La chiacchierata domenicale – 5 – di Rigoletto Corsini

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di Rigoletto Corsini

 

ntlnvRileggendo le mie precedenti chiacchierate mi accorgo di essermi, a poco a poco, trasformato da un vecchio e solido conservatore in un ultra-tradizionalista e, potenza dei figli, mi avvicino sempre più al carattere di Corradino e di Elsa, la mia cara nuora…non pensavo certo che queste mie note scritte alla sera tanto per trascorrere il tempo, fossero, poi, lette e  – a seconda dei casi – apprezzate o disprezzate da molti…me ne accorgo dai discorsi dei miei clienti. Proprio ieri uno di loro, il Bartolini, l’ortolano di San Lorenzo, venuto da me per un’incipiente colica renale, mi ha apostrofato: “O dottore, visto che non vien nessuno, la faccia lei una capatina nel quartiere ‘marocchino’ di San Lorenzo…la vedrà come gli è ridotto…roba da non credere, un siamo più padroni nemmeno a casa nostra…così la ne potrà parlare in una delle sue chiacchierate domenicali…”

Insomma come se io fossi diventato un cronista di un giornale locale o un opinionista; e invece son rimasto un modesto medico di famiglia che ha la fortuna di avere un ambulatorio in una delle parti più belle del centro fiorentino, un vedovo con un figlio, Corradino, ancora studente e “signorino” e l’altro, Manfredi, sposato alla cara Elsa, con due nipoti, Maria Assunta e Maria Annunziata, belle come il sole; sono rimasto un povero vedovo malato di solitudine e che si abbevera alla fonte sempre fresca dei ricordi.

Ma tant’è, forse, senza accorgermene, sarò diventato anch’io una persona “autoreferenziale” che non frequenta  le “periferie esistenziali” ma si chiude a riccio nel suo nido, senza uscirne, preferendo i “cattolici di pasticceria” ai pasticci e alle mascalzonate di “certi cattolici” che si richiamano al Concilio e sognano una Chiesa più che povera pitocca e cialtrona … io sono rimasto, tale e quale, come mi avrebbe voluto mio padre, come, credo, mi vogliano i miei figli e, come spero, mi vorranno le mie, per ora, due nipotine.

***

Ma una passeggiata per San Lorenzo me la voglio davvero fare e ve la racconterò. La chiesa è chiusa, per entrare si paga il biglietto, come per andare al teatro o all’opera…ma ne comprendo solo dopo il perché: sul lato destro della basilica, sopra la scalinata, bivaccano, da mane a sera, frotte di “vu cumprà” africani (sembra che la città se la siano divisa, quartiere per quartiere, le varie etnie) che cucinano accendendo anche improvvisati  falò e stendendo per terra pentole e piattini di plastica che, il più delle volte, vengono , per la gioia delle numerose frotte di piccioni, abbandonati per terra con avanzi di cibo. Dopo aver mangiato e bevuto (ma i musulmani non dovrebbero astenersi dalle bevande alcoliche?) abbondantemente orinano, a cielo aperto, rivolti (bontà loro) verso la base della facciata laterale della Arcibasilica Imperiale e reale..per altri impellenti bisogni si recavano (tanto può l’educazione, il vivere e convivere civile) usando, per la bisogna, il confessionale, tirando persino le tende onde poter far meglio i “comodi” loro…credo che da lì partisse l’idea di chiudere la chiesa e introdurre il “biglietto”.

Le bancherelle, un tempo date a coloro che uscivano di galera per potersi “ricostruire una vita”, ormai son tutte di proprietà di extracomunitari che le hanno comprate a suon di miliardi…i fiorentini ormai sono spariti da questo mercato dove, sui marciapiedi i senegalesi vendono, a prezzi stracciati, ogni cianfrusaglia a cominciare dai falsi : si spaccia a cielo aperto da mane a sera e al passaggio dei vigili urbani, per qualche secondo sparisce tutto, per riapparire immediatamente dopo. Sono sparite le ultime botteghe di pizzicagnoli, la vecchia friggitoria dove mio padre comprava i “coccoli” (e anch’io li comprai negli anni Settanta), è sparita e ha lasciato il posto ai cinesi…e non vi parlo delle norme igieniche…mentre nelle strade adiacenti a via Sant’Antonino sorgono come funghi i puzzolenti  kebab, questo cibo nauseante fatto con sale,  cartilagini e occhi di bove; per le strade “diverse lingue e orribili favelle” e, durante la giornata sono all’ordine del giorno i borseggi. Resiste la bancherella del trippaio (la signora Beatrice), il Ristorante “Palle d’oro” , l’antico vinaio  Zanobini, l’ortolano…

