La via cattolica alla distruzione della famiglia – Il Testo Unico delle convivenze – di Patrizia Fermani

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Seconda parte – Breve storia di una marcia trionfale 

per leggere la prima parte, “Gli Unni e gli altri”, clicca qui.

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di Patrizia Fermani

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Ecco ora aprirsi improvvisamente, con stupefacente chiarezza,  la via cattolica alla distruzione definitiva della famiglia. Non soltanto della famiglia definita dal matrimonio religioso indissolubile, diventata invisa anche all’ala sinistra (nel senso di  minacciosa) del progressismo vaticano, ma proprio di quella ancora individuata dall’articolo 29 della Costituzione. Una famiglia che  potrebbe avere i giorni contati, se lo spirito catto-progressista diventerà vento di tramontana anche dalle parti del Quirinale.

Infatti il disegno di legge presentato da associazioni  “cattolicissime” e vantato con ammirevole sicurezza da Introvigne al Convegno di Milano sulla famiglia, se approvato, segnerebbe da un lato la definitiva consacrazione dell’omosessualismo di regime, e dall’altro lo affossamento definitivo della famiglia naturale  sopravvissuta al divorzio e ancora formalmente difesa dalla Costituzione.

 È innegabile come si stia profilando una nuova famiglia fondata eufemisticamente sul “legame affettivo” che è la vecchia convivenza more uxorio, ma prescinde dalla differenza sessuale  dei componenti, ed è santificata dalle parole . Infatti,  poiché il sesso è diventato solo una variazione di genere, e l’amore assorbe ogni virtù cristiana, si sta facendo entrare in una opinione  pubblica sempre più confusa l’idea obbligatoria che il rapporto sessuale abituale tra persone dello stesso sesso non solo è cosa che appartiene alla “natura”, ma che, attraverso l’amore, ottiene anche la grazia per inserirsi senz’altro nella realtà cristiana. La nuova famiglia cristiana è questa, tanto larga da poter ricomprendere qualunque variante, tranne forse  quella su cui  è stato appeso il cartello di “tradizionale”, vecchio arnese per nostalgici ormai superati dai tempi.

Ecco dunque che il  disegno di legge, chiamato pudicamente “ Testo unico delle convivenze”,  si propone di dare veste giuridica cattolica a questa trasformazione “culturale”, con  un intervento legislativo deciso, che superi le resistenze di quanti ancora diffidano del “nuovo” che avanza.

Per prima cosa, all’articolo 1, si dà per scontato che la convivenza “more uxorio” tra persone di sesso diverso è ontologicamente equivalente a quella tra persone dello stesso sesso, e risulta dunque sottinteso che l’omosessualità è solo una variante ordinaria della sessualità, come il colore dei capelli è una variante naturale della capigliatura.

In secondo luogo, la stabilità del rapporto e il legame affettivo, resi ufficiali dalla iscrizione nell’apposito registro,  sono capaci di attribuire a tale realtà di fatto uno status giuridico. Cioè la tutela  giuridica viene  giustificata da un primo elemento, la stabilità del rapporto, che dipende esclusivamente dalla volontà individuale, e da un secondo, il legame affettivo, irriducibile ovviamente a qualunque possibilità di verifica.

Si parte quindi dallo schema dei Dico, superando a piè pari oltre  le ragioni etiche, anche  quelle formali che si erano opposte alla loro approvazione.  In barba dunque anche alle più elementari  esigenze di certezza  del diritto.

Tuttavia al di là di questo pur vistoso  tallone di Achille,  il disegno di legge rivela, più o meno mascherato,  un più vasto intento  eversivo dell’ordinamento  che ora viene attaccato in profondità.

La novità fondamentale sta infatti nella manomissione della legge penale,  proposta con stupefacente audacia dagli articoli 22, 23, 24 e 25. In particolare nella manipolazione dell’art. 307 c.p., che dall’articolo 22 del disegno di legge risulta formalmente stravolto con conseguente stravolgimento dei relativi principi ispiratori.

