Immigrazione: il vero scopo dei “viaggi della speranza”

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Per continuare il nostro approfondimento del fenomeno migratorio, dopo l’articolo pubblicato il 23 settembre, leggiamo quanto dichiarato dalla prof.ssa Anna Bono, africanista e ricercatore in Storia delle Istituzioni dell’Africa all’Università di Torino, in un’intervista di cui riportiamo alcuni passaggi.(1)

D. Mediamente qual è la condizione sociale di queste persone?
R.“Non è facile dirlo perché ci sono situazioni anche molto diverse tra loro. Va detto, comunque, che esiste sul tema dell’immigrazione un falso mito: la maggioranza non fugge da situazioni di estrema povertà. In genere sono persone provenienti da centri urbani, ed è lì che maturano l’idea di lasciare il Paese. Dunque, mi sembra corretto sostenere che il grosso dei migranti appartenga al ceto medio: persone non ricche, ma nemmeno povere, in grado di pagare profumatamente chi organizza i viaggi”.
D. Allora come matura l’idea di emigrare, se non si è in condizioni di povertà e non si vive in zone di conflitto?
R.“Per rispondere ritengo importante citare il ministro dei Senegalesi all’Estero, che ha detto in un’intervista: ‘Qui non parte gente che non ha nulla, parte gente che vuole di più’. L’idea diffusa in Africa è che basta arrivare in Europa per godere del benessere, senza considerare però che dietro la ricchezza prodotta ci sono dei sacrifici”.
D. Come si alimenta questa illusione?
R. “Ad alimentarla sono vari fattori. Uno su tutti: i trafficanti, che come è noto gestiscono la gran parte dei viaggi verso l’Europa. Sono loro che rafforzano questa idea. (…)”.

I trafficanti, le “centinaia di criminali” di cui parlava il ministro Pisanu. Ma i trafficanti – questo si capisce secondo logica, prima ancora che secondo cronaca – sono solo l’anello di una catena organizzativa, esecutori di piani. La logica ci dice, infatti, che solo un potere “superiore” avrebbe potuto garantire l’impunità ai trafficanti per trent’anni. Dunque, un potere interno al sistema occidentale.

Questo emerge con sufficiente chiarezza dal lavoro svolto da due ricercatori italiani hanno pubblicato nel 2014 Confessioni di un trafficante di uomini(2), un dossier che non è mai stato segnalato né mai recensito dalla pubblica informazione, che riporta le testimonianze dirette di trafficanti nordafricani e balcanici, intervistati dagli autori.

Va notato che i due ricercatori non sfiorano neppure l’idea che le migrazioni abbiano registi politici: scrivono che la chiave delle migrazioni è solo il business. Comprendiamo la loro prudenza. D’altro canto, non hanno potuto esimersi dal precisare che l’informazione pubblica, in materia, propina sistematicamente bufale.

Da Confessioni di un trafficante di uomini:
Pag.13: “Dobbiamo smettere di credere che i trafficanti siano piccoli criminali in cerca di facili guadagni. Dietro all’immigrazione irregolare, dietro alle decine di migliaia di migranti che ogni anno arrivano in Europa, c’è un’industria fatta di delinquenti sì, ma anche e soprattutto di grandi professionisti del crimine, di gente in doppiopetto, veri e propri uomini d’affari”. 

Affari economici o affari politici? Gli autori, lo ripetiamo, si fermano al “business”, ai guadagni dei trafficanti, e ripetiamo che comprendiamo le loro cautele. D’altro canto, è di per sé evidente che il motore del sistema migratorio non sia il “business”, cioè un profitto soltanto economico a vantaggio della sola criminalità comune.

