La battaglia pro-life. Xavier Dor, un uomo che non conosce compromessi – di Giulio Meotti

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Nel 2001 scrive una lettera aperta al presidente Jacques Chirac che fa scandalo sui giornali: “Presidente della Repubblica, la Francia è nel baratro. Le vittime si contano a milioni. E tutti sono innocenti. L’eugenetica è in pieno svolgimento. L’unico problema è quello di uccidere con saggezza. Signor presidente, lei è stato primo ministro quando è passata la legge Veil. Lei è colpevole più di chiunque altro”.

di Giulio Meotti

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Xavier-DorLa moderna ghigliottina  –  Xavier Dor, il pediatra che combatte l’aborto in Francia. Un po’ dottor Schweitzer, un po’ gufo vandeano

La sua prima azione risale all’11 novembre 1978.Siamo nella cattedrale di Notre-Dame de Paris. L’arcivescovo François Marty celebra la messa di fronte al presidente della Repubblica, Valéry Giscard d’Estaing, e al primo ministro, Raymond Barre. Il dottor Xavier Dor trova posto nella navata centrale. Subito dopo l’epistola, si alza e rivolto al presidente grida: “Giscard, abortista, assassino”. Da allora questo pediatra, oggi ottuagenario e mezzo cieco, tormenta la Francia dei lumi.

Il dottor Dor è una delle icone del popolo della Manif pour Tous e della “Francia reazionaria”, come l’ha chiamata pigramente il Monde. E’ un misto fra il dottor Albert Schweitzer, il teologo alsaziano Nobel per la Pace e fondatore dell’ospedale di Lambaréné dove divenne l’apostolo dei lebbrosi, e un “gufo vandeano”, come sono noti in Francia i “chouans”, i baciapile, i nemici della Rivoluzione, i servi dei nobili, i cattolici, un grande pezzo di Francia che aveva osato levarsi contro la volonté générale.

Medico e professore universitario, padre di quattro figli, la prima volta che finì in galera fu quando decise di piazzarsi davanti alle cliniche abortiste, regalando a chi entrava due piccolissime calzette, fatte su misura per i piedini dei neonati. Dor venne picchiato, caricato dalla polizia, incarcerato: quelle calzette facevano male, nella loro incredibile forza espressiva, a chi osava mentire persino a se stesso. Si dice che questo ex docente di Embriologia cardiaca abbia scatenato in Francia un clima simile alla “crociata dei bambini”, come la vicenda che nel 1212 spinse un pastore di nome Stefano e proveniente dalla cittadina di Cloyes-sur-le-Loir, nell’Orléans, a presentarsi alla corte di re Filippo II di Francia chiedendogli di raccogliere fedeli per la crociata. Se quel pastore voleva salvare la terra santa dai musulmani, il pediatra Dor vuole salvare i bambini non nati. La stampa paragona Dor ai “corvi neri”, i preti refrattari detti “insermentés”, quelli che non hanno giurato, che hanno mantenuto fedeltà all’autorità del Pontefice, cancellata per decreto dalla Rivoluzione francese, armati delle corone di rosario agli occhielli, dei “sacri cuori” cuciti agli abiti, delle processioni e delle riunioni nei boschi.
Alcuni mesi fa Dor era stato accusato in tribunale di “pressioni morali e psicologiche” fatte regalando un paio di scarpine da neonato a una donna entrata negli uffici di un’associazione femminista per richiedere un’interruzione di gravidanza. Il medico era stato denunciato dall’associazione femminista Pianificazione familiare, dall’Associazione nazionale dei centri di interruzione di gravidanza e contraccezione e dal Coordinamento delle associazioni per il diritto all’aborto e alla contraccezione, che si sono costituiti parte civile. Alcuni giorni fa il dottor Dor è stato condannato al pagamento di diecimila euro. L’accusa aveva chiesto anche un mese di carcere. “La nostra Repubblica è diventata un Moloch che uccide i propri figli”, commenta il medico imputato, che attacca “l’ideologia che non ha creato niente ma vuole appropriarsi di tutto – verità, amore, libertà, vita, morte e persino e soprattutto l’eternità”.