Infatti l’articolo 307 c.p. indica in modo tassativo quanti, ai sensi della legge penale, devono essere considerati “prossimi congiunti” , cioè “gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti” mentre, dice la norma, “ nella denominazione  di prossimi congiunti, non si comprendono gli affini allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole”.  Ma ora, secondo l’articolo 22 del disegno di legge “cattolico”,  ai prossimi congiunti devono essere parificati ai fini della legge penale i conviventi, nel senso ampio che sappiamo.

Il diritto penale, si sa, non è assimilabile ad una morale né ad una filosofia, ma è inscindibilmente legato ad entrambe. Infatti la legge penale si prefigge, e si è tradizionalmente prefissa, di tutelare le condizioni di coesistenza pacifica (ne cives ad arma veniant) e di contenimento delle pulsioni negative, ma anche  di  conservazione dei valori portanti della società. Per questo elegge a beni giuridici, cioè ad interessi meritevoli della tutela rafforzata  offerta dalla  sanzione  penale, quei valori che sono stati riconosciuti oggettivamente  tali dalla collettività, al di là delle scelte individuali o di parte. Certo alcuni criteri di valutazione legati alle immancabili variazioni del costume, sono destinati a modificarsi. Basti pensare a quello che oggi può essere considerato ragionevolmente come offensivo del comune senso del pudore rispetto ad un passato non troppo remoto.

Ma c’è un nucleo  immodificabile che non può essere violato senza compromettere con l’intera tenuta del sistema anche quella della  società, se non si vuole cadere nell’anarchia e nel caos. Si tratta di quel nucleo essenziale  riconducibile  alla legge naturale che, almeno per l’etica cattolica, è anche  la stessa  legge di Dio. E se ad ogni norma è sotteso un  bene che essa protegge, questo è anche  la sua chiave interpretativa, sicché ogni norma va letta nella logica dei relativi valori di riferimento. Quando più valori entrino in conflitto fra loro si ricorre al principio del bilanciamento degli interessi, che tiene conto  della gerarchia dei valori in gioco.

Moltissime sono le norme penali che, pur senza definirla, riguardano direttamente o indirettamente la famiglia, e la ancorano anzitutto ai vincoli di parentela dai quali sono legate le singole persone, anche indipendentemente dal dato della convivenza. Tale famiglia, che ha coinciso fin dall’inizio con la  famiglia monogamica fondata sul matrimonio,  viene presa  in considerazione anche come comunità caratterizzata dal legame di solidarietà che stringe i suoi componenti. Questo ha  consentito alla giurisprudenza di considerare come possibili vittime del reato di maltrattamenti in famiglia, per evidenti ragioni  umanitarie, anche i domestici o le persone conviventi stabili col nucleo famigliare anche non legati da vincolo di parentela.

Tuttavia quando il legislatore fa riferimento ai rapporti che qualificano il gruppo famigliare, per ricollegare ad essi determinati effetti (ad esempio per stabilire attenuanti, aggravanti o cause di non punibilità, o la facoltà di astenersi dal deporre nel processo penale ecc),  si richiama sempre ai rapporti di parentela, quelli in base ai quali l’art.307 individua i ”prossimi congiunti”, dalla rosa dei quali sono esclusi significativamente anche l’adottante e l’adottato. In altre parole, per individuare la famiglia la legge tiene conto soltanto dei legami di sangue o di quelli di coniugio che sono potenzialmente alla base di altri rapporti di sangue, e li ritiene infungibili. La ragione è chiara. Sono soltanto questi infatti i legami che  fondano l’identità famigliare,  che inseriscono ogni individuo  in una storia  irripetibile di spiriti e di corpi in cui ciascuno può riconoscersi come parte di un tutto. C’è una logica ben precisa nelle norme che tutelano a vario titolo il valore dei rapporti famigliari, una logica che sostiene un sistema di valori. E non si può certo pensare che sia possibile forzare il senso profondo delle singole norme senza stravolgere anche un intero sistema di principi  e la morale cui esso si ispira.

