La cultura tradizionale: vincente nella realtà, minoritaria nell’opinione pubblica  –  di Piero Vassallo

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La storia, ha dimostrato che la natura umana è refrattaria e irriducibile all’utopia comunista e ha stabilito che la ragione è di destra. Tuttavia il pensiero che prevale nella pubblica opinione è ancora inclinato a sinistra… La politica della destra, dopo le elezioni greche, deve per forza incominciare dalla scelta di un indirizzo univoco in materia di filosofia, di filosofia del diritto e di economia.

di Piero Vassallo

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zzstrdcnfsSenza concedersi tregua, gli intellettuali della spossata sinistra confermano la catastrofica parabola dell’illuminismo disegnata da Horckheimer e Adorno lanciando segnali di resa e deponendo pietre tombali sulla loro storia.

In un’apocalittica omelia, pubblicata nella prima pagina del quotidiano Repubblica, il fosforescente guru Eugenio Scalfari, ha consegnato Hegel e Marx  all’abisso orrido e immenso del nirvana, dichiarando che i veri maestri dell’età contemporanea sono Leopardi, Schopenhauer e Nietzsche.

Un prestigioso collaboratore di “Repubblica”, Mario Pirani, interpretando la tesi di Karol Wojtila sul comunismo “male necessario”, ha riconosciuto addirittura che gli spaventosi delitti di Stalin erano già impastati nella buona ideologia e che, pertanto, il marxismo non può essere giustificato in alcun modo.

Pirani, ricorrendo con affanno e forse fraintendendo la tesi del papa, ha abolito la distinzione dell’ex bene ideologico dagli errori del tiranno georgiano, affondando la scialuppa che trasportava gli orfani del socialismo reale verso le tranquille acque della franchigia concessa dalla contestualizzazione.

Dopo l’affondamento della scialuppa di salvataggio, alla cultura di sinistra non resta che l’oscillazione tra il nichilismo, traguardo della sconfitta sterminata e senza appello, e la patetica manfrina della sinistra greca di Alexis Tsipras, che, mentre la folla canta Bella ciao, annuncia che costituirà un governo con l’appoggio della destra e propone il New Deal, ossia la versione americana dell’economia fascista?

Ci si chiede allora perché la tradizione detta di destra – vincente nella realtà storica e nelle ammissioni dei suoi avversari – non riesca ad esorcizzare il pallido fantasma del sinistrismo ostinatamente egemone nel talk show. Perché stenta ad affermarsi nell’opinione pubblica la cultura che, incognita, ispira gli avversari del capitalismo? Perché il pensiero della destra non riesce a  tradurre fedelmente e a commentare in modo persuasivo la realtà che testimonia il rovesciamento dell’opposizione comunista?

La storia, ha dimostrato che la natura umana è refrattaria e irriducibile all’utopia comunista e ha stabilito che la ragione è di destra. Tuttavia il pensiero che prevale nella pubblica opinione è ancora inclinato a sinistra.

Chi osserva i comportamento delle persone che gli stanno intorno non ha difficoltà a vedere la moltiplicazione degli sdoppiamenti, il fiorire di vite incoerenti, vissute secondo i principi della destra da parte di persone che pensano di appartenere alla sinistra perduta.

Evidentemente tra la realtà e il pensiero degli esistenti doppi, gli elettori di sinistra, esiste un vuoto che i politicanti a destra non hanno finora saputo colmare.

Non ha senso attribuire la depressione della cultura di destra al potere della sinistra mediatica, quando  proprio la sinistra mediatica è intenta alla demolizione della vecchia ideologia e al trasbordo dei suoi miti sulla nave della capitolazione.

La spiegazione del paradossale stato di minoranza in cui si trovano le idee dominanti nella realtà delle cose, deve essere dunque cercata in una segreta debolezza degli intellettuali e dei politici che di quelle idee sono o dovrebbero essere interpreti.

Senza dubbio la prima radice della debolezza “a destra” si trova negli scismi cattolici in atto dopo il Vaticano II.

I nuovi teologi e i nuovi pastori, sconcertati dal defunto cardinale Carlo Maria Martini, hanno profetizzato l’associazione della cristianità con la perdente rivoluzione proletaria. La gerarchia cattolica, pertanto, è stata obbligata ad ignorare la possibilità di riformare il capitalismo senza appiattirsi sul cadavere dell’ideologia della sinistra.

Di qui lo scandalo dei cattolici impegnati a sostenere i partiti che (lo ha denunciato a tempo debito il cardinale Camillo Ruini) promuovono il sottosviluppo, l’aborto, la libera droga, la pederastia, il furore eco-animalista e la liquidazione delle scuole cattoliche.

