L’ INTESA – un racconto di Alfonso Indelicato (terza e ultima parte)

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L’INTESA

racconto – terza e ultima parte

di Alfonso Indelicato

gat e vol

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  • No, grazie – rispose il prelato – gradirei piuttosto un cordialino.

L’uomo politico allungò le mani sensibili sul tavolino e sollevò, un po’ impacciato, una bottiglia. Scosse lievemente il capo all’indirizzo del cameriere che si era già affacciato da dietro il tendaggio, poi versò personalmente il liquido trasparente e profumato in un luccicante bicchierino.

Ora i due uomini sorseggiavano tranquillamente i loro liquori, appoggiati agli schienali delle poltrone di cuoio. Tacevano, ma senza imbarazzo, come due persone accomunate da lunga consuetudine e confidenza… il che, invero, non era.

Il politico, assorto, teneva accavallate le lunghe gambe e dondolava impercettibilmente il piede sospeso in aria. Il prelato assaporava il cordiale con gli occhi socchiusi, trattenendo il liquido sulla lingua e poi deglutendo adagio.

Fuori dai finestroni dagli stipiti di legno fregiati nello stile floreale, la serata invernale era nera come la notte.

  • So, caro onorevole, che c’è un’altra questione che le sta a cuore.-

  • So che lei sa, eminenza – rispose il politico, e sulle sue labbra non c’era ombra di sorriso per il facile calembour. – Riceviamo in proposito autorevoli pressioni… altre sono forse meno autorevoli, ma provengono da vasti settori del modo politico, della società civile, e soprattutto, devo aggiungere, da ambienti a voi vicini … –

Mentre l’uomo politico parlava, sembrò che i suoi occhi si facessero vacui e torbidi allo stesso tempo, ma non, come poco prima, a cagione di una preoccupazione contingente, per quanto grave. Piuttosto pareva che in fondo ai suoi occhi prendesse forma un interrogativo che coinvolgeva le sue intime convinzioni, costringendolo a un faticoso rendiconto di fronte a se medesimo. Infine egli si riscosse, e proseguì lentamente col suo tono un po’ meccanico e con pause marcate fra una parola e l’altra.

  • Abbiamo calcolato che l’adozione dello ius soli e l’attenuazione della normativa sugli ingressi oggi vigente creerà in brevissimo tempo circa un milione e mezzo di nuovi cittadini con diritto di voto. Parlo, eminenza, di voto politico, non semplicemente amministrativo, poiché si tratterebbe di cittadini pleno iure… Negli anni successivi il numero crescerà, per l’effetto-richiamo e per le nascite. Considerato il trend negativo della popolazione originariamente italiana, possiamo calcolare che tra venti anni i cittadini di provenienza extracomunitaria saranno più di un terzo del totale. –

  • Ebbene? – replicò il cardinale.

  • Lei non pensa, eminenza, che l’operazione provocherà delle resistenze? E poi, nel tempo, delle tensioni? Abbiamo degli esempi in Europa …–

  • Noi riteniamo, onorevole, che sia un processo ineluttabile, cui è inutile opporsi … tanto vale, quindi, tenerne in mano i fili. Si ricordi la saggezza dei padri: ducunt volentes fata, nolentes trahunt. –

  • I padri, i padri … – mormorò l’uomo politico parlando a se stesso.

Poi sollevò lo sguardo con un gesto deciso, come scaturito da un’improvvisa e forte risoluzione.

  • Ho una… curiosità, monsignore. Ma sì, chiamiamola in questo modo: una curiosità. –

  • Dica pure, onorevole. –

  • Sappiamo bene quale sia il tornaconto di questa operazione per certe forze politiche … forze con le quali ho comunque un rapporto leale … –

L’uomo politico guardava fisso nel viso il cardinale. Senza sfida, senza improntitudine, con un’espressione di accorata, desolata sincerità.