Per questo, quando si pretende di equiparare i rapporti di parentela a quelli derivanti dalla convivenza  tra omosessuali, come vorrebbe il disegno di legge in questione, non si fa altro che stravolgere dai suoi fondamenti tutto il sistema valoriale su cui si regge la disciplina penalistica dei rapporti famigliari e lo stesso concetto di famiglia che vi è sotteso. Uno stravolgimento dagli effetti devastanti, anche pratici, che andrebbe a scontrarsi anche con la normativa costituzionale. A meno che non si accarezzi magari l’idea di  porre prima o poi sul tappeto pure il tema della revisione dell’articolo 29, diventato ora un po’ ingombrante con quel riferimento alla società “naturale” che lascia poco spazio a quanto naturale non è.

 È evidente dunque che il concetto di famiglia fondata sul matrimonio è uscito completamente  dall’orizzonte degli estensori del disegno di legge e che essi  hanno fatto proprio quello allargato capace di adattarsi a tutte le varianti in voga. Ma una volta equiparati ai prossimi congiunti il convivente omosessuale, è la stessa idea dei legami di sangue che sostengono la famiglia a dissolversi come neve al sole, come si dissolve definitivamente anche quel significato di famiglia che il legislatore penale ha fissato con tanta chiarezza, e per il quale il legame che unisce i prossimi congiunti va al di là delle vicende particolari interne alla famiglia, e non sopporta estensioni analogiche. Conviene ripeterlo, per questa via anche l’abbattimento  della famiglia “naturale” sarebbe completato.

Questa negazione radicale del significato profondo dei rapporti famigliari lo troviamo  del resto emblematicamente anche nella norma che, sempre secondo il disegno di legge, attribuisce al convivente omosessuale, e non ai  prossimi congiunti, la decisione relativa allo espianto degli organi, alle pratiche funerarie ecc. E viene in mente per analogia, mutatis mutandis, la terribile vicenda di Terry Schiavo, fatta morire per decisione del marito, su autorizzazione del giudice, mentre ai genitori e al fratello veniva impedito manu militari di salvarle la vita. Il criterio implicito adottato anche lì fu quello della negazione del valore della famiglia naturale.

 Inutile dire che se il vincolo affettivo, quale elemento nobilitante delle convivenze, diventa il presupposto necessario e sufficiente per fondare una tutela giuridica anche penalistica, questo nuovo criterio interpretativo sarà  capace di prevalere su e a dispetto di qualunque altro, e sarà adattabile a tutte le più fantasiose varianti in conflitto con il modello della famiglia naturale. Come avverrebbe ad esempio se la norma che prevede l’omicidio, quale causazione della morte di un uomo, fosse estesa alla causazione della morte di un qualunque essere vivente: il bene protetto non sarebbe più il valore intrinseco della vita umana, ma quello meramente biologico comune a qualunque organismo capace di vita con il conseguente abbassamento dell’uomo al piano della mera biologia.

Intanto con la manomissione dell’articolo 307 c.p. si introduce un doppio regime: uno che vale per  l’accertamento dei rapporti di parentela e uno specifico  per quelli di convivenza: per i primi occorre dimostrare il vincolo di sangue o di coniugio che debbono essere oggettivamente verificati. Per i legami di convivenza basta evidentemente l’autocertificazione di permanente affettività.

Siamo di fronte ad una operazione di truffa ai danni della legge, dei cittadini e di tutti quelli che accorrono  festanti ad applaudire chi si presenta come difensore dei valori della famiglia unica e irripetibile, e che, invece,  rischiano di vedere un giorno approvato, a loro nome, proprio quanto hanno cercato di combattere.

