornamento della società e per la felicità individuale.  Alcuni, coltivando  un residuo senso di colpa, sono stati pronti a revocare ogni opposizione quando hanno saputo che non sarebbero stati giudicati: omosessuali, divorziati, abortisti ed eutanasici misericordiosi ecc., altri pensano di poter sfruttare ora appieno il potenziale della chiesa per il trionfo della propria ideologia.

Con questa  formidabile flottiglia di scorta, la chiesa excattolica ha rivolto la prua verso l’iceberg e i passeggeri a bordo non ancora  disposti a schiantarsi con essa devono  cercare di allontanarsi il più possibile con la propria scialuppa di salvataggio.

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31 commenti su “Il terreno favorevole dove avviene la demolizione – di Patrizia Fermani”

  1. luciano pranzetti

    I pochi prelati – vescovi e cardinali – che potevano, al CV2, alzare la voce a difesa del Vangelo e della Tradizione, al primo cicchetto papale o di Frings, ammutolirono dichiarando – e cito con dolore il card. Siri – di aver taciuto per non complicare le cose. Le quali, con Lumen Gentium, Nostra Aetate si erano già complicate. Unica eccezione il grande Lefebvre la cui figliolanza sta facendo il salto della quaglia per passare il confine e tornare all’obbedienza bergogliana lusingata dalla “prelatura personale”. Ad Introvigne io aggiungerei Andrea Tornielli, gran crociato ai tempi di GP II e B XVI – penna de IL GIORNALE – , passata la dogana, senza pagar dazio, ed intruppatosi tra i laudatores dell’Amoris Laetitia. Ora speriamo nell’azione dei 4 cardinali che dovranno reagire al silenzio opposto da Bergoglio i loro 5 dubia. E nell’aria del catalogo io aggiungerei quei bischeri cattolici che si spartiscono tra buddismo, new age ed esoterismo convinti, da Assisi ’86 (GP II) e Assisi 2011 (B XVI) che due o tre religioni son meglio di una, santa, cattolica e apostolica.

  2. Ma questa mezza dozzina di categorie sarebbero forse cattoliche? Se lo fossero sarebbero un qualcosa di nuovo. Peraltro non è esaustiva la lista, fano parte sempre di questa serie anche le categorie radicali, quali papisti del papa eretico, papisti del papa materiale, sedevacantisti senza giurisdizione di fatto, e poi isole varie con ognuno la propria tesi, Velletri, vaticanocattolico con eresia feenesiana ….. e avanti. Di Cattolico (ovvero universale) è rimasto qualcosa in questa serie di categorie? Sembrano sette protestanti. Ognuno ha la propria ricetta:dottrina retta, ambigua, mista , quasi retta, opposta alla retta, semi-retta….però ognuna con un errore: il che porta a concludere che nessuna categoria può far parte della CHIESA che è UNA. Quindi la Chiesa vera è altrove, nelle catacombe , perché ancora una volta NON voluta, come avvenne 2000 anni or sono. Le nostre idee contro quella di Cristo?

    1. Le posizioni da 1 a 10, e altre, sono le posizioni di coloro che rinunciano al principio di non contraddizione.
      Porto un piccolo esempio. Un sacerdote della FSSPX, dopo aver discusso con me per circa 40 minuti sulla questione .. papa si … papa no … mi disse congedandomi: “… ma guardi che Bergoglio non è cattolico !!! .. “; avvalendosi dell’idea (illogica quindi contradittoria) che anche un non-cattolico può essere Papa. Ma quando mai un non cattolico (che non appartiene alla Chiesa) può guidare la Chiesa ed essere Maestro per i fedeli ?
      La Chiesa va concepita come lo è sempre stata dai tempi apostolici e a noi tramandata dai nostri avi. Non serve fare salti mortali teologici o meno per far quadrare il cerchio … Negare che El Porteño sia l’attuale Papa della Chiesa è coerente, non contradittorio. E se la Sede è vacante è una semplice situazione eccezionale, ma temporanea.
      Coloro che affermano la “vacanza” desiderano ardentemente un Papa. Semmai proprio costoro (e spesso vengono anche vilipesi) soffrono nel denunciare l’usurpazione della sede e la strage di anime.