testata MpV4Dor indossa sempre un berretto blu sui capelli bianchi. Alle manifestazioni anti aborto con lui c’era sempre Rolande Birgy, leggendaria partigiana e icona pro life che salvò la vita a 39 bambini ebrei durante la guerra, riconosciuta “giusto fra le nazioni” dallo stato di Israele e che ripeteva che “la legge scellerata di Hitler è uguale alla legge Veil di oggi”. Nel 1997 la magistratura francese voleva arrestare entrambi, in quanto responsabili dell’associazione “Sos Tout Petits”: il pediatra si rifugiò nella nunziatura apostolica di Parigi per chiedere asilo politico in Vaticano. Ci trascorse diciotto ore, mettendo in forte imbarazzo le gerarchie ecclesiastiche francesi. “Mi trovo nel territorio di colui che non cessa di difendere gli innocenti, Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II”, disse Dor alla stampa. Alla fine fu costretto a cedere alle pressioni e fu portato in tribunale.

Come il dottor Schweitzer, il pediatra ha trascorso molto tempo a fare il medico in Africa. Ben sei anni nella Costa d’Avorio. Poi il Darfur, “dove ero l’unico europeo”. Dor si specializza alla scuola di Christian Cabrol, il primo medico a eseguire trapianti di cuore in Francia. All’ospedale Pitié-Salpêtrière, studia le malformazioni cardiache nei polli. Sono gli anni in cui, in Francia, il genetista Jérôme Lejeune, che ha scoperto la sindrome di Down, inizia solitario la battaglia contro l’aborto. Dal 1972 si apre il dibattito sulla legalizzazione dell’aborto in Francia e Lejeune prende chiara e ferma posizione in favore del suo “Pollicino”. A New York, nella sede dell’Onu, si parla di aborto e Lejeune nel suo intervento sostiene che un’istituzione per la salute non deve trasformarsi in un’istituzione di morte. La scienza ufficiale non lo chiama più; i finanziamenti per le sue ricerche vengono ritirati; sul muro della facoltà di Medicina compaiono scritte come “Lejeune trema”, “Lejeune assassino” e anche “A morte Lejeune e i suoi mostriciattoli”.

Con Lejeune il pediatra ha partecipato a molti dibattiti televisivi. Una volta un giornalista lo derise per la sua fede cattolica. Lejeune si indurì nel volto, solitamente gentile, e intervenne a difesa del collega: “Questo è inaccettabile. Non permetterò mai che ciò che vi è di più sacro al mondo sia oggetto di scherno. Questa è una trappola”. Dor paragonò allora i feti abortiti a dei piccoli Cristi, ma il giornalista virò sulla sua vita privata. Ancora una volta il professor Lejeune intervenne: “Ti proibisco di toccare l’onore di un collega”. E’ in questo clima che il dottor Dor fonda l’associazione “Sos Tout Petits” e mutua dall’America la protesta pro life, quella dura, militante, oltranzista, pubblica. “Il movimento nasce dalla disperazione, perché peggio dell’aborto  è il silenzio di cui si è circondato”, dice Dor. Aggiunge che questo “massacro senza precedenti, che ha avuto luogo dietro le porte, senza giustificazione”, è sempre esistito. “Ma è diventato ideologico, medicalizzato, decriminalizzato, presentato come una dignità, una libertà, un diritto, un affare della sola coscienza, finanziato e orchestrato e introdotto nella legge. Mentre una volta era isolato e artigianale, oggi è diventato collettivo e industriale”.

Al pediatra l’idea del movimento viene parlando con un magistrato pro life, Jean-Bernard Grenouilleau, presidente del Comité pour Sauver l’Enfant. Poi si unisce loro François Robin, infermiere anestesista, che nella clinica in cui lavora ha rifiutato di partecipare agli aborti, primo caso di obiezione di coscienza in Francia. C’è anche una donna, Claire Fontana, incinta di otto mesi quando viene arrestata la prima volta.