Si tratta del resto della stessa tecnica già utilizzata altrove, che consiste nel formulare una proposta di legge che se fosse stata presentata autonomamente non sfuggirebbe magari al controllo preventivo di costituzionalità, inserendola in  una normativa preesistente.  È cioè una trovata  analoga,  anzi peggiore, di quella ideata dallo Scalfarotto quando ha  attaccato alla già disastrata e inapplicabile legge Mancino, relegata da tempo tra i cimeli di una esemplare insipienza del legislatore di turno,  il carretto delle pretese tutele omofiliache.  Anche lì si pretenderebbe di creare attraverso l’ampliamento  della  sfera delle norme “antirazziste”, la tutela di un nuovo bene giuridico, quello della scelta omoerotica, che tutti devono rispettare obbligatoriamente, quale nuovo valore sociale.

Ma qui, nel sedicente testo unico sulle convivenze, l’obiettivo risulta persino più ambizioso: infatti la promozione della omosessualità come valore sociale avviene addirittura per abbassamento della famiglia vera al piano interrato delle convivenze omosessuali. E il tutto mentre si va gridando a gran voce, pour épater le bourgeois catholique , che un  bambino per il momento ha bisogno di un padre e di una madre. Domani chissà. Il “diritto vivente” cui si appella la relazione al disegno di legge, può essere il bel vaso di Pandora da cui trarre qualunque novità, un po’ come quella “morale di situazione”, che  nella attuale teologia vaticana ha sostituito anche i comandamenti.

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PS. Le norme del disegno di legge in questione che tradiscono platealmente l’intento di dissolvere la famiglia vera nella palude di ogni indistinzione sono molte, ma si è ritenuto che la manomissione dell’art. 307 c.p. possa riassumere quell’intento in modo esemplare.

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Fine  (per leggere la prima parte, clicca qui)

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21 commenti su “La via cattolica alla distruzione della famiglia – Il Testo Unico delle convivenze – di Patrizia Fermani”

  1. Credo che un giurista classico mai avrebbe osato nemmeno immaginare leggi basate su concetti fumosi come ‘stabilita” del rapporto’ e ‘legame affettivo’,specialmente in un contesto giuridico che gia’ permette di annullare o,forse peggio,ridicolizzare il fattore stabilita’ grazie al divorzio ‘ immediato su semplice richiesta’ e gli ‘affetti’ ,cioe’ i sentimenti ,per definizione soggetti a volatilita’ e indeterminatezza e che possono potenzialmente riguardare qualsiasi cosa o quasi esistente sulla Terra,senza neppure porre limiti quantitativi. Come si potranno un domani escludere matrimoni con esseri non umani quando la Terra ,o ‘Gaia’,verra’ deificata insieme alla natura ? Cosa si potra’ negare a forti minoranze che gia’ praticano poligamia, poliandria o polyamory?Oggettivamente quale differenza c’e’ piu’ rispetto a Sodoma e Gomorra?Ormai i cattolici fanno la figura o degli ‘utili idioti ‘,’parenti scemi’o al massimo dei Myshkin con la testa nei ‘massimi sistemi’,incompresi e…

    1. Caro Alessio, sono d’accordissimo con te: manca pochissimo ai livelli di Sodoma e Gomorra e fra poco verranno SUPERATE!
      Sodomia vista come un bene, “Matrimonio” con animali, culto di “Gaia”, animalismo estremo in persone favorevolissime all’aborto (con conseguente disintegrazione dell’intelligenza e della coerenza), liberalizzazione dell’incesto, corsi di “sodomia” obbligatori nelle scuole, bambini che verranno fatti nascere non solo con la fecondazione artificiale (pratica già aberrante ed omicida) ma che verranno addirittura impiantati negli uteri di scrofe e che quindi NASCERANNO dai maiali, eutanasia, aborto, contraccezione abortiva, ecc.
      Il mondo corre verso la barbarie più estrema (con tutto il rispetto per i barbari) e moltissimi uomini di Chiesa che fanno? Fanno a gara a chi demolisce di più le Leggi di Dio, tenteranno di VINCOLARCI ad accettare le peggiori perversioni; ovviamente gli “utili idioti” ci lanceranno anatemi e ci diranno che non ci si deve opporre allo “Spirito Santo”!