D’altra parte non si può negare che l’area della destra culturale, durante i lunghi anni dell’emarginazione, è stata flagellata e debilitata da suggestioni disfattiste, favorite dall’assenza di concrete prospettive politiche: attraverso il varco aperto dalle suggestioni disfattiste sono passati gli autori (Julius Evola, René Guénon, Spengler, Emil Cioran, Armando Plebe, Alain De Benoist ecc.) di una destra inclinata al nichilismo.

I suonatori di trombone, che la cattiva sorte ha  assegnato alla destra, hanno eclissato la memoria di Giovanni Volpe, il più geniale organizzatore culturale che la destra abbia mai avuto, disperdendo in  inutili rivoli le testimonianze di quelle grandi figure del Novecento  (Cornelio Fabro, Nicola Petruzzellis, Michele Federico Sciacca,  Carmelo Ottaviano, Marcel De Corte, Ettore Paratore, Thomas Molnar, Pedro Galvao de Sousa, Raimondo Spiazzi, Tito Centi, Marino Gentile, Augusto Del Noce, Rocco Montano, Maria Adelaide Raschini) che hanno attuato il progetto di rinnovamento cristiano della filosofia.

Allo stesso modo sono stati estromessi dalla memoria storica e sostituiti da oscuri seguaci di Hobbes e Schmitt i grandi teorici del diritto naturale, gli autori che hanno approfondito la lezione di San Tommaso, di Vico e di Rosmini: Giorgio Del Vecchio, Francisco Elias de Tejada, Giuseppe Capograssi, Sergio Panunzio, Antonio Messineo, Sergio Cotta.

La politica della destra, dopo le elezioni greche, deve per forza incominciare dalla scelta di un indirizzo univoco in materia di filosofia, di filosofia del diritto e di economia.

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fonte: blog dell’Autore

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16 commenti su “La cultura tradizionale: vincente nella realtà, minoritaria nell’opinione pubblica  –  di Piero Vassallo”

  1. Articolo, come al solito, illuminante e stimolante. C’è bisogno di Destra, una Destra sana e vera, una Destra di pura tradizione italica. I tempi sono maturi: la sinistra sta procedendo inesorabilmente verso il vuoto, il nulla, il ‘nirvana’ tanto ambito; la Destra spuria sta palesando tutta la sua pochezza politica, sociale e culturale, a forza di inseguire i profeti del ‘triste reintegro degli opposti’.
    In questo scenario inquietante e grottesco, nel quale la nostra Chiesa si trascina a forza verso lidi nefasti, proprio ora dobbiamo impegnarci e cogliere l’occasione di riprenderci ciò che è nostro e innalzare la bandiera perché tutti la vedano.
    Grazie caro professore, come sempre puntuale.

  2. Mi permetto di spendere due parole sul lavoro di Primo Siena, Incontri Nella Terra Di Mezzo (Solfanelli), opera stimolante e ricchissima di informazioni, soprattutto personali.
    Primo Siena disserta sull’immancabile Evola, precisando che fu proprio quest’ultimo il trampolino verso il cattolicesimo e il tomismo. La cosa non può che rendermi felice, ma è una caratteristica di molti: moltissimi abbracciarono il cattolicesimo grazie a Evola e non riesco a comprenderne i motivi. Personalmente ho provato in tutti i modi a leggerlo, ma il senso di disgusto e di nausea ma l’ha sempre impedito. Nella mia ignoranza, forse capivo la pericolosità. Poiché Evola non è sinonimo di Tradizione (come lo erano don Bosco o padre Pio, uomini ‘integrali’ veri) ma di satanismo. Con questo non voglio dir male dell’ottimo Siena; è solo il tentativo di comprendere come possa Evola portare alla sana dottrina. E poi, Evola non fu mai italico e romano, ma solo un pagano germanico e teosofo.

    1. Immagino, caro Feder -posso solo immaginare, non essendo stato un lettore di Evola né un frequentatore di ambienti missini – che attraverso il “pasticcio pseudosacrale” e il “tentativo di sapienza ariana” di Evola molti possano aver intraviisto l’assoluta necessità di rapportarsi a Dio in modo effettivo e non ideologico.
      In altri termini: in un’Italia ridotta quasi a zero dal Marxismo, dall’esangue Modernismo della DC (“partito di capponi”, secondo Fanfani) e dai conati ghibellini di molti reduci di Salò, gli animi attenti percepivano che “Qualcosa di Autentico” era davvero esistito, e non mille anni prima

  3. In ‘Rivolta contro il mondo moderno’, Evola riconosce la Chiesa Cattolica, quale punto di riferimento contro la decadenza. Forse Feder non l’ha letto, si è limitato ad altri testi meno importanti.

