Intervista a Piero Vassallo – di Antonio G. Pesce

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La Destra morta, le vecchie tare democristiane. Cattolicesimo e senso della Patria contro la deriva nichilista del pensiero e la politica tanatofila. I Papi passano, Gesù Cristo resta

Antonio G. Pesce intervista Piero Vassallo

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zpiero-vassalloPiero Vassallo è un uomo fuori dal nostro tempo, proprio perché, dall’alto dei suoi ottant’anni, lo conosce fin troppo bene. Sa che c’è da farsi poche illusioni e da sacrificarsi tanto. Senza paura, ha sfidato i miti fondanti della modernità, non ultima quella deriva nichilista del pensiero, in cui egli ha visto la vera vittoria del comunismo e del nazionalsocialismo. Cattolico fervente ma non bigotto, nonostante l’età non smette di scrivere: polemista per il sito Riscossa Cristiana, di cui è condirettore, romanziere con Un treno nella notte filosofante, i suoi ultimo saggi sono Itinerari della destra cattolica e Futuro e Tradizione. Una battaglia intellettuale che è si è fatta passione di vita.

«Il risultato di queste elezioni è deprimente. Almeno a guardare l’Italia. Non così in altre nazioni. Dall’Ungheria viene un segnale di vitalità. Quello francese è invece ambiguo, perché c’è di mezzo de Benoist [intellettuale di spicco della destra francese]».

Verso il quale lei non mi sembra nutra molta stima.

Io disistimo cordialmente de Benoist e la sua scolastica neopagana, questa idea di nuova destra. Vede, c’è questa malattia della mente, questo bipolarismo mentale, di chi crede di poter convincere la gente avendo due pensieri in conflitto tra loro. Questa è schizofrenia.

L’Europa s’ha da fare?

C’è l’emergere di una coscienza critica, con la quale non credo che l’euroburocrazia possa evitare di fare i conti.

Renzi fa parte di questa coscienza critica?

Renzi è l’espressione simpatica della vecchia democrazia cristiana. Noi abbiamo un’idea sbagliata della democrazia cristiana. Che è sempre stata molto vicina alla sinistra. Le ricordo De Gasperi.

Mi tocca De Gasperi…..

De Gasperi nominò vicesegretario del partito Giuseppe Dossetti, che non si faceva scrupolo di additare analogie tra il profetismo di Cristo e quello di Marx. Lo stesso De Gasperi, nel 1947, non voleva rompere con i comunisti, certo che alla fine avrebbero vinto. Con buona pace di Gedda. Fu il Vaticano e gli americani a fargli cambiare indirizzo.

E Renzi?

Renzi sorride, è comunicativo, allegro, non si atteggia a profeta, parla come mangia. Non è stato così da quelle parti. Il compromesso storico è stata un’alleanza di facce lugubri ad andar bene, se non di persone antipatiche. Pensi a Dossetti, ma anche all’arcivescovo di Bologna, Lercaro. Pensi a tutta la scuola di Bologna, Alberigo e Melloni, la comunella di Sant’Egidio, monsignor Paglia, ecc. A questo ci aggiunga le facce tipiche della sinistra: Berlinguer sembrava un agente di pompe funebri, Occhetto una figura piangente, Bersani è cadaverico. Avevano facce da perdenti, e perdevano quasi sempre. Renzi è diverso, insomma. E soprattutto non è fazioso, settario, almeno non più di quanto lo sia ogni uomo politico.

Che significa?

Pucci Cipriani [scrittore, saggista e direttore di Controrivoluzone] mi racconta degli attacchi che gli lanciava contro, un giorno sì e l’altro pure, scrivendo su Firenze. Un atteggiamento a cui la sinistra, nonostante le belle parole sulla tolleranza, risponde da sempre con molto rancore. Ebbene, l’allora sindaco, incontrandolo in città, gli disse: «Pucci, tu mi attacchi sempre. Vieni, ti offro un caffè, così facciamo pace, e non mi attacchi più».

Si sta facendo delle illusioni?

No. Renzi è probabilmente così. È un buon comunicatore, del resto, non un intellettuale. Sicuramente è un uomo politico astuto, abile, ed è legato al mondo culturale del progressismo cattolico, ma non ha assimilato il livore e la faziosità della sinistra, anche di quella democristiana, che si è sporcata le mani col Forteto. Non essendo così per natura, può catalizzare molti voti. Altra questione è vedere se saprà governare.

E se saprà farsi valere in Europa.

Se saprà resistere alla Merkel, che comunque esce indebolita da questa tornata elettorale, sia in patria che nel consesso internazionale. È uscita sconfitta questa visione di virtù economicistica, che è poi la visione tanatofila delle banche.

Tanatofila?

L’idea che nel mondo siamo troppi, e che il modo migliore di diminuire la popolazione non è che le persone si scannino tra loro, ma che non mettano al mondo figli, sfiancati dalla disoccupazione e dal pessimismo. Una cultura della morte, ma senza guerra.

Ma allora non sarebbe stato più adatto Grillo?

Grillo è destinato ad arretrare. L’urlo selvaggio non copre più quello che molti stanno scoperchiando. Pian piano la gente assaggia le cattive minestre ideologiche di Casaleggio, e si ritrae inorridita.

Dunque moriremo renziani? Neppure la destra può fermarlo?

La destra è morta con Fini. Anzi, è morta con Almirante, con l’idea di fare la destra nazionale nel 1972, mettendo insieme liberali, monarchici, moderati, fascisti moderati e critici (De Marzio), Rauti, e tanti altri.

Un miscuglio di persone.

Fini, che ha fatto Fiuggi per uscire dall’estremismo, teneva poi all’interno persone in continui contrasto di pensiero e di azioni con lui. Questa schizofrenia di fondo ha fatto l’esplodere la destra, che non si è più ripresa. Puoi leggere Marx, Nietzsche, Stirner, Heidegger, Evola e chi vuoi tu. Alla lettura non si danno confini. Ma un partito deve avere un’idea fondante, non puoi mettere insieme cose contraddittorie. Bisogna capire su quali basi la destra può rinascere.

E quale potrebbero essere?

Cattolicesimo e senso della Patria, senza dubbio. Non puoi essere un uomo di destra e andare contro l’unità d’Italia. Questo va detto chiaramente. Del resto, che cosa dovrebbe fare un uomo di destra? Rifondare il Granducato di Toscana? Quello di Parma? Rimettiamo i Borboni a Napoli? Suvvia, queste sono cose buone per i giochi di ruolo. E per quanto riguarda il cattolicesimo, serve un radicamento nella dottrina, un radicamento serio, senza deviazioni.

Papa Francesco può ispirare la destra di cui lei parla? Per ora, almeno su alcuni punti – penso all’immigrazione – vi si è ispirato più Renzi. Non crede?

I Papi passano. Gesù Cristo resta.

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fonte: TweetPRESS

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22 commenti su “Intervista a Piero Vassallo – di Antonio G. Pesce”

  1. Paolo Pasqualucci

    Concordo pienamente con la bella analisi di Piero Vassallo, che coglie il punto ad amussim. Tra i partiti euroscettici al momento sulla cresta dell’onda non c’e’ nessuna forza veramente cattolica. La “nuova destra” francese e’ di ispirazione “neo-pagana”. E per avere tanti voti non avra’ Marina Le Pen ammorbidito la sua opposizione a certe ben note deviazioni? Sull’autentico cattolicesimo dei politici leghisti a parer mio e’ lecito esprimere piu’ di un dubbio. Vassallo ha ragione: dobbiamo rifondare l’idea di Patria, necessariamente unitaria, italiana e cattolica; riappropiarci, come fosse la nostra missione nazionale, del vero cattolicesimo, espropriato dai neomodernisti sciolti e a pacchetti che imperversano dal Vaticano II in poi. Sulla base di queste idee, aprire una discussione – come e’ stato auspicato anche da altri – per l’elaborazione di una “Carta della destra”, la Destra cattolica e nazionale, il vero “partito cattolico del XXI secolo”.

  2. Una Italia ma rispettando il principio, cristiano, della sussidiarieta’. Vera. Da non confondere con l’anarchia, prevedendo un ragionevole e robusto decentramento.

    1. Vassallo è appassionato dell’Italia Una perché riconsidera -credo- le straordinarie realizzazioni degli anni ’30.
      Io pure ne sono stupito. Basta citare la liquidazione (senza sangue) delle mafie, le realizzazioni ferroviarie, quelle architettoniche, gli acquedotti.
      Dalla retorica (sanguinaria) ottocentesca si passò al lavoro eccezionalmente produttivo, e libero dalla corruzione

  3. Complimenti per l’intervista, caro professore!
    L’euroscetticismo, l’opposizione a Bruxelles, scetticismo e perplessità di molti, sono il sintomo della malattia giunta alla fase critica. La conduzione tanatofila, come la definisce il professor Vassallo, è destinata a fallire. Andando troppo contro natura, avviene la reazione della natura umana sussistente, quasi per istinto di conservazione. Il sistema democratico che ha portato l’Occidente fino a questo punto, ha già fallito: da sessant’anni la moralità legale e dei costumi è scesa continuamente, irreversibilmente. Andando oltre, il sistema esaurirà la sua tenuta, la sua credibilità. Potrebbe essere un collasso simile a quetto toccato all’Unione Sovietica.
    Sarebbe questo il momento per riaccendere la luce, che dev’essere quella del tradizionale diritto naturale. Perché ciò avvenga, occorrono uomini retti e capaci, di cui per ora non si vede l’ombra.

  4. Cesaremaria Glori

    Ingabbiare il Cattolicesimo, ma direi con più proprietà Cristianesimo, nel dualismo Destra-Sinistra non è possibile, salvo a snaturarlo completamente. Cattolicità significa Universalità, apertura ad ogni razza e nazione, ad ogni cultura. La Destra insegue il culto della nazione come mito fondante della sua essenza e non può andare d’accordo con la Cattolicità: la Sinistra insegue il mito del Paradiso su questa terra, mentre il cattolicesimo invita all’amore del prossimo che non esclude l’esistenza del male ma la supera proprio con la Carità. La Sinistra rivendica, la cattolicità invita alla mutualità, allo scambio continuo di ciò che è proprio per un fine superiore. Destra/Sinistra sono la catena della modernità, sono in sé il condensato delle contraddizioni dell’antropocentrismo che dall’Umanesimo è giunto al relativismo etico, segno evidente della sua totale sconfitta. Potremmo continuare a lungo ma questo è il nocciolo e il nodo del problema della modernità: l’accantonamento di Dio. Occorre, come lasciò intendere a tratti Carl Schmitt, una soluzione che recida il nodo di Gordio. Forse solo il ritorno di Cristo può tagliare quel nodo, considerando che anche Pietro sembra lasciarsi intrappolare nella gabbia della Modernità.

    1. Dire che la destra insegue solo il mito della nazione significa accettare la vulgata progressista che ha relegato tanta parte di quella cultura negli scantinati , per poi affermare che una cultura di destra non esiste. Se ci si muove su un orizzonte culturale è invece abbastanza agevole risalire alle scuole di pensiero che poi daranno origine a determinate scelte politiche.
      Es. il tratto distintivo dello spirito democristiano è il rifiuto che De Gasperi oppose a Pio XII

    2. Paolo Pasqualucci

      L’obiezione e’ importante e va ben meditata. Mi permetto di riformularla nel seguente modo: l’universalismo del messaggio cristiano non viene contraddetto dall’esistenza di un partito cattolico? Infatti, in quanto “partito”, una formazione politica cattolica e’ pur sempre “di parte” e fatalmente coinvolta, come parte contro altre parti, nella spietata realta’ della lotta politica.
      Una prima risposta. Se guardiamo alla storia vediamo che un partito che facesse del cattolicesimo il suo principio fondamentale nacque all’epoca delle lotte contro i protestanti, eretici e scismatici. Nacque in funzione difensiva. Infatti, furono gli eretici a costituirsi in fazione e partito che distruggeva le statue, le reliquie, le cappelle, etc., rinnovando i fasti infami dell’iconoclastia. La nascita dell’aggressivo partito degli eretici provoco’ quella del partito cattolico del tempo. Si poteva farne a meno? Non credo. E’ vero che la Francia sprofondo’ per piu’ di un secolo nella guerra civile, sia pure ad intervalli. Ma non era possibile lasciare che lo scisma e l’eresia prendessero il sopravvento e dominassero la societa’, bisognava toglier loro l’iniziativa, combattere, difendersi e contrattaccare. La responsabilita’ morale della guerra civile deve comunque esser attribuita agli eretici protestanti. Erano loro la minoranza aggressiva e ribelle che attaccava la maggioranza cattolica.
      Una seconda risposta. Nostro Signore non ci chiama al misticismo e alla contemplazione solamente, come se il cristianesimo dovesse essere una faccenda solo privata, di coscienza (questo lo affermano i nemici della nostra religione, che fanno finta di non capirne la natura). Sulla base dei Dieci comandamenti, Egli ci insegna la morale per la vita di tutti i giorni. Detto in altro modo: Egli vuole che le verita’ da Lui insegnate siano applicate nella societa’, diventino norma della vita di tutti i giorni, proprio in vista della salvezza delle anime. Cio’ comporta che lo Stato si converta al cristianesimo e questo gia’ implica la nascita di un “partito cattolico”, ossia di una forza politica che mira a governare la societa’ secondo i principi del cristianesimo. La cosa mi sembra inevitabile e mi sembra confermata dall’esperienza storica.
      Per quanto riguarda Carl Schmitt, autore da me a suo tempo studiato a fondo, sarei grato al sig. Glori se mi potesse indicare piu’ ampiamente la “soluzione” da lui prospettata “per recidere il nodo di Gordio”, anche mediante una semplice indicazione di testi. Credo, comunque, che il pensiero di Schmitt su questo punto interesserebbe tutti i lettori.

  5. Storicamente esistono due “Destre”: una rivoluzionaria (Cavour), massonica, e una semplicemente realistica, perciò popolare e non rivoluzionaria, conscia che contro Dio si può solo annientare l’uomo (i Sanfedisti). Lo scontro mortale si ebbe a Napoli, dove il popolo aveva cacciato i suoi “liberatori” del 1799, e dove calò (da Londra) Garibaldi per rieducare lo stesso popolo.
    Vogliamo chiamare la seconda “Destra” con un altro termine? Benissimo, sono pienamente d’accordo. Certamente non siamo né vogliamo essere hegeliani (Tesi/Antitesi… con ciò che ne deriva).
    Cordialmente

  6. Valerio Caruso

    Grazie Sig.Vassallo per le belle parole e per aver esplicitato che la Patria non è una ideuccia da 4 soldi, ma un ideale da rispettare, anche quando naviga in acque perigliose.

  7. Chiaro come sempre. Molte altre domande sorgono spontanee sia per ciò che riguarda il mondo cattolico , sia sul piano delle scelte politiche.
    Per ciò che riguarda la politica lei pensa che la destra destra riuscirà a superare la “sindrome tigrotta” e recuperare la tradizione italiana più autentica o prevarrà il richiamo della foresta nordica ?

    Stesso discorso per il cattolicesimo. Molto spesso quando si tenta un percorso culturale unitario arrivano subito i distinguo tra chi considera tutto finito col Concilio e chi malgrado tutto resta nel recinto di Pietro. Ratzinger ha tentato un riavvicinamento tra i due estremi ma è stato duramente ostacolato da entrambe le parti. Pensa che almeno sul fronte dell’editoria tradizionale si possa arrivare a un chiarimento ulteriore che non sia più di ostacolo alla nascita di un nuovo movimento cattolico?

  8. Dionisio di Francescantonio

    Sono d’accordo con l’intervento di Cesaremaria Glori. Il dualismo destra-sinistra, derivato dal giacobinismo che ha portato alla rivoluzione francese, non ha niente a che fare col cristianesimo, e tutte le ideologie della storia moderna sono state solo causa di tirannide, barbarie e atrocità, fino al relativismo nichilista dei nostri giorni, in cui assistiamo alla degenerazione antropologica dell’umanità. Purtroppo il ritorno di Cristo non ci sarà a breve, ed è più facile che Dio ricorra al rimedio adottato per Sodoma e Gomorra. Ma i cristiani possono organizzarsi almeno per richiamare tutti all’esempio di Cristo, adottando un linguaggio semplice, idoneo, come dice sempre l’ottima Carla D’agostino Ungaretti, a cattolici “bambini” che ricordino gli insegnamenti ricevuti nel catechismo. Piero Vassallo, che in sostanza dice proprio queste cose, rimane il miglior maestro che abbiamo oggi in Italia e possiamo augurarci solo che continui ad assisterci, noi che crediamo di essere più smaliziati dei cattolici bambini, a non deviare dalla strada maestra.

  9. Riccardino Paniz

    Quando ancora i tempi non erano compiuti, a Mosè che Gli chiedeva che gli mostrasse il Volto, Dio rispose che chi vede il Suo Volto muore: Mosè s’accontentasse di vedere la Schiena di Dio, dopo che Dio fosse passato. Poi Dio, venuta la pienezza dei tempi, mandò il Suo Figlio il quale, richiesto dai discepoli di mostrare loro il Padre, rispose ai discepoli stessi che chi vede Lui vede il Padre: da allora, dalla pienezza dei tempi, chi guarda il Volto del Figlio, e noi lo possiamo e dobbiamo guardare e vedere, deve essere disposto alla morte. Accettando il dono del battesimo, questo è il pegno che accetto di pagare per godere della Via della Verità e della Vita. Paolo lo affermò con forza e stupore inusitati: non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me!
    In verità non vedo altra via in questa vita.

  10. Daniele A.G. Vallino

    Grazie ancora una volta per la lucidità di Piero Vassallo, che aiuta a non fare mischioni di idee solo perché magari vengono portati da dati gruppi (l’esempio attuale più chiaro è appunto il FN, o l’UKIP). Sottoscrivo, senza stare qui a esporre, ciò che Jean Madiran in “La destra e la sinistra” ha espresso molto meglio di come potrei fare io: “il Cristianesimo è l’unica opposizione a qualsivoglia sinistra” è infatti la chiave di lettura di quanto segue.
    Al proposito, ricordiamo che i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio sono

    – Omicidio volontario
    – Unione contro natura
    – Oppressione dei poveri
    – Frode nella mercede agli operai.

    La prima attenzione di una politica cristiana (quindi autenticamente di destra, per stare con Madiran) è perciò essere quella di evitare che l’ordinamento giuridico legittimi o favorisca atti la cui componente esterna (cioè giudicabile) integri la materia dei peccati di cui sopra.

    Con le approssimazioni conseguenti alla brevità, classicamente la sinistra per prevenire dagli ultimi due trascura i primi due, la destra si pone all’opposto. (Parlo della destra che solitamente piace ai cattolici, non del liberalismo. Marine Le Pen è ancora un terzo discorso).
    Perciò, con le dovute analogie da applicare nel trasferimento di una politica da una nazione a un’altra e da un’epoca a un’altra, mi permetto di suggerire che un riferimento per una politica di destra cristiana potrebbe essere Lech Walesa…

  11. piero vassallo

    per sciogliere i dubbi ed evitare gli equivoci
    una destra cattolica può nascere (e forse nascera nel futuro prossimo) per iniziativa di giovani di buone e/o media cultura, che abbiano oneste intenzioni e chiare conoscenze su:
    la dottrina cattolica (senza compromessi con il modernismo)
    il significato della metafisica quale unica alternative al nichilismo filosofico, psicoanalitico ed magico/esoterico (Heidegger, Kojève, Sarte, Bataille, i francofortesi, Hillman, Guénon ecc.)
    la conoscenza del diritto naturale secondo San Tommaso d’Aquino e secondo il magistero cattolico fedele al tomismo
    una buona conoscenza (una conoscenza non inquinata da pregiudizi e leggende metropolitane) della storia italiana
    un’attitudine a comunicare senza compromissioni con la demagogia e il “politichese”

  12. L’unità d’Italia non è un dogma di fede…e il senso della Patria (per noi popoli cristiani, che viviamo nella Penisola da duemila anni a sta parte) non può identificarsi necessariamente ed esclusivamente con l’attaccamento ideale alla Repubblica italiana… Noi non siamo la Polonia. Noi abbiamo una storia molto più parcellizzata e territorialmente più definita e identitaria nei costumi e nella cultura.
    La nostra identità, lo scopo del nostro combattere, del vivere o del morire, non ce la dà né la destra né la sinistra né il centro ‘politico’, ma solo la legge naturale e la Fede cattolica, con tutto quello che con ciò è intrinsecamente connesso e genuinamente espresso. Lo Stato o gli Stati possono essere espressione istituzionali della ‘Patria’ alle condizioni di cui prima.

  13. L’amor di Patria è perfettamente e invariabilmente cattolico. Per fare un esempio. ai piccoli veggenti di Fatima comparve l’Angelo del Portogallo. Esiste un Angelo protettore di ogni Patria cattolica. L’internazionalismo pseudo-ecumenico non è cattolico. La destra può essere cattolica. La sinistra comunemente di genere progressista, socialista, comunista, modernista o che viene a compromessi con tali qualità non è mai cattolica.

  14. Nella storia d’Italia, ci sono tre momenti che appaiono atti a stabilire la Patria italiana. Il sacrificio della Prima Guerra Mondiale. I Patti Lateranensi. La Seconda Guerra Mondiale, nonostante tutto.

    1. Non nego l’amor di Patria, ma lo ridimensiono. E confermo che non lo riconosco per QUESTO STATO che nolenti o volenti PROVIENE da quello voluto dai massoni nel 19^ secolo. Qualcuno parlò di “inutile strage” riferendosi all’imminente 1^ Guerra Mondiale, e quanto aveva ragione! Quei giovanotti che furono costretti a prender parte a quella carneficina sognavano di poter tornare il più presto possibile alle LORO FAMIGLIE, non certamente di stare lì per la “Patria”… Un conto è ciò che dice la propaganda militare e di regime, e un altro è ciò che dice il cuore! Si affidavano al buon Dio e alla Vergine quei giovanotti, ricordando le preghiere imparate sulle ginocchia delle loro madri e nonne, che non gli parlavano della Patria ma di Cristo e della Salvezza! Per chi è morto in una situazione non scelta va il rispetto e la pietà; per chi ha compiuto gesti eroici per salvare i commilitoni va l’onore e la venerazione per aver dato la vita per i propri amici, per aver dimostrato l’amore più grande… Nella seconda Guerra Mondiale mio padre si è fatto due anni in Jugoslavia e quando c’è stato l’armistizio ha dovuto scappare, senza armi, insieme ad altri commilitoni, e attraverso mille peripezie rocambolesche ha attraversato prima il mare su uno zatterone, poi le campagne dell’Italia settentrionale per giungere ai suoi campi dove lo attendevano le sorelle, che gli corsero incontro gettandosi al suo collo… E non hanno parlato della “Patria”. Avevano ben altro di cui parlare e rallegrarsi!!!
      La Patria vera è quella che si difende, anche con la vita, perché è tutto il tuo mondo di valori che vogliono distruggere con ogni mezzo! Pensiamo alla Vandea e alle Insorgenze…lì si combatteva per non lasciarsi rubare l’anima e i tesori in essa custoditi e tramandati! No, la Patria del MSI come di qualsiasi altro ‘partito’ non mi interessa!!!

  15. piero vassallo

    nessuno intende lodare le guerre – non si può tuttavia negare seriamente l’esistenza di guerre giuste e di guerre ingiuste (un giudizio che si è tentati di affidare a Dio, vista la collaudata partigianeria degli storici di tutti i tempi) – sospeso il giudizio sulla bontà e/o sulla malvagità delle parti in guerra, dei valorosi combattenti italiani non possiamo dire altro che bene: combatterono per la loro Patria (e combatterono senza aspettare il giudizio dei Camera e Fabietti) – per il resto (ramnmentato che il Msi non esiste più) non rimane che affidarci all’Angelo della Nazione italiana, opportunamente rammentato da Nicola –

  16. Fausto Belfiori

    Caro Piero,
    non soltanto sono d’accordo, ma sono contento che tu abbia rilasciato questa intervista. Bisogna farla finita con l’ideologia del prudenzialismo. Per questo mi permetto di esprimere il mio parere su due questioni. La prima è Almirante: ebbi modo di trattare con lui della questione “destra nazionale” in una conversazione iniziata nel primo pomeriggio e finita a tarda notte. Non mi convinse ma mi resi conto che era in perfetta buona fede nel compiere un difficile tentativo. Naturalmente la mia può essere un’impressione sbagliata. Quanto al cattolicesimo ritengo che oggi, almeno in Italia, l’unico modo per salvarlo sia sostenerlo differenziandoci da tutti i preti “buoni” che hanno raggiunto soltanto il risultato di allontanare milioni di fedeli. Un fraterno saluto.

  17. Piero Vassallo

    caro Fausto, condivido il tuo pensiero. Condivido specialmente la tua critica del buonismo, tetra parodia della misericordia. Con l’occasione confesso di aver imparato molto dalla lettura dei tuoi testi. Con i segni della mia ammirazione i più affettuosi saluti, piero

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