La Cina, il network gay e gli imbarazzi vaticani

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Nella sua intervista con la stampa messicana, la settimana scorsa Bergoglio ha rivelato che «le relazioni con la Cina sono buone, ottime». Poi si è lasciato scappare una frase inquietante: i vescovi cinesi «sanno che devono comportarsi da buoni patrioti». Parole che parrebbero sottolineare l’adesione totale della Chiesa di Roma alla Chiesa Patriottica, ossia al «Cattolicesimo» sintetico ingegnerizzato e offerto dalla Repubblica Popolare Cinese mentre perseguita milioni e milioni di veri fedeli. Va rilevato che in questo momento non tutti stanno facendo queste immense aperture a Pechino.

TRUMP RIVUOLE IL SOCIAL NETWORK GAY Due mesi fa abbiamo avuto l’ennesima riprova che Donald Trump con la Cina fa sul serio. Arriva così una notizia inedita dal mondo dell’economia e della tecnologia: un comitato per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, il Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS) ha voluto costringere la società cinese Kunlun a cedere la proprietà di Grindr.

La cosa incredibile, in questo momento storico segnato da una guerra commerciale furibonda tra Washington e Pechino, è che Trump ce l’ha fatta. «L’app lgbt Grindr torna in mano Usa, troppo pericoloso lasciarla ai cinesi» ha scritto due settimane fa “Repubblica”. «Gli Usa obbligano Kunlun a cedere la proprietà dell’app per incontri gay, lesbici, bisessuali, queer e transgender, i loro dati non possono finire in mano a una potenza straniera»

Grindr è l’applicazione preferita per gli accoppiamenti omosessuali: grazie alla geolocalizzazione, gli omosessuali possono guardarsi in foto e incontrarsi dopo pochi minuti. Il panel degli Stati Uniti afferma che la proprietà cinese di Grindr è un rischio per la sicurezza nazionale, poiché espone tutti i suoi utenti a un possibile ricatto. Forse tutti gli utenti di Grindr sono omosessuali in cerca di sesso, ma non tutti gli utenti di Grindr sono omosessuali dichiarati; soprattutto, non tutti gli utenti di Grindr, anche se dichiarati, vorrebbero vedere resi pubblici segreti e perversioni di cui hanno lasciato traccia sull’applicazione.

L’azienda Grindr non pare abbia avuto, a quanto sembra, una politica molto aderente alla privacy dei suoi clienti:è notizia di pochi giorni fa quella per cui i dipendenti di Grindr hanno avuto accesso per mesi ai dati degli utenti. Il che significa, milioni di dati erano già a disposizione di un largo numero di persone, che possono averli copiati e trasferiti a piacimento.

Il governo americano crede che sia un problema, e non solo per le migliaia di normali cittadini, ma anche per ufficiali e operatori di realtà sensibili (pensate alla CIA, all’FBI, a tutti di Dipartimenti) che già in passato sono stati oggetto di mega-attacchi hacker cinesi. La Cina, come chiunque altro, è a caccia dell’accesso ai segreti americani. L’immane database di Grindr potrebbe fornire una chiave non banale. Milioni di chiavi, in realtà.

Anche se tornata in mano americana, Grindr ha prodotto una quantità massiva di dati sugli orientamenti sessuali e sugli incontri personali (oltre che su altri dettagli che vanno dalla privacy sanitaria alle inclinazioni in fatto di perversioni) che difficilmente la Cina ha distrutto prima di rendere indietro l’azienda agli americani.

L’APP DELLA PROMISQUITÀ E DELL’HIV Grindr è considerabile come la maggiore app di social networking LGBT del pianeta. Nel 2017 registrava qualcosa come 27 milioni di utenti. Su Grindr vengono raccolte informazioni personali inviate dai suoi utenti, inclusi messaggi personali, posizione di una persona e – cosa che ha destato scandalo – la sieropositività.

Quando comparve la possibilità di indicare sul proprio profilo l’infezione da HIV fu polemica: i giornali progressisti la videro come una tremenda violazione della privacy. Non capivano, invece, che si trattava di una componente richiesta dalla stessa comunità omosessuale, dove avanza la sottocultura dei bugchasers («cercatori del baco») e giftgivers («i datori del dono») ossia delle persone che cercano di essere infettati o infettare volontariamente il prossimo.

Da Grindr – a ennesima riprova di come i costumi omosessuali abbiamo tracimato in tutta la società – sarebbe poi derivato Tinder, popolarissima app per incontri eterosessuali molto in voga anche oggi tra i giovani italiani. Negli USA la chiamano hookup culture: è la continua promiscuità resa stile di vita, la disperata voracità sessuale soddisfatta nell’immediato tramite la tecnologia e i social network.

TRAPPOLE DEL MIELE Ma torniamo alla Cina. Grindr permette a chi lo controlla – cioè ora, una società con sede a Pechino e forse anche qualche connessione con il governo, immancabile per le grandi imprese cinesi – sia di controllare il passato (la propria storia di accoppiamenti eccetera), ma anche di organizzare il futuro: per esempio, di organizzare le cosiddette honeypot («trappole del miele») che è il gergo dei servizi per significare l’adescamento per mezzo del sesso. 

L’aggressività dei servizi cinesi nell’uso di honeypot è ben nota, negli anni Ottanta e Novanta, tramite una mitica agente di nome Katrina Leung portarono fuori dagli USA vagonate di progetti atomici; la femme fatale non solo sedusse gli ingegneri nucleari del caso, ma poi anche l’agente FBI del controspionaggio che le era stato messo alle calcagna.