  • … ma mi dica, la prego: che cosa ci guadagnate, voi? –

Il cardinale, lungi dall’essere sorpreso o confuso dalla franchezza di quelle parole, sorrise quietamente, come aveva fatto quasi sempre durante il pomeriggio e poi durante la sera, e si accinse a rispondere con la stessa diretta sincerità.

  • Si guardi intorno, onorevole … cosa vede? –

  • Cosa vedo? In che senso? –

  • Codesti autoctonisazi e pieni come otri, con le loro idee incrostate, non puoi redimerli, non cè niente da fare. Duri, catafratti, …. Invece questi nuovi popoli, freschi, naifdaccordo, cè in loro un che di sauvage, ma sono un terreno fertilema , lo slavo che ti taglia la gola, il cingalese che canta e balla tutta la notte nel suo appartamentino insieme agli amiciche vuole che sia? Fenomeni di passaggio, di crescitanel giro di qualche tempo, tutto si appianeràVia, via tutto! Tabula rasa! Ricominciamo da zero! –

Già al recente inizio della sua vicenda pubblica, luomo politico aveva avuto limpressione sgradevole di ritrovarsi ad essere il collettore di forze che non era in grado di controllare completamente. Nelle settimane che erano seguite, questa sensazione, crescendo, si era fatta più inquietante, fino a diventare per lui un rovello che lo abbandonava solo in rari momenti. Ora, di fronte a quelluomo sorridente e alle sue gravi parole, gli parve che una voragine si aprisse dentro di , e che egli stesso risucchiato vi precipitasse.

  • Come alla fine dellimpero. Lei conosce la storia meglio di me, onorevole. Le genti barbariche rompono gli argini e si precipitano in quelle terre agognate, come fanno oggi, cercando sicurezza e benessere. Rammenta le geremiadi degli storici del tempo? Sembrava la fine del mondo, e invece la Chiesa piantò il suo seme fra quelle genti, e ne nacquelEuropa!-

  • Non conosco la storia meglio di lei, eminenza. Ma ricordo che le popolazioni che invasero limpero erano già romanizzate, poiché da tempo erano stanziate nei pressi del limes. Volevano diventare anchesse romane, godere della nosdi quella civiltà. E quelle che venivano da più lontano, come i Longobardi, più rozzi e primitivi, furono autori di veri genocidipoi, certo, si civilizzarono, ma intanto avevano ridotto la nostra penisola a un desertono eminenza, non voglio certo dire che succederà la stessa cosa, ma è evidente che la nostra patria va incontro a un periodo di grandi rivolgimenti… –

Il cardinale, spento il sorriso e con voce fattasi improvvisamente grave, così replicò:

  • Patria, onorevole? Cos’è mai la patria? Un’invenzione della filosofia ottocentesca, da cui sono derivate soltanto sciagure per l’umanità, odio reciproco, incomprensioni, guerre… Ricorda l’apostolo Paolo? “Non c’è più ebreo né romano”. L’unica patria del cristiano è il cielo … e codesta identità, di cui parlano e sparlano certi inquietanti giovanotti e certi politici con lo sguardo rivolto al passato (sempre di meno ringraziando Iddio) … cos’è mai? Un grumo di abitudini e di pregiudizi. –

Col capo lievemente chinato, l’eminente uomo politico taceva.

L’incontro, che ormai volgeva alla fine, aveva apparentemente corrisposto alle sue attese.

Il cardinale, ora con la voce ispirata e una luce di ebbrezza negli occhi, così proseguiva:

  • Noi prenderemo fra le braccia queste genti spaventate, smarrite, confuse dalle loro cento lingue, catapultate dai quattro angoli del mondo, senza più retaggi, questa immemore mistura umana … e ne faremo il nuovo popolo di Dio! –

Infine, vedendo che il suo illustre interlocutore non replicava, ma guardava fissamente nel vuoto, aggiunse con gentilezza: – Ora tocca a me servirle da bere, onorevole. Se facessimo il bis del cordialino di prima? –

 

(Fine)

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