In piazza Madonna la mattina, quando inizia ad albeggiare, larve umane rovistano con degli stecchi tra lo sterco fresco nella speranza di trovare qualche capsula di ero o di coca, evacuata dai pusher su richiesta del cliente nella notte per non farsi beccare dalla polizia. I ristoranti cinesi pullulano  e sono spariti i bei gatti del mercato (saranno solo voci ma i rumors  dicono che vengono cucinati) e, con i gatti, è sparita  la vecchia gattara che si recava a portar loro il cibo e che in alcuni versi del 1951 mio padre così descriveva:

L’è una vecchina tutta striminzita

Co’  uno sciallino a peneri,

L’ha una borsa

E anche quella l’è sdrucita,

La ti fa pena quande tu la vedi.

La farà cento miglia sempre a piedi

E tutti i giorni fa la listessa strada.

La va a trovare i gatti de’ chiassoli

E gli porta gli avanzi rimediati

In tutte le gargotte de’ rioni

La se li chiama come de’ figlioli

Que’ gatti vecchi, ciechi, spelacchiati.

Poera  vecchia

Vien voglia d’esse’ boni.

.

Già, dicono i miei clienti : “Ma lei dottore sente la nostalgia per tutto, anche per i gatti?”

Certo, sento la nostalgia anche per i gatti di un tempo che, scriveva il priore di San Lorenzo, l’indimenticabile don Setti:  E’ campan come veri signorini: \ chi gli butta la trippa o lo stufato, \ loro frugano ‘n mezzo a’ fagottini \ in cerca d’un boccone prelibato.

Quando sono ni’ tempo dell’amore \ un finiscono mai di miagolare \ una cosa da fa’ stiantare i’ core \Crescono tutti i giorni a gran nidiate \  e un’ hanno  da pensare \ né a pillole né a tante birbonate.

Bando alle nostalgie…eppure non posso fare a meno di notare che proprio sulla facciata esterna della Basilica gli africani hanno piazzato le loro cucine e i loro orinatoi, davanti a quelle finestre dei seminterrati all’interno dei quali, nei primi anni Settanta, padre Baratta il sabato teneva dei  corsi di canto gregoriano promossi dall’Associazione “Una Voce” in accordo con il priore Mons. Giancarlo Setti. Uscendo dal mercato verso via Nazionale si può assistere davanti al tabernacolo de “Le Fonticine” (dove vi sono formelle meravigliose robbiane) allo spettacolo mattutino (che si ripete poi la sera) della pulizia quotidiana delle varie tribù zingaresche che immergono i piedi – e non soltanto i piedi-  nella fontana e stendono, poi,   mutande e indumenti intimi particolari…insomma: è pulizia, bellezza. E non provatevi a dire qualcosa: gli zingari  ti prenderebbero di mira e la tua vita diverrebbe difficile…Insomma anche loro son diventati una sorta di attrattiva per la nostra città dove si prendono amorevole cura dei turisti e dei residenti, ma,  soprattutto, dei loro portafogli.

Ieri eravamo riuniti in casa di Manfredi e c’erano  anche un suo collega e amico, l’avvocato Ascanio Ruschi che è Presidente della Comunione Tradizionale e Bernardo Panchetti, un amico di Corradino; Ruschi ci ha informato delle ultime notizie sui francescani del’Immacolata, annunciandoci che a Firenze sarebbe stato presentato un libro proprio su questo caso : “Un caso che fa discutere: i francescani dell’Immacolata” (Fede e Cultura) curato da Carlo Manetti, ma Corradino – come se noi ne fossimo all’oscuro- precede tutti e inizia a parlare appassionatamente.

