La disputa sui “due Papi” – di Marco Bongi

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di Marco Bongi

 .

2ppConfesso onestamente che la disputa sui “due Papi” mi appassiona molto poco. Non sono infatti un “nostalgico” di Benedetto XVI nè penso tanto meno che  “quando c’era lui…” la sana Dottrina albergasse maggiormente nella vita quotidiana della Chiesa.

I problemi di Fede e di governo erano sostanzialmente i medesimi e, al di là di alcuni pochi, pur se importanti, atti  oggettivamente coraggiosi del Pontefice, durante il regno di Papa Ratzinger non si è verificata alcuna reale inversione di tendenza rispetto alla deriva post-conciliare.

Come del resto osserva giustamente il prof. Roberto De Mattei dunque, oggi stiamo assistendo soltanto ad una impressionante accelerazione di un percorso già comunque ben delineato nelle sue linee programmatiche.

All’interno pertanto di questo quadro desolante: cosa mi può interessare se le dimissioni di Benedetto XVI, siano state realmente “libere” oppure in qualche modo indotte?

In entrambi i casi, infatti, si trattò di una decisione, certo canonicamente valida, ma assolutamente negativa ed inopportuna per la Sposa di Cristo. Comunque siano andate le cose, e più passa il tempo e più ce ne si rende conto, si trattò di un atto che denotò quanto meno un carattere debole e poco determinato.

Così, nel caso, comunque non provato, di costrizione morale, le dimissioni rappresenterebbero  comunque un esempio di cedimento a tali pressioni mentre il Vicario di Cristo, come fecero numerosi Pontefici nella storia, dovrebbe essere pronto, se richiesto, anche al sacrificio della propria vita piuttosto che venir meno ai propri doveri di stato.

Se invece non ci fosse stata alcuna pressione in tal senso, la scelta resterebbe comunque indice di scarsa fiducia nell’aiuto celeste garantito dal Signore stesso ai Suoi vicari, fino alla consumazione dei secoli. Tutto ciò senza neppure soffermarci a valutare i gravi e destabilizzanti effetti, prodotti da questo gesto, sull’istituzione divina del Papato in generale.

Non mi possono inoltre appassionare nè le dotte discussioni sull’abito bianco, sullo stemma o sulla denominazione prescelta di “Papa emerito”.

Mi sembrano francamente disquisizioni un pò sterili ed adatte piuttosto ai proverbiali cristiani da “pizzi e merletti”, tanto vituperati da Andrea Tornielli e da p. Ariel S. Levi di Gualdo.

Vituperati però…, guarda caso, solo quando li si ricollega al mondo tradizionalista. Oggi invece, che la disputa sui “pizzi e merletti” coinvolge nomi illustri del “normalismo” cattolico… tutto va evidentemente bene, e con la benedizione della Sala Stampa Vaticana.

In realtà, con queste mie parole, non intendo minimamente sminuire le questioni relative ai simboli ed alle prerogative pontifice. Si tratta certo di elementi antichi, carichi di significati ed oggettivamente importanti, su cui però sarebbe forse opportuno soffermarsi a disquisire in momenti meno drammatici. Oggi i problemi della Chiesa sono purtroppo assai diversi: Sono infatti in gioco la trasmissione fedele del “depositum Fidei” alle generazioni che verranno, l’oggettività dei valori morali naturali e cristiani, il significato della Liturgia come “Lex Orandi et Lex Credendi”, il ruolo del sacerdote, i rapporti fra Verità ed errore nelle legislazioni civili, e, forse prima di tutto, il concetto stesso di Chiesa di Cristo come “societas perfecta”.

Ed allora? Ratzinger e Bergoglio, insieme a tutti gli altri uomini di Chiesa,  si abbraccino, si parlino al telefono, pranzino assieme, si vestano come vogliono… ma, sempre e soprattutto, si adoperino a proclamare la Verità, con voce chiara e senza rispetti umani, usino un linguaggio cristallino e non equivocabile, si comportino non come i padroni della Dottrina ma come i custodi della medesima: più che dialogare… insegnino, più che moltiplicare le omelie… governino, più che ascoltare il mondo con i sondaggi… lo giudichino.

