L’ “INTERPRETAZIONE ERETICA” DEL CONCILIO VATICANO II – di P.Giovanni Cavalcoli,OP

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di P.Giovanni Cavalcoli,OP

 

 

v2Ne L’Osservatore Romano del 29 novembre scorso è contenuto un articolo del nuovo Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Mons.Gerhard Ludwig Müller, dal titolo “Davvero è accaduto qualcosa di grande”, nel quale l’Articolista tocca la sempre dibattuta questione della retta interpretazione del Concilio ed esce con espressioni sinora inedite da parte della S.Sede e dei Pontefici postconciliari di capitale importanza e che fanno ulteriore luce sulla annosa, controversa, delicatissima e complessa questione.

Infatti per la prima volta si parla di “interpretazione eretica del Concilio” in riferimento all’esegesi della “rottura”, che viene addebitata tanto ai “tradizionalisti” quanto ai “progressisti”. E perchè eretica? Perché mentre i primi restano indebitamente indietro rispetto agli insegnamenti del Concilio, i secondi “vogliono lasciare indietro il Concilio, come fosse solo una stagione da abbandonare per approdare a un’altra Chiesa”.

Ora è chiaro che questo “indietro” e “avanti” non vanno assolutamente intesi con mentalità storicistica, come se la fede andasse soggetta a mutamenti col passar del tempo. Si tratta invece, come  dev’essere evidente per tutti, anche se lo Scrivente non si diffonde su ciò, del dovere di ogni cattolico di accogliere il Magistero del proprio tempo senza resistenze passatiste o fughe in avanti falsamente profetiche.

E’ evidente che qui i “tradizionalisti” non sono coloro che legittimamente[1], in piena comunione con la Chiesa e nel rispetto del Concilio, amano evidenziare i perenni valori della Sacra Tradizione con particolare riferimento alla S.Messa Tridentina, notoriamente liberalizzata dal Sommo Pontefice, ma si tratta di quei tradizionalisti i quali, in nome di un loro arbitrario immediato contatto con la Tradizione, erigendosi a giudici del Magistero, pretendono di trovare nel Concilio tradimenti o deviazioni dal dogma o accenti modernistici o compromessi con gli errori del mondo moderno.

Quanto a quelli che lo Scrivente chiama “progressisti”, è altrettanto evidente che egli si riferisce non semplicemente a quei cattolici che rintracciano nel Concilio uno sviluppo della Tradizione nella continuità col suo significato perenne ed immutabile[2]; né quindi si riferisce a quei cattolici che vedono negli insegnamenti del Concilio il volto di una nuova Chiesa in linea con quello del passato, né si riferisce a quei cattolici amanti del progresso dottrinale, dogmatico, spirituale e morale e che rintracciano negli insegnamenti del Concilio le sagge ed infallibili indicazioni di tale progresso.

E’ evidente infatti che questo “progressismo” non è affatto eretico, ma è del tutto legittimo, doveroso, evangelico, lodevole e benefico, e perentoriamente indicato e comandato dal Concilio come modo necessario per vivere oggi nella comunione con la Chiesa il cammino della salvezza.

Eretico invece, come è ben noto, è il modernismo, il quale purtroppo da molto tempo è risorto in dimensioni impressionanti, seppure in nuove forme, come falsa interpretazione del Concilio presentandolo appunto come fosse modernista, dando quindi pretesto ai falsi tradizionalisti di opporsi al Concilio. Questo importantissimo intervento di Mons. Müller mette in luce alcune cose che devono suscitare in ogni buon cattolico la massima attenzione.

Prima. Le posizioni di Mons.Lefèbvre e dei suoi seguaci non sono semplicemente “scismatiche”, come per molto tempo si è creduto e la stessa S.Sede ha detto, ma sono eretiche. E questo perché tutta la questione non è quella del linguaggio non sempre chiaro del Concilio, del recupero della Tradizione o di cose taciute o abbandonate dal Concilio, delle famose ordinazioni illecite di alcuni vescovi, ai quali peraltro, come è noto, è stata tolta la scomunica, né tanto meno la questione della Messa Tridentina, oggi più che mai ufficialmente approvata e promossa dallo stesso Pontefice (che poi i vescovi si adeguino, questo è un altro conto).