  4. La Sinistra,e’ vero,si e’ dimostrata nei fatti sempre perdente.Pero’ sa essere fantasticamente trasformista ed e’ capace di ‘vendere’ qualsiasi prodotto molto meglio della destra,in quasi tutto il mondo.Cambia colore,se necessario,istantaneamente.Sa presentare il male come bene,e’ sempre ‘avanti ‘,occulta magistralmente il proprio passato,fa sognare un futuro ‘ diverso’,si autoincensa e demonizza qualsiasi avversario,compra i pensatori piu’ a la page,occupa tutti gli spazi d’informazione ed educativi,crea le mode,mostra la vita come un’eterna festa dove si paga poco o nulla,capta al volo gli umori e se e’ il caso li reindirizza,promette tutto,specie ‘i cambiamenti’,senza remore e pudori,ti sorride da ogni angolo,’ fa cultura’, e’ per il popolo ma attira le elites,e’ sentimentalista,’giovane’,’moderna’.Questo davanti:e la gente ci casca,sempre.Loro lo sanno:hanno gia’ venduto il nostro futuro,distrutto indipendenza, economia e morale.Sappiamo chi e’ sempre stato il loro padrone.

  5. piero vassallo

    un giudizio definitivo (negativo senza “ma”) sull’opera di Evola è stato formulato recentemente da Roberto Dal Bosco, oggi uno fra i più lucidi interpreti della tradizione italiana – mi auguro che il testo di Dal Bosco (ora pubblicato in un sito) diventi oggetto di un libro – dopo Dal Bosco l’equivoco su Evola non è più frequentabile – certo rimane possibile il pascaliano buon uso della malattia ma Evola è una malattia devastante quasi incurabile – ad ogni modo non è Evola la causa della conversione ma la luce che dall’alto smentisce il tradizionalismo fasullo questa è la conclusione cui ci costringe il testo di Dal Bosco

  6. Il problema è che Evola non deve riconoscere proprio niente alla Chiesa cattolica, è la Chiesa cattolica se mai che potrebbe riconoscere ad Evola qualche cosa. La Chiesa ha Cristo, Dio incarnato, e tutto il meglio della cultura filosofica greca e giuridica romana che avevano già in loro molti semi di Verità. La Chiesa ha l’essenziale (per esempio l’Eucaristia),i vari gnostici ricamano sull’inessenziale (Graal e cose simili) facendosi pure credere veri e soli detentori di chissà quale sapienza iniziatica. E’ tutto nella Chiesa quello che serve. Restauriamone la grandezza sapienziale, mistica e soprannaturale piuttosto.

  7. Massimo Scalfati

    Grazie per avere ricordato Giovanni Volpe di cui fui diffusore librario dal 1968 in poi nei miei anni universitari. Grazie ancora per Michele Federico Sciacca e Nicola Petruzzellis sui cui testi ho studiato al liceo ed all’università. Grazie per Francisco Elias de Tejada, che veniva spesso a Napoli, ospite dei compianti amici Silvio Vitale e Gabriele Fergola. Grazie per Sergio Cotta (grazie ai suoi testi ebbi un buon voto in filosofia del diritto) coraggioso nel sostenere le posizioni nel mondo universitario, preda dell’egemonia culturale marxista. E ricordiamo ancora il gruppo degli intellettuali che ruotava intorno alla rivista “La Torre” edita da Giovanni Volpe negli anni ’70. Caro Vassallo, siamo sulla stessa linea d’onda.

  8. Si, probabilmente ho letto poco di Evola. Quello che ho letto è servito a farmene un’idea precisa. Che abbia parlato della Chiesa come antidoto non mi induce a considerarlo un alleato: per me rimane un satanista, un ‘crowleyiano’, un teosofo e un new ageista ante litteram. I nemici dei miei nemici non sono necessariamente miei amici.
    Ho letto pochissimo delle sue opere, ma quel poco ha palesato tutta la sua pasta e tutto il suo intento. Personalmente, da convertito, avevo letture più sane e consone da fare per la mia integrità spirituale.

  9. Insomma…Evola ha combattuto il teosofismo e gli imbonitori, basta leggere “Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo”. Evola e Guénon, rispetto a Steiner e Blavatsky per esempio, avevano il merito di considerare basilare l’aggancio ad una “forma tradizionale” (cattolicesimo, induismo,buddhismo) anziché fare minestroni sincretici e spiritisti. Ma merito fino ad un certo punto. Perché poi basta leggerli per accorgersi di una totale svalutazione del fenomeno religioso, ridotto ad “exoterismo” per la plebaglia e per nulla sufficiente senza una vera sapienza iniziatica (“esoterica”)tramandata da non si sa bene chi. I sufi in oriente, addirittura la massoneria in occidente… Ci sono dei cattolici (Charbonneau-Lassay, Borella, Tomberg, Insolera) che hanno cercato di ricondurre l’esoterismo non spurio al cattolicesimo, lodevole opera ma inessenziale torno a dire.

  10. L’unica iniziazione avviene attraverso i sacramenti della Chiesa di Cristo, unico e vero Sacramento di Salvezza. Extra ecclesiam nulla salus. Fuori dalla Chiesa si è in balia degli uomini. “Avete il novo e ‘l vecchio Testamento, e ‘l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento.”

  11. piero vassallo

    Grazie, caro dottor Scalfati. Il ricordo di uomini che hanno lavorato per l’unità dei cattolici è un dono per noi fedeli che viviamo nella triste/colpevole diaspora. siamo sulla stessa linea d’onda.

  12. Massimo Scalfati

    A Sergio, Feder e Pierre. Ritrovo le mie antiche contraddizioni personali, ormai superate. Di famiglia cattolica ma non bigotta, allievo per 10 anni dei Padri Scolopi, aderii da adolescente ad un’organizzazione politica giovanile per la quale Julius Evola era un mito. Così studiai il pensiero di Evola e di Guenon. Ho perfino scritto qualche saggio d’ispirazione evoliana. Ma non condividevo il suo anticristianesimo, pur comprendendo quanto egli diceva circa una precedente spiritualità. Non accettavo il suo neo-paganesimo, ritenendolo inattuale. D’altronde, egli stesso ammetteva che talune “forze” spirituali dell’antica religione romana non fossero più “evocabili” (gli dei sono fuggiti in Oriente …). Poi con la maturità, Evola mi è risultato sempre più estraneo. Forse sento puzza di zolfo. Perciò sono arrivato sulle posizioni di Sergio “L’unica iniziazione avviene attraverso i sacramenti della Chiesa di Cristo”. Fuori da Cristo si è in balia di forze oscure, con aperture solo verso il…

  13. Sì, diciamo che molte persone di una certa generazione hanno incontrato la “critica del moderno” in autori come Evola o Guénon, in voga nell’area rautiana dell’Msi. Forse perché il cattolicesimo (La Pira, Dossetti, per non dire i teologi dello “spirito del concilio”) a quei tempi era più interessato a creare un ponte col moderno e col mondo comunista (a parte qualche mosca bianca: Siri,Giussani,Del Noce). Molti poi ad un certo punto,forse soprattutto grazie a Guénon, sono approdati al cattolicesimo magari disintossicandosi dallo gnosticismo, ma altri ancora all’islamismo o al filoislamismo. L’errore di Evola e Guénon non è l’antimodernità ma è l’esoterismo inteso come una super-religione per “iniziati”, che altro non è che uno gnosticismo spurio ed elitario a misura di uomini sedicenti aristocratici e oggi confluito nella strategia culturale di Cacciari, Calasso e Ceronetti.

  14. Comunque non c’è dubbio che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI abbiano liberato, la Chiesa rispetto ai “teologi” e i cattolici tutti rispetto alla cultura illuminista, di ogni insensato complesso d’inferiorità. In questo momento storico, come disse don Giussani a papa Wojtila, «non l’agnosticismo ma lo gnosticismo è il pericolo per la fede cristiana… L’ira del mondo oggi non si alza dinanzi alla parola Chiesa, sta quieta anche dinanzi all’idea che uno si definisca cattolico, o dinanzi alla figura del Papa dipinto come autorità morale. Anzi c’è un ossequio formale, addirittura sincero. L’odio si scatena – a mala pena contenuto ma tracimerà – dinanzi a cattolici che si pongono per tali, cattolici che si muovono nella semplicità della Tradizione». Parole “profetiche”, specie nel tempo attuale.

  15. Articolo molto bello. Una domanda : fra i personaggi grandi geniali del novecento si potrebbe ricordare anche il Prof. Luigi Gedda, grande presidente di Azione Cattolica ai tempi dei Papi Pio XI e Pio XII, poi artefice dei Comitati Civici che hanno tanto lavorato anche con l’aiuto di Giovanni Guareschi perché non vincessero le sinistre con Togliatti e Nenni le elezioni del 18 aprile 1948 ? Poi i tempi cambiarono…. e il Prof. Gedda – cattolico di ferro – è stato dimenticato . Qui a Bologna, ad esempio, persone da gran tempo impegnate in Azione Cattolica (e anzitutto giovani) non ne hanno mai sentito parlare.

    Grazie molte.

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