Un italiano nella bufera: Giovanni Gentile – di Lino Di Stefano

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di Lino Di Stefano

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zzgiovannigentileunitalianoPrimo Siena (1927), l’Autore del libro di cui ci stiamo occupando – ‘Giovanni Gentile. Un italiano nelle intemperie’ (Solfanelli, Chieti, 2014) – prima di presentarsi come un serio studioso di problemi filosofico-pedagogici, è stato, giovanissimo – aveva appena 16 anni – un combattente dalla parte di chi riteneva, giustamente, di rimanere fedele alla parola data, al contrario di coloro i quali di fronte all’indegno spettacolo in cui si trovava la patria, preferirono salire, da perfetti voltagabbana – costume inveterato, purtroppo, dei nostri connazionali – sul carro del vincitore.

Esperto di questioni educative e destinato dal Ministero dell’Istruzione alle scuole italiane all’estero, segnatamente in Cile dove tuttora risiede, lo studioso emiliano ha dato alle stampe, lungo il corso della sua lunga attività letteraria, tanti volumi – anche in castellano –  l‘ultimo dei quali s’intitola, ‘Incontri nella terra di mezzo. La spada di Perseo’ (Solfanelli, Chieti, 2013).

Il saggio citato affronta l’intera tematica del sistema gentiliano. Dalla vita e dall’opera del filosofo alla celebre dottrina dell’umanesimo del lavoro’; dal pensiero pedagogico – racchiuso, in particolare, negli affascinanti due tomi del ‘Sommario di pedagogia come scienza filosofica’ che, come suona il titolo, postula l’identità delle due discipline – agli interessi giovanili per il marxismo, significativamente definito, nell’opera ‘La filosofia di Marx’ (1899), “uno de’ più sciagurati deviamenti del pensiero hegeliano”, ad onta delle lodi di Lenin quale esegesi sfuggita ai kantiani, positivisti, etc.

Non a caso, due studiosi André Tosel e Gérad Granel – traduttori in lingua francese, de ‘La filosofia di Marx’ (La philosophie de Marx’, 1995) – hanno, significativamente scritto che “la philosophie italienne est la seule philosophie européenne à s’etre mesurée à Marx”; e, non a caso, inoltre, un altro studioso francese, Jean Louis Dumas, ha osservato che, appunto, ‘La filosofia di Marx’ “ha messo in luce con una coerenza assolutamente perfetta la necessità di considerare la conoscenza come un riassorbimento  dell’oggetto nel soggetto” (Histoire de la pensée, III, 1990).

Ancora, dalla posizione del filosofo in materia religiosa al concetto di nazione; dalla visione del fascismo quale ideale prosecuzione del nostro Risorgimento agli studi su G.B. Vico; dal concetto di autorità e libertà ai limiti del liberalismo; dalla storia come storia dello Stato alla concezione del lavoro nell’ambito di una  società, col prestatore d’opera protagonista, insieme coll’ imprenditore, di una più moderna collaborazione fra le classi.

Il tutto, arricchito, in Appendice, da un’antologia di scritti non solo di Gentile, ma anche dei suoi più prestigiosi interpreti quali Leonardo Castellani, George Uscatescu e Armando Carlini, insigne esponente della cosiddetta ‘destra gentiliana’ avente, tra i suoi seguaci, studiosi del calibro di Augusto Guzzo, M. Federico Sciacca ed altri. Il tutto, ancora, son parole di Primo Siena, quale “lezione raccolta da coloro che riconoscono in essa il grande sforzo speculativo per uscire dalla trascendentalità alla piena trascendenza, e la raccolgono come un profondo magistero post-filosofico e metapolitico assieme”.

   Ma, c’è di più perché l’Autore, sempre relativamente al problema educativo, ribadisce, opportunamente, nel menzionato lavoro, che “Gentile è stato il primo, da Platone a noi, che abbia offerto alla pedagogia una singolare autenticazione filosofica che ha il tono del ‘pathos’, quasi un messaggio religioso raccolto nelle celebri pagine del ‘Sommario di pedagogia come scienza filosofica’, giustamente considerata  tra quelle del filosofo siciliano l’opera più suggestiva sotto il profilo letterario”.