E perché quelle posizioni sono eretiche? Perché Mons. Lefébvre fece al Concilio delle gravissime accuse dottrinali negando la sua infallibilità sotto pretesto che non contiene dogmi definiti, accusandolo cioè di liberalismo, naturalismo, indifferentismo, illuminismo, antropocentrismo, tutte cose che se fossero vere, renderebbero eretico lo stesso Concilio. Ma accusare di eresia le dottrine dogmatiche di un Concilio è dar prova di essere a propria volta eretici.

Da qui la nota severissima di Mons. Müller, la quale del resto non fa che chiarire quanto di recente il Papa aveva detto ai lefevriani, ossia di non insegnare che nel Concilio ci sono degli “errori” e che se vogliono essere in piena comunione con la Chiesa, devono accettare le “dottrine” del Concilio, dottrine che, dato che suscitano la questione dell’eresia, devono essere evidentemente dottrine di fede, anche se non si tratta di fede esplicitamente e solennemente definita.

Se nelle trattative della S.Sede con la Fraternità S.Pio X la stessa S.Sede ha ammesso che vi siano parti discutibili del Concilio, ciò evidentemente non va riferito alle dottrine, ma a quella parte pastorale, la quale non essendo garantita dall’infallibilità, può certo contenere cose meno prudenti o che un domani potranno essere cambiate o addirittura abolite.

Ma anche per quanto quelli che Müller chiama “progressisti”, ci sono delle importanti novità. Anch’essi per la prima volta sono chiamati “eretici”. Evidentemente, ripeto, non si tratta semplicemente dei cattolici amanti del progresso, dato che alcuni studiosi hanno giustamente definito lo stesso Concilio come Concilio progressista, tanto è il suo carattere di “aggiornamento”, rinnovatore, riformatore, proteso verso il futuro del mondo e verso la stessa escatologia.

Si tratta in realtà di neomodernismo, il quale certo è unì’eresia, anche se indubbiamente esistono molte forme di modernismo non tutte della stessa gravità o della stessa evidenza. In molti casi abbiamo delle semplici tracce e certo in persone in buona fede. Ma non mancano casi gravi, diffusi, fascinosi ed insidiosi, come per esempio il rahnerismo.

Dunque le cose si stanno chiarendo e ringraziamo Mons. Müller per questo intervento coraggioso e chiarificatore. Adesso però bisogna entrare più nel merito delle questioni. Bisogna che la S.Sede, riconoscendo i meriti e le giuste esigenze di tutti, chiarisca i punti dove si trova l’eresia, sia per quanto riguarda i lefevriani che per quanto riguarda i modernisti. Occorre una buona volta togliere il male, far risplendere il Concilio nella sua vera luce e liberare le anime dall’errore e dall’ingiustizia, tranquillizzare gli scandalizzati e frenare gli impostori.

Per i lefevriani non sarà troppo difficile, dati la scarsezza del loro numero ed alcuni segni di buona volontà che essi stanno dando. Più difficile sarà correggere i  modernisti, caduti in errori ben più gravi e radicati, e pieni di arroganza per il potere che sono riusciti a conquistarsi e la loro convinzione di essere l’avanguardia della Chiesa. Ma dobbiamo saper resistere alle loro insidie, seduzioni e minacce ed avere fiducia assoluta e perseverante nell’opera dello Spirito Santo e nella presenza di Cristo che bussa alla porta dei nostri cuori.


 


[1] Per esempio il Servo di Dio Padre Tomas Tyn (1950-1990), che si considerava “tradizionalista”, ma era in piena ed esemplare comunione con la Chiesa e con il Concilio Vaticano II.

[2] Un esempio di questo sano progressismo è Jacques Maritain, nel suo famoso libro Le paysan de la Garonne.

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