Una riflessione, a questo riguardo, valga per tutte. Se in campo vi fosse solo il guadagno delle organizzazioni criminali, le autorità nazionali e internazionali avrebbero sempre trattato gli scafisti come si conviene – come criminali ricercati – e senza spendere molta fatica: le partenze dei barconi sono segnalate dai rilevamenti satellitari in tempo reale, e l’arrivo ha luogo alla luce del sole. Eppure, in trent’anni non vi è stata notizia di un solo organizzatore degli imbarchi assicurato alla giustizia, e da altrettanti anni gli scafisti si squagliano sempre, non si sa come. Perché è questo che questo accade.

In occasione di sbarchi, stampa e televisione informano affrettatamente, di sfuggita, che “lo scafista è stato arrestato” senza andare oltre. È singolare che il giornalismo italiano ed europeo non abbia mai mostrato un volto né raccontato una storia: degli scafisti in realtà non vi è mai notizia. Conosciamo l’esito dei processi a loro carico, quanto è emerso dalle istruttorie dibattimentali, a quali pene sono stati condannati?

Con grande evidenza è in campo un sistema di potere che protegge trafficanti e scafisti, agendo come gruppo di pressione sui governi e sui media. Un sistema di potere con tutt’altri fini che non il “business”. Quello che segue mostra la rete organizzativa, sul territorio, di tale piano, e soprattutto mostra la “spontaneità” delle migrazioni di massa.

Da Confessioni di un trafficante di uomini:
Pag.114: “La fase di reclutamento è fatta anche di annunci sui quotidiani locali, alla radio, online, che pubblicizzano i contatti delle agenzie di viaggio” (gli autori chiamano “agenzie di viaggio” le organizzazioni dei trafficanti di uomini n.d.A.)

Pag.111: È lo stesso agente che fa volantinaggio, che fa pubblicità con le superpromozioni per l’Europa, che allestisce la vetrina con le irrinunciabili offerte per passare il confine, che confeziona il depliant con tutte le rotte e le possibilità per cambiar vita”.

Pag.113: “Il reclutamento comincia con la vendita dei ‘pacchetti’ nei paesi da dove si vuole fuggire. È lì che il migrante accarezza e poi abbraccia l’idea di cambiare vita e di arrivare in Europa”. 

Pag. 113: Esistono poi agenzie di viaggio legali e semilegali che organizzano il trasporto del migrante. (…) Capita che queste agenzie turistiche mescolino viaggiatori regolari con i clandestini… Ci sono esempi, anche se rari, di agenzie che hanno organizzato appositi voli charter”.

Pag. 112: Vuoi viaggiare comodo in aereo, da solo o con i tuoi cari? L’agenzia fornirà un’identità falsa e un documento contraffatto … quando arrivi, se necessario, ti possiamo far trovare anche un’automobile per scomparire il prima possibile. Vuoi un biglietto aereo di prima classe? Nessun problema. Facci solo sapere in quale paese vuoi entrare perché i prezzi variano. Il conto potrebbe essere salato ma il lusso la comodità e la sicurezza di arrivare a destinazione si pagano”.

Pag. 111: “Non hai denaro, ma vuoi o devi partire lo stesso? C’è l’offerta base: il minino indispensabile a prezzi popolari (..) Starai un po’ scomodo, userai tanto le gambe e forse rischierai. Ma bisogna accontentarsi”.

Pag: 112 “Puoi permetterti qualcosa di più e vuoi raggiungere l’Europa? Il ‘tour di gruppo’, allora, è l’ideale. Non è un servizio lussuoso ma è comodo, funzionale e permette di coprire lunghe distanze. Pensa a tutto l’agenzia: agli spostamenti alle le soste; al vitto e all’alloggio; ai trasporti”.

Pag.91: “Lungo le rotte dell’immigrazione, collocati in punti nevralgici e strategici, esistono tanti area manager che coordinano le fasi del traffico. (…) Questi area manager regolano direttamente le attività necessarie con fornitori locali di servizi che risiedono nei paesi di transito. Garantiscono prestazioni come un passaggio in auto, una sosta di un mese in un appartamento in attesa di un passaporto falso, la corruzione di un agente di frontiera”.

