La Fraternità S. Pio X e l’accordo con Roma. Un’intervista di Mons. Schneider e il commento di Cesare Baronio

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L’argomento dell’eventuale “accordo” tra la Fraternità San Pio X e Roma viene affrontato da Mons. Athanasius Schneider in un’intervista concessa al sito spagnolo ADELANTE LA FE e ripresa dal sito Radio Spada. Ancora sul sito Radio Spada è pubblicato un intervento di Cesare Baronio, a commento delle dichiarazioni di Mons. Schneider.

Riportiamo qui di seguito i due testi di Radio Spada. L’eventuale “accordo” tra la Fraternità San Pio X e Roma sarà oggetto nei prossimi giorni di ulteriori approfondimenti su Riscossa Cristiana.

PD

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Vescovo Schneider: “Ho chiesto a mons. Fellay di non tardare troppo con l’accordo”  –  di Isidoro

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Riportiamo l’intervista del blog spagnolo Adelante La Fe e i maggiori headlines. [RS]

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Headlines

“Ci sono molti posti in cui i sacerdoti agiscono più come pastori protestanti che come sacerdoti cattolici”

“Ci sono famiglie che devono viaggiare più di 100 km per andare a una Messa dignitosa e ascoltare la sana dottrina”

“I fedeli devono chiedere ai sacerdoti degli inginocchiatoi, altrimenti non sarebbero messi nelle chiese”

“Nel clima di oggi, è un vero miracolo che abbiamo vocazioni”

“L’ideologia di genere è una depravazione, una forma definitiva del marxismo”

“Se possono, i genitori dovrebbero ritirare i propri figli dalle scuole in cui si insegna il gender”

“C’è una mentalità di relativismo radicale all’interno della Chiesa”

“Dovremmo parlare in modo che il Magistero possa parlare chiaramente”

“Con il relativismo morale, soprattutto per quanto riguarda la ricezione di Comunione da parte dei divorziati risposati, vogliamo che Dio faccia la nostra volontà, e ciò non va bene”

“Un diaconato femminile sacramentale contraddice la natura della Chiesa”

“Dobbiamo amare il papa soprannaturale, pregando per lui, non praticare una forma di papolatria”

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Fraternità San Pio X – Mons. Lefebvre

“Sono convinto che nelle attuali circostanze, Mons. Lefebvre avrebbe accettato la proposta canonica di una prelatura personale senza esitazione ”

“Mons. Lefebvre è un uomo con un profondo sensus ecclesiae ”

“Le ordinazioni episcopali sono stati fatti nel 1988 perché in buona coscienza pensava che doveva farlo, come un atto estremo, e, allo stesso tempo, ha detto che questa situazione non dovrebbe durare a lungo”

“Se rimanete canonicamente autonomo per troppo tempo, si corre il rischio di perdere una caratteristica della Chiesa cattolica”

“Non possiamo sottometterci al Vicario di Cristo secondo la persona; questo non sarebbe cattolico. Non si può dire “io non credo in questo papa, non mi sottometto, ho intenzione di aspettare fino a quando arriva quello che mi piace.” Questo non è cattolico, non è soprannaturale; è umano. Si tratta di una mancanza di soprannaturalità e fiducia nella Divina Provvidenza, che Dio è colui che guida la Chiesa. Questo è un pericolo per la Fraternità San Pio X”

“Ho chiesto a Mons. Fellay non ritardare la sua accettazione più a lungo, e ho fiducia nella Provvidenza, anche se non posso averne la certezza al 100% ”

“E’ mio grande desiderio che la Fraternità San Pio X possa essere riconosciuta e stabilita all’interno della struttura regolare della Chiesa nel più breve tempo possibile, e questo sarà per il bene di tutti, per loro e per noi. In realtà sarà una nuova forza in questa grande battaglia per la purezza della fede.”

“Ho detto a Mons. Fellay: “Monsignore, abbiamo bisogno della vostra presenza [con Roma] per unirci con tutte le forze buone della Chiesa.”

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Messa tradizionale

“Il movimento per ripristinare la tradizionale Messa è opera dello Spirito Santo, ed è inarrestabile.”

