La censura a Costanza Miriano. Un caso esemplare su cui riflettere – di Mario Bozzi Sentieri

Il caso di Costanza Miriano, la giornalista Rai e autrice di libri di successo sulla famiglia, che si è vista annullare un incontro, programmato da tempo, presso la Luiss, per un non meglio precisato “motivo interno concernente gli equilibri delle diverse associazioni studentesche” (in realtà la censura è per le sue posizioni eccessivamente “conservatrici” sui temi dell’etica e della famiglia) offre l’occasione  non solo per stigmatizzare l’ennesimo episodio di discriminazione culturale, ma per aprire una questione “di metodo”. 

di Mario Bozzi Sentieri

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ZZMIRIANOChe cosa sarebbe successo se ad essere discriminata fosse stata un’intellettuale “progressista” ? Apriti cielo: speciali dei Tg, appelli delle varie associazioni “parallele”, titoloni sui giornali, denunce e manifestazioni. Insomma: se ne sarebbe fatto un caso, in grado di turbare le coscienze e le opinioni pubbliche, di inquietare e “fare notizia”.

Per la Miriano, invece, niente di tutto questo. Qualche denuncia sui soliti siti anticonformisti, l’indignazione di qualche quotidiano, ma niente di più. Troppo poco, vista l’azione nei confronti della giornalista e considerati i principi in campo.

Da qui l’invito– per chi crede al valore di certe “battaglie” – a darsi una mossa.

Quando avvengono  casi del genere, bisogna incominciare ad imparare a trasformare l’indignazione in un fatto diffuso. Bisogna fare in modo che il caso singolo diventi un “caso politico”. Bisogna utilizzare tutti i mezzi comunicativi a disposizione per alzare l’attenzione anche intorno alle  ragioni di chi subisce censure e discriminazioni.

Nella fattispecie una giornalista ed opinionista che (come nel suo libro “Sposati e sii sottomessa”) rivendica per la donna, con orgoglio, ma senza  retorica e molta ironia,  il ruolo  di madre e moglie, mentre il marito è visto  come guida della famiglia, e lo fa  offrendo, ogni giorno, dalla sua pagina Facebook, quadretti di vita familiare che  sono un costante invito all’amore e all’unità, perché – scrive – il matrimonio “è la sfida dell’impegno, di giocarsi tutto, di accogliere e accompagnare nuove vite. Una sfida che si può affrontare solo se ognuno fa la sua parte.”

Abbiamo letto che il Cavaliere ha voluto per la rinata Forza Italia un dipartimento cultura, affidandolo a Edoardo Sylos Labini. Ne siamo ovviamente lieti, chiedendo – se ci è permesso – chiarezza d’intenti ed organicità di azioni. Non basta infatti  “sdoganare” – come ha dichiarato Sylos Labini – “i grandi maestri e i valori immortali della cultura liberale”, né puntare a valorizzare il nostro patrimonio artistico  e culturale.

Per “fare cultura”  bisogna tirare fuori le unghie ed imparare a difendere posizioni scomode, come quelle per cui la Miriano è stata censurata, attrezzandosi “gramscianamente” alla bisogna. A cominciare dalle reti televisive del Cavaliere, incubatori, fino ad oggi, del peggiore progressismo culturale piuttosto che strumenti consapevoli di un’autentica controrivoluzione culturale.

3 commenti su “La censura a Costanza Miriano. Un caso esemplare su cui riflettere – di Mario Bozzi Sentieri”

  1. “Per “fare cultura” bisogna tirare fuori le unghie ed imparare a difendere posizioni scomode, come quelle per cui la Miriano è stata censurata, attrezzandosi “gramscianamente” alla bisogna. A cominciare dalle reti televisive del Cavaliere, incubatori, fino ad oggi, del peggiore progressismo culturale piuttosto che strumenti consapevoli di un’autentica controrivoluzione culturale.”

    Appunto. Dubito fortemente che Berlusconi approvi anche una sola delle opinioni della Miriano.

  2. Mario Bozzi Sentieri ha puntualizzato egregiamente la questione. Sarebbe ottima cosa provocare il Cavaliere, ovvero parlare alla sua coscienza, ovvero aprirgli gli occhi, e rivolgersi direttamente al dottor Sylos Labini, ovvero a tale Dipartimento cultura di Forza Italia.

  3. “Che cosa sarebbe successo se ad essere discriminata fosse stata un’intellettuale progressista?”
    Ma non sarebbe mai successo! Queste son cose che ormai non succedono più, cose di passati tempi bui, oscurantisti. Ora siamo tutti aperti, tolleranti (sì, c’è sempre qualcuno che rompe le scatole e non capisce il senso della tolleranza, ma prima o poi lo fermiamo anche questo), attenti ad ascoltare le ragioni dell’altro, a parlare, a condividere, ecc.
    Forse non c’entra con l’articolo, ma vorrei raccontare un episodio di questa sera che mi ha fatto cascare le braccia. Al TG3 regionale, in un servizio sul salone del libro, hanno intervistato un prelato (ne ho dimenticato il nome), un responsabile delle edizioni vaticane o giù di lì. Domanda: che rapporto ci può essere tra il vaticano e la cultura o i libri, dal momento che in passato si è esercitata la censura? Il prelato si è ben guardato dal motivare le ragioni che portarono alla proibizioni di certi libri, ma, in modo contorto e alquanto sofferto, subito si è affrettato a dire che adesso non è più così, no, no, la Chiesa è aperta ad ascolare le ragioni dell’altro, a confronarsi, a parlare e altre cose del genere, trite e ritrite. Ma, mi sono detta, possibile che dobbiamo sempre vergognarci del nostro passato e sentirci come in uno stato di inferiorità? Sempre pronti a dire, quasi si temesse di scandalizzare o di allontanere le persone: guardate che anche noi siamo come voi, siamo anche noi al passo con i tempi.

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