Pag. 91: “Ciascun area manager che controlla il passaggio da uno o più paesi può decidere di affidare in outsourcing  la concreta  attività ad  un coordinatore del posto o direttamente ai fornitori  di servizi locali. E’ un sistema di subappalto.” (…) “… è un modo molto comune di operare, servirsi di individui incensurati (…) attivi nel settore dei trasporti (…) oppure con occupazioni che riguardano l’import-export e controlli doganali o, ancora, consulenze finanziarie e legali, come revisori, ex impiegati di dogane, banche e uffici di cambio”.

Un sistema organizzativo immenso, straordinariamente articolato, che lascia ovunque visibili tracce di sé, quindi un sistema facilmente monitorabile da qualsivoglia intelligence. Tuttavia, gli organizzatori dei flussi migratori sono sempre “imprendibili”.

Da Confessioni di un trafficante di uomini:
Pag. 19: “Gliorganizzatori sono sempre nascosti”. 

Il quadro dell’organizzazione migratoria in Asia.

Da Confessioni di un trafficante di uomini:
Pag. 115: “La maggior parte degli immigranti che abbiamo incontrato negli ultimi anni racconta (che)…anche nei più piccoli e sperduti villaggi sulle montagne tra Afghanistan e Pakistan quando una persona vuole partire sa perfettamente a chi rivolgersi”. 

Pag. 11: “Quella degli afghani è una migrazione di massa”. 

Una migrazione di massa! Nella storia gli afghani hanno combattuto gli inglesi, e recentemente i sovietici senza mai arrendersi. È la prima volta che gli afghani si organizzano per fuggire in massa dal loro paese. Da quando hanno questa abitudine? Da quando qualcuno ha dato loro motivi per farlo: dare forza all’ islam europeo può essere un buon motivo.

Pag. 38-39: (La rete afghana): “…una grande organizzazione criminale, una gigantesca rete etnica, che parte dall’Afghanistan e arriva nei paesi del Nord Europa, con un esercito di persone gravitanti nella sua orbita. Le cellule sono tutte dislocate lungo la rotta del traffico dei clandestini afghani. Ogni cellula gestisce una fase e poi consegna il clandestino alla cellula successiva. Solo in Italia i capi sono sei e ai loro ordini hanno una quarantina di uomini con varie funzioni esecutive: gregari con compiti di supporto alle attività. Le cellule negli altri paesi hanno uno schema simile”.

Pag. 140: “Con il nullaosta e il documento d’identità entri in Italia direttamente dall’aeroporto di Fiumicino. Ma, appena esci, devi correre al centro di accoglienza, devi distruggere il tuo passaporto, strapparlo, bruciarlo, mangiarlo. Questo diciamo a quelli che aiutiamo. Devi stracciarti le vesti, bucarti le suole delle scarpe, sporcarti di terra mani e viso, mostrarti affamato e disperato e, parlando afgano (pashru, per la precisione) dire che sei arrivato via mare dalla Grecia, rinchiuso nel fondo di un camion nel garage di un traghetto. Quelle cose che si leggono sui giornali, insomma avete capito… Probabilmente ti faranno fare visite mediche. Forse capiranno la verità, ma non potranno dimostrare nulla. Ti dovranno credere e ti concederanno l’asilo. E da quel momento potrai muoverti indisturbato in tutta Europa”.

I VIAGGI DELLA SPERANZA (DI ISLAMIZZARE L’EUROPA) A partire dagli anni novanta, attraverso il sistema politico e mediatico  è stato predicato un culto ubriaco dell’accoglienza, che ha portato infine milioni di musulmani a insediarsi in Europa, secondo i piani di chi li aveva  mandati.

Mons. Cosmo Francesco Ruppi, Arcivescovo di Lecce: “Fenomeno inarrestabile, l’immigrazione ha molti registi, palesi ed occulti, su cui poco si sa e ancor meno si indaga (…) Ancora non si è indagato abbastanza su dove vanno a finire gli ingenti profitti del trasporto di uomini, donne e bambini (…) Ma sorge il sospetto che vi siano regie più occulte di ben diversa grandezza che, se non  direttamente, guidano e dirigono questo  enorme movimento di popoli,la cui gran parte proviene da paesi a maggioranza islamica” (3).