“Se i Padri del Vaticano II avessero assistito ad una Messa come quello che conosciamo oggi e una Messa tradizionale, la maggioranza direbbe che la Messa tradizionale è ciò che vogliono, e non il contrario.”

“La liturgia tradizionale è la liturgia del Vaticano II, magari con piccole modifiche.”

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Dubia alle esternazioni di mons. Schneider sulla Fraternità San Pio X  –  di Cesare Baronio

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Qualche domanda a proposito delle dichiarazioni di S.E. Mons. Schneider, pubblicate qui.

Premetto che nutro il massimo rispetto verso uno dei pochi Presuli che abbia avuto il coraggio di denunciare con chiarezza non poche deviazioni dottrinali dei suoi Confratelli. Nondimeno, ritengo che le sue parole – certamente senza volerlo – possano prestare il destro alle manovre tutt’altro che limpide nei confronti della Fraternità San Pio X da parte degli esponenti della chiesa conciliare.

Mi limito quindi a porre delle domande, dei dubia, dopo ognuna delle proposizioni di S.E. mons. Schneider riportate da alcuni blog cattolici.

Sono convinto che nelle attuali circostanze, mons. Lefebvre avrebbe accettato la proposta canonica di una Prelatura personale senza esitazione.

Sono forse venute meno le critiche che S.E. Mons. Lefebvre fece a quanti lasciarono la Fraternità dopo le Consacrazioni? Le promesse della Santa Sede nei confronti dei transfughi sono forse state mantenute? Qual è stato il contributo della Fraternità San Pietro e dell’Istituto Buon Pastore nell’opporsi alle deviazioni dottrinali? Abbiamo mai sentito il Superiore della FSSP o del IBP prendere posizione contro le dichiarazioni più controverse da parte della Gerarchia, ad esempio in occasione della promulgazione di Amoris Laetitia o della visita a Lund per il quinto centenario della cosiddetta Riforma luterana? O quando Francesco ha detto che lo Stato laico è migliore dello stato confessionale?

Le Consacrazioni episcopali del 1988 furono fatte in buona coscienza, perché egli[Mons. Lefebvre, ndr] pensava di doverle fare come atto estremo e, allo stesso tempo, ha detto che questa situazione non sarebbe dovuta durare a lungo.

Monsignor Lefebvre non ha mai affermato che la situazione di presunta irregolarità canonica sostenuta da Roma sarebbe durata poco: ha detto invece che la storia gli avrebbe dato ragione, e che auspicava che venisse un giorno in cui Roma avrebbe riconosciuto i propri errori. Ѐ dunque cambiato qualcosa in meglio dal 1988? Forse sotto questo Pontificato si sono corrette le deviazioni dottrinali dei pontificati precedenti? Non è forse vero il contrario, e cioè che Bergoglio ha demolito con ancor maggiore impegno quel poco che si era salvato dopo il Concilio? Non ha egli dato prova di considerare la pacificazione con la Fraternità San Pio X alla stregua dell’unione con gli eretici luterani, dimostrando di voler eludere gli aspetti dottrinali, limitandosi a mettere irenisticamente insieme chi difende la verità e chi la nega?

Se si rimane canonicamente autonomi per troppo tempo, si corre il rischio di perdere una caratteristica della Chiesa cattolica, ossia la sottomissione all’autorità del Papa.

Come è possibile affermare che la Fraternità San Pio X si consideri autonoma, quando riconosce Francesco come Papa legittimo e si conforma ai suoi atti di governo, quali ad esempio l’indizione del Giubileo o la concessione delle Indulgenze, limitandosi a rifiutare obbedienza in ciò che moralmente giudica illecito? Non è forse Roma ad essersi resa autonoma, a partire dal Concilio, dall’ininterrotta Tradizione dottrinale, morale e spirituale della Chiesa Cattolica?

