La crisi della Dottrina – di Marco Bongi

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di Marco Bongi

 

 

prtcntlrI moti di stizza sono ormai evidenti, spesso sfociano addirittura in scatti d’ira malcelata: non è davvero possibile che questi tradizionalisti “criptolefebvristi” abbiano trovato una tribuna di carta stampata dove far sentire la loro insignificante voce…

Vabbè per i blog ed i siti internet…, bei tempi però quando, fino agli anni ’90, non esistevano neppure quelli. Speravamo almeno di tenerli comunque confinati in quelle fogne fino all’estinzione definitiva della specie… Macchè, ci mancava anche l’ateo devoto per “sdoganare” questi irrecuperabili impenitenti!

Ebbene sì…, sembra proprio questo il pensiero dominante di molti esponenti del Cattolicesimo “dialogante”, aperto a tutti e desideroso solo della pace. Peccato che il dialogo, l’apertura e la pace vanno proclamati solo con chi merita tali attenzioni… ovvero con i nemici di Dio.

Ma queste considerazioni, bene o male, le hanno già fatte in molti, dalle fogne dei blog ed anche, non di rado, dalla tribuna ateodevota.

Oggi mi vorrei invece soffermare brevemente su un nuovo atteggiamento pseudo-culturale di questi “Cattolici” al di sopra di ogni sospetto. Poichè infatti diventa oggettivamente difficile contestare i tradizionalisti sul piano dottrinale…, ti sciorinano infatti continuamente citazioni di encicliche, Padri della Chiesa, documenti di Concili dogmatici e finanche del Vangelo…, non resta dunque che…, udite udite…, svalutare e denigrare addirittura la Dottrina tout-court.

Siamo dunque ad un passo ulteriore del degrado post-conciliare. Neppure i progressisti più incalliti, come Congar Rahner o Ravasi erano giunti a tanto fino ad oggi.

Essi si erano pur sempre limitati ad un lavoro di demolizione per così dire “ermeneutico”: la Tradizione vivente, l’evoluzione del dogma, la lettura storicizzata della S. Scrittura, l’ascolto dei segni dei tempi, la Fede come incontro nella storia ecc. ecc.

La Dottrina, in altre parole, doveva essere aggiornata, mutata, forse anche capovolta, ma pur sempre mantenuta. In caso contrario: che ci stavano a fare tanti accademici, tanti esegeti, tanti teologi? Ma anche, in fin dei conti, tanti Vescovi, tante Congregazioni, tanti Sinodi?

Oggi sembra però che molti di questi signori, per compiacere probabilmente gli orientamenti iper-pragmatici del nuovo Pontificato, stiano, in un certo senso, segando quasi il ramo su cui sono comodamente assisi.

Si squalifica la Dottrina, le “sottigliezze teologiche”, si prende in giro il Denzinger, si condannano i “pelagiani” autoreferenziali, si denigrano coloro che hanno troppe certezze, quelli che si perdono in discussioni inutili ecc. ecc.

Ma…, vorrei domandare a costoro. Siete proprio sicuri che gli unici bersagli di tali invettive possano essere soltanto gli odiati tradizionalisti?

In quanto a verbosi autocompiacimenti intellettualistici infatti penso che i campioni del conciliarismo novecentesco non siano assolutamente secondi a nessuno. Basti pensare soltanto a molti discorsi narcisistici di un card. Ravasi, alle dichiarazioni verbose e vuote di un mons. Bruno Forte, per non parlare dei quintali di carta stampati da Karl Rahner o ai chilometrici documenti delle Conferenze Episcopali. E potremmo continuare, scendendo magari di livello, con le arrampicature sui vetri di un Massimo Introvigne per dimostrare la conformità di Dignitatis Humanae alla Dottrina Cattolica, fino ai contorsionismi di un Andrea Tornielli alla ricerca di “elementi di continuità” fra Benedetto XVI e Papa Francesco.

A confronto le sintetiche risposte del Catechismo di San Pio X o le lapidarie definizioni del Sillabo, fino alle tanto vituperate formule del Denzinger possono soltanto impallidire per linearità, brevità e limpidezza.

Chi sono allora i veri “intellettualoidi” di cui la S. Chiesa non ha assolutamente bisogno?

Tutti i personaggi del cattolicesimo “a la page” del resto, ognuno nel suo ambito ed a suo modo, cercano sempre e comunque di difendere un’idea, una tesi, una dottrina. Cercano di insegnarla, di difenderla, di articolarla.