Mons. Ernesto Vecchi, allora vescovo ausiliare di Bologna, a seguito delle preghiere islamiche davanti alla Basilica di San Petronio, a Bologna, e, nello stesso giorno, davanti al Duomo di Milano, dichiarava: “Non è una preghiera e basta, abbiamo avuto la conferma che c’è un progetto pilotato da lontano. Cosa prevede? L’islamizzazione dell’Europa. Se ne accorse il cardinale Silvio Oddi tra i primi. E aveva buone fonti”(4).

Ma per islamizzare un continente occorre essere in tanti, e utilizzando i canali ordinari, quelli dell’ufficio immigrazione come era accaduto negli anni 50, l’operazione non avrebbe mai potuto procedere.

Diversamente, nella veste di “disperati” accalcati in “carrette del mare”, ostaggio di “spietati scafisti”, i migranti avrebbero obbligato l’opinione pubblica e le istituzioni europee ad accoglierli in massa.

I “viaggi della speranza” appaiono, infine, ciò che sono sempre stati: un arruolamento non di musulmani “disperati”, ma, più pacatamente, di musulmani desiderosi del benessere europeo.

Arruolamento facile, in area arabo-africana, soprattutto se corredato dalla garanzia che l’Europa avrebbe aperto le porte, dalla certezza che Nato e Stati Uniti avrebbero lasciato fare e dalla consapevolezza che la “sacra” Arabia benediceva e finanziava l’impresa.

A questo riguardo, mons. Giuseppe Bernardini, allora arcivescovo di Izmir (Smirne, Turchia) che nel 1999, in occasione del 2° Sinodo Continentale dei Vescovi, depositò presso la Segreteria Vaticana un documento da lui redatto nel quale si legge: (5) “Durante   un   incontro   ufficiale  sul  dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi  ai   partecipanti,  disse   ad un  certo punto con  calma  e  sicurezza: ‘ Grazie alle  vostre leggi vi invaderemo, grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo”.

Il commento di mons. Alessandrini: “C’è da crederci perché il dominio è già cominciato con i petrodollari, usati non per creare lavoro nei paesi poveri del Nord Africa o del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei paesi cristiani dell’immigrazione islamica compresa Roma, centro della Cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e di conquista?”. 

Già, come non vedere? Il senso di tutto questo va ricercato nel cantiere del nuovo ordine del mondo, dove l’immigrazione appare ciò che è: un’ingegneria sociale pianificata. Una ricollocazione territoriale di popolazioni, in linea con il progetto globalista di una società multirazziale, multiculturale, multireligiosa, quindi priva di identità e per questo più facilmente governabile da un governo unico del mondo, l’ultima tappa sottintesa del processo di globalizzazione.

Dichiarava in tal senso, già nel 1973, un Gran Maestro del Grande Oriente di Francia: “…da lungo tempo i Framassoni accarezzano un sogno. Essi vogliono anche considerare la possibilità di un Governo Mondiale”. (6)

Tutto questo sullo sfondo di un anticristranesimo programmatico che trasuda dal  “pensiero unico”,  eco del pensiero massonico. Scriveva Papa Leone XIII nell’enciclica Humanum genus contro la massoneria del 20 aprile 1884: “…il supremo intendimento dei Frammassoni è questo: distruggere da capo a fondo tutto l’ordine religioso e sociale, qual fu creato dal Cristianesimo”. Oggi il potere massonico è diversamente definito: Deep State, “Stato profondo”, ciò che in Italia chiamiamo “poteri forti”.

IL DEEP STATE Alla fine del XIX secolo, nel quadro dell’emergente potenza degli Stati Uniti, i maggiori banchieri euro-americani operanti a Wall Street, concepirono un disegno di potere che dalla finanza mirava a tracimare nella politica. Con questo intento il cartello di banchieri, tutti rigorosamente massoni, creò potentati sovranazionali semi-ufficiali che da allora avrebbero operato negli Stati Uniti e in Europa come gruppi di pressione. Uno “Stato profondo”, appunto, all’opera per costruire un nuovo ordine del mondo. Questi potentati sono ben conosciuti, in teoria: il Council on Foreign Relations (CFR) operante negli Stati Uniti dal 1921, il Bilderberg Group operante in Europa dal 1954 e la Trilateral Commission operante sul fronte mondiale dal 1973.

In pratica però, di questi sodalizi si ignorano le strategie e le intraprese. Si possono solo dedurre, ma non è difficilissimo, per il solo fatto che gli attori in campo, in un delirio di onnipotenza, non hanno mancato di palesare i loro obiettivi. Un uomo-chiave di questo sistema di potere, David Rockefeller, nel corso di un convegno del “Bilderberg” nel 1991, dichiarava: “Siamo grati al Washington Post, al New York Times, al Time e agli altri grandi magazine, i cui direttori hanno partecipato ai nostri meeting e hanno rispettato la loro promessa di discrezione per quasi 40 anni. Ci sarebbe stato impossibile sviluppare il nostro progetto per il mondo, se ci fossimo trovati sotto la lente dell’opinione pubblica per tutti questi anni. Ora il mondo e più sofisticato e più preparato ad andare verso il governo mondiale. La sovranità sopranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali e sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli precedenti” (7).

Non andremo oltre perché la materia esige un’analisi che queste “Note” non possono esaurire. Chi lo volesse, potrà approfondire l’argomento in altro scritto, del quale queste “Note” costituiscono un’ introduzione (8).

Non mancheremo però di dare un’idea – ne daremo anzi due – di questo sistema di potere, della sua ampiezza e profondità.

La prima mostra il raggio d’azione di questo potere nell’establishment americano. Con la premessa che David Rockefeller è stato il fondatore della già citata “Trilateral Commission”, e Zbignew Brzezinski ne è stato il primo presidente, così un osservatore americano, il giornalista investigativo americano Webster Tarpley, giudicava la figura e l’operato di Barack Obama: “Una marionetta della Trilateral Commission e, in particolare,di Zbigniew Brzezinksi (…) un fantoccio del capitale finanziario, di Rockefeller e Soros” (9). 

 Tarpley è un politologo molto noto negli USA, autore di saggi di alto profilo, conosciuto anche in Italia per essere stato interpellato dal Parlamento italiano in qualità di consulente nel corso delle indagini sull’omicidio Moro. Il secondo quadro mostra il raggio d’azione di questo sistema di potere nel mondo intero.

Nel 2000, l’Agenzia ONU “Divisione Popolazione del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali”, DESA, pubblicò il Rapporto “Replacement Migration: Is it a Solution to Declining and Ageing Populations?”  (“Migrazione sostitutiva: è una soluzione al declino e all’invecchiamento della popolazione?”) (10).

L’Agenzia così concepiva la “Migrazione sostitutiva: “la migrazione internazionale di cui un paese avrebbe bisogno per prevenire il declino e l’invecchiamento della popolazione a causa dei bassi tassi di fertilità e mortalità.” (…international migration that a country would need to prevent population decline and population ageing resulting from low fertility and mortality rates.)

Il rapporto poneva particolare attenzione alla denatalità dei paesi europei, auspicando una migrazione di massa quale rimedio ai vuoti demografici. Dunque, da una parte l’ONU – in seno alla quale impera da sempre la Fondazione Rockefeller, come è noto a tutti gli studiosi della materia – ha promosso e pianificato aborto e contraccezione di massa in Europa e nel mondo attraverso le sue Agenzie, favorendo così il “declino e l’invecchiamento della popolazione”. Dall’altra la stessa ONU propone quale rimedio un’immigrazione di massa in Europa.

