Il volto angelico di S. Stefano Protomartire – di Paolo Pasqualucci

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di  Paolo Pasqualucci

 

Vaticano-Pinacoteca_Martirio di S.Stefano

Giorgio Vasari – il Martirio di Santo Stefano

 

Uno dei primi sette diaconi eletti dai discepoli su direttiva degli Apostoli, si chiamava Stefano, “uomo pieno di fede e di Spirito Santo” (At 6, 5).  Fu il primo ad essere ucciso per la vera fede.  Stefano, “pieno di grazia e di fortezza, faceva prodigi e grandi miracoli in mezzo al popolo” (At 6, 8).  Accusato falsamente da alcuni ebrei di aver bestemmiato contro Mosè e contro Dio, fu trascinato a furor di popolo davanti al Sinedrio, l’organo della massima autorità giudaica del tempo.  E qui, precisa S. Luca, che è l’autore degli Atti degli Apostoli, “tutti quelli che se ne stavano assisi, avendo rivolto i loro sguardi fissi sopra di lui, videro la sua faccia come quella di un angelo” (At 6, 15).

 Le false accuse erano simili a quelle precedentemente rivolte contro Gesù Cristo Nostro Signore.  Il diacono Stefano sapeva certamente che stava rischiando la vita.  E tuttavia parlava al Sinedrio con un volto che appariva agli astanti “come quello di un angelo”.  Per opera dello Spirito Santo, il suo volto risplendeva come quello di un Angelo del Signore;  era già circonfuso dello splendore della vita eterna che la testimonianza del sangue gli stava per ottenere, immediatamente.  Sapeva, infatti, che lo avrebbero ucciso non appena, nel respingere in modo argomentato le false accuse contro di lui, avesse proclamato la verità:  la natura divina del Giusto che il Sinedrio stesso aveva messo a morte.

“Quali dei profeti non perseguitarono i vostri padri?  Essi uccisero coloro che predicavano la venuta del Giusto, di cui voi, in questi giorni, siete stati i traditori e gli omicidi.  Voi che avete ricevuto la Legge per ministero degli Angeli e non l’avete osservata” (At 7,  52-53).  La conclusione ultima del ragionamento, mentre l’assemblea tutta già “digrignava i denti contro di lui” (ivi, 7, 54), ossia l’attestazione pubblica della natura divina del “Giusto” tradito ed ucciso, gli venne per speciale grazia mediante la famosa visione, dal santo proclamata “con lo sguardo fisso al cielo”, precisa ancora S. Luca.  “Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, con lo sguardo fisso al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù in piedi alla destra del Padre.  E disse: ‘Ecco, io vedo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio’”(ivi, 7, 55-56). Vide Nostro Signore e vide il Padre, nella sua Gloria!

Agli orecchi di sinedistri accecati dalla vanagloria e dalla superbia e già colpevoli della morte di Gesù Cristo Nostro Signore, quella professione era una bestemmia da punirsi con l’uccisione immediata del reo.  Senza nemmeno pronunciare una formale sentenza, “mandando alte grida, si turarono le orecchie, e tutti insieme si precipitarono contro di lui, lo trascinarono fuori della città e lo lapidarono.  E i testimoni deposero le loro vesti ai piedi di un giovanotto, chiamato Saulo.  E lapidarono Stefano che pregava e diceva:  ‘Signore Gesù, ricevi il mio spirito’.  Poi, piegate le ginocchia, gridò, ad alta voce:  ‘Signore, non imputar loro questo peccato’.  E, ciò detto, spirò.  E Saulo approvava la morte di Stefano” (Ivi, 7, 57-60).  Si tolsero i mantelli per poter  tirare le pietre liberamente, li custodiva il futuro S. Paolo, moralmente complice del misfatto.  Misfatto, perché si condannava un innocente sulla base di false accuse.  Esattamente come con Nostro Signore.  Ma il motivo vero della condanna era la proclamazione della verità rivelata:  la natura divina di Gesù Cristo, consustanziale al Padre, unica porta della salvezza.