  3. ancora una volta un plauso alla dottoressa Fermani. Soprattutto in quanto ricorda che l’origine del distruttivo cambiamento risale agli improvvidi discorsi di Giovanni XXIII su aggiornamento, profeti di sventura, ecc. il Concilio Vaticano II è una conseguenza diretta della sua politica. I teologi riprovati hanno potuto presentarsi come le vittime e i portatori del nuovo (è sempre Hegel il punto di partenza di ogni progressismo). Solo quando ritorneremo ad utilizzare le categorie di vero e falso, di bene e male, rigettando come insufficiente la forbice vecchio/nuovo, si potrà sperare in un vero risorgimento

  4. cattolico triste

    Gent. Sig.ra Patrizia,
    il suo dolorosamente appassionato “mea culpa” che con Lei, mi sento di condividere, mi ha fatto ricordare la lettera, che uno dei massimi scrittori cattolici “veri”, scrisse nel giugno 1966 a Don Camillo. Si trattava di Guareschi Giovannino detto il birichino da non confondere con Giovannone detto il “pacione”. Si sfogò con il suo padre spirituale Don Camillo rimproverandolo di voler rimanere caparbiamente attaccato alla “tradizione” mentre con il Concilio un vorticoso vento di tramontana proveniente dagli Urali aveva fatto pulizia del vecchiume della chiesa per far posto alle “magnifiche sorti e progressive”. Giovannino si chiedeva: “Pensi, reverendo, quale cosa meravigliosa sarebbe stata e quale nuova forza ne avrebbe ritratto la Chiesa se, alla morte del ” Parroco del Mondo ” [Giovanni XIII. N. d. R.] (che per la sua bontà e ingenuità tanti vantaggi ha dato ai senza Dio ) il Conclave avesse avuto il coraggio di eleggere, come nuovo Papa il Cardinale Mindszenty! “ Dopo 50 anni l’Alta Scuola di Diplomazia Vaticana, ormai consapevole che il CVII è stato un…

  5. cattolico triste

    un fallimento ma orgogliosamente ostinata a denunciare gli errori della Chiesa precedente, ha pensato di nasconderlo chiamando un artista del paradosso, un istrione della risata, un ipnotizzatore delle masse che adeguatamente supportato dai media mondiali avrebbe modificato “la buona novella” tramite la neolingua di orwelliana memoria. Ma come Lei dice non si sono accorti di essere saliti anziché sulla fragile “Barca di Pietro” sull’inaffondabile Titanic e mentre scherzano, ballano, sparano fuochi pirotecnici la punta dell’iceberg è prossima a colpire il bordo anzi il bordello.

    1. patrizia fermani

      caro lettore, certamente sono triste come Lei, ma immodestamente non posso dire di sentirmi in colpa. Il fortissimo disagio avvertito giovanissima quando “mi” rivoltarono l’altare, si è esteso presto a tutto il rovesciamento successivo, e non l’ho nascosto né a me stessa né agli altri.

      1. L’avessero solo rivoltato, cara dottoressa… purtroppo l’hanno sostituito molto spesso con una “tavola” (validamente consacrata? a volte no, sono convinto, e priva di Reliquie), che sottintendeva l’intento di celebrare una “Cena”.

        Da qui anche lo spaventoso abuso della Comunione: “Ti invitano a cena, e non mangi?”

  6. “la massa excattolica corre veloce verso il nulla prossimo venturo, sulla scia papale.” : va bene parlare di massa excattolica (il piccolo resto è infatti molto piccolo), ma Omissis, per favore, non chiamatelo papa, e la sua scia (da pifferaio magico) non definitela papale, bensì massonica, satanica, menzognera ed ingannatrice delle masse indifese o ormai anestetizzate. Teniamoci a debita distanza da lui e dai suoi, ché non ci arrivi nemmeno l’eco delle loro parole, e poi non guardiamolo negli occhi, affinché non trasfrmi il nostro cuore pulsante in un cuore di pietra, freddo e spietato.

  7. Da giovane non capivo come poter avere il fervore dei cristiani che professavano con eroismo la loro fede. Oggi che essere Cattolici diventa ogni giorno più difficile è pericoloso, il fervore cresce in me come una pianta irrigata goccia a goccia.

  8. Un mio confratello, di grande pietà e devozione, all’epoca di Montini cercava di convincermi che le innovazioni cui il Clero era stato proditoriamente costretto erano frutto di una sorta di “ebrezza di Noé”, e che era compito dei buoni cristiani coprirne le nudità, come fecero i due fratelli di Cam, che viceversa ne rise, meritandosi la maledizione del padre. Un pensiero che, all’epoca, sembrava tentare alcuni Cardinali e Prelati, e non pochi chierici e laici. Ne parlammo con mons. Spadafora, ed egli affermò che le presunte nudità del novello Noé bresciano nulla avevano in comune con il racconto della Genesi (IX, 20-27), perché non si trattava di colpe private dovute a debolezza, ma gravissime mancanze pubbliche. Come se Noé avesse ordinato ai figli di far inabissare l’Arca tra i flutti del diluvio. L’anziano confratello non visse tanto a lungo da veder Giovanni Paolo II pregare con gl’idolatri ad Assisi, ma a noi che oggi abbiamo a confrontarci con Omissis, sembra di veder compiuta la triste similitudine di mons. Spadafora, e peggio ancora.

  9. “Con questa formidabile flottiglia di scorta, la chiesa excattolica ha rivolto la prua verso l’iceberg e i passeggeri a bordo non ancora disposti a schiantarsi con essa devono cercare di allontanarsi il più possibile con la propria scialuppa di salvataggio.”

    E’ forse un modo per dire che siamo in un periodo di Sede vacante?

    Gentile Dott.ssa Fermani, sono curioso di sapere (e credo che lo siano anche molti altri lettori del sito) qual’è la sua posizione in merito al sedeplenismo e al sedevacantismo.

    La mia è la seguente: ritengo che la Sede sia vacante ma non ritengo vincolante la posizione sedevacantista, quindi ritengo LECITO (anche se sbagliato) pure il sedeplenismo: il fatto è che il Magistero NON ha mai definito in maniera chiara e inequivocabile una situazione come quella attuale.
    Ovviamente l’unico sedeplenismo che ritengo lecito è quello di tipo “resistente”, cioè quello alla Lefebvre.

    1. Patrizia Fermani

      Caro Diego, al di là delle formule, a me sembra che una valida elezione non sia sufficiente ad assicurare che l’eletto eserciti veramente il ministero petrino. Questo è stato istituito con la chiesa dal Salvatore quale strumento per la realizzazione e la trasmissione del messaggio evangelico che mira appunto alla salvezza dell’uomo. Se il Verbo si è fatto carne, noi in quanto creature fatte a Sua immagine e somiglianza, abbiamo la ragione per riconoscere il logos dei comandamenti divini. La retta ragione non crea la verità ma la riconosce ed è in grado di attivare la volontà di servirla. Il Papa anche validamente eletto non è legibus solutus, e la sua funzione è quella di servire e insegnare la legge di Dio alla quale è sottomesso. Se contraddice questa legge viene meno il fondamento del ministero assunto e la sua stessa ragione d’essere come capo della Chiesa. Viene meno per me il dovere di riconoscerlo come tale e di seguire “insegnamenti “ che tradiscono il mandato ricevuto e ai quali posso solo attribuire il valore di un’opinione qualunque espressa da un uomo qualunque… In altre parole il problema della sostanza supera e assorbe, a mio modo di vedere, ogni altra questione che investa i profili di legittimità. Spero di avere esposto in modo chiaro ciò che penso e che, come vede, è molto semplice.

