La democrazia totalitaria e il sacro euramericano impero globalizzato – di Patrizia Fermani

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La distruzione della civiltà per via legislativa è il prodotto finale della democrazia degenerata. La legge è la spada avvelenata che l’imbelle politico democratico maneggia per colpire a tradimento i suoi simili con la furia dell’antiragione.

di Patrizia Fermani

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I Greci che l’inventarono riconobbero i grandi pregi della democrazia nella libertà, nell’uguaglianza e nella sovranità popolare. Ma presto ne individuarono anche i vizi genetici e le malattie degenerative. Se il prototipo contemplava la democrazia diretta, i vizi prevedibili stavano nella inettitudine della massa a guidare la politica e a comprenderne appieno le ragioni, e nella facile prevalenza dei facinorosi sugli elementi migliori, quegli “aristoi” necessari per formare una degna classe dirigente, mentre questa esigenza metteva in discussione lo stesso concetto di uguaglianza.

In ogni caso, il sistema democratico, che assicura un migliore soddisfacimento delle esigenze manifestate liberamente dal popolo attraverso il voto, e garantisce così anche la pace sociale, a fil di logica risulta almeno teoricamente il migliore. Ovvero il meno difettoso. E in questi termini, il giudizio che vede nella democrazia il male minore rimane quello più diffuso.

La riedizione moderna del sistema democratico è sembrata realizzarsi al meglio nel nuovo mondo che ha fornito anche a quello vecchio un felice esempio da seguire. Principio cardine rimaneva quello della sovranità popolare, anche se già Tocqueville avvertiva il pericolo della manipolazione del consenso, deviato dalle prepotenze della opinione comune.

Invece i rivoluzionari dell’89, pur ispirandosi a quel modello, instaurarono la democrazia come lotta di classe, e in nome di libertà e uguaglianza, furono tagliate teste aristocratiche ma anche popolari, fu annegata nella Loira una intera popolazione di contadini con le loro donne e i loro bambini, furono sterminate comunità di fedeli insieme ai loro sacerdoti refrattari alla nuova religione costituzionale e al culto della dea repubblicana. La democrazia rivoluzionaria francese dimostrò quali germi mortali poteva portare con sé l’idea democratica.

Del resto anche il bolscevismo più sanguinario ad est, come in Spagna e in Sudamerica, si ammantò della bandiera democratica, sempre in nome di libertà e uguaglianza ma con gli esiti che sappiamo. Sicché nei nuovi assetti politici nati dal secondo dopoguerra si è inteso riprendere la forma vera della democrazia indiretta, come antidoto verso i totalitarismi che pure avevano trionfato in nome del popolo sovrano, a cominciare da quello nazionalsocialista andato al potere, per ironia della sorte, proprio in via elettorale.

Ecco dunque che la Costituzione italiana, creando lo stato democratico, attribuisce al popolo, inteso come totalità dei cittadini, la sovranità, ovvero quel potere che non ne riconosce alcuno di superiore.

Sennonché, proprio il primo articolo sembrerebbe irrimediabilmente contraddetto dall’ultimo che esclude ogni possibilità di sottoporre al procedimento di revisione costituzionale la forma dello stato democratico. Infatti, se da una parte viene affermata la superiorità assoluta della volontà popolare, dall’altro si esclude che quella volontà possa spingersi ad avvalersi degli strumenti giuridici esistenti per cambiare l’assetto istituzionale dello stato. La contraddizione sembrerebbe tanto vistosa, quanto insanabile.

Tuttavia a dissolverla facilmente bisogna ricordare come la Costituzione non abbia riconosciuto al popolo una sovranità preesistente, ma gliel’abbia conferita essa stessa fondando lo stato democratico. In altre parole la sovranità è stata la graziosa concessione al popolo di partecipare direttamente o indirettamente alle supreme decisioni politiche, fatta dalla Costituzione, ed è plausibile che tale potere incontri i limiti posti da questa anche circa l’immodificabilità della forma democratica prescelta.

Le ragioni di questa subordinazione del popolo ad una Costituzione che lo precede stanno ovviamente nelle circostanze storiche legate agli eventi bellici, e al fatto che se era stata lasciata al popolo la scelta tra monarchia e repubblica, l’ombra delle manipolazioni aveva avvolto il risultato referendario, mentre d’altra parte non è stata richiesta allo stesso popolo l’approvazione della Costituzione che è diventato anche l’atto fondativo del nuovo stato democratico.

Per questi eventi la democrazia creata dalla Costituzione del 48 è nata già malata, e la sovranità del popolo azzoppata.

Ma quest’ultima, insieme alla stessa forma democratica, erano destinate a soffrire vizi ben peggiori di quelli d’origine.

Il vizio più vistoso di cui soffrono tutte le democrazie contemporanee sta nei condizionamenti mediatici di portata eccezionale che svuotano di genuina rappresentatività gli stessi attori della politica. E si tratta di condizionamenti di certo imparagonabili anche con quelli che secondo Tocqueville inquinavano già due secoli fa la glorificata democrazia americana..

Ma questo diventa un dato secondario rispetto alla perdita diretta e radicale di sovranità imposta agli stati membri dalla Unione Europea a colpi di trattati internazionali, secondo un progetto egemonico superiore che si è andato manifestando in termini sempre più disinibiti.

Una perdita di sovranità che non essendo avvenuta per un atto di forza, ma per cessione formalizzata da parte del rappresentante di turno che ha firmato l’atto di vassallaggio, viene percepita solo confusamente dalla massa. Da Maastricht a Lisbona, l’asservimento al superstato europeo longa manus del super potere economico finanziario che punta alla globalizzazione, mirando ad annullare con tutti i mezzi le identità nazionali , etniche, culturali, etiche, sessuali, religiose, si è fatto sempre più stringente e pervasivo, ma è avvenuto in modo silenzioso, inavvertito dalle masse eternamente distratte o attratte sulle inutili periferie della politica mera esecutrice di ordini superiori. Anzi con la volontà di tenere lontana la malsana curiosità della gente.

Soltanto la sicumera di chi gode della impunità democratica ha potuto far dire ad un Amato, uomo di collaudata fede socialista, che il trattato di Lisbona, con le sue quattromila pagine complessive, era stato reso volutamente inaccessibile ai più per evitare fastidiose opposizioni popolari. In piena sintonia con un democratico di lungo corso e specchiata carriera come Napolitano, che più di recente ha paternamente messo in guardia contro l’eccesso di democrazia messo in luce dall’esito infausto del referendum renziano, perché anche quello, come il troppo caffè, fa male.

L’asservimento è avvenuto, com’è ovvio, dietro le false bandiere della libertà e della uguaglianza deputate ad agire sul piano etico e culturale ed economico proprio per l’annichilimento identitario.

Ma il meccanismo era già stato predisposto proprio dal testo costituzionale che da un lato presuppone l’adeguamento automatico alle direttive internazionali senza filtro di consenso popolare e dall’altro esclude che possa essere sottoposta a referendum abrogativo la ratifica dei trattati internazionali. Quest’ultimo è un principio ragionevole, se riferito ad accordi di contenuto strettamente politico o riguardanti materie che richiedono conoscenze specialistiche. Ma diventa suicidario quando serve a convalidare l’esproprio della sovranità di una nazione, quando col “trattato” internazionale si effettua una cessione di sovranità, senza che il popolo possa interloquire prima e reagire poi attraverso gli strumenti propriamente democratici. Qui anche il termine trattato diventa derisorio perché una professione di sudditanza non può avere contenuto propriamente pattizio. Si ha invece una sorta di vendita di cosa altrui senza il consenso del legittimo proprietario.

Se la libertà e l’uguaglianza sociale di fronte alla legge dovrebbero essere la cifra della democrazia proclamata dalla Costituzione del 48, entrambe sono diventate le maschere di scena di una tragicomica commedia dell’arte, in cui appaiono, ora senza remore, anche le leggi liberticide varate senza pudore da un legislatore incapace a tutto, che tendono ad eliminare il peso di chi non essendo allineato col sistema è e deve essere meno uguale di chi si allinea.

Il meccanismo è stringente e si presenta formalmente senza via d’uscita. I trattati con cui l’Italia ha consegnato le proprie sorti alle istituzioni europee, braccio operativo delle oligarchie economico finanziarie e del piano di globalizzazione mondiale, nascono incontrollati per presentarsi poi come incontrollabili. La relativa professione di sudditanza è tutta contenuta nella parola d’ordine che i vari Monti, Fornero, Renzi o Gentiloni di turno, tutti interscambiabili salvo piccoli dettagli estetici, vanno ripetendo beotamente quando c’è da giustificare l’ultimo provvedimento autodistruttivo: “è L’EUROPA CHE CE LO CHIEDE”. In questa formula d’ordinanza è sottinteso anche l’avvertimento sulla ineluttabilità e irreversibilità dello asservimento, essa contiene cioè secondo il ben noto stilema mafioso, anche la minaccia. “Guai a voi anime prave. Non isperate mai veder lo cielo”, per dirla con Dante. Infatti le prave nazioni che volessero tentare di evadere dal girone dantesco delle istituzioni europee e dell’ingranaggio globalista andrebbero incontro, si avverte senza pudore, alle sanzioni economiche e, all’occorrenza, anche alle sanzioni militari. Non bisogna mai dimenticare infatti che la sovranità degli stati vassalli europei ed europeisti è garantita da un numero cospicuo di basi militari straniere che vegliano sulla corretta interpretazione del concetto di indipendenza nazionale, e su quello meno sofisticato di libertà delle scelte politiche.

Per dimostrare l’atto di abdicazione preventiva a tale indipendenza non occorre neppure richiamare il dettato costituzionale che indirettamente la abilita. Infatti non bisogna dimenticare che anche dove la Costituzione ha stabilito che le decisioni più gravi per la vita della Repubblica, come quella relativa alla dichiarazione di guerra, devono essere prese dal parlamento in seduta comune, ebbene anche di questa norma all’occorrenza si è potuto fare a meno, come ha dimostrato il democratico D’ Alema quando, a rimorchio del democratico signor Clinton, ha deciso di imperio di portare l’Italia a bombardare Belgrado.

Insomma, la locandina della democrazia, quale migliore forma possibile di stato e quale migliore metro di governo, è rimasta lì affissa nella bacheca costituzionale, a tranquillizzare gli animi e spegnere ogni uzzolo rivoluzionario.

Nella vita politica quotidiana è bastato sostituire al sistema democratico le qualifiche di democraticità. Cioè la democrazia si è trasferita nell’aggettivo corrispondente: non importa che ci sia o meno un vero sistema grossomodo democratico, oggi l’importante è potersi definire democratici. Perché basta l’aggettivo a sostituire la democrazia. E i veri democratici, sono quelli che della tirannia “democraticamente” imposta da altri si riconoscono servi ossequiosi.

Intanto la dolce morte democratica sta strangolando senza troppo clamore il popolo sovrano che in articulo mortis riesce persino a dirsi cittadino europeista del mondo globale e firma con compunzione il proprio testamento biologico. Per un futuro migliore dei propri figli. Alla maniera di Englaro. Ecco infatti tornare alla ribalta con tutti gli onori repubblicani questo signore che così bene incarna una intera temperie culturale e che ieri ha stappato una bottiglia di champagne per la approvazione scontata delle eufemistiche “Dat”, come la sera in cui riuscì a far morire fra gli spasimi della sete la figlia incapace di difendersi.

Segno ultimo che il manipolo di servi bivaccanti negli antichi palazzi romani adibiti a officina della democrazia continua a rodere instancabile gli ultimi lacerti di civiltà.

Esso dispone anche delle apposite erinni, con o senza turbante, che hanno inscenato subito una adeguata danza macabra. E ha i trombettieri televisivi, cartacei ed ecclesiali. Tutti insieme formano una di quelle turbe felliniane nella cui essenza carnascialesca il geniale maestro di cinema colse ante litteram la intrinseca oscenità.

La distruzione della civiltà per via legislativa è il prodotto finale della democrazia degenerata. La legge è la spada avvelenata che l’imbelle politico democratico maneggia per colpire a tradimento i suoi simili con la furia dell’antiragione. Sa che è un’arma sicura, pulita come la cremazione, non costa fatica sollevarla, ed è ben remunerata da chi gliel’ha messa in mano per accelerare la soluzione finale.

Le ragioni che fanno di quest’ultima impresa parlamentare l’atto di consegna della vita dei sudditi nelle mani dello Stato padrone sono state spiegate altrove, ma dovrebbero apparire evidenti ictu oculi a chiunque non faccia parte del grottesco corteo.

Ora però occorrono uomini di buona volontà capaci di rompere l’incubo. Di gridare alto e forte che le leggi sono state inventate dall’uomo civilizzato per migliorare la vita collettiva e liberarsi dalla belluinità. Che occorre denunciare l’inganno dei falsi “trattati” con i quali falsi rappresentanti senza dignità e senza onore hanno imposto finora per ordine superiore la propaganda di aborto, eutanasia, pedofilia e pornografia omoerotica, fabbricazione di prodotti umani ad uso ludico, ignoranza di massa, blasfemia e codardia, effeminatezza e parricidio, rinnegamento della storia e della tradizione, ma anche impoverimento forzato e sostituzione razziale forzata. Quei falsi trattati preposti alla espropriazione violenta e senza precedenti della sovranità nazionale al fine della disumanizzazione collettiva, della dignità, dell’onore e della ragione di un popolo e di una storia unica. Una sottrazione a mano armata di civiltà, da cui occorre difendersi a qualunque costo per ritornare ad essere uomini degni di questo nome.

Occorre lo sforzo sovrumano di un popolo che è stato privato persino della propria religione dai suoi falsi sacerdoti.

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10 commenti su “La democrazia totalitaria e il sacro euramericano impero globalizzato – di Patrizia Fermani”

  1. Vincenzo Amato

    Non ho titoli per accreditare questo splendido articolo, ma ne comprendo la amara verita’ , mi auguro che siano molti coloro che lo condividono per attivarsi nella ricerca di una liberazione dall’oppressione sempre più’ insopportabile di questa congerie di politicanti sprovveduti e intenti solo al loro tornaconto.

  2. Abbiamo assistito alla distruzione, mentre la propaganda spingeva avanti con succose carote. Ora le rovine sono davanti a noi. Non ci sono guide e siamo in un mare di vizi privati e pubblici. Manca l’idea, l’ideale e manca la Fede senza la quale non si va da nessuna parte. Siamo a mollo in un mare di menzogne. Tutti tradiscono tutti ma, si mangia, le cenette, i pranzetti, l’happy hour. Si parte per i week end, si va per lo shopping e tutte le americanate di cui ci hanno ingozzato, sesso,droga a livello nazional popolare completano il quadro, attraversato ogni ora da qualche omicidio, ci si ammazza e si ammazza con fantasia, senza lesinare sui costi. In questo precipitare l’intelligenza si ottunde sempre più. Le tare familiari, che comparivano di tanto in tanto, passeranno a breve, regolarmente di padre in figlio, senza mancare un figlio. Vite viziose i risultati li danno subito. Chi può rianimare la nostra gente? Uno sforzo, fai da te, non ha forza. Occorre rinnovata Fede in Dio, Uno e Trino, e qualcuno che la insegni a nuovo, credendoci vera-mente. Un Santo Natale, grazie.

  3. Nel recente passato si è parlato di “nani e ballerine”. Ora alla farsa si è sovrapposta una sorta di maschera tragica. Non è più possibile ironizzare sulle gesta dei protagonisti ; di orrore in orrore, in questo scenario di desolazione, si può solo piangere e tentare una opposizione che sia conforme alle disposizioni di legge. Si simula il confronto politico, la contrapposizione di opinioni diverse, addirittura lo scontro. Di fatto soldatini senza più radici, né Credo, né identità, eseguono gli ordini di chi impone ai rispettivi Stati del tempo che fu, dal colore dei grembiulini al contenuto dei programmi didattici; dall’abolizione delle Croci negli edifici pubblici alla introduzione di tipologie “alternative” di matrimonio; sino al “fine vita”. Persino il nuovo assetto elaborato per molte delle piazze dei centri storici urbani è livido e amorfo, espressione di una bellezza e unicità che si vogliono cancellare. Il Bene non si può estromettere. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio.

  4. Vincenzo Amato

    Mi permetto di rilevare come l’uomo oggi, se pur reduce dai tremendi errori degli ultimi anni, invece di ricercare la “verita’” nel proprio intimo, nella propria coscienza e intelligenza, si affida a quanto deliberato dall’EUROPA: quali pecore che, non solo si sono lasciate esautorare nei loro legittimi poteri, ma hanno abdicato anche dal loro “cervello” lasciandosi condurre al “macello”.
    Auguro che veramente rimasca in tutti un sentimento di fede e riconescenza a Nostro Signore in occasione del prossimo Santo Natale.

  5. Gentile Patrizia
    Nulla può salvarci dalla mano di Cristo che spazzerà via questo Vaticano e questi Non Stati e questa congiura farisaica.
    I popoli sono ormai completamente anestetizzati. Possiamo solo portare con serenità e speranza questa croce pensando ai martiri di sempre della Santa Chiesa Cattolica.
    Con stima
    Giuseppe

  6. Non si alzano eroi perché la nostra vista si è fatta torbida. E perché il colpo di mano in atto (ormai in fase più che avanzata) appare troppo colossale, e troppo mostruoso, per poter essere vero. Grazie per questo scritto vero e illuminante.

  7. Stefano Mulliri

    Complimenti vivissimi all’autrice, che già apprezzo da tanti anni. La cosa che non smette mai di stupirmi è che di tutto quello che è contenuto in questo articolo, si trova già descritto, anzi preconizzato nel famoso libro di “Epiphanius : massoneria e sette segrete”, e da quando lo letto per la prima volta gli eventi che non si erano ancora verificati, si sono verificati puntualmente, ed un altra cosa che colpisce che vi è scritto che tutto ciò sarebbe potuto accadere, solo con una Chiesa cattolica depotenziata, che cioè avesse perduto la sua capacità di deterrenza al male, in poche parole quando non sarebbe stato più il: katehon che dovrebbe impedire alla barbarie di irrompere nel mondo. E come vediamo con la Chiesa di oggi, tutto sembra essersi compiuto.

    1. …un solo appunto: non parlerei di Chiesa cattolica ‘depotenziata’ – la Chiesa cattolica, quella vera, ha in sè immutata la potenza dello Spirito di Cristo Signore – ma di chiesa ‘mondializzata’ , sorta per volontà dei papi massoni conciliari, papi di questa nuova loro chiesa, per trascinare nell’abisso del male (altro che deterrenza al “male”….) quanti più possibile, per l’inganno costruito ad arte, per l’intervento degli alti comandi massonici, di farla percepire- questa nova chiesa – incistata com’è nelle strutture medesime e nella gestualità esteriore della vecchia Chiesa, come la continuazione per via ermeneutica (così si diceva fino a poco tempo fa, ora nennemo ci si preoccupa di insistervi, vista l’insostenibilità del cavillo), con la vera Chiesa di Cristo…

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