Italia vecchia, adattata all’interdizione – di Piero Nicola

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Il vincolo messo dall’Unesco o dall’Onu sui più pregevoli beni di un popolo, cioè l’attribuirne l’appartenenza all’intera umanità, ha un effetto prettamente mondialista, distruttivo delle sovranità nazionali e, per conseguenza più o meno ravvicinata, distruttivo delle stesse identità nazionali. Esso contribuisce alle decantate diversità, che si gioverebbero avendo commercio fra loro, mentre tendono così a degradarsi in un unico miscuglio.

di Piero Nicola

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unscQuesta tua bellezza è patrimonio dell’umanità. E chi l’ha stabilito? Perbacco, l’UNESCO! E chi è l’UNESCO per avere l’autorità di rilasciare simili attestati e di decretarne il vigore morale o legale? Tale organizzazione dell’ONU per educazione, scienza e cultura è come suo padre, o sua madre, o un suo genitore di terzo o quarto genere? È l’espressione di un coacervo di molte nazioni, di un misto di nature, di culture, di religioni inconciliabili, che potrebbero esprimere un’opinione comune irrisoria. In effetti, gli organismi figli del Palazzo di Vetro esprimono il parere di egemonie, per nulla maggiormente qualificate a giudicare in materia di bellezza e di valore. I loro valori li conosciamo!

  Tuttavia, accade che i riconoscimenti coincidano con quelli lodevoli. Che le Dolomiti siano montagne assolutamente mirabili e uniche al mondo, non v’è dubbio.

  Ma il misfatto non consiste tanto nella presunzione di giudicare, quanto nell’arrogarsi la rappresentanza dell’umanità e la tutela del suo legittimo diritto. Forse, giuridicamente, ogni stato è libero di distruggere il proprio Colosseo, ma moralmente sarebbe messo sotto accusa, additato alla generale esecrazione, e potrebbe essere un buon motivo per fomentargli dentro una delle solite rivoluzioni. Tutto ciò è oltraggioso, inaccettabile e ridicolo. Se vige, come vige, la sacrosanta legge dell’eredità, il patrimonio appartiene a chi lo ha creato e ai suoi eredi. Ci sono, è vero, beni della comunità, demaniali, archeologici, ma hanno un proprietario unico: la Nazione nel cui territorio essi si trovano.

  Il vincolo messo dall’Unesco o dall’Onu sui più pregevoli beni di un popolo, cioè l’attribuirne l’appartenenza all’intera umanità, ha un effetto prettamente mondialista, distruttivo delle sovranità nazionali e, per conseguenza più o meno ravvicinata, distruttivo delle stesse identità nazionali. Esso contribuisce alle decantate diversità, che si gioverebbero avendo commercio fra loro, mentre tendono così a degradarsi in un unico miscuglio.

  Se un bene è di tutti (patrimonio dell’umanità: le parole hanno peso), se tutti hanno diritto al suo godimento, benché si trovi in casa mia e io possa trarne particolari benefici, non ne sono più l’unico proprietario e possessore. Ciò può apparire poco grave solo agli insulsi.

  Essi si sentiranno gratificati nel loro sentimento di regionali o di italiani dall’etichetta patrimonio dell’umanità concessa a un monumento, a un complesso monumentale, e diranno che ne viene un bel vantaggio turistico, economico, cui sarebbe folle rinunciare.

  È storia vecchia. Per un piatto di lenticchie Esaù rinunciò alla primogenitura. Privilegiare i profitti economici a scapito dell’integrità morale procura danni irreparabili. Ce ne stiamo accorgendo. Per fare un esempio, gli estimatori dell’arte di Fellini passarono sopra al suo decadentismo, al rilassamento morale dei suoi personaggi da lui carezzati, alle sue larghe vedute nel campo religioso. E fecero male. Si cullarono nei piaceri dell’estetica, seducente e corrotta. Non videro la cloaca in cui quei vezzi sarebbero andati a finire.

  Con le rinunce alla sovranità, con l’affidare a gente diversa e anche peggiore il giudizio, i riconoscimenti, come già si è fatto con la legge e la politica affidati alla cosiddetta Europa, si rincara la dose, si va di male in peggio.

  La UE ci tiene al guinzaglio con la stessa materia, con quattro soldi di contributo per i restauri, per la conservazione dell’antica Pompei. E giù vincoli, reprimende, intimazioni! E i nostri governanti stanno supini al gioco indegno! E la gente nostrana a fare mea culpa, a avvilirsi come fa piacere ai potenti del mondo!

  Che Dio ci mandi qualcuno che dia la sveglia a questo popolo in letargo e che sappia governarlo bene!

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3 commenti su “Italia vecchia, adattata all’interdizione – di Piero Nicola”

  1. “Che Dio ci mandi qualcuno che dia la sveglia a questo popolo in letargo e che sappia governarlo bene!” È la preghiera che facciamo tutti noi a cui sta a cuore il destino della nostra famiglia, della nostra terra, della nostra Patria. In questa ora così buia in cui è veramente difficile intravedere uno spiraglio di luce, che almeno non venga meno la speranza.

  2. Concordo in parte. Mi chiedo però…. nel caso dell’Italia si può parlare di nazione? non credo. L’Italia in realtà non esiste più, o meglio: non è mai esistita. Costruita a tavolino sulla carta da un pugno di ideologi ottocenteschi, non è stata altro che un danno per gli italiani sin dal 1860. L’italia fu a suo tempo per gli Italiani ciò che oggi è l’Unesco & C. per gli uomini di tutto il mondo.

  3. Sono d’accordo con Anto. L’italia è stata voluta da un gruppo di massoni liberali ancl ericali e oggi ne paghiamo le conseguenze.Ormai la fr ittata e’ fatta.Ci consola solo il fatto di vivere un uno de paesi più belli del mondo e non poco.

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