C’erano già in Francia delle piccole sparute proteste contro l’aborto. Ma è il dottor Dor che decide di innalzare il livello della protesta, portandola sui luoghi dove si praticano le interruzioni di gravidanza. Quando gli si chiede di enumerare i suoi “nemici”, il professore non si tira indietro: “Organizzazioni internazionali come Planned Parenthood, il governo, la maggior parte dei partiti politici, i medici, i sindacati, i trotskisti, Sos Racisme, la Lega dei diritti dell’uomo, le femministe, rete Voltaire, e da ultimi, ma non meno importanti, i comitati etici, per sentirsi bene in questa follia suicida”. Dor non è timido neppure nei confronti della chiesa cattolica: “Il suo silenzio può essere visto come una complicità passiva, intenzionale”.

Il pediatra ha anche scritto un libro sull’aborto, “Le crime contre Dieu”, pubblicato da Perrin. Dor viene ricevuto in Vaticano da Giovanni Paolo II e incoraggiato nella sua pubblica militanza. Con Dor, spesso, manifesta anche un vescovo, André Loucheur. Nell’aprile del 1993, il cardinale Albert Decourtray, arcivescovo di Lione, sostiene Dor e Claire Fontana, la non violenza della loro azione che “ha dimostrato una coscienza consapevole della dignità della persona umana”. Il prelato scrive alla corte che li sta processando per dire che “è legittimo tentare di impedire l’atto di morte”. Il cardinale di Parigi Jean-Marie Lustiger parla di “una protesta basata su una coscienza morale retta”. Anche Madre Teresa fornisce il suo sostegno ai “soccorritori” di Dor.

All’ospedale di Orléans, Dor affigge volantini sulla sala operatoria di ginecologia e ostetricia. Il direttore del personale lo accusa di “terrorismo”. Dor tira fuori un rosario e risponde: “Ecco le nostre armi”. Poi aggiunge: “Chi sono quelli che uccidono?”. Scatta l’arresto. Dor ne conta oltre venti nella sua lunga carriera di medico. Ogni volta in aula si proclama “casco blu del rispetto della vita” e dice: “Non potendo rendere illegale l’aborto, rendiamolo impossibile”. In una sala operatoria riservata alle interruzioni di gravidanza dell’ospedale Michallon di Grenoble, otto uomini e due donne di Dor si siedono a terra e si legano caviglie e collo con catene bloccate da lucchetti di motociclette e sbarre di ferro.

A Bourg-la-Reine il magistrato lo ha portato in tribunale perché deve rispondere dell’accusa di aver dato un paio di scarpe da neonato a una donna che si trovava in clinica per abortire. Due avvocati, due donne, rappresentano i querelanti. “Queste pantofole, signora presidente, sono di una estrema violenza”, afferma la prima. L’altra si rivolge direttamente a Dor: “Tu fai del terrorismo con queste pantofole”. L’aula del tribunale quella volta è scoppiata in una risata.

Durante un dibattito pubblico in cui un gruppo di cattolici difendeva la legge Veil sull’aborto, Dor è intervenuto citando Paolo VI contro coloro che si richiamano alla propria coscienza. “Paolo VI insegna che essa non crea la propria norma morale, non è la luce che fa vedere, ma un occhio”.
Dor sa usare i  media. Quando manifesta nel diciannovesimo arrondissement, vicino alla Porte des Lilas, perché sospetta che la clinica Maussins stia progettando di testare la pillola Ru486, chiama la Abc, il Monde e Libération. Nel 2001 scrive una lettera aperta al presidente Jacques Chirac che fa scandalo sui giornali: “Presidente della Repubblica, la Francia è nel baratro. Le vittime si contano a milioni. E tutti sono innocenti. L’eugenetica è in pieno svolgimento. L’unico problema è quello di uccidere con saggezza. Signor presidente, lei è stato primo ministro quando è passata la legge Veil. Lei è colpevole più di chiunque altro”.

Quando viene scoperta la Ru486, l’abortivo chimico, Dor prende di mira i laboratori dell’azienda produttrice, la Roussel-Uclaf. Di fronte all’edificio della Roussel, in Boulevard des Invalides, a Parigi, si ritrovano i militanti del movimento di Dor. Quando l’ultimo presidente dell’azienda, Edouard Sakiz, organizza una conferenza stampa per annunciare la scoperta, Dor interrompe l’evento e costringe Sakiz a un dibattito di venti minuti. La Roussel era controllata dall’azienda farmaceutica tedesca Hoechst AG, già I. G. Farben, quella che aveva prodotto il gas zyklon B usato nelle camere a gas. Quando gli attivisti pro life di Dor iniziano a paragonare la Ru486 al gas usato nella Soluzione finale, alla Roussel, guidata da manager di fede cattolica, interrompono la produzione del farmaco abortivo. Un successo di Dor. E della sua crociata dei fanciulli.

