Il toro è nell’arena. E noi?

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Ho sempre sperato che venisse il giorno buono per parlare di tauromachia. Perché la tauromachia è un termine greco che identifica bene una delle radici ancestrali su cui si fondava l’Occidente, il suo legame con la terra, o la sabbia dell’arena se si vuole. C’è chi pensa che la corrida sia uno spettacolo barbaro, noi pensiamo che c’è molto più onore nella muleta che nella bandiera arcobaleno.

Vox, il partito di riferimento del sovranismo spagnolo, guidato da Santiago Abascal, lo ha persino scritto, al punto 67 del programma politico: «Impulsar una ley de protección de la tauromaquia, como parte del patrimonio cultural español». Non è poco come lotta al dolciume politicamente corretto degli altri partiti. Questo è solo un esempio, ma emblematico. Altra iniziativa è la sospensione e la rimozione di quelle autonomie che stanno portando la Catalogna alla sedizione e al contrasto civile (o incivile) apertamente violento, tanto da far pensare alla guerra civile. L’autonomia politica è una ricchezza solo quando non è la maschera della diserzione.

Abascal ha ben compreso che la causa primaria della situazione culturale odierna nella regione catalana risiede nelle autonomie scolastiche, che vuole abolire. Non possono più circolare testi scolastici diversi da quelli usati dagli altri cittadini (in cui, fra l’altro, pare si raccontino panzane del tipo che Cristorforo Colombo era catalano). Perché l’indottrinamento scolastico ha portato nel giro di una generazione a produrre una mentalità disonesta nei confronti della storia millenaria della Spagna, ostile alla madrepatria, in favore di una mitopoiesi ultranazionalista di una nazione che non esiste.

Lo stesso sconquasso, ma su base nazionale lo stiamo avendo anche in Italia. Oggetto di una complessità per durata e argomenti non trattabile dal sottoscritto, la scuola italiana necessiterebbe una riforma radicale. Facciamo solo un paio di considerazioni: i testi e la mentalità.

Nel Bel Paese che fu si insegna oggi su testi del tipo Guida all’immaginazione sociologica. Si fatica a comprendere come questa possa essere considerata materia d’esame se non quale trattazione atta a solleticarsi l’ultimo angolino di super-ego collettivo tanto basso quanto sterile. Battuta a parte – libri di questo tenore esistono veramente – vogliamo evidenziare il fatto che la culla della civiltà occidentale ha perso di vista non solo il cuore della questione educativa, ma pure l’ombelico. Non solo non si promuove lo studio diffuso dei classici pagani e cristiani che fecero di noi il faro della civiltà, ragion per cui non ci dedichiamo ai sacrifici umani, al cannibalismo e alle superstizioni tribali, ma lo si ostacola a tutti i livelli preferendo la scuola occuparsi di novità modaiole d’oltreoceano, argomenti marginali, cavilli burocratici.

Nell’istituto scolastico frequentato da mio figlio, il dirigente ha organizzato una bella conferenza di matematica. Tutto molto positivo, ma viziato da mentalità burocratico-scientista. Oltre all’impostazione sbilanciata verso entusiastici paradisi tecnologici, si è presentato il problema di un ragazzo frequentante il liceo che avrebbe voluto assistere all’incontro, ma, essendo il suo profilo non contemplato dalle coperture assicurative, gli è stato ingresso vietato a meno di stipulare un’assicurazione ad hoc.

Anche se vogliono farci dimenticare chi siamo e quale è la nostra storia, dovrebbe pur esserci una sana via di mezzo, pur non algebrica, almeno fra leggere Marziale e la legge marziale. Se non la si trova, almeno si legga Marziale. Meglio un Paese in cui si pratichi la tauromachia ogni settimana oppure uno in cui la scuola, pretendendo di educare oltre che istruire, istruisce male ed è costantemente in preda a crisi uterine per qualsiasi ipotetico dramma psicologico o sentimentale si possa verificare? Chiedo: veramente vogliamo accettare supinamente un Paese che ci depaupera con leggi e leggiuole ad hoc per arricchire le banche? Un governo che fa a brandelli le libertà primarie giorno dopo giorno fino a rendervi schiavi e larve di uomini? Veramente vogliamo assumere la tesi del laissez faire con persone che lavano il cervello dei nostri figli minori con teorie gender chiamandole educazione moderna avanzata, tanto i traviati esistono comunque ed è meglio che i bimbi lo sappiano?

Lo stesso vale per la Chiesa, anche per il tema “traviati”. Davvero vogliamo continuare a essere in comunione con una pseudochiesa pachamamista serva di satana che vi manderà dei viri probati (non probi viri, che sono altro) preti mancati, preti spretati, e persino delle streghe sciamannate a presiedere la “liturgia” al posto di un vero sacerdote cattolico? Penso che meritiamo di più. Va bene essere presi per fessi, ma almeno con maggiore eleganza.