Per fortificarlo nell’ora suprema, Dio onnipotente si degnò di mostrargli i cieli aperti e Nostro Signore “in piedi alla destra di Dio nella sua Gloria”.  In piedi, come disse S. Gregorio Magno, per incitarlo a tener fermo nella battaglia contro il Nemico del genere umano che stava per farlo uccidere dai sinedristi  accecati, ma solo il  corpo poteva togliergli:  in piedi, come il condottiero di una schiera invincibile, che invitava a seguirlo, a combattere come Lui aveva combattuto, sino alla fine per render testimonianza alla Verità rivelata e fare in tutto la volontà del Padre, per ottenere il premio incorruttibile della vita eterna.

  Il volto del martire prossimo al supplizio, che già splende della luce degli Angeli, è riflesso esteriore della Gloria divina, concesso in premio dell’interiore splendore dell’anima di Stefano, che brilla anche per la sua pietà e misericordia, quando chiede il perdono per i suoi persecutori, ormai con il corpo e il volto fracassato dalle pietre omicide.  La grandezza della Gloria di Dio, che si riflette nel volto angelico, è speculare alla grandezza della misericordia di Dio, che opera anche tra i malvagi persecutori.  Sull’esempio di santo Stefano dobbiamo dunque sempre pregare, oltre che per tutti i peccatori perché anche noi siamo peccatori, anche per i nostri persecutori, nella speranza che almeno una parte di loro si penta, si converta e si salvi nel Giorno del Giudizio.

“È certo che mentre Stefano veniva lapidato, Saulo stava a guardare i mantelli di coloro che l’uccidevano.  Egli, dunque, uccideva il santo diacono con le mani di tutti, perché rendeva tutti più spediti nel dargli la morte.  Tuttavia, con le sue fatiche apostoliche, Saulo ottenne nella Chiesa di Dio un posto di precedenza rispetto a colui che con le sue persecuzioni aveva reso martire.  Ci sono due cose sulle quali dobbiamo seriamente meditare.  Siccome è detto che molti sono chiamati e pochi gli eletti, il primo dovere è che nessuno presuma di se stesso, perché, quantunque uno sia chiamato, non può sapere se è degno di essere eletto.  Il secondo dovere è che nessuno ardisca disperare del prossimo, anche se lo vede giacere nei vizi, perché non si può sapere quanto sono grandi i tesori della divina misericordia” (S. Gregorio Magno, Omelie sui Vangeli, intr., tr. it. e note di Ovidio Lari, Edizioni Paoline, 1975, p. 200).

Cosa chiedere umilmente a Gesù Cristo Nostro Signore nel giorno anniversario della lapidazione di santo Stefano, protomartire?

Che la mia vita sia il più possibile come quella di santo Stefano, “piena di grazia e di fortezza” nell’esercizio delle virtù cristiane:  che sia una vera vita cristiana, una vita santa in pensieri, parole, opere.

Che anch’io sia aiutato dallo Spirito Santo ad affrontare la persecuzione incombente, ed anzi già iniziata anche in Occidente, “con lo sguardo fisso al cielo”, a gloria dell’unico e vero Dio e a confusione dei nemici della Santa Croce; pur perdonando in cuor mio ai persecutori e pregando per loro, anime perse che andranno tutte all’eterna dannazione, se non si pentiranno del male che avranno fatto e non si convertiranno.

Che mi stia sempre innanzi alla mente il volto del santo diacono protomartire, splendente come quello di un Angelo:  vincendo ogni umana paura con l’aiuto dello Spirito Santo, egli affrontò impavido, da vero miles Christi, la battaglia finale della sua vita terrena, per la Gloria di Dio e la salvezza delle anime.

*

Lo splendore angelico del miles Christi si rifletteva certamente sul volto di san Giovanni da Capestrano, il francescano “santo soldato”  quando nel 1546, all’assedio di Belgrado, incitava con ispirata ed infiammata parola l’esercito cristiano guidato da Giovanni Hunyadi alla lotta contro i fortissimi turchi mussulmani, nemici implacabili della fede e civiltà cristiana, e predicava nello stesso tempo la penitenza ai suoi soldati.

Lo splendore angelico del miles Christi si rifletteva certamente sul volto del beato frate cappuccino Marco d’Aviano,  quando anch’egli incitava con ispirata ed infuocata parola alla lotta contro i medesimi turchi assedianti Vienna nel 1683 con un immenso esercito, dove furono disfatti nella sanguinosa battaglia di Kahlenberg da polacchi, lorenesi e austriaci collegati.  Dopo questa vittoria, iniziò il riflusso turco dall’Europa orientale e meridionale, riflusso che si concluse con la dissoluzione finale dell’impero ottomano nel 1918.