   Com’è facile notare, nonostante i profondi e sinceri interessi gentiliani per l’autore de ‘Il Capitale’ – malgrado le riserve, contenute nel giudizio della Filosofia di Marx’, secondo cui il marxismo “riconduce ad una metafisica (scienza necessaria ed assoluta) del reale inteso come oggetto alla materia prekantiana; e, quel che è più, trascina alla concezione  di una dialettica determinabile a priori, del relativo” – dopo la guerra, come rileva Primo Siena, si è verificata, in Italia, per un cinquantennio, una “rimozione marxistoide” del filosofo” sebbene la dottrina sociale fosse già ‘in nuce’ e nello studio su Marx’, e nei ‘Fondamenti della filosofia del diritto’ (1916).

   In queste due ultime opere risulta già chiaramente abbozzata la cosiddetta ‘societas in interiore homine’  in opposizione a quella ‘inter homines’; ci penserà, in seguito, il capolavoro postumo ‘Genesi e struttura della società’ (1946) a portare a maturazione le menzionate idee sociali; sebbene, come scrive l’Autore, Togliatti tentasse, più avanti, di usare la filosofia gentiliana, sul cadavere del suo fondatore, come una vendetta del comunismo sul filosofo del fascismo”.

   Persuaso, egli, evidentemente, d’accordo col pensatore di Treviri, che le leggi economiche non cambiano e che perciò, tutto si può prevedere; “ma – esplica Primo Siena – si tratta di un altro principio che ha fatto crollare il comunismo, essendosi dimostrato falso il determinismo economico marxista”.

   D’altronde, prosegue lo studioso di San Prospero, “la polemica contro il comunismo e la concezione economica e produttivistica che gli è propria, è presente in termini d’inequivocabile chiarezza nell’ultima opera gentiliana, specialmente nelle pagine ove si sottolinea che la concezione del sindacato ”esaltato quale efficacissima scuola dell’operaio” è una concezione che riduce l’uomo a chiudersi nel proprio esclusivo interesse  e ne fa una fetta d’uomo egoista, mentre per Gentile l’uomo dev’essere consapevole della propria reale complessa universalità: uomo intero”.

   Non dimentichiamoci, altresì, che proprio Togliatti, sulle colonne de ‘L’Ordine Nuovo’ del 1919, aveva definito Giovanni Gentile come il “maestro più insigne e ascoltato della scuola filosofica italiana” collocandolo fra i “pensatori coraggiosi e conseguenti”. La qualcosa è oltremodo significativa anche alla luce della rivalutazione del filosofo iniziata, timidamente, per la verità, in occasione del grande Convegno svoltosi al Palazzo dell’Enciclopedia, a Roma nel 1975, per i cento anni della nascita del pensatore italiano.

   Non essendo possibile esaurire nel contesto di una recensione l’intima ricchezza del volume in questione, rimandiamo il lettore ad un approccio diretto con una lavoro che esaurisce l’intera problematica attualistica, segnatamente sul piano teoretico, sociale, politico e religioso considerato – merito rilevante   – che la speculazione gentiliana attesta, secondo l’Autore, “una aspirazione verso l’alto, che dalla trascendentalità aspira al trascendente ed alla trascendenza: tracciato d’ una via verticale dall’uomo a Dio”.

    Insomma, un vero e proprio ‘Itinerarium mentis in Deum’, avrebbe detto il nostro ‘Doctor seraphicus’, Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274).

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“Giovanni Gentile. Un italiano nelle intemperie”, di Primo Siena, ed. Solfanelli – pagg. 192, euro 14,00 – per acquisti on line inviare una mail a info@riscossacristiana.it . Per le modalità di pagamento, clicca qui

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