IL TRAMONTO DEL MOVIMENTO PER LA VITA. LEGGE 40, IL PROGETTO DI LEGGE SULL’OMOFOBIA E LA NEFASTA TEORIA DEL “MALE MINORE” – di Marisa Orecchia

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di Marisa Orecchia

 

ADERIAMO ALL’APPELLO PER FERMARE LA PROPOSTA DI LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA

 

 

vibAncora una volta si è costretti   a prendere atto del triste tramonto   di un Movimento per la Vita che fu grande e che  sopravvive ormai  solo  localmente  nell’impegno dei volontari dei Centri di Aiuto alla vita. L’occasione di questa riflessione viene dalla lettura del  commento, riportato da Avvenire, del presidente Carlo Casini alla relazione ministeriale sull’andamento della legge 40  per l’anno 2011.  Commento a caldo, ché il Movimento per la Vita”presenterà all’opinione pubblica- scrive Casini –  una dettagliata  interpretazione  su quanto sta accadendo in materia  di procreazione medicalmente assistita (PMA)[…]Una autonoma relazione (è) opportuna  per usare il criterio di valutazione  che  giustificò il sostegno alla legge 40/2004”. (vedi in calce il testo completo del commento di Carlo Casini)

Non può  meravigliare che alla luce di tale criterio di valutazione, venga  passato sotto silenzio dal presidente del Movimento per la vita, l’enorme numero di embrioni che per l’anno 2011 sono stati prodotti ed hanno trovato  subito la morte con le pratiche di fecondazione  in vitro. Ben  145.704  a fronte  degli 8.700 che, nello stesso anno,con tali pratiche sono riusciti a vedere la luce. Nel commento in questione  infatti  di essi non si fa parola e la ragione di ciò  è ben nota  a quanti hanno seguito l’iter attraverso cui si giunse a suo tempo all’approvazione della legge 40. Carlo Casini allora  non solo  diede  sostegno, mediante la ricerca di alleanze  trasversali  nelle aule parlamentari, ad una legge che  consentiva la fecondazione in vitro, ancorché solo omologa, ma  se ne  fece  direttamente  promotore attraverso l’elaborazione di un progetto assieme alla Fondazione Nuovo Millennio.

E come ci si potrebbe adesso dolere di tutte queste morti provocate  dalle  pratiche consentite  da una legge cui si è dato sostegno? E’ ben vero che, anche in absentia legis,  la  fecondazione in vitro   era praticata,  ma  oggi  la sua legalizzazione  ne  ha fatto considerevolmente aumentare la diffusione, anche perché a carico  del sistema sanitario nazionale.

Di tutti questi  bambini prodotti per la morte il presidente Carlo Casini  tace, ben consapevole   di aver non solo dato sostegno alla legge 40, ma anche di esserne  stato uno dei principali promotori. In compenso, si sofferma lungamente sul  congelamento degli embrioni soprannumerari che, per l’anno 2011 sono 14. 577 e che vanno ad aggiungersi a quelli che già residuano da  fecondazioni in vitro  attuate   negli anni precedenti, da quando soprattutto la sentenza n.151  della Consulta  ha cancellato il limite  dei tre embrioni da produrre  e impiantare.

“Tutta la fecondazione artificiale umana  suscita inquietudine, ma l’accumulo di embrioni  è l’aspetto più drammatico e disumano” scrive Casini, che, solo inquieto per gli oltre 145.000 morti, appare  totalmente inconsapevole che la crioconservazione altro non è che uno dei tanti effetti nefasti di una pratica  ammessa, regolamentata  e finanziata da una  legge da lui promossa e sostenuta.

Una legge che ha accettato e regolamentato  un male oggettivo, radicale quale la produzione dell’uomo in provetta, tentando di limitarne i danni con dichiarazioni di  principio e paletti che si sono rivelati  privi di utilità e facilmente aggirabili da magistrati intraprendenti.

Cose già dette, queste,  sulle quali si è più volte ritornati ma che è opportuno non dimenticare oggi,  quando è ormai evidente, a proposito della legge sull’omofobia che si dibatte in questi giorni, che molti dei  nostri parlamentari cattolici  si sono solidamente attestati  sulla linea difensiva del   cosiddetto “ male minore”, già precedentemente collaudata, anche  a proposito della legge 40.

La proposta Scalfarotto ha buone probabilità  di andare in porto? Cerchiamo di limitarne i danni con clausole di garanzia e paletti vari. Questa è l’unica strategia che  sembrano in grado  di elaborare  fior di giuristi e  certi politici cattolici che  dimenticano come dal Magistero  vengano in proposito  opposte indicazioni che ingiungono  di non  sostenere  leggi  ingiuste.