Questo i fedeli si attendono da loro e non aspettano altro che un tale esempio.

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17 commenti su “La disputa sui “due Papi” – di Marco Bongi”

  1. Non sono per nulla d’accordo. Non si può assolutamente vedere in Benedetto XVI uno sprovveduto qualsiasi che prende alla leggera una decisione come quella che ha preso. E poi: se quella scelta è garantita canonicamente, come può mai essere in contraddizione con il servizio alla Sposa di Cristo? Benedetto XVI è un Gigante di Fede, Dottrina, Morale, Intelligenza, ed ha reso un gran servigio alla Sposa di Cristo, in tempi difficilissimi. Certo è anche un uomo, con le sue debolezze, ma certamente non è un pavido, e non è uno che non è capace di affrontare le cose. Lo ha detto chiaramente: gli sono mancate le forze. Scarso affidamento e fiducia nello Spirito Santo? Uno come Benedetto XVI?! Suvvia, non scherziamo. Se ha fatto la scelta che ha fatto, deve averla sicuramente ponderata ed avrà valutato certamente quello che viene definito come “danno” alla Chiesa (che di danni ne ha ricevuti e ne riceve di ben maggiori dagli uomini). Anche io sono tra quelli che capiscono poco il senso del “Papa emerito”, così come capisco poco il senso della sua presenza al Concistoro, dal momento che aveva detto di volersi ritirare in preghiera e nascondimento. Ma ciò non toglie quanto di bene egli abbia rappresentato – e per quanto mi riguarda ancora rappresenta – per la Chiesa.

      1. d’accordo anche io. E , detto francamente, trovo questo articolo “un tantino” irriguardoso; ergo inopportuno! Questo è il mio punto di vista!

  2. ma perche’ si parla di due papi ????? e’ un grave errore noi abbiamo un Papa e abbiamo un ex Papa – Chiamiamolo Cardinale. Siamo un po’ precisi

  3. Sono d’accordo con Leo! Ci sono troppi critici e troppo pochi santi, purtroppo! Mi correggo, probabilmente ci sono ancora tanti santi, ma quelli non fanno il rumore dei critici-

  4. Caro Leo,
    la situazione è oggettivamente drammatica, e l’abdicazione di Benedetto XVI lascia ancora attoniti. Come ha giustamente scritto Bongi, non è che con Ratzinger le cose andassero tanto meglio (l’autodemolizione della Chiesa procedeva solo più lentamente), ma che il suo atto abbia contribuito al precipitare della situazione è fatto sotto gli occhi di tutti.

  5. piero vassallo

    Benedetto XVI ha iniziato (timidamente, se si vuole) la revisione dei testi del Vaticano II – ha avviato il dialogo con la Fraternità San Pio X – ha autorizzato la celebrazione della messa tridentina (il canone del 1962) – ha criticato il positivismo giuridico di Kelsen e ha messo in dubbio l’autorità degli stati che hanno quale unico fondamento la maggioranza degli elettori – Francesco I pronuncia frasi a doppio senso, sostiene che gli ebrei non devono convertirsi – tollera le uscite del card Kasper – punisce i Francescani dell’Immacolata – insomma: preferire Benedetto XVI non mi sembra un peccato

  6. Gli appunti rivolti a Ratzinger mi hanno lasciato un po’ interdetta. Troppa crudezza in queste considerazioni su Benedetto XVI e un certo modo semplicistico di interpretare la situazione che invece è talmente complessa e lontana dalla nostra immaginazione che forse il tutto rimarrà per sempre avvolto nel mistero e non ci sarà dato di ricevere illuminazioni chiarificatrici. Caro Sig. Bongi, per quanto certi pensieri ci sembrino giusti, tutti noi dovremmo sforzarci di avere occhi e orecchie per vedere e sentire molto più in là di quello che i nostri semplici sensi ci consentono.

  7. “I problemi di Fede e di governo erano sostanzialmente i medesimi e, al di là di alcuni pochi, pur se importanti, atti oggettivamente coraggiosi del Pontefice, durante il regno di Papa Ratzinger non si è verificata alcuna reale inversione di tendenza rispetto alla deriva post-conciliare”.
    Se fosse così non si spiegherebbe l’odio scatenato contro Benedetto XVI dai mass media , nè i colpi bassi di Curia. Che poi la discussione “sui due papi” rischi di essere puramente accademica e ormai fuori tempo massimo è vero, specie se si continua sul versante della “rinuncia invalida” distogliendo l’attenzione dai problemi ancora aperti.
    Ad. es. Nel momento in cui si santificherà la figura di Roncalli e di Wojtyla si dovrà mettere per forza di cose una pietra tombale sulle tante contraddizioni che si sono originate in quegli anni e che forse Ratzinger aveva provato a sanare. La proclamazione di santità ha effetto anche al presente in quanto impegna l’infallibilità papale.

  8. Cesaremaria Glori

    Forse – dico forse- Marco Bongi risente di quanto Don Ennio Innocenti ha scritto per anni su SI SI NO NO e di recente ha riproposto con opportune aggiunte e correzioni in un volume dall’identico titolo. Non sono, pertanto e a mio parere, elucubrazioni personali dell’articolista ma considerazioni che partono da un bagaglio di acquisizioni precedenti. Certo, però, che l’abbandono della pugna nel bel mezzo dell’impresa non ha ben disposto chi aveva tanto sperato nella virata di Joseph Ratzinger, facendo tornare alla mente alcune sue ambiguità del passato.

  9. Federico Fontanini

    Io ho sempre avuto un pensiero sull’atto di rinuncia di Ratzinger e questo fin dall’inizio. 1) la sua decisione è stata motivata e presa in retta coscienza dopo aver pregato. Perciò è stato sincero in quel che ha detto (lascerei perdere altre ipotesi). 2) questa decisione di fatto ha avuto un effetto dirompente e sembra aver accelerato i tempi di autodemolizione della Chesa, E’ un dato di fatto, lo constatiamo tutti a distanza di un anno. 3) allora l’unica spiegazione è che questa scelta (la rinuncia) sia stata realmente voluta dal Signore ed inflitta come castigo alla Chiesa. Poichè non si è dato ascolto Dio ci ha tolto in modo drammatico il dono di papa Benedetto, il quale tuttavia rimane per ora a sostenere la Chiesa con la preghiera (e forse anche il consiglio) in questo momento difficile. Non dimentichiamo che è lui il regista degli ultimi anni del papato, già sotto Giovanni Paolo II, che spesso con lui si consigliava ed al quale era legato da una particolare comunione.

