LA COSTITUZIONE DA RIFORMARE: PERCHÉ NO? – di Giovanni Lugaresi

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di Giovanni Lugaresi

 

 

4rLa Costituzione da riformare: perché no? Tutto ciò che è umano è mutevole, a seconda dei momenti, dei tempi, degli eventi. C’è chi vorrebbe riformare il Decalogo, dettato da Dio; figuriamoci se non si potrebbe farlo con la Costituzione, scritta da uomini.

E noi incominceremmo proprio dall’articolo numero 1.

L’Italia è una repubblica fondata sulla proibizione del benessere (privato) e sullo sperpero (pubblico)!

Non ci viene nulla di meglio pensando a quel che i nostri governanti stanno facendo, o meglio … non stanno facendo. Perché più di parole, parole, parole, noi non avvertiamo in questo scorcio di torrida estate. Sono le chiacchiere che quotidianamente i giornali e le televisioni riportano. Un ministro afferma una cosa, per poi vederla (sentirla) smentita da un collega… dello stesso governo.

Fumo negli occhi, come l’assicurazione dell’abolizione di quella tassa infame di nome Imu, smentita in seguito, praticamente, da questo o quello, e come? Con raggiri  tali per cui Pantalone continua ad essere vessato.

Per eliminare una tassa, ci dicono, occorre la copertura: cioè trovare altri soldi da qualche parte perché così si deve fare. Non occorre essere degli Einaudi o dei Roepke (economisti liberali di nostro riferimento) per saperlo, per capirlo, onde avere i conti in ordine, soprattutto di fronte a quella nuova divinità di nome Europa – che poi non è quella di Spinelli, di De Gasperi, di Adenauer, bensì tutt’altra cosa.

Il fatto è che questi governanti, tecnici o politici che siano, si affidano ad altri “esperti” per avere lumi… Ma a che gioco giochiamo!? Che cosa li abbiamo votati, eletti, mandati in parlamento a fare, se non sono capaci di amministrare questo benedetto paese?

Si parla da diverse parti, a norma di buon senso, di smetterla di infilare le mani nelle tasche degli italiani, già abbastanza oppressi (quando non soppressi!) da una tassazione invereconda: la più alta d’Europa – e nessuno di lorsignori smentisce questo dato di fatto, peraltro.

E si suggerisce di por mano alla forbice per una macchina statale troppo costosa, troppo incline agli sprechi, come si farebbe in una normale famiglia. Se il soldo scarseggia, si evita una spesa, se ne riduce un’altra: si guarda insomma a ciò che è necessario (e lo si mantiene) e a ciò che è superfluo (e lo si elimina).

Ma non occorre essere dei geni e non occorre l’ausilio di esperti per arrivare a tanto.

C’è poi il discorso dei beni pubblici inutilizzati. A che pro’ mantenerli? Si venda, si venda!

E ancora, il peso della burocrazia; anzi, delle burocrazie, che in questo paese aumentano, crescono come i funghi nel bosco dopo la pioggia, anzi che subire snellimenti. Quegli snellimenti altrove praticati, e non occorre andare molto lontano: Carinzia, Slovenia, perfino Romania!!!

Ma possibile che siamo il paese delle carte, e delle carte bollate? E che per avere una qualche autorizzazione bisogna andare da Erode a Pilato, e poi tornare indietro, e poi saltare in un ufficio e da quello essere rimandati ad un altro? Il che costa: soldi e perdite di tempo e attacchi di bile!

Lorsignori non si sono tagliati nulla (in pratica); si concedono tanto; restano un numero spropositato nei due rami del Parlamento, e il popolo? Buono da spremere: sempre e comunque, con il bel risultato che, alla fine, ad una maggiore tassazione non corrisponde una riduzione del debito pubblico, anzi!

Del resto, e sempre senza essere degli Einaudi o dei Roepke, se si aumentano i prezzi del carburante alla pompa o l’assicurazione auto, è ovvio che oculatamente il ceto medio userà meno l’auto. E così elencando per altri elementi: meno vacanze in giro, meno pranzi in trattoria, meno… di tutto, e il commercio langue.

Ceto medio, abbiamo detto. Sì, perché quello del ceto medio è un vero e proprio delitto inammissibile, nel momento e nella misura in cui ha acquisito un certo benessere. Stare bene, cercare di stare meglio, lavorando onestamente, sudando, risparmiando (ce lo insegnavano, una volta, ma vale ancora la pena farlo?) pensando ai propri figli, in questo paese è una colpa!

Quello che lorsignori si permettono, no: è una virtù.

Ed è per questo che vogliamo cambiare l’articolo numero 1 della Costituzione Repubblicana nel senso citato.


 

pubblicato anche su

La Voce di Romagna, 7 agosto 2013

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