Parla Corradino

 E’ da tempo che si agita in me un senso di angoscia e di disgusto nei confronti di quello che è stato fatto ai frati francescani dell’Immacolata con il consenso “delli superiori”;  sotto incitamento di quattro Giuda tagliagole, mediante un povero vecchio – non saprei che altro termine usare – che più che una guerra personale contro l’Immacolata sembra aver intrapreso una battaglia contro l’ortografia, la sintassi, il diritto,  il galateo, e, dicono i maligni, perfino contro l’acqua e il sapone . Dunque è stato distrutto l’Ordine più promettente della Chiesa: sono stati inviati al confino o deportati ai quattro angoli del mondo i frati rimasti fedeli al fondatore e all’Ordine  (praticamente tutti, esclusi i quattro giuda) e a capo dell’Ordine è stato messo quel Giordano Bruno che si è distinto per la sua condotta talebana: un uomo senza scrupoli, con la faccia di bronzo, (ma Corradino, more solito, ha usato un’espressione assai colorita ma volgarissima che mi ha fatto gelare n.r.c.), grossolano , “autoreferenziale”, pieno di se’, senza vergogna e pudore; p. Stefano Manelli messo agli arresti domiciliari : durante il suo soggiorno in ospedale dove gli è stata tolta una massa tumorale (vedi intervista al dott. Di Danilo Quinto) non gli è stato permesso, sotto “provvedimento canonico volpino” (ahaaha aha ahaahahaaaahahhhaahaahaaha…che ridere!) di ricevere visite (neppure quelle dei familiari)  o telefonate, lasciandolo  solo con il suo tremendo male,( sembra anche che venga  presentato un  esposto  alla Magistratura per vedere se vi siano reati in questi immondo comportamento)… P. Manelli insultato, oltraggiato, imprigionato e   torturato come San  padre Pio da Pietrelcina che fu suo Maestro e guida; chiusi i seminari (particolarmente con i giovani aspiranti al sacerdozio ci si è accaniti), chiusi gli ordini laici maschili e femminili come il TOFI (Terz’Ordine Francescano Immacolata) , sospese le ordinazioni sacerdotali…ma il bello ha da venire. Il padre Robespierre Rubagalline da Volpinaia,  ha preteso per distruggere l’Ordine di farsi anche mantenere con un onorario di Euro 5000 mensili  – “Li mii cojoniii” esclama Bernardo -praticamente  essiccando  le casse di quest’Ordine francescano mendicante che viveva di elemosine, in perfetta povertà (mal sopportata e mal tollerata dagli stessi farisei che predicano una Chiesa povera) …e  allora p. Robespierre  R. da Volpinaia  si in… cavola! Eh no io voglio la grana… la grana o il graniglio, o i soldoni, o il dollaro o come volete,  voi li dovete tirar fuori perché qui comando io…e vorrebbe impossessarsi delle molte riviste (soprattutto degli abbonamenti) a cominciare da “La Voce di Padre Pio” , dalla Casa Mariana Editrice etc, etc…ecco, già, proprio la Casa Mariana Editrice che pubblicava, tra l’altro, le opere del prof. P. Paolo Siano (rimasto fedele all’Ordine) contro la Massoneria…Capite? Per quei tagliagole un po’ come parlar di corda in casa degli impiccati…Ma il p. Robespierre R. da Volpinaia doveva sapere che la povertà è la povertà e che i frati non possono possedere alcunché, per cui queste riviste, queste collane librarie erano affidate a laici…ma il p. Robespierre non intende ragioni e vuol venire al bandolo della matassa: poche storie : Fuori la grana…e se le casse son vuote peggio per voi io ho bisogno dell’argent e basta!