La nostra sudditanza al Vicario di Cristo non deve dipendere dalla persona del Papa: ciò non è di fede. Ma non si può dire: “Io non credo in questo Papa, non mi sottometto, ho intenzione di aspettare fino a quando ne arrivi uno che mi piace”. Questo non è cattolico, non è soprannaturale, ma umano. Si tratta di una mancanza di soprannaturalità e di fiducia nella Divina Provvidenza, perché è Dio che guida la Chiesa. Questo è un pericolo per la Fraternità San Pio X.

Chi ha mai sostenuto, nella Fraternità San Pio X, che Paolo VI e i suoi successori non siano Papi? Chi ma mai affermato, tra i suoi membri, di voler scegliere il Papa secondo i propri gusti? Non è forse vero che la Fraternità fa pregare tutti i suoi membri per il Papa, e che il ritratto del Pontefice regnante è presente in tutte le sacristie? Non sono forse i novatori, al contrario, a dimostrare questo atteggiamento di ribellione, nell’opporsi a Benedetto XVI allorché liberalizzò la Messa tridentina, mentre oggi sostengono Francesco più come persona che non come Vicario di Cristo?

Ѐ mio grande desiderio che la Fraternità San Pio X possa essere riconosciuta e costituita all’interno della struttura regolare della Chiesa nel più breve tempo possibile, e questo sarà per il bene di tutti, per loro e per noi. In realtà sarà una nuova forza in questa grande battaglia per la purezza della fede.

Se la scomunica è stata revocata, si deve intendere che le motivazioni che l’hanno originata siano venute meno, o che essa non avesse legittimità quando fu comminata. Ora, se questo è vero, allora la Fraternità non si è mai separata de facto dalla Chiesa Cattolica, ma piuttosto è stata oggetto di una ingiustificata persecuzione da parte dei novatori. Ne consegue che la Fraternità è in seno alla Chiesa, anche se ufficialmente non la si considera in piena comunione con la Sede Apostolica. Darle un riconoscimento giuridico cambia solo aspetti meramente canonici ed amministrativi, ma non la sostanza; come si può sostenere allora che la Fraternità debba essere riconosciuta e costituita all’interno della struttura regolare della Chiesa? Non è forse la gerarchia modernista che dovrebbe tornare sui propri passi, riconoscendo deviazioni gravissime che hanno avuto conseguenze disastrose su tutto il corpo ecclesiale? In cosa ha sbagliato la Fraternità, quando ha rifiutato l’ecumenismo, la libertà religiosa, la riforma liturgica, la collegialità? Non ha forse sbagliato chi ha imposto d’autorità queste deviazioni, punendo con la scomunica chi non vi aderiva?

Ho detto a mons. Fellay: “Monsignore, abbiamo bisogno della vostra presenza per il ricongiungimento di tutte le forze buone della Chiesa per raggiungere questa unione”.

In base a quale criterio l’eventuale presenza canonica della Fraternità San Pio X all’interno della compagine ecclesiale attuale garantirebbe di ottenere effetti diversi da quelli che hanno ottenuto quanti si sono riavvicinati a Roma confluendo nella Fraternità San Pietro o nell’Istituto Buon Pastore? L’esperienza pregressa non ha insegnato nulla? Se si eccettuano le riserve indiane che, contro il dettato del Motu Proprio Summorum Pontificum, celebrano la liturgia tradizionale, di quale accoglienza godono i membri degli istituti di sensibilità tradizionale in seno alle Diocesi? Non è vero al contrario che essi vivono de facto separati dagli altri chierici, senza esser minimamente coinvolti nella cura pastorale, ed anzi venendo derisi ed emarginati? E quando li si tollera, non è questo dovuto alla loro implicita accettazione della mentalità conciliare, al loro silenzio sulle deviazioni dottrinali e morali predicate fin dal Soglio di Pietro? Ed ancora: in una visione soprannaturale, non è forse vero che anche la Fraternità – pur nella sua attuale posizione canonica – può comunque contribuire al bene della Chiesa? Direi di più: non è molto più onesto l’atteggiamento della Fraternità, che accetta di subire l’ingiustizia dell’ostracismo per non cedere sui principii, rispetto al comportamento di chi, in cambio del riconoscimento canonico, si guarda bene dal condannare gli errori quotidianamente predicati dal Papa, dai suoi Dicasteri e dalla maggioranza dei Vescovi?