  2. Normanno Malaguti

    Gli scritti della Dott.ssa Patrizia Femiani, scolpiscono una situazione tragica, resa più allarmante dal versipellismo di associazoni sedicenti cattoliche che danno voce e prestano il fianco allo stravolgimento della famiglia nel momento stesso in cui fanno ipocritamente mostra di farsene paladini.

    Sì, si può ben capire l’avversione del Redentore per i farisei e gli altri capi d’Israele del Suo tempo.

    Anche ora siamo costretti a subire gli atteggiamenti di coloro che dovrebbero difendere la Fede e la morale che, con atteggiamenti ambigui e frasi non soltanto ambigue, fa compredere come da
    parte del vertice della Chiesa, non vi siano più ostacoli a qualunque abberrazione verrà proposta, sia nella prassi, sia in campo legislativo, alla distruzione della legge morale.
    E’ la fine della stessa idea di peccato che permea ormai l’ostentata manifestazione di un buonismo demolitore delle radici stesse della Chiesa Cattolica.

    1. Concordo completamente con Lei, caro Normanno: la situazione è tragica, gran parte della Gerarchia ecclesiastica ci ha abbandonati o addirittura ci osteggia, siamo rimasti in pochissimi e alcuni di coloro che fino a poco tempo fa combattevano al nostro fianco hanno tradito: quanti altri cadranno? Quanti altri per quieto vivere, opportunismo, falsa obbedienza, malinteso senso di unità, ecc. decideranno di saltare il fosso?
      Gesù ci aveva avvertiti e incoraggiati: “Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”.
      La Fede sarà salvata dalla Tradizione, contro la quale niente e nessuno, nemmeno il Papa, ha alcun potere!

    2. Il bene lo si capisce e lo s apprezza solo se si ha ben presente il male: ne è indubbia confermala gioia e l’entusiasmo dei neoconvertiti, s pensi a s. Paolo, a S. Agostino, a S. Francesco d’Assisi e, ai nostri giorni, a Paolo Brosio Leonardo >Mondadori, Mario Adinolfi. Quindi se si elimina il concetto di peccato per imporre un falso buonismo, una falsa misericordia, (una vera piaggeria verso il mondo corrotto e anticristiano), affermando addirittura che “basta seguire la propria coscienza, il proprio concetto di bene” e si è a posto con l’Onnipotente, si sbaglia di grosso, ma tanto di grosso, e magari si dovrà anche rispondere di aver indotto milioni di persone a credere in questo errore madornale. Ho visto sul web la foto di una statua della Madonna di La Salette, seduta e piangente, con il volto tra le mani: sotto vi era la scritta “Our Lady of La Salette, restore the holy Church” (Nostra Signora di La Salette, restaura la santa Chiesa). Mi associo a questa preghiera, di vero cuore.

      1. Certo che paragonare la conversione vera di S. Paolo, S. Agostino e S. Francesco D’Assisi a quelle alla brosio e all’adinolfi, significa non aver capito proiprio nulla o peggio essere in totale malafede o non conoscere l’abc della Dottrina Cattolica.