Se accadrà che una tale legge venga approvata con l’aiuto e il sostegno non solo di parlamentari  cattolici, ma anche di  quella parte del mondo cattolico sempre pronta  a  cedere  nel nome del dialogo, della convivenza civile, del timore della contrapposizione e del muro contro muro,  se  questo  accadrà,  avranno  poi  il coraggio, i soloni del compromesso, di levare la voce contro i ben prevedibili esiti tragici  di una legge  che, ribaltando l’antropologia, scardina la stessa  natura dell’uomo?


 

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da Avvenire:

 

Come ogni anno, il Movimento per la vita italiano presenterà all’opinione pubblica una dettagliata interpretazione di quanto sta accadendo in materia di procreazione medicalmente assistita (Pma) sulla base dei dati contenuti nella relazione ministeriale presentata pochi giorni fa per il 2011.
Una autonoma relazione è opportuna per usare il criterio di valutazione che giustificò il sostegno della Legge 402004. In sintesi si ritenne che fosse urgente eliminare il far west procreatico in cui tutto era permesso e che – fermo restando il giudizio negativo su qualsiasi forma di fecondazione extracorporea – la Legge dovesse almeno assicurare una speranza di vita a ogni embrione artificialmente generato. Questo era lo scopo della disposizione secondo la quale non dovrebbero essere generati più di 3 embrioni in un ciclo e tutti dovrebbero essere trasferiti in utero. Purtroppo la Corte Costituzionale (sentenza 1512009) ha annullato questo limite dei 3 embrioni consentendo il congelamento di quelli sovrabbondanti (cosiddetti soprannumerari) con la giustificazione che essi sono “una scorta” qualora da un primo trasferimento nel seno materno non derivi la nascita sperata. In realtà la Corte ha subordinato la generazione soprannumeraria ad un giudizio medico sulla salute della donna e ha mantenuto il limite rigoroso che a tale metodica si possa ricorrere soltanto quando essa appaia «strettamente necessaria». Ma la breccia è stata aperta e purtroppo le brecce possono essere allargate.

Per dare un primo giudizio su quanto sta accadendo basta leggere la tabella 3.55 della relazione ministeriale del 19 luglio 2013. Su 18.798 embrioni congelati nel 2011 solo 4.221 sono stati trasferiti nel seno materno. Ne deriva che ci sono 14.577 esseri umani nei “frigoriferi” dei vari laboratori d’Italia. È possibile che di questi alcuni possano sopravvivere se qualche coppia, a causa dell’insuccesso di un primo tentativo, vorrà utilizzarli, ma resterà comunque un alto numero di piccoli figli destinati alla morte nel gelo, senza tener conto di quelli che, anche se richiesti, moriranno nella fase di scongelamento, come è documentato che avviene anche nella Relazione ministeriale. I 14.577 di cui abbiamo parlato si riferiscono al solo 2011, ma nei “frigoriferi” vi sono anche gli embrioni crioconservati dall’entrata in vigore della sentenza costituzionale e cioè dal 2009 fino al 2011 e quelli del 2012 e 2013. Tutta la fecondazione artificiale umana suscita inquietudine, ma l’accumulo di embrioni crioconservati è l’aspetto più drammatico e disumano.

Che fare? Le decisioni della Consulta non possono essere mutate neppure dal legislatore, anche se, forse, una norma che precisasse meglio cosa significa «strettamente necessario» sarebbe utile. Una cosa, però, si può fare. Se la coscienza collettiva riconoscesse che il concepito è sempre un essere umano, che, come tale, non può essere oggetto di discriminazione; che è portatore di una dignità uguale a quella dei già nati, la breccia non verrebbe allargata, ma probabilmente ridotta. Ma la coscienza collettiva è condizionata da quella forma di razionalità sociale che è la legge. Ecco perché tanto insistiamo sulla necessità di riformare l’art. 1 del codice civile riconoscendo la capacità giuridica del concepito fin dal concepimento. Evidentemente non è stato sufficiente riconoscere la qualità di soggetto al concepito, come fa l’art. 1 della Legge 40. Ma ora la Corte di giustizia europea (18 ottobre 2011) ha riconosciuto il momento della fecondazione come quello di inizio dell’essere umano e ha chiamato embrione anche il concepito non impiantato. Ecco perché l’iniziativa dei cittadini europei “Uno di noi” in pieno svolgimento ha un significato culturale e pratico di primo ordine. La tabella 3.55 della Relazione ministeriale ci dice che nel solo 2011 sono stati collocati sotto azoto liquido a 196 gradi sottozero – in una sorta di camera della morte – 14.577 esseri umani. Ciascuno di loro è “uno di noi”.

 

Carlo Casini (presidente Movimento per la vita)

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