“Intrigo al Concilio Vaticano II” (di Piero Vassallo)

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RECENSIONE

Rosa Alberoni, “Intrigo al Concilio Vaticano II”, Romanzo, Fede & Cultura, Verona 2010, pagine 192, euro 15. 

 Di Piero Vassallo

  Rosa Alberoni è una delle rare intelligenze cattoliche che hanno smaltito l’ubriacatura sessantottina scendendo alle radici dell’inganno: l’arruolamento dei teologi progressisti (ossia neo-modernisti) nelle squadre degli utili idioti, impegnati nella propaganda dei filosofici inganni intitolati al mondo moderno, e l’incauto ottimismo che indusse Giovanni XXIII a credere nella buona volontà dei rivoluzionari.

   Al protagonista del romanzo, personificazione letteraria dell’illustre teologo che, in incognito, ha svelato i tenebrosi misteri della congiura promossa per destabilizzare la Chiesa cattolica, l’autrice, infatti, fa dichiarare che “I teologi con un’astuzia ipocrita avevano camuffato l’ideologia comunista dietro l’amore per i poveri, il desiderio di pace, e offrivano la lotta di classe camuffata. Avevano rovesciato l’incitamento di Cristo, ama il tuo nemico, in odia il tuo nemico”.

  Raggirati da teologi estenuati dall’inseguimento di macchinosi filosofemi e di miraggi ideologici in via d’estinzione, un alto numero di giovani cattolici si consacrò all’illusoria missione di rinnovare la civiltà cristiana.

  Migliaia di giovani entusiasti, formati nei circoli parrocchiali e nelle associazioni scoutistiche, si convertirono alle pie assurdità del Sessantotto, diventando inconsapevoli e docili strumenti di un’ideologia già vecchia, già smentita e consumata dalla tragica, sanguinaria applicazione sovietica e maoista, dall’esperimento subito da masse naturalmente refrattarie all’implacabile delirio degli utopisti.

  La metamorfosi della fede giovanile, purtroppo, fu aiutata dal silenzio del Concilio Vaticano II sul comunismo: “I vescovi erano al corrente delle persecuzioni e dei milioni di morti prodotti dai gulag. Sulla mancanza di questo argomento anche il Santo Padre [Giovanni XXIII] si arrese, nonostante le insistenze di alcuni cardinali. Con il tempo si è mostrata una mancanza irreparabile. L’elusione della condanna del comunismo fu una vera iattura”.

   La narrazione della congiura progressista e dei suoi esiti disastrosi è svolta da  Rosa Alberoni nella forma avvincente del romanzo.

 Nella pagina letteraria, tuttavia, si può leggere, in filigrana, un’inedita, segreta storia del Concilio ecumenico Vaticano II e del colpo di stato (o colpo di chiesa) tentato dalla fazione progressista e  finalizzato alla dissoluzione del dogma cattolico. 

  Ora il risultato più importante della vera storia in cammino fra le righe del romanzo, è la riabilitazione di Paolo VI, al cui pontificato si riconosce, finalmente, il merito di aver sventato la manovra dei novatori olandesi, francesi e tedeschi congiurati nel Concilio Vaticano II al fine di abbattere l’autorità del successore di Pietro per instaurare la collegialità. Preambolo alla trasformazione della Chiesa cattolica in una democrazia profana cioè assoggettata alla tramontante filosofia dei moderni.

   Il 16 novembre del 1965, infatti, Paolo VI sconfessò apertamente i fautori della collegialità, pubblicando una nota previa per rammentare che il Sommo Pontefice può esercitare la sua potestà in ogni tempo e a suo piacimento, come è richiesto dallo stesso suo ufficio.   

  Da quel coraggioso documento ebbe inizio il faticoso allontanamento della Chiesa cattolica dagli errori dei modernizzanti, che avevano tentato di indirizzare il Concilio Vaticano II  alla dissoluzione della fede cattolica.

  Vent’anni dopo la pubblicazione della nota previa, il cardinale Ratzinger potrà ribadire, contro il deviante spirito del concilio immaginario, che “la la struttura della Chiesa è basata sulla successione apostolica” dunque che “la Chiesa è una realtà che supera, misteriosamente e insieme infinitamente, la somma dei suoi membri”.

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1 commento su ““Intrigo al Concilio Vaticano II” (di Piero Vassallo)”

  1. cesare di giovanni

    i documenti del concilio vaticano II li ho letti tutti. Che Paolo VI sia stato un Papa di grande spessore spirituale, nulla quaestio. Ma per me il suo grosso errore è stato quello di aver avviato il dibattito sulla LEF (lex ecclesiae fundamentalis) che non so che fine abbia fatto dopo che il card. Felici aveva rimesso tutto nelle mani del card. Casaroli perché ne parlasse con Giovanni Paolo II (dopo 15 anni di inutili dibattiti, di faticosi articolati fatti e riproposti per ben 9 schemi, di cui se ne conoscono solo tre. Almeno per parte mia per averci fatto uno studio abbastanza ampio). E non so perché la LEF non sia stato mai abolita.

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