Interviene Bernardo

Ma il p. Rubagalline non è un cappuccino? Sì…ergo ha fatto voto di povertà e di castità quindi mi sapete dire che se ne fa di cinquemila euro mensili…come potrà giustificare quella somma di fronte alla vita di miseria e di stenti che fa il “vescovo di Roma” ?… Un uomo come p. Robespierre non dovrebbe certo pensare ai soldi…

Ma il discorso va avanti e diventa triste assai…la crisi della Chiesa…il Seminario fiorentino che quest’anno ha un solo (dico uno) seminarista che frequenta il primo anno, i casi di apostasia e di eresia nella nostra Chiesa di Firenze: don Santoro, le Messe Maomettane di don Stinchi e quelle indiane di don Iacopuzzi …la liturgia sbertucciata le chiese praticamente vuote, gl’insegnanti di catechismo che non insegnano perché anche loro, venuti su dalle scuole dai seminari sessantotteschi, conoscono, forse, le opere di Marx, di Freud e di Marcuse ma non conoscono San Tommaso e Aristotele…la corruzione nel clero, gli scandali e perfino la viltà delle riserve indiane che si contentano del loro posticino al sole ma disertano, come i generali  felloni, il combattimento sperando di poter continuare a campare e, quindi, non si degnano  neanche di esprimere, seppur privatamente, la loro solidarietà a chi combatte per la causa di Cristo, per la Santa Chiesa, per lo stesso papato…perché solo chi ha tanto amore per la Chiesa combatte queste battaglie…

Qui a Firenze, come ricorda Elsa, ora in Ognissanti, il p. Dicette e Facette Bruto Bumarco, comanda il Soviet e ogni movimento dei frati e delle suore viene spiato, ogni scritto, messaggio, lettera, intercettati. Dicette e Facette ora si gode i trenta denari del suo tradimento. E’arrivato dove non avrebbe mai creduto e lancia il suo grido di battaglia: “Io so’ io e voi nun siete un c…” parola di Dicette e Facette, che è a filo diretto con Robespierre e il Giuda Maggiore Giordano Bruno…Per non parlare della situazione della Chiesa in Italia e nel mondo…Sta  prevalendo il pessimismo e Corradino dice mestamente: “Papà vogliono togliere la Messa cattolica, la Messa di sempre e di tutti..quella Messa senza la quale è impossibile sentire cum Ecclesia, perché  quel Santo Sacrificio lega i vivi e i morti…” Anche gli altri sembrano soggiacere alla tristezza e allora intervengo e, come se tutti fossero figli miei, racconto loro quella storia, tramandata dalla pia Tradizione, che ci raccontò in un lontano Natale il mio babbo, quella storia che gli era stata riferita dal suo amico, lo scrittore Tito Casini, e così, inizio:

“Quando, subito dopo il Concilio fu tolta la Santa Messa della Chiesa e dei Santi, nel piccolo villaggio montano di Valnevosa il parroco don Pier Paolo continuò, tra la gioia dei fedeli, a celebrare quel rito della sua ordinazione…e i Robespierre di allora , forse perché il piccolo  villaggio era  lontano, forse per dimenticanza, forse perché meno stupidi di quelli di ora, lasciarono correre e a Valnevosa sembrava che il tempo si fosse fermato e che, soprattutto, si fosse fermata la Rivoluzione…le famiglie erano unite, i figli rispettavano i genitori, le mogli i mariti e i mariti le mogli, anche la vecchia maestra trascurava i nuovi programmi giacobini e trasmetteva ai ragazzi, insieme al parroco, come una volta, la Fede e i valori di sempre: “Tradidi quod et accepi”…e ogni giorno, al suono della campana, si andava in chiesa ad assistere a quel Santo Sacrificio, a quella Messa  che, tramite il sacerdote, ci unisce a Dio…e nostro Signore mandava su Valnevosa ogni benedizione: certo c’era la morte, la  sofferenza…ma venivano affrontate serenamente…Una domenica sera, finito il vespro e toltosi di dosso il piviale, il vecchio prete morì. Nessuno degli abitanti di Valnevosa aveva pianto per il proprio padre quanto pianse per quel padre di tutti . Poi lo rivestirono dei paramenti più belli della “sua” Messa e lo deposero nel cimitero, coprendolo di lacrime e di terra. Una settimana dopo era Natale. Triste Natale a Valnevosa , col parroco sotto le zolle e la chiesa vedova proprio in quei giorni di grande festa, di tante Messe di tante funzioni! Sarebbe venuto il pretino giovane del Concilio e avrebbe infranto la  sacralità della Messa…Ma  venne la neve alla vigilia e chiuse tutte le strade . E la notte di Ceppo, la notte santa, la notte degli angeli, la notte della Natività cadde come una notte triste…Seduti accanto ai loro focolari gli uomini e le donne aspettavano un solo amico: il sonno, che li togliesse dai ricordi di quando essi preparavano con la paglia le torce per andare alla Messa della Notte Santa…era prossima la mezzanotte , era l’ora in cui gli uomini solevan accendere le loro torce (e la montagna, con tutti quei lumi fuori vagolanti nel buio, sembrava la regione di Betlemme tutt’accesa di angeli), allorché, inaspettatamente, come gli angeli dai pastori, le campane di Valnevosa si misero lietamente a suonare…Suonarono il primo doppio e poi il secondo e poi il terzo. Chi era mai che le muoveva? Che cosa accadeva? Era forse arrivato il pretino della rivoluzione conciliare? No, la strada serbava intatta la sua colmatura di neve, né Danilo, il campanaro, aveva toccato le corde …La chiesa si riempì, e, quando fu piena, le campane, come avevan suonato i doppi, da se’ suonaron l’entrata.