San Giovanni da Capestrano, il beato Marco d’Aviano e prima di loro santa Giovanna d’Arco non combattevano direttamente ma si trovavano sempre in prima fila ad incitare i combattenti della giusta causa, che era quella della fede prima ancora che della patria in pericolo.   E del resto la vera fede, come ha bisogno di una Chiesa visibile che la predichi e la mantenga così ha pur bisogno di individui e nazioni che visibilmente la pratichino e la difendano dai nemici, sempre numerosi.  Questi santi, inoltre, non predicarono mai l’odio contro il nemico e si adoperarono intensamente per migliorare il livello morale degli eserciti cristiani, afflitti anch’essi in varia misura, com’era inevitabile, da certe piaghe della vita militare in tempo di guerra (prostituzione, vizio del gioco, ruberie, etc.).

Lo splendore angelico del miles Christi si notava anche sui volti dei cento giovani argentini che hanno recentemente opposto una compatta catena umana a difesa della chiesa cattedrale di una città del loro paese nella quale si teneva una “giornata della donna” organizzata dalle femministe.  Difesa contro l’attacco (già accaduto altre volte) di torme di giovani femministe seminude inneggianti all’aborto, le quali volevano irrompere nella chiesa per dissacrarla e distruggerne l’interno.  Lo sconvolgente video del fatto (sito di Corrispondenza Romana di questa settimana e Cristianofobia.org) mostra queste indemoniate mentre inveiscono contro i giovani, sputano loro addosso, gli mettono in testa reggipetti, li spruzzano con bombolette, li schiaffeggiano, cercano di rovinargli la faccia ed infine li gratificano di una parodia di sozzi atti sessuali tra femmine, per concludere il loro osceno sabba con danze selvagge attorno ad un falò dove bruciava un manichino simboleggiante il Papa.  A tutto ciò, i giovani cattolici opponevano la recita continua del Santo Rosario, mantenendo sempre il controllo dei propri nervi e la compattezza del loro muro.  E sono sicuro che, come santo Stefano, pregavano anche per le anime delle loro sciagurate aguzzine. La polizia, pur presente, non è intervenuta.

Questo video ci dà l’idea di quello che ci aspetta.  È noto che in Italia l’obiezione di coscienza nei confronti dell’aborto è forte tra medici e personale medico.  Le femministe e tutto il fronte laicista ed omosessuale si stanno mobilitando per strappare una legge che dichiari tale obiezione reato.  Intanto, progettano di occupare le chiese cattoliche per far pressione sul governo.  Hanno già cominciato a Bologna, con un blitz di dieci minuti (vedi i siti sopra citati).  Profanazioni di crocifissi, statue religiose, chiese sono in forte aumento in tutto l’Occidente e in particolare in Europa mentre imperversa una legislazione anticristiana che appoggia le rivendicazioni perverse della Rivoluzione Sessuale, discriminando e punendo coloro che non vogliano ottemperarvi.  Le prime vittime sono ovviamente i cattolici. Nei confronti del Cattolicesimo si sta creando in Occidente una situazione che malauguratamente ricorda sempre più quella della Spagna degli anni Trenta del secolo scorso, caratterizzata da quella feroce persecuzione anticristiana da parte della Repubblica atea e liberale, che contribuì non poco allo scoppio della guerra civile (1936-1939).  Prepariamoci anche noi “a fare muro”, come i giovani argentini, contro l’assalto delle schiere di Satana; forti noi cattolici, più che del sostegno di una Gerarchia che purtroppo appare sempre più evanescente ed ìmpari al suo compito storico, dell’aiuto dello Spirito Santo e dei princìpi della nostra civiltà e tradizione giuridica più antica, che ha sempre insegnato esser massima conforme al diritto naturale respingere la forza con la forza (vim vi repellere licet).  Come a Belgrado nel 1456, a Lepanto nel 1571, a Vienna nel 1683.

AD 26 dicembre 2013, festa di Santo Stefano protomartire

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