La conclusione del Rapporto è perentoria in tal senso: “Population decline is inevitable in the absence of replacement migration”. (Il declino della popolazione è inevitabile in assenza di una migrazione sostitutiva). Questo rapporto è stato presentato nel 2000, prima ancora del pieno sviluppo delle migrazioni verso l’Europa. Il Rapporto auspicava, anticipandolo, il fenomeno migratorio.

NOTE

1) Cfr. “In terris”, giornale online, mercoledì 11 luglio 2018
2) https://www.interris.it/sociale/bisogna-scoraggiare-gli-africani-a-emigrare      2) Andrea Di Nicola, Giampaolo Musumeci, “Confessioni di un trafficante di uomini” Ed. chiare lettere, 2014.
3) “il Giornale”, 4 dicembre 2001.
4) La Padania”, 7 gennaio 2009, p.3.
5) “Avvenire”, quotidiano dei Vescovi italiani, 14 ottobre 1999, p.19.
6) Cfr. Jacques Mitterand, “La politique de franc-macons” Paris, Roblot 1973, p.170. Non si confonda con l’omonimo uomo politico   francese, socialista.
7) Cfr. Daniel Estulin “Il club Bilderberg – La storia segreta dei padroni del mondo” – seconda ed. aggiornata, Arianna Editrice 2012, p.135. Il libro di Estulin è unico nel suo genere in virtù dell’apporto      ricevuto, nella stesura del libro stesso, dall’intelligence russa, come        apertamente dichiarato dallo stesso Estulin.
8) “Le verità nascoste – Indagine sull’immigrazione”, edizioni Prasedium, Milano 2019.
9) Dal Video “L’uomo dietro Barak Obama” (cliccare sul motore di ricerca) di Webster Tarpley. Il video, sottotitolato in italiano, è di complessivi 19.07 min., diviso in due parti. I passi citati sono rispettivamente a min. 2.32 e min. 4.25 della prima parte.
10) Il testo del Rapporto è disponibile sul sito Internet della Divisione della popolazione (http://www.un.org/esa/population/unpop.htm).

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3 commenti su “Immigrazione: il vero scopo dei “viaggi della speranza””

  1. Non stupisce il fatto che noi abbiamo dei nemici, che ci siano delle persone che mirano alla nostra rovina, alla nostra distruzione. Stupisce, invece, che costoro trovino al nostro interno così numerosi alleati.

  2. Un commento di Diodoro su un altro sito, in questi giorni: “it.wikipedia.org/wiki/Europa_Point La moschea (sul punto più meridionale della Penisola Iberica, riconquistato dagli Spagnoli fra 1300 e 1400 e consacrato alla Madonna – anche come Presidio dell’Europa Tutta di fronte alla minaccia islamica) fu costruita dai Sauditi -in quel territorio, governato dagl’Inglesi- fra il 1995 e il 1997.
    La mia interpretazione, che non credo azzardata, è che le alte sfere inglesi dettero il via libera, in quel momento, alla ricopertura dell’Europa da parte dei Musulmani”

  3. Ma il papa da che parte sta? Da un lato fustiga nel segno della tradizionale dottrina sociale (una sciocchezza definirlo “comunista”) gli eccessi del neoliberismo finanziario ma poi sostiene a spada tratta l’ideologia immigrazionista più estrema, intreccia rapporti ecquivoci con personaggi lontani e nemici della Chiesa e del cristianesimo in generale ( la Bonino, Casarini, Scalfari) e ventila l’ipotesi di un governo mondiale limitandosi a educate riprovazioni della strage di cristiani in medio oriente e oriente. Anche l’accordo con la Cina (leggere le interviste al grande card. Zen!!) desta ampie perplessità. Sono spaesato. E intanto l’opera di risanamento morale e organizzativo della Curia arranca fra grida demagogiche e scandali. La moralizzazione della IOR voluta da Benedetto XVI è stata di fatto abolita

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