Da sé si accesero le candele (il sacrestano non toccò nemmeno la canna) , e nessun cantore era in coro quando dal coro si levarono, si sparsero per tutta la Chiesa  le note dell’invitatorio : “Christus natus est nobis: Venite adoremus!” e passarono i salmi, passarono le lezioni, passarono tutti e tre i notturni. “Te Deum”..I visi di tutta la chiesa stavan ora fissi alla porta di sagrestia…Ed ecco per le volte della chiesa vagava ancora l’ultimo versetto dell’inno , “In Te, Domine  speravi: non confundar in Aeternum”, la porta della sagrestia si aperse; uno dietro l’altro uscirono, con l’incenso, col turibolo, col messale, tre chierichetti, non bambini ma angeli e, dietro l’ultimo, col calice in mano e indosso la più bella pianeta, il vecchio prete di Valnevosa, mosse all’altare…

”Nolite timere”, cari ragazzi, il Signore  ci farà la grazia di mandare sempre, insieme agli angeli, un sacerdote a celebrare la Messa cattolica, la Messa di sempre e di tutti…Ricordi, Corradino, quella bella poesia di don Luigi Migliorini ? “E accanto a te \ per vie segrete \ ci sarà sempre un prete \ che ti dirà : \ “ Coraggio, del Signore \ ti porto il suo gran dono: \ in nome suo ti assolvo e ti perdono…” Sì, ci saranno persecuzioni, ci verrà chiesto anche il sacrificio della vita… ma il Signore ci manderà sempre un suo ministro per celebrare il Santo Sacrificio…Ecco, cari ragazzi, questo è il mio augurio per il Santo Natale…attendiamo con la gioia e l’incanto di quando eravamo fanciulli la nascita del Divin Bambino…”

.

e… speriamo che faccia Buon Natale anche lui, sì, insomma, il “kommissario”, P.Fidenzio Volpi. Qui sotto è ritratto con il Papa (p. Volpi è quello a sinistra):

pvcnpp

 

 

e qui sotto lo stesso p. Fidenzio Volpi è ritratto mentre compila una bolla di scomunica contro i “criptolefebvristi”…

 

vignetta

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5 commenti su “La chiacchierata domenicale – 5 – di Rigoletto Corsini”

  1. piero vassallo

    formidabile rigoletto, una santa sassata contro l’albagia e la stupidità del clero progressista grazie e tanti auguri per il Santo Natale! piero

  2. Si ha quasi un timore a commentare e si trattiene un po’ il respiro come quando si fa un sogno e si sta per ridestarsi. Vorresti conoscerne la fine, ma tutto svanisce e non ci si riesce. Vorrei non ridestarmi, dottor Rigoletto, attendere nella chiesetta di Valnevosa, sentire le campane, i canti, vedere gli angeli trasformati in chierichetti. Vorrei per me un vecchio, santo prete a dire Messa e che i santi fraticelli azzurri tornassero dov’erano… e che quest’incanto durasse almeno qualche giorno, così che col Natale e il Santo Bambinello sul presepe possiamo respirarla ancora un po’ questa bellezza e che, lontani da brutture e da ingiustizie, tutti i cuori fossero solo per il piccolo Gesù.
    Buon Natale, dottore, che il Divino Bambino la benedica!
    E che tocchi il cuore anche del Volpi e di chi ce lo ha mandato