        1. Cara Giustina, NON sono d’accordo con quanto ha scritto!
          In un primo momento quello strano accostamento ha stupito anche me ma poi, rileggendo, ha capito che il Sig. Cattolico si stava riferendo soltanto alla GIOIA e all’ ENTUSIASMO dei neoconvertiti, non ha certo elogiato la Fede di Brosio e di Adinolfi, come si può ben capire dal commento che aveva postato alle 9:19, in cui si è dimostrato molto critico nei confronti di Adinolfi!
          Cattolico non ha certamente bisogno di un “avvocato”, ma in questi ultimi mesi ha dimostrato molte volte di essere di ottima e integerrima dottrina e in perfetta buona fede, è una delle persone più colte, ortodosse e battagliere di questo blog e non possono esserci dubbi sul fatto che, se e quando ci sarà da schierarsi in modo definitivo, lui si schiererà dalla parte giusta!

          1. Diego caro, cerchiamo di scrivere in modo chiaro, perchè se l’ho criticato il motivo c’era e andava corretto. Non si può paragonare la conversione di VERI Santi con altre cose, la gente ha bisogno di chiarezza non di sofismi o discorsi lasciati a metà o di esempi tutt’altro che consoni.

            S. Paolo aveva ed ha un carattere forte e uno zelo straordinario per Dio e si sarebbe super incacchiato se si fosse trovato ad affrontare un discorso o un paragone ambiguo da parte dei suoi, le ricordo che S. Paolo riprese pubblicamente S. Pietro, senza rinnegare la sua autorità. Spero di essermi spiegata.

        2. Giustina,
          sono PERFETTAMENTE d’accordo con Lei. Adinolfi NON è neoconvertito ma semplicemente un sinistro ateo, divorziato risposato, sostenitore della legge sull’aborto che si permette di usare a sproposito il Simbolo del Cristianesimo, come titolo del suo giornaletto interreligioso: accostarlo a S. Francesco è un abominio.

    3. E sottolineo che il vero guru della Rivoluzione settecentesca fu il ginevrino Rousseau (che visse anche a Torino), con la sua identificazione dell’irrazionalità con il Bene: il “Buon Selvaggio”.

      Non esiste peccato, soprattutto non è esistito Peccato Originale: l’unico corrotto è l’uomo civile (“Civis” della Civiltà Cattolica)

  3. Proporre disegni di legge senza spiegarne le conseguenze giuridiche, sociali e morali, è oramai una prassi in questo Paese. Purtroppo molte persone preferiscono bersi slogan “rassicuranti” (e menzogneri!) piuttosto che approfondire gli argomenti. E pensare che la già tanto decantata riforma di famiglia del 1975 era (a mio parere) un disastro. Qui si va di male in peggio……..Ed è solo l’inizio…..
    “Il diritto penale, si sa, non è assimilabile ad una morale né ad una filosofia, ma è inscindibilmente legato ad entrambe. ” . Appunto! Il diritto si adegua alla morale ed alla filosofia corrente.
    Per questo non ci si meraviglia affatto.
    Grazie, comunque, per i chiarimenti in merito.

  4. davide panetta

    Mi domando dove questa società voglia arrivare con tutte queste libertà che sta tentando di concedersi ,i laici possono giustificarsi ma noi cattolici no perché il Vangelo e i comandamenti non cambiano e se certi comportamenti erano immorali e in stato di peccato prima lo sono anche adesso .Perché invece di distruggere la famiglia lo stato non la incentiva,viviamo veramente in un tempo di tenebra ,possa il signore avere misericordia di noi.

    1. Caro Davide, ma adesso sono Renzi e Mattarella alla guida del vapore, due cattolici, quindi è lecito sperare in un futuro roseo, nelle “meravigliose sorti e progressive”, tanto care agli illuministi ed si progressisti di ogni razza e religione. Del resto, anche il giornalista Mario Adinolfi, neoconvertito ed editore del nuovo quotidiano “La Croce” (un nome che è tutto un programma) la pensa così. Cosa dobbiamo temere dal futuro, quindi? “Ai posteri l’ardua sentenza” però, noi intanto preghiamo l’Immacolata e stiamo all’erta.

      1. Aridanga! disse Nino Manfredi in un famoso film
        Adinolfi NON è cattolico, NON è neoconvertito ma un sostenitore della 194/78 ed un divorziato risposato.
        Se poi non dovremmo aver niente “da temere dal futuro” in quanto ci sono i “cattolici” Renzi e Mattarella “alla guida del vapore”, allora…

        1. Lister, ma lei non ha capito che ciò che ha scritto Cattolico è IRONICO?
          Ha scritto numerosissimi commenti in questo sito e la sua posizione è CHIARISSIMA…sembra che lei voglia attaccarlo a tutti i costi!
          Ha commentato anche parecchi altri siti e le assicuro che è estremamente critico sia verso questo pontificato che verso i cattocomunisti!
          Concordo con lei sul fatto che Adinolfi è un FINTO cattolico, un neoconvertito alla religione del “volemose bene” non certo al Cattolicesimo ma, per favore, evitiamo di attaccare in un modo tanto aggressivo (e qui mi riferisco ANCHE a Giustina) un commentatore che ha sempre dimostrato di avere una grande Fede e degli ottimi principi, soltanto per un commento che POTREBBE essere un pò ambiguo!
          Siamo in trincea ed è necessario saper distinguere gli amici dai nemici ma, così come dobbiamo stare attenti ai voltagabbana ed ai falsi amici, allo stesso modo dobbiamo pensarci 10 volte prima di sparare su chi ha sempre combattuto dalla NOSTRA parte!

        2. Chi è “cattolico” ?
          In senso proprio (sacramentale) chiunque sia stato battezzato nella Chiesa Cattolica e non sia stato scomunicato.
          In senso delirante (politico/settario), oggi corrente, chiunque sia stato cooptato nel “Mondo Cattolico Democratico”

  5. Io conto come al solito sugli interventi di bergoglio: sempre generici o di un silenzio assordante….
    VIENI, SIGNORE GESU’ !!!!!

  6. “Come avverrebbe ad esempio se la norma che prevede l’omicidio, quale causazione della morte di un uomo, fosse estesa alla causazione della morte di un qualunque essere vivente: il bene protetto non sarebbe più il valore intrinseco della vita umana, ma quello meramente biologico comune a qualunque organismo capace di vita con il conseguente abbassamento dell’uomo al piano della mera biologia”. La realtà supera sempre anche le fantasie più bislacche. ESISTONO GRUPPI D’animalisti ESTREMISTI, autodefinitisi “Anti-SPECISTI”, che hanno proprio ciò in programma, ovvero rendere sanzionabile per legge l’uccisione di ogni animale. In Spagna sono riusciti a far applicare le leggi contro l’omicidio, a chi uccide scimmie. Del resto, c’è stato chi ha definito l’uccisone dell’orsa “femminicidio”, ed ha giurato vendetta. Anche io avrei preferito una conclusione diversa della faccenda dell’orsa ma….. ne corre.

  7. Vangelo: Lc 18, 1-8

    Dal Vangelo secondo Luca
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: «C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno.
    In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario.
    Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi».
    E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» . Occorre pregare perchè non venga meno la Fede. Se l’uomo pertinacemente si volgerà verso satana….sarà la fine!

  8. Ormai solo Dio può risolvere la penosa sittuazione della Chiesa e di conseguenza quella della società in cui viviamo. Spero abbrevi il castigo, anche se il rimettere le cose a posto non sarà indolore. Ormai siamo in una dittatura che è peggiore di quelle viste in passato, perchè ora si ammazzano innocenti sia moralmente che fisicamente e questo omicidio viene ammantato di libertà e diritto, almeno decenni fa c’era ancora chi riusciva a scandalizzarsi ed inorridirsi di certi massacri, o di certe immoralità, ora ambbiamo il giorno della memoria che ci serve per sentirci buoni e giusti, e ciò ci basta. Prego che il buon Dio intervenga presto come meglio crede, perchè altrimenti chi si salverà?

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