Il movimento per ripristinare la Messa tradizionale è opera dello Spirito Santo, ed è inarrestabile.

Il ripristino della Liturgia tridentina è certamente di per sé un fatto positivo; ma accanto ad esso sussiste pur  sempre un rito definito ordinario, che se non nega di certo indebolisce gravemente il dogma cattolico, insinuando un concetto distorto della Messa e di non poche verità della Fede. Come si può accettare la convivenza di due forme dello stesso Rito romano, con la quale si conferma quell’atteggiamento relativista della Gerarchia, che proprio mons. Schneider condanna? E come si può pensare che la Fraternità San Pio X accetti un riconoscimento ufficiale, quando esso implica riconoscere legittimità ad un rito che non onora Dio nel modo dovuto e che tace verità per compiacere gli eretici?

Se i Padri del Vaticano II avessero assistito ad una Messa come quelle che conosciamo oggi e ad una Messa tradizionale, la maggioranza di loro avrebbe detto che ciò che volevano era la Messa tradizionale, e non il contrario.

Ma dov’erano i Padri Conciliari dopo la fine  del Vaticano II? Erano forse spariti, una volta fatto ritorno alle loro Diocesi? Non è forse vero che nessun Prelato – a parte casi rarissimi – ha avuto alcunché da eccepire sulla riforma liturgica, e che anzi la totalità dei Padri Conciliari se ne è fatta promotrice indefessa contro ogni opposizione, e con un autoritarismo che non conosce precedenti nella storia della Chiesa? Non si è forse presentata la Messa riformata come un frutto del Concilio? Non è forse vero che gli unici ad essersi opposti alla riforma conciliare furono proprio i membri della Fraternità San Pio X, e che per questo furono perseguitati e che, contro il diritto canonico, la Fraternità fu soppressa dal Vescovo di Sion, dichiarandone i membri sospesi a divinis? Non è forse vero che solo grazie alle Consacrazioni del 1988 venne concessa da Giovanni Paolo II una limitatissima libertà alla Liturgia cattolica, che sino ad allora era ufficialmente dichiarata abolita? Non è forse vero che l’applicazione del Motu Proprio è ancor oggi generalmente disattesa, e che la concessione di chiese ai fedeli tradizionalisti avviene sostanzialmente nei termini previsti dall’Indulto di Giovanni Paolo II? Non è stato lo stesso Francesco a proibire ai Francescani dell’Immacolata di celebrare liberamente la Liturgia tridentina, contro il dettato del Motu Proprio? E per quale motivo non dovrebbe ripetersi lo stesso provvedimento nei confronti della Fraternità San Pio X, una volta che essa si trovi a dipendere completamente dalla Sede Apostolica?

Guardiamo ai sacerdoti di cosiddetta sensibilità tradizionale. Se li si lascia liberi di celebrare le loro pur degnissime liturgie – e questo peraltro entro confini molto stretti – essi si trovano comunque nell’impossibilità di denunciare l’errore. Al massimo possono predicare bene, ma più spesso cercano inutilmente di dimostrare che il Vaticano II è interpretabile alla luce della Tradizione, venendo quotidianamente sconfessati tanto dal Papa quanto dai suoi sostenitori.

Vi è chi ritiene che, in fin dei conti, anche quanti sono canonicamente riconosciuti da Roma abbiano dei meriti. Ѐ innegabile che la loro presenza in seno alla chiesa conciliare, se serve per avvicinare alla Liturgia cattolica i fedeli che frequentano le funzioni riformate, sia preferibile a quella di chi celebra in modo indecoroso o irriverente. Ma occorre riconoscere con onestà che questa alternativa costituisce altresì un pericolo per chi è veramente cattolico, quando la bellezza dei riti è utilizzata per attirarlo inconsciamente verso l’accettazione almeno implicita delle deviazioni conciliari.

Certo, vi sono realtà che celebrano esclusivamente il rito cattolico, altre in cui la concelebrazione in riti riformati è episodica, altre ancora in cui convive quello strano biritualismo, in cui la forma ordinaria prevale su quella straordinaria, relegata in giorni ed orari penalizzanti. Un giudizio equanime deve quindi saper distinguere dall’utilità accidentale di una situazione transitoria valida per alcuni, e la sua intrinseca bontà valida per tutti.