  3. Voglio ringraziare di tutto cuore il dott. Corsini… sempre splendide le sue chiacchierate, ricche di sapiente umorismo, un umorismo che insegna e che fa meditare…

    Le auguro un Santo Natale.

  4. Mi ha colpito la gravità della situazione fiorentina. .. ma Il sindaco M. Renzi che fa? E comunque, fiorentini. .. avete votato i comunisti? chi vuol la bicicletta poi la dovrà pedalare. ……

  5. Cesaremaria Glori

    Caro dottor Rigoletto,
    dopo aver letto il suo elegiaco ricordo della Santa Messa di una volta, sognata con acuto desiderio e rimpianto, mi son detto di essere un privilegiato assieme a pochi altri compagni bellunesi. Abbiamo il dono di avere un sacerdote, che insegna lettere antiche nel Liceo parificato Lollino, che è anche sede del Seminario diocesano, il quale ogni festività (salvo qualche eccezione) celebra col rito romano straordinario nella seicentesca cappella dell’Addolorata, così detta per una statua della Vergine che la più venerata della città dolomitica, La cappella si trova nella quattrocentesca chiesa gotica di Santo Stefano, fondata dai servi di Maria, sicuramente la più bella della città. Il rito è accompagnato da una maestra di Canto Gregoriano che ci delizia sempre con il suo canto e che ci guida, un poco alla volta, ad imparare questo bel modo di pregare e a seguirla, seppure in sottovoce per timore di steccare. Questa maestra di Gregoriano insegna non soltanto ai seminaristi della diocesi ma anche ad istituzioni di monaci ove si reca periodicamente ed è, tra l’altro, direttrice di un gruppo vocale per la diffusione del canto antico della Chiesa romana. Mi sento, perciò, un privilegiato rispetto a tanti che debbono soggiacere a esili in qualche sperduta parrocchia ove sono appena tollerati, purché si radunino in ore insolite e poco appetibili alla massa dei fedeli. Ed ora veniamo alla persecuzione nei confronti dell’Ordine dei F.I. Sono convinto che il motivo della Messa Tridentina sia soltanto un falso scopo e comunque un motivo del tutto secondario. I veri bersagli sono la fedeltà alla tradizione, da intendersi più in senso teologico che liturgico, anche se quest’ultimo rappresenta la forma necessaria per la traduzione rituale del primo aspetto; la fedeltà alla linea tradizionale del Francescanesimo, sempre più avvilita dal prevalere delle teorie sabatieriane che hanno preso il sopravvento sia fra i Conventuali che fra i Cappuccini e che hanno trovato in Franco Cardini un supporter ben introdotto nell’ambiente del politicamente corretto. Gli strali non potevano non abbattersi sui F.I. che, tramite gli scritti e le dichiarazioni verbali dei Padri Lanzetta e Siano, hanno messo in subbuglio l’ambiente progressista, sia quello francescano invaghitosi delle tesi di Paul Sabatier, sia quello che ha nella Curia vaticana potenti esponenti. Padre Lanzetta, il 20 settembre 2011, espresse dal pulpito di Ognissanti un precisa denuncia delle deviazioni ascrivibili al cardinale Martini da poco deceduto e osannato sui media e sulla stragrande maggioranza dei periodici cattolici. Quelle frasi dovettero essere mal digerite dagli ambienti suddetti ma ancor più lo fu il suo libretto, sintetico ma denso di contenuto, intitolato Iuxta Modum che riecheggiava le tesi di Mons. Brunero Gherardini e del professor de Mattei. La condanna per Padre Lanzetta e per i suoi superiori deve essere stata scritta allora. Per Padre Siano la condanna, se così possiamo dire, fu triplice. Lui aveva attentato all’uomo simbolo del progressismo (o modernismo che dir si voglia) cattolico, il defunto vescovo Don Tonino Bello, da lui definito con una certa irriverenza col termine più volte ripetuto di Presule Salentino. Siano stroncò spietatamente la sua candidatura all’onore degli altari mettendone in evidenza, con crudezza le manchevolezze dottrinali, specialmente quelle riferenti a Maria Santissima. Un attentato di lesa maestà che gli è valso l’ostracismo degli ambienti cattoprogressisti italici e non. Altri nemici se li è fatti in seno all’ambiente francescano col suo ultimo volume ” La questione francescana”, nel quale, trattando del dissidio fra tradizionalisti e sabatieriani, ha messo in luce le contraddizioni e le deviazioni di coloro che hanno abbracciato le tesi del calvinista francese. La terza condanna se l’è guadagnata grazie ai suoi studi e alle ponderose due pubblicazioni sulla Massoneria, ove non mancano riferimenti precisi ad ambienti cattolici. Lei, capirà, caro dottore, che con questi precedenti che hanno visto due giovani e rappresentativi membri dei F.I. esporsi in primo piano con l’appoggio implicito dei due maggiori esponenti dell’Ordine, era logico attendersi la reazione degli avversari. Parliamoci chiaro: le due posizioni in seno alla Chiesa sono avverse e in contrasto che più netto non potrebbe essere. Messosi da parte il protettore più influente e decisivo, cioè Benedetto XVI, le cui posizioni negli anni seguenti alla sua elezione al soglio pontificio erano nella stessa direzione di quella dei due giovani F.I., la reazione non ha perso tempo, anche in considerazione che non avrebbe trovato nel nuovo pontefice una decisa opposizione di fronte a espressioni del cattolicesimo ufficiale che non “sentissero cum ecclesia”. Papa Francesco non ha usato mezzi termini per differenziarsi da coloro che mancano di aperture verso le periferie o che si chiudano in atteggiamenti autoreferenziali o che facessero prevalere in modo intransigente il dogma sulla misericordia e sulla comprensione umana. Intendiamoci si tratta di due modi pastorali diversi di affrontare la crisi del cattolicesimo ed entrambi possono trovare accoglienza negli ambienti adatti, salvo poi dover conciliare le immancabili contraddizioni che ne scaturiscono, ma se nella attuale situazione si intende seguire la pista della misericordia era quasi scontato trovare favorevole accoglienza presso Papa Francesco, il quale, forse, non ha avuto informazioni esaurienti dall’altra parte. Il perché non abbia ricevuto queste informazioni costituisce un altro interrogativo. Forse che prevalga in seno alla curia una corrente alternativa a quella cui si vuole far ascrivere i F.I.? Potrebbe essere e non ci sarebbe da meravigliarsi eccessivamente. Ogni parte tende a prevalere su quella che gli è contraria, anche in seno alla Chiesa. Chiesa che è fatta di esseri umani. Ciò detto non sarà facile e, in ogni caso, richiederà molto tempo, frenare la persecuzione in atto. Occorre arrivare direttamente al Papa per far abbassare i toni ma sarà arduo impedire a coloro che vogliono eliminare l’Ordine dei F.I. che voci autorevoli si avvicinino a Papa Francesco. Ormai èp chiaro: le misure prese non mirano a portare semplici correzioni all’Ordine dei F.I. Disperdere il ricambio generazionale trasferendo i frati seminaristi in ambienti letteralmente opposti a quello da cui vengono estromessi significa perderli e privare l’Ordine di altre forze; sopprimere le pubblicazioni e l’apostolato che esse rappresentano significa chiudere la bocca a chi predica e svilire l’azione per il quale l’Ordine è sorto; impedire il dialogo e il confronto fra i più validi esponenti dell’Ordine significa scompaginare ogni possibilità di concertazione non soltanto per salvare il futuro ma soprattutto per concordare sul da farsi immediato. Divide et Impera funziona sempre. Soltanto il protettore più potente, san Pio e il Suo Mandante, potranno supplire a questa forzata immobilità Accadde con san Pietro e potrebbe ancora accadere. Se a Dio piacerà

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