      1. Da “Il Timone”: “Grygiel: quando si entra in chiesa -dice Chesterton- ci si toglie il cappello, non la testa “

      2. La risposta è chiara. Tuttavia, oltre al “papa” bisognerebbe anche non riconoscere la quasi totalità del clero. Sussiste il grave dubbio che abbiano perso gli ordini sacri e di conseguenza sono dubbi i sacramenti. La nuova “messa” col passare degli anni è diventata sempre più protestante …. la maggior parte del popolo novus ordo oramai pratica il protestantesimo (nelle sue molteplici varianti) senza saperlo …. e i fedeli cattolici che si sono resi conto di cosa implichi partecipare a liturgie novus ordo hanno il problema di trovare dove si celebra la Santa Messa cattolica, ricevere Sacramenti validi, nonché evitare qualsiasi evento o celebrazione (ecumenico, interreligioso, GMG ecc. organizzati da costoro) per poter rimanere cattolici.

      3. Gentile Dottoressa, la ringrazio molto per la risposta, veramente molto chiara ed esauriente.
        In effetti non è solo una questione di legittimità e di validità dell’elezione: il Papa ha il dovere di confermare i fedeli nella Fede di sempre; se non lo fa ci troviamo di fronte ad un uomo vestito di bianco che dice la sua opinione, senza alcun potere di giurisdizione.

  10. Grazie: c’è tutto, ed espresso limpidamente. Il vero mistero non sono le idee eversive (quelle ci son sempre state). E’ la trasformazione delle idee eversive, da posizione di minoranza, in maggioranza assoluta (addirittura, in luogo comune, dato per scontato), attraverso uno scivolamento lento, ma inarrestabile, verso il basso. Come è stata possibile questa mancanza di difesa – anzi, questa spontanea apertura delle porte al nemico? Perché questa debilitazione, come una caduta verticale, del “sistema immunitario” della Chiesa? La compresenza, nella società e nella comunità ecclesiale, delle categorie umane indicate nell’articolo può aiutare a comprendere quello che è accaduto.

  11. Una domanda a tutti: quale nome appropriato dare alla categoria di coloro che non si riconoscono in nessuna delle categorie su nominate? (intendo proprio noi che non apparteniamo a nessuna delle categorie richiamate nell’articolo, nè a quelle aggiunte nei vari commenti). Personalmente non riesco a trovarne uno appropriato senza incorrere in equivoci.

  12. … ma, io personalmente che non so a “quale” gruppo potrei appartenere, tranne che cerco di rispettare i Comandamenti, I Sacramenti della confessione della Eucarestia, la vita,credo, in grazia, gli insegnamenti di Gesù Cristo, io, noi, cioè milioni come me, e si, non siamo ciechi, vediamo: cosa mai possiamo fare? Come levare le nostre voci? Non siamo un “partito” con una sede dove discutere, e dire il nostro pensare. Non è che se io vado dal Parroco e gli dico: il Papa secondo me sbaglia – non è che cambia qualcosa, no. Beh! Qualcuno può dire cosa possiamo fare?

    1. Starcene al nostro posto: amando e ringraziando Dio, lasciando i preti alla loro tremenda telenovela (senza giudicarli come persone… non si fa con NESSUNO) e non ascoltando il Biancovestito, in nessuna occasione.
      Piedi per terra e occhi al cielo e al Cielo

    2. Cara professoressa lei ha posto un argomento che meriterebbe altre puntate. Oramai è inconcepibile ritenere che la chiesa ora capeggiata dall’argentino sia la Chiesa fondata da N.S. Gesù Cristo. Sono trascorsi 58 anni dal 1958 quando fu eletto colui che avrebbe messo in atto il piano definitivo per la distruzione della Chiesa, convocando un concilio per ordine dei massoni. I vari successori hanno poi fatto la loro parte…
      “La Massoneria, vera chiesa di satana checché ne dicano i suoi maestri ed affigliati, è, di natura sua, diametralmente opposta alla Chiesa di Gesù Cristo, alla quale infatti muove oggi la guerra più subdola in nome del laicismo. Ebbene, contro la Chiesa laica di satana deve opporsi, non solamente la forza sacerdotale, ma ANCHE LA FORZA LAICA (mie le maiuscole) della Chiesa di Cristo. È alle DUE FORZE INSIEME unite che Dio ha riserbato in ogni tempo la vittoria. Le porte dell’inferno, egli ha detto, non prevarranno contro la mia Chiesa. Mai! “ (Mons. Scalabrini)

    3. Esattamente come ha fatto la minoranza di fedeli inglesi quando Enrico Vlll impose la nuova religione. Tanti hanno pagato con un martirio atroce per questa fedeltà. Noi non corriamo questo rischio. Poi è anche più facile per noi trovare sacerdoti cattolici formati nella Tradizione per la celebrazione del Santo Sacrificio della Messa e per ricevere i Sacramenti. Bisogna essere disposti a fare qualche sacrificio. Il resto lo farà Dio.

      1. Cara Adriana, Enrico VIII non ha imposto una nuova religione, almeno nel senso dottrinale, quello sciagurato che ha messo la chiesa cattolica alla sera cattolica, alla mattina protestante, è stato l’arcivescovo di Canterbury Thoma Cranmer, con idee protestanti, ma per far passare l’Inghilterra da cattolica a protestante, ha dovuto distruggere la “Sacra Liturgia” , nello stesso modo fatto da Paolo Vi con il suo consigliere “fidato” Annibale Bugnini. Oggi siamo nella stessa situazione, anzi peggio.

        1. Rispondo a Francesco. Il mio intento era di evidenziare la persecuzione – e martirio per molti – che ebbe inizio indubbiamente sotto e per volere di Enrico Vlll. Non ci sarebbe stato un Cranmer senza un Enrico Vlll. Il contributo più rilevante di Cranmer fu sicuramente il Book of Common Prayer, che rimpiazzò in inglese i 4 testi liturgici latini, ossia Messale, Breviario, Rituale e Pontificale. L’imposizione avvenne in due fasi sotto Eduardo Vl (ma fosse vissuto l’avrebbe fatto anche Enrico Vlll): nel 1549 – traduzione in inglese vicina alla liturgia in latino per non scandalizzare troppo i sudditi, e nel 1552 – protestante, in senso prettamente calvinista. Il losco Cranmer – da consumato ruffiano – fece carriera grazie all’appoggio a Enrico Vlll nella questione del divorzio da Caterina d’Aragona. E mi fermo qui perché la storia dell’istituzione e sviluppo della C of E è ancor più tragica che complicata, impossibile da sintetizzare….

          1. … In ogni caso l’odio indotto verso i cattolici permane. Per quanto la situazione creatasi con il CVll e Novus Ordo Missae, da cattolica proveniente da un paese protestante abituata alle discriminazioni contri cattolici, percepisco anche qui la stessa avversione da parte di moltissimi conciliari. Lo stesso contegno di Bergoglio. E’ noto che Enrico Vlll volle un prete cattolico al capezzale per morire da cattolico. Ma la stessa possibilità la negò ai sudditi e discendenti spersi per tutto il mondo. Milioni di anime in 500 anni! Anche Roncalli è stato un iniziatore senza il quale non saremmo arrivati a Bergoglio. A conforto, riporto le parole di due martiri inglesi “Se ho contro di me tutti i Vescovi, ho con me, però, tutti i Santi ed i Dottori della Chiesa”(San Tommaso Moro, martire sotto Enrico Vlll). “Condannandoci, voi condannate tutti i vostri antenati. Perché che abbiamo noi insegnato che essi non insegnarono?” (Sant’Edmondo Campion, martire sotto Elisabetta l).

  13. Sono d’accordo con l’interpretazione data dall’autrice del corso eretico compiuto dalla non più chiesa cattolica e col giudizio su coloro che si sono in qualche modo adeguati, senza rigettare la scandalosa trasformazione. Aggiungo che l’uomo, anche il fedele, è corruttibile e la nuova indulgente dottrina eretica lo ha sedotto, eccezion fatta per qualche ingenuo ignorante salvato dalla sua ignoranza invincibile.

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