Ma…, se la Dottrina non serve più…? Se dobbiamo soltanto portare un fantomatico e semplificato “primo annuncio” alle periferie esistenziali… che ci stanno a fare tutti costoro?

Pensateci allora cari amici teocom o teodem o “normalisti” come preferite definirvi. Visto che ci tenete molto al vostro ruolo, molto più di noi poveri “cripto-lefebvristi”, con questo andazzo non rischiate forse il “Muoia Sansone con tutti i Filistei?”.

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4 commenti su “La crisi della Dottrina – di Marco Bongi”

  1. Cesaremaria Glori

    Quando le argomentazioni pacate e razionali vengono a mancare oppure quando la forza delle proprie ragioni perde di autoconvincimento e di certezza, allora le risposte passano da un iniziale imbarazzato balbettio a invettive e ad incontrollate e, il più delle volte, sconclusionate filippiche. La difesa, in altre parole, passa dalla sicura certezza delle proprie ragioni allo scomposto e violento attacco contro l’avversario, tanto più veemente quanto meno fondato è l’argomentare di fondo. Rem tene verba sequentur ma se viene a mancare la certezza e la convinzione delle proprie ragioni si sparano parole a raffica a disprezzo della logica e, talvolta, della buona educazione. Ricordate le frasi in privato (ma non tanto se furono sentite da chi poteva udirle non tanto distante) pronunciate dall’allora Mons. Congar durante il Concilio? Quello era un classico esempio della rozzezza della dialettica quando non è supportata dalla certezza e dalla convinzione delle proprie tesi.

  2. piero vassallo

    Moltissimi preti sanno che l’indirizzo prevalente è imposto da teologi devastati, ma hanno paura della persecuzione e tacciono. La dura lezione impartita ai frati francescani dell’Immacolata fa scuola. I modernisti al potere non tollerano il dissenso conforme al pensiero ortodosso e lo puniscono con ferocia. Molti sanno che il Vaticano II fu fomite di confusione, ma tacciono per paura dei “superiori”. Il sapere non serve a nulla se non è associato al coraggio. E’ il momento dell’eroismo, l’obbedienza all’errore “alto” non è una virtù.

  3. Sottoscrivo che: “È il momento dell’eroismo, l’obbedienza all’errore “alto” non è una virtù”.
    Da anni non mi sento più vincolata all’obbedienza supina ad un Magistero non più Cattolico.
    Noi semplici fedeli, oltre a boicottare le chiese moderniste o protestanteggianti, frequentare solo messe e sacramenti da sacerdoti fedeli alla Tradizione, studiare ed approfondire i documenti del CVII, il magistero pre e post conciliare, e denunciare, con dovizia di documentazioni, abusi ed eresie al vescovo locale, alle varie congregazioni nel Vaticano, ai giornali e pubblicazioni “cattolici”, cosa possiamo fare se non aspettare l’intervento di Dio e nel frattempo sostenere le varie iniziative che vorranno proporre i fedeli che hanno visibilità e soprattutto coraggio.
    Certo un vescovo, un santo – dico UNO – ci vorrebbe per dichiarare che siamo in totale anarchia perché privi di Autorità.
    Attendersi un intervento Divino è giusto, ma anche i fedeli che sono edotti della realtà hanno il dovere di reagire, costasse il martirio.
    In 50 anni c’è stata una strage di anime. Non c’è famiglia che conosco che non abbia avuto dei caduti causati dalla rivoluzione che fu il CVII ed il suo post. E questi neo modernisti continuano imperterriti ad annunciare nuove primavere mentre interi paesi una volta cattolici o prevalentemente cattolici sono diventati terre desolate e quindi di conquista per le più improbabili e nefaste sètte ed ideologie.
    Ripropongo le parole di due Santi martiri della persecuzione inglese perché attualissime per la nostra situazione:
    “Se ho contro di me tutti i vescovi, ho con me però tutti i Santi ed i Dottori della Chiesa”. (San Tommaso Moro)
    “Condannandoci, voi condannate tutti i vostri antenati. Perché che cosa abbiamo noi insegnato che essi non insegnarono?” (Sant’Edmond Campion)

  4. Francesco Bernardini

    Condivido Adriana, condivido … sono ormai passati 32 anni da quando, convertitomi alla Fede Cattolica, mi sono guardato intorno ed ho trovato solo pochissime persone pronte a lottare per quella Fede che sola può dare gioia alla vita. Ma sapessi che gioia quando per caso, per Grazia ovviamente, incontri ancora qualcuno che è pronto a lottare per Gesù.

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