Domenica in Spagna il partito erede del franchismo si appresta a raggiungere un risultato storico (sopra il 20% secondo la mia fonte in Spagna Citeriore) facendo leva su discorsi normali per gente normale. Cose come poter insegnare il mestiere di fabbro al proprio figlio senza che lo Stato si mangi la fornace. Confessare la fede. Ovvero contestando quella dittatura “progre” della classe dirigente arricchita e socialisteggiante che sta imponendo in tutto il continente le proprie perversioni sessuali e la propria confusione mentale. Poco tempo fa, per la Francia l’ultima speranza sarebbe stata votare Marine Le Pen: i francesi hanno voluto votare Macron, ora hanno mascelle sfondate, teste spaccate e occhi spappolati da cinquanta settimane. Forse per loro è troppo tardi.

Queste elezioni costituiscono esattamente la stessa occasione per la Spagna. Non solo perché, se vince Vox, «Se protegerá la caza, como actividad necesaria y tradicional del mundo rural» (punto 68), ma perché o si cacciano i radical-chic profanatori di tombe con il voto democratico oggi, oppure si rischia di farlo fra un decennio a prezzo di un bagno di sangue.

E l’Italia? In Italia non abbiamo la tauromachia da molto tempo, almeno dal giorno in cui divenimmo popolo imbelle, ma non è questo il motivo per cui non sembra esserci nessuna forza politica in grado di raccogliere una sfida tanto urgente e di capire quale sia la posta in gioco.

Visto lo status quo, non rimane altro che difenderci individualmente. Proteggerci fra famiglie, proteggere le nostre famiglie. Fare uno sforzo enorme per educare i nostri figli nonostante il mondo giri per il verso opposto. Come diceva Oswald Spengler in Ascesa e declino della civiltà delle macchine: «Dobbiamo percorrere coraggiosamente sino alla fine la vita che ci è destinata. Non abbiamo alternative. Il nostro dovere di tener fermo sulle posizioni perdute, anche se non c’è più speranza di salvezza. Tener fermo come quel soldato romano le cui ossa furono trovate a Pompei davanti a una porta: egli morì perché, quando vi fu l’eruzione del Vesuvio, si dimenticarono di scioglierlo dalla consegna. Questa è grandezza, questo significa aver razza. Questa onorevole fine è l’unica cosa che non si può togliere all’uomo».

Noi cristiani sappiamo che questa onorevole fine non è la fine. E i nostri figli non sono fatica vana, ma sono la speranza del futuro. Perciò, mentre gli Spagnoli hanno la possibilità di di agitare ancora una volta la muleta, noi restiamo al nostro posto, fino al giorno in cui ci scioglieranno dalla consegna, o saremo sepolti dal Vesuvio della storia.

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4 commenti su “Il toro è nell’arena. E noi?”

  1. Ottimo articolo. Condivisibile in ogni sua parola. La dabbenaggine animalista vorrebbe cancellare una cerimonia (perché tale è), la corrida, che ha profondissimi significati simbolici e che rappresenta la lotta tra la Luce e la Tenebra, tra le forze uraniche e quelle telluriche. Lotta leale, dall’esito non scontato. Con la corrida, vogliono colpire uno dei simboli ancestrali della civiltà indoeuropea, in nome di un oscuro e suicidario animalismo che ritiene gli uomini uguali alle bestie, dimentiche degli ordini della Genesi.
    Certo, nonostante l’apparente diversità dei temi, c’è una coerenza nella perversione: le forze infere che vogliono abolire la corrida sono quasi sempre le stesse che hanno voluto l’oscena e blasfema profanazione della tomba del Generalissimo Franco e che adesso già richiedono quella di José Antonio Primo de Rivera, fondatore della Falange e Martire assassinato dai comunisti.
    E’ la malvagità profonda e demoniaca della Rivoluzione. No pasaran!.
    Silente

  2. Bisognerebbe rientrare nella realtà quel tanto che basta per riappropriarsi di quella normalità di vita e di pensiero che fanno di ogni uomo un uomo e non un robot. Operazione difficilissima, a quanto pare in questa società stravolta dove la malefica intelligenza di pochi manovra a suo piacimento le menti di molti, ossia di una massa così pigra mentalmente e così incastrata nella sua gabbia dorata, da preferire che
    qualcun altro pensi al posto suo.
    Al proposito raccolgo da WhatsApp questo profetico pensiero di Aldous Huxley:
    “La dittatura perfetta avrà la sembianza di una democrazia, una prigione senza muri nella quale i prigionieri non sogneranno di fuggire. Un sistema di schiavitù dove, grazie al consumo e al divertimento, gli schiavi ameranno la loro schiavitù”.
    Elezioni in Spagna: VOX al 15%!

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