Il pediatra, nonostante l’età, non modera il linguaggio e rievoca lo Champ de Mars, teatro del mostruoso massacro illuminista: “L’aborto occupa il posto della ghigliottina, dei campi di sterminio, dei crimini rituali. Si potrebbe paragonare l’aborto a una messa al contrario”.

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fonte: Il Foglio

illustrazioni: RC

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5 commenti su “La battaglia pro-life. Xavier Dor, un uomo che non conosce compromessi – di Giulio Meotti”

  1. Io penso che l’aborto vada combattuto in un’altra maniera, non è una battaglia da fare in solitaria crociata, nè una battaglia che prenda in considerazione solo la donna incinta, ma è una battaglia votata a rendere maggiormente consapevoli uomo e donna di come può sviluppare l’amore. La donna incinta non è solo un utero fecondato, ma un essere umano che può anche trovarsi in estrema difficoltà e penso che non sia un caso se Dio, dopo il sì di Maria, abbia trovato per lei un marito e una casa dove far crescere Gesù nell’amore.

  2. Uno degli eroi del mondo moderno.
    Uno che ha dentro di sè una fede vera e ferma ed agisce per ciò in cui crede senza menate ideologiche e tentativi di difendere la morte sollevando obiezioni ed eccezioni.
    Come fa qualcuno che è “illuminato” dalla fede “moderna”

  3. Per me che sono una donna, è triste è constatare che sono principalmente gli uomini che conducono le più grande battaglie control l’aborto. Acquisendo la “liberazione”, una grandissima parte delle donne ha perso nel contempo il senso materno. Il sesso libero, il consumismo e l’adulazione del proprio corpo ha reso la donna refrettaria alla maternità. Noi donne cattoliche dobbiamo dedicare molto tempo per farle recuperare il desiderio di essere spose e madre.

  4. Giorgio Rapanelli

    Che uomo fantastico! Che combattente! E’ un cristiano che lo grida sui tetti… Lo attaccano perchè egli indica un universo spirituale diverso dall’universo fisico in cui il materialismo laico sta spingendo l’Uomo. Alle manifestazioni per la Vita portate le scarpine da neonato!… Io sono stato abortista ed oggi sono antiabortista. L’argomento per combattere l’aborto non è negarlo in nome di una religione, poichè non puoi costringere chi non crede nel diritto alla vita di un concepito (ed oggi nel diritto dei bambini “infelici” alla Vita e non all’eutanasia) a non applicare l’aborto, se lo ritiene giusto per le sue idee. Forse occorre spostare la battaglia sul diritto ad una maternità consapevole e riconosciuta dalle Istituzioni – quindi DIFESA, PROTETTA, AIUTATA. La donna che ricorre all’aborto perchè non può mantenere un nuovo figlio, perchè è sola, perchè perde il posto di lavoro a causa della maternità non può essere affidata solo alla Provvidenza o ai principi della morale cristiana. Chi non ha queste convinzioni deve essere aiutata pure finanziariamente e con le strutture adatte, affinchè tenga il nascituro. In questa maniera le culle non saranno più vuoite, la Nazione non continuerà ad invecchiare, a decadere, e ad aver bisogno di pakistani e di africani che figliano abbondantemente e trovano la politica che fornisce loro un aiuto, seppure minimo. Infatti, oggi è di moda il “nero” e vogliono imporre il “meticciato” come nuova razza diversa da quella della civiltà occidentale.

  5. “La donna che ricorre all’aborto perchè non può mantenere un nuovo figlio, perchè è sola, perchè perde il posto di lavoro a causa della maternità non può essere affidata solo alla Provvidenza o ai principi della morale cristiana. Chi non ha queste convinzioni deve essere aiutata pure finanziariamente e con le strutture adatte, affinchè tenga il nascituro.”

    Applausi.

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