  10. Patrizia Stella

    Non sono per nulla d’accordo con l’autore di questo articolo. Innanzitutto perché riveste di superficialità il gesto di Benedetto XVI, come se fosse frutto di una bella trovata di primavera, liberatoria da ogni responsabilità, in secondo luogo perché considera normale la presenza di due Papi. Che male c’è? Due che si aiutano, si stimano, si completano, uno per la parte teologica, l’altro per quella sociale… e chissà che non venga un terzo Papa a completare il quadro, magari esperto in questioni finanziarie, così avremmo addirittura una tetrarchia specialissima e singolare nella storia della Chiesa che risolve ipso facto tutti i problemi.
    Certo, per le persone di poca formazione dottrinale, mi si perdoni, questa soluzione potrebbe apparire normale e perfino ovvia, due Papi che si aiutano, mentre per i veri credenti questa scelta di Papa Ratzinger potrebbe apparire perfino scandalosa. Perché mai il bravo, fedele e colto Papa
    Ratzinger si è sognato di dare le dimissioni, spalancando le porte a questa confusione foriera di gravi danni per la Chiesa? Per fuggire con viltà dai “lupi” come egli stesso aveva pronosticato il giorno del suo insediamento? Per codardia o, al contrario, per ispirazione divina?
    IO stessa confesso di essermi posta queste e altre domande in un turbinio di risposte contraddittorie e lancinanti, finchè credo di aver avuto finalmente una interiore certezza che mi ha rasserenata e riconciliata con Papa Ratzinger che io ho sempre tanto amato, lo confesso. Ed è questa: sicuramente sotto l’azione dello Spirito Santo da Ratzinger tanto invocato, egli ha capito che la sporcizia della Chiesa, da lui denunciata pubblicamente quel venerdì santo al Colosseo, era arrivata a tal punto da costringerlo a non poter più sostenere gli argini per salvare a tutti i costi “la facciata” di una Chiesa ormai in decomposizione (quella del nemico perché la vera Chiesa di Cristo è ancora nascosta nelle catacombe!).
    Era arrivato il momento di mollare la presa di quegli argini ormai logori e di lasciar dilagare tutta la sporcizia fuori, ben visibile, chiara, inconfutabile… e che ognuno la potesse vedere, chi più chiara, chi più scura, e giudicare … alfine di poter pregare con più intensità per la Chiesa e i suoi Pastori tartassati dal nemico, nella speranza che tutto questo possa cessare al più presto per intervento misericordioso e diretto di nostro Signore Gesù Cristo, memore di quella frase che Gesù rivolse a Giuda: “Quello che devi fare, fallo presto!” affinché si compiano le profezie ed emerga poi alla fine tutta la bellezza del volto della vera Chiesa, Sposa di Cristo.

  11. CONCORDO pienamente con quanto scrive Marco Bongi, essendo io, ovviamente, un “retrivo” cattolico “tradizionale” (nel senso, che ama e segue il papa quando fa il papa , Vicario di Cristo, non quando fa il presidente eletto del Vaticano…) non papòfilo ad oltranza, nè ripieno di visioni celestiali su ogni papa che si affacci al balcone, come la gran massa dei “cattolici” ritiene di avere -contro ogni logica-.

  12. Sono assolutamente con Marco Bongi. In questi giorni di facili epurazioni ci vuole molto coraggio – molto amore per la chiesa – per scrivere un articolo così politicamente scorretto. A riprova riporto poche righe tratte dalla lettera aperta che Mons. Lefebvre e Mons. Castro-Mayer inviarono a Giovanni Paolo il 21 Novembre 1983. Senza risposta. Non servono “ermeneutiche” particolari per comprendere quanto scrissero. Se prima questi due eroici pastori della Chiesa Cattolica apparivano ai più come “profeti di sventura”, chi potrebbe ora contestare la loro “profezia”? In teoria nessuno. Ma così come allora la quasi totalità dei fedeli e chierici hanno voltato loro le spalle scandalizzati anche ora – nonostante l’evidenza dei pessimi raccolti – costoro continueranno a “scandalizzarsi”. E quali altri disastri dovrebbe produrre la chiesa conciliare perché i fedeli inizino a difendere la bimillenaria Tradizione Cattolica?
    “La situazione della Chiesa, da venti anni, è tale che essa appare come una città occupata. Migliaia di sacerdoti e milioni di fedeli vivono nell’angoscia e nella perplessità a motivo della “autodemolizione della Chiesa” Gli errori contenuti nei documenti del Vaticano II, le riforme postconciliari, e particolarmente la Riforma liturgica, le false concezioni diffuse da documenti ufficiali, gli abusi di potere compiuti dalla gerarchia, li gettano nel turbamento e nel disagio. […] Tacere in queste circostanze significherebbe farsi complici di queste cattive opere (cfr. 2Gv 11) […] È con i sentimenti di S. Paolo di fronte a S. Pietro, allorché gli rimproverava di non seguire la “verità del Vangelo” (Gl 2, 11-14), che noi ci rivolgiamo a Voi”. …

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