La cospirazione contro la famiglia Pascoli  –  di Lino Di Stefano

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Il pregevole saggio “Omicidio Pascoli – Il complotto” della studiosa Rosita Boschetti, Direttrice, tra l’altro, del ‘Museo Casa Pascoli’ di San Mauro Pascoli, va alla radice della tragedia di cui fu vittima la famiglia Pascoli. Non solo un lavoro incentrato su documenti inediti, ma anche una monografia di notevole valenza letteraria.

di Lino Di Stefano

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zzcopboschRiteniamo, con buoni motivi, che mancasse, nella letteratura al riguardo, una ricostruzione, particolareggiata e documentata insieme, intorno alle dolorose vicende che portarono all’immane tragedia  di cui fu vittima la numerosa famiglia Pascoli, segnatamente Ruggero – amministratore, nel territorio di San Mauro di Romagna, dei grandi possedimenti dei principi Torlonia – e  il figlio Giovanni, celebre Poeta,  tra i maggiori a cavallo tra il XIX e XX secolo.

Fermo restando che studi in merito ce ne sono stati, è giocoforza riconoscere, però, che il vuoto – relativo, in particolare, all’uccisione di Ruggero – è stato egregiamente colmato dal denso saggio – ‘Omicidio Pascoli, Il complotto’ (Mimesis, Milano, 2014) – della studiosa Rosita Boschetti, Direttrice, tra l’altro, del ‘Museo Casa Pascoli’ di San Mauro Pascoli, come si chiama, giustamente, oggi, la cittadina romagnola.

La responsabile del menzionato Museo è titolare, diciamo così, di tanti altri studi sul Poeta, come, ad esempio, ‘Il giovane Pascoli’, ‘Pascoli un cognome attraverso i secoli’ ed altre ricerche nonché, in collaborazione con Gianfranco Miro Gori  e Umberto Sereni, del volume ‘Giovanni Pascoli 1855-1912. Vita, immagini, ritratti’ (2012). La stessa, ha, altresì, realizzato tante mostre, con i relativi cataloghi, sugli aspetti meno conosciuti del grande Poeta.

Ciò premesso, veniamo alla rilevante fatica della studiosa di Santarcangelo di Romagna la quale, come osserva, nell’Introduzione, ha inteso “ricostruire la dinamica dell’omicidio di Ruggero, padre del poeta Giovanni Pascoli”. L’assassinio avvenne, com’è noto, il 10 agosto del 1867 ed esso, prosegue l’Autrice, “nel giro di qualche anno porterà allo sfacelo dell’intera famiglia”.

   Rosita Boschetti, nelle vesti di responsabile del ‘Museo Pascoli’, avendo avuto il privilegio di disporre di attestati di prima mano, ha confezionato non solo un lavoro incentrato su documenti inediti, ma ha offerto agli studiosi e ai lettori, in genere, anche una monografia di notevole valenza letteraria. Non senza aggiungere, inoltre, che il libro si avvale sia all’inizio, sia alla fine di testimonianze, di scritti, di quadri sinottici, di registri contabili e di immagini dei protagonisti di quelle dolorose vicende.

   Tali riproduzioni, anche a colori, rendono la fatica boschettiana sempre più preziosa e degna di considerazione in quanto frutto di accuratezza, di diligenza, di sforzo ermeneutico e di impegno costante a conferma, se ve ne fosse bisogno, della considerazione secondo la quale tali indagini solo se meticolose, come questa dell’Autrice, si elevano a decoro scientifico-letterario.

 Non è, infine, da trascurare l’indovinatissimo frontespizio del libro raffigurante la mesta cavalla storna che portava “colui che non ritorna”. Disegno eseguito a mano, e a colori, dall’artista Claudio Piselli il quale è riuscito a rendere alla perfezione la condizione di un animale affezionato alla madre del Poeta, all’intera famiglia e soprattutto al padrone di cui capiva “il suo cenno e il suo detto!”, come si legge nella famosa poesia.

   I fatti, nella loro genericità, sono conosciuti ed essi ci informano che Ruggero Pascoli – “uomo colto, che conosce alla perfezione la legge”, parole dell’Autrice, anche perché consigliere, assessore e, in seguito, sindaco, di San Mauro – rientrando col calesse da Cesena viene, barbaramente, eliminato da coloro i cui nomi, è sempre la Boschetti che parla, passarono “di bocca in bocca, nella più assoluta omertà della popolazione che non trovò il coraggio di denunciare o testimoniare  nulla alle autorità”.

   Anche perché, sempre a detta della Boschetti, “probabilmente connivente anche la polizia, come lo stesso poeta sospettò, oltre all’esistenza di una fitta rete di interessi privati, corruzione, coperture politiche che contribuì a celare la verità”. Ma chi era, è lecito chiedersi, a questo punto, Ruggero Pascoli?

Di sentimenti repubblicani, ma “moderato e liberale”, secondo l’Autrice, il padre del Poeta aveva partecipato agli avvenimenti risorgimentali – tant’è vero che nel 1849 si era dichiarato a favore dell’Assemblea costituente repubblicana e nel 1859  si era espresso a favore dell’annessione – diventando anche sindaco del suo paese, nello stesso anno.

   Ma le vicende inerenti alla famiglia Pascoli erano strettamente legate al destino dei Torlonia i quali, con Giovanni, iniziarono l’acquisto non solo della tenuta ‘Torre di San Mauro’, ma anche di tantissimi altri territori delle Romagne. E proprio nei primi tre decenni del XIX secolo nominarono agente Giovanni Pascoli, zio di Ruggero. In seguito, subentrerà quest’ultimo.

