LA CHIMERA DELLE LIBERALIZZAZIONI – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

 

 

castello sabbia

 

Sono convinto che le montiane liberalizzazioni siano poco più di uno specchietto per le allodole, per giunta ustorio. Ma questa è una mia opinione, è quanto meno secondaria rispetto alla pura realtà.

Chi si applica a scrivere articoli giornalistici ha qualche possibilità di farlo senza licenza specifica, senza essere un professore della materia trattata. Io sono uno di questi osservatori qualunque, attenti a evitare di mettere il piede in fallo ragionando. Però mi faccio coraggio, dal momento che gli esperti – politici o tecnici che siano – in servizio attivo, governativo, le sballano grosse e combinano guai tali che, se fossero comandanti o ufficiali di guardia, le loro navi finirebbero in secca. La loro barca evita gli scogli soltanto perché sono legati a una vecchia rotta fissata ab antiquo.

Vado sul terreno pratico. In teoria, economicamente, la libera concorrenza è la soluzione ideale. Sennonché da lontane reminiscenze scolastiche mi giunge un adagio famoso nei secoli: le leggi ci sono, ma chi pon mano ad esse? Vale a dire: chi le adotta? chi le rispetta? chi le fa rispettare?

La regola del mercato deve sottostare a una norma superiore del bene comune. Voglio per ora tralasciare questo aspetto e attenermi all’argomento. Dunque, in concreto, le compagnie dei carburanti sono fin d’ora molteplici e dovrebbero essere in gara fra loro circa i prezzi. Ma il cittadino qualunque sa, a proprie spese, che la gara non c’è, non determina i prezzi. Sale il petrolio e sale la benzina; scende il petrolio e scende poco o niente la benzina. Lo stesso petrolio non è forse sul mercato? Ma quando mai, anche in assenza di guerre e di sete eccessiva d’idrocarburi, la sua offerta è stata più conveniente che per l’innanzi? Se lo fu, si dovette a disposizioni strategiche, statali, o per interessi comuni diversi dalla legge della domanda e dell’offerta.

Qui, sovviene alla lacuna di comprensione dell’uomo della strada un vocabolo che egli ha già sentito a qualche proposito: IL CARTELLO. Basta che i venditori si accordino, e il prezzo è giusto. Anche la tariffa è spesso concordata riguardo all’energia, ai servizi, alle assicurazioni e compagnia bella. Ciò vanifica l’assunto: liberalizzazione = calo del costo della vita, calo di molti costi, consumi e produzione marcianti, e felicità generale. Non ci sono disposizioni antitrust, organizzazioni di consumatori, sindacati che tengano: per corruzione e per impotenza. Dove la corruzione oltrepassa il segno tollerabile, che i servizi siano pubblici, o che siano privatizzati, non cambia quasi niente. Nel primo caso, la gestione sarà troppo onerosa, perché ci sono troppi scaldaseggiole tra le maestranze e gli impiegati, e i direttori mangiano a quattro palmenti. Nel secondo caso, mangiano le imprese. Il figlio di Adamo è così fatto, è come il cane: ingordo a costo di dover vomitare.

D’altro canto, sempre in teoria, le aziende municipali, provinciali, regionali e statali non hanno scopo di lucro, sono condotte da funzionari in stretto rapporto con la comunità, pertanto sono maggiormente economiche e garantite.

Gira e rigira, ricadiamo nel punto cruciale: la moralità. Chissà se un Capo del governo piuttosto popolare e con l’ambizione di restare brillante nella Storia obiettiva, egli in accordo con ministri fidati, fermi e non ricattabili, potrebbe cominciare con il risanamento dello Stato, dai ministeri sino alle loro ultime diramazioni, e mettendo ordine in ogni altra pubblica amministrazione. Questo inizio appare indispensabile per il taglio degli sprechi e per l’avvio della giusta e proficua concorrenza. Basterebbe adoperare la legislazione esistente, o poco di più. Ci vorrebbe qualcuno come un Berlusconi più svincolato di lui, più duro e coraggioso, meno liberista e più idealista. Ce la farebbe contro i poteri forti, a normalizzare il giro degli affari economicamente determinanti e che davvero fanno la differenza? Difficile a dirsi.

Ad ogni modo, che Dio ci aiuti!

In conclusione, sia che i servizi importanti siano amministrati dagli enti pubblici, sia che li gestiscano i privati, la differenza adesso è minima. Quanto alla libera concorrenza, all’eliminazione dei privilegi corporativi, a parte il fatto che torna in campo la mera forza, in piazza o altrove (lo abbiamo sotto gli occhi in questi giorni), gli abusi torneranno per altra via; e addio vantaggi!

Per finire, mi piace allegare un’altra esperienza parlante, macroscopica. Ci si sovviene della celebre deregulation messa in atto da Reagan? L’America ne ricevette una bastonata da cui non si è più ripresa. Dico, in primo luogo, a proposito della civiltà. Il consolato di Craxi produsse analoghe mazzolate sulle teste italiane.

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