Chi ha visto il film (o letto la pièce teatrale) “M. Butterfly” riconoscerà la storia. In quel caso, un bravo diplomatico francese viene sedotto da una affascinante cinese talmente abile che alla fine si rivela aver simulato persino la sua natura: non era una donna, ma un uomo.

Nel 2011 l’intelligence francese ha citato un caso in cui una giovane donna cinese ha avuto rapporti sessuali con un importante ricercatore francese presso un’importante azienda farmaceutica; il sesso fra i due era stato registrato dai servizi della Repubblica popolare. 

«Quando gli è stato mostrato il film della notte precedente nella sua camera d’albergo – ha dichiarato una fonte dell’intelligence francese – si è dimostrato molto cooperativo». Il compromesso, assieme al danaro, all’ideologia e all’Ego, è una delle leve primarie per reclutare informatori (cioè, traditori del proprio Paese). Per non essere sputtanati – la gente ha famiglia, e segreti da custodire, o solo anche vergogna – si finisce per fare quel che vuole il ricattatore.

PERVERSIONI E POSSIBILI RICATTI IN VATICANO Che molti sacerdoti omosessuali siano attivi su internet e sui social è cosa nota. Le Iene, anni addietro, realizzarono un servizio che raccoglieva la testimonianza di un adescatore seriali di preti gay, a cui persino gli autori del servizio facevano fatica a credere. È parimenti noto – ed è, soprattutto, inevitabile vista l’altissima percentuale nel clero di omosessuali attivi – che su Grindr vi siano molti consacrati.

Il caso eclatante, scoppiato nel 2015, fu quello di Pietro Vittorelli, l’abate di Monte Cassino accusato nel 2017 dalla Procura di appropriazione indebita di quasi mezzo milione di euro destinati a opere caritatevoli dai conti della sua abbazia. L’abate sarebbe stato presente su Grindr di Marco Venturi. Lo riporta Dagospia, da cui virgolettiamo: «Al mitologico abate Pietro Vittorelli, noto come Marco Venturi all’universo gayo de’ noantri, piaceva tutto lo scibile delle sostanze chimiche illegali. Le sue vere passioni? Il crack e il GHB (meglio nota come droga dello stupro). Quando invece era troppo eccitato e aveva voglia di rilassarsi il baldo “Pietro-Marco” non disdegnava anche qualche bella riga di chetamina (anestetico per cavalli). (…) Spesso e volentieri durante i fine settimana “fuggiva” a Milano dove, si dice, affittasse in nero e per brevi periodi una casa in zona Stazione Centrale ove organizzava festini a base di droga e sesso. Festini che duravano anche tre giorni e tre notti di fila. (…) Gli incontri venivano organizzati attraverso la chat gay Grindr se c’era bisogno anche del supporto di qualche escort il buon abate non si scoraggiava e li andava a cercare sui siti specializzati. (…) Chi vi scrive sta in realtà svelando il “segreto di Pulcinella”: ci sono infatti migliaia di nostri connazionali gay (alcuni anche assai noti) che l’ex abate lo conoscono molto bene e che con lui hanno condiviso notti al limite del collasso».

Non sappiamo il grado di verità di queste parole, pure riprese da tanti media. Parrebbe però che Vittorelli, stando a certe indiscrezioni poi smentite dalla santa Sede, non sarebbe l’unico a cui piacciono i festini. Ma si può immaginare, seguendo la meccanica di questo tremendo omo-social network, quanto materiale da ricatto vi può essere su Grindr – in ispecie per un sacerdote!

Ma anche, pensiamo, per un cardinale, se rispondessero al vero certe illazioni, la cosa potrebbe essere molto, molto rischiosa. Nel caso che abbiamo in mente, Lifesitenews disse addiritturache l’appartamento di una celeberrima «drug-fueled homesexual orgy» sarebbe stato dato all’ospite (il segretario del Cardinale) dal Papa stesso, che sarebbe pure stato avvisato previamente dei gravi problemi del sacerdote.

Tutto smentito da Monsignor Becciu: il prete è stato arrestato non nell’appartamento, ma nel cortile, Coccopalmerio ne fu informato il pomeriggio dallo stesso Becciu. Fake news o no, le domande rimangono: quanta dell’attuale gerarchia cattolica può essere – o già è – compromessa elettronicamente per i suoi vizi aberranti? Quanti monsignori, che vedrebbero la loro unica carriera possibile (cioè, la loro stessa vita) distrutta per sempre dallo scandalo, sono nelle mani dei servizi cinesi? La politica del Vaticano verso la Cina può essere spiegata in questo modo?

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2 commenti su “La Cina, il network gay e gli imbarazzi vaticani”

  1. Pur rimanendo attonito e senza parole, sono altresì convinto che bisogna stare con gli occhi aperti su questo verminaio, di qualunque entità esso alla fine si riveli. Solo così infatti potrà fungere da monito per ciascuno di noi. Qui non si tratta, a mio parere, di scagliare per primi la pietra su qualcuno, ma trarre dall’evolversi di tali eventi, il massimo dell’insegnamento possibile e cercare di metterlo in pratica, coi nostri limiti, e con la Grazia e la Giustizia di Dio in Cristo.

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