   Ora, Ruggero Pascoli era non solo un fedele e preparato amministratore dei fondi a lui affidati, ma pure un uomo “inflessibile e rigoroso”, secondo la Boschetti; egli, infatti, non aveva avuto nessuna remora a denunziare sia Giovanni Manzi – reo di alcuni atteggiamenti inappropriati, anche se componente della Guardia Nazionale – sia i contrabbandieri del sale che attraversavano le terre della tenuta Torlonia.

   Da qui, gli intrighi e gli intrecci parentali che portarono all’ideazione del complotto e all’eliminazione di Ruggero il 10 agosto del 1867; il tutto, sullo sfondo di una Romagna sanguigna, violenta, vendicativa e settaria sullo scorcio della seconda metà dell’Ottocento. Regione talmente cruenta da contare migliaia di delitti passionali, d’onore e politici in una società appena passata dallo Stato pontificio al Regno d’Italia che la maggioranza del popolo considerava estranea alla sua storia.

   Non a caso, a Cesena e nella zona circostante, si era costituita la cosiddetta setta degli ‘accoltellatori’ : quattrocento uomini – garibaldini e ex combattenti – uniti dal vincolo del giuramento di fedeltà, tant’è vero che per il traditore era prevista la pena di morte; a questi ribelli, diciamo così, era affiliato anche Luigi Pagliarani, uno dei uccisori di Ruggero Pascoli.

   Ad ogni modo, i nomi dei sicari che, non a torto, correvano sulla bocca dell’opinione pubblica sammaurese erano  esattamente quelli del citato Pagliarani, detto ‘Bigeca, e di Michele Della Rocca, dietro istigazione di Pietro Cacciaguerra, anch’egli possidente che, in seguito, sostituì Ruggero nella conduzione della tenuta della ‘Torre’. L’intera situazione, in un ambiente carico di ostilità e di risentimenti che facevano del territorio uno dei più rissosi e brutali, dato che ci si ammazzava, generalmente, a coltellate.

   Adesso, in Pietro Cacciaguerra così come nella sua famiglia, erano profondamente radicati, da una parte, i sentimenti mazziniani e, dall’altra, la profonda avversione al Papato nonché i rancori contro lo straniero tant’è vero che egli combatté, nella battaglia di San Martino, contro gli Austriaci.

 Il clima della regione, inoltre, come abbiamo già accennato, era così spietato che tra il 1861 e il 1880, furono spiccati 75.000 mandati di cattura non sempre eseguiti con un bilancio – dal 1849 al 1870 – di 559 delitti di sangue, senza responsabili. I rimanenti misfatti senza processo e senza condanna.

   Tra questi delinquenti figurava anche Luigi Pagliarani  sicario, come s’è detto, con Michele Della Rocca del delitto Pascoli. Il libro di Rosita Boschetti – suffragato da convincenti argomentazioni e da incontrovertibili documenti – apre amplissimi squarci di luce in direzione di un fatto di sangue coperto per tantissimi anni da insospettabili omertà e da complici silenzi da parte di loschi ambienti, di cricche familiari e di fazioni politiche.

   Anche i Torlonia non uscirono bene da tale vicenda sia a causa degli ambigui comportamenti messi in opera nei confronti della famiglia Pascoli – ridotta quasi sul lastrico senza l’ausilio del geniale Poeta – sia, ancora, per i dubbi rapporti instaurati dagli stessi con il mandante Pietro Cacciaguerra. I Pascoli, dal loro canto, seppero, affrontare, dignitosamente, le drammatiche conseguenze della morte di Ruggero, seguita, purtroppo, dalla  prematura  scomparsa di altri componenti della famiglia.

   Alla fine, il medesimo Luigi Pagliarani cadrà accoltellato  a morte, in una pubblica strada, per dissapori col suo assassino, Salvatore Zani. Un bel libro, in definitiva, questo di Rosita Boschetti; libro che si fa leggere con grande piacere vuoi per la rigorosa ricostruzione delle vicissitudini trattate, vuoi – merito non secondario, per i tempi che corrono – perché redatto in un italiano molto corretto, assai scorrevole e oltremodo gradevole.

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2 commenti su “La cospirazione contro la famiglia Pascoli  –  di Lino Di Stefano”

  1. Come sempre, acuta e chiara questa recensione di Lino Di Stefano che sa rendere con stile brillante l’essenza dei libri che presenta, invogliandone la lettura.

  2. Normanno Malaguti

    Correzione (sostituzione) del commento precedente:

    La storia é grande ma, il mondo é piccolo.

    Un mio Zio d’Acquisto, Pietro dei conti Magalotti, ebbe il nonno assassinato come Ruggero Pascoli, mente tornava a casa, sita fra sant’Arcangelo e Carpegna, venenedo da una contrada nei pressi di San Mauro.
    Il padre di mio zio, che si era sposato poco prima con Matilde d’Angelo, una signorina di Offida nelle Marche, vi si trasferì subito dopo, perché anche per lui v’erano seri rischi. Di là emigrò a Roma.
    Ciò che mi ha sempre stupito é che Giovanni Pascoli, educato in un collegio degli Scolopi ad Urbino, si sia iscritto ed abbia frequentato attivamente per tutta la vita le logge massoniche, visto che con tutta probaiblità, gli assassini ed il loro mandante, risorgimentalisti, anticlericali e rivoluzionari, erano uomini di loggia.

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