Ammettiamo pure che erigere una Prelatura personale per garantire completa legittimità canonica alla Fraternità San Pio X sia una cosa buona: perché una società di vita apostolica – quale è appunto la Fraternità – non può godere di analoga legittimità? Ammettiamo pure che il suo Superiore ed i suoi membri riescano a preservare nella sua interezza il carisma proprio dell’istituto: per quale motivo Bergoglio dovrebbe astenersi dal fare oggetto dei suoi strali anche loro, quando non esita ad insultare Principi della Chiesa e Presuli, accusandoli di formalismo e di integralismo? Ѐ evidente che lo scopo che Francesco di prefigge non è certo quello di aumentare il numero dei propri oppositori: se così fosse sarebbe un gesto di autolesionismo. Dobbiamo quindi ragionevolmente supporre che, se egli è disposto a concedere una Prelatura personale alla Fraternità, è perché vuole imbrigliarla e ridurla al silenzio. A quel punto si darebbero due sole opzioni per i membri della Prelatura: o mantenersi fedeli al carisma del Fondatore ed esser quindi colpiti da provvedimenti disciplinari e commissariamenti, trovandosi nella situazione in cui sono attualmente; o rassegnarsi a fare ciò in cui i transfughi della Fraternità li hanno preceduti, ossia obbedir tacendo.

Confido che queste riflessioni possano contribuire a chiarire i rischi cui si espone la Fraternità, in questo particolare momento storico, nell’accettare le profferte romane.

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37 commenti su “La Fraternità S. Pio X e l’accordo con Roma. Un’intervista di Mons. Schneider e il commento di Cesare Baronio”

  1. A mio modo di vedere un accordo porterebbe allo sfascio la FSSPX per disgregazione interna ed è proprio questo l’obiettivo dell’agenda del Pontefice regnante.
    Se si legge in giro che oltre i due terzi della FSSPX in Italia non è favorevole ad un accordo e viceversa l’accordo vi sarà, beh, è evidente che l’infiltrazione ha lavorato più che bene anche nella FSSPX.
    Siamo nel 2017, il nemico si giocherà il tutto per tutto e prima di ciò, immunizzerà tutto ciò che gli sarà possibile per ridurre al minimo ogni opposizione.
    Il pensare qualcosa di diverso è mera ingenuità, il dirlo malafede.

  2. Non arrendiamoci e non scoraggiamoci, teniamoci stretti ai Sacerdoti della Fraternità che vogliono mantenersi fedeli all’Opera di Dio realizzata da Mons Lefebvre per la salvezza del Sacerdozio Cattolico e del Santo Sacrificio della Messa. Che la Santa Vergine unitamente a San Giuseppe intercedano per noi e scampino la Fraternità San Pio X dai tranelli del demonio.

  3. Attenzione: Papa Buffoglio si mette il naso da pagliaccio ma è un killer-clown! Sono convinto che se potesse kommissarierebbe anche la FSSPX, al fine di distruggerla, come ha fatto con i Francescani dell’Immacolata, ma non potendolo fare cerca di circuirli nel suo abbraccio mortale. Ok alla Prelatura, se la Chiesa non fosse però in balìa di questo devastatore. Ricordoamoci che il malvestito-da-papa, nella sua ignorante arroganza, per vendicarsi di Burke ha sbordato anche con lo SMOM (dove S sta per Sovrano!) che lo ha tacciato di ingerenza.

  4. Comunque tutto questo era nell’aria da un bel po’. E le esche sono state lanciate un po’ per volta, avvicinando il tiro man mano nell’anno della “misericordia”. Esattamente come si fa con un animaletto selvatico, ma non pericoloso, per farlo avvicinare, lanciandogli il cibo prima ben lontano, e poi sempre un po’ più vicino, fino a che è abbastanza a tiro da afferrarlo: quando finalmente se ne accorge ormai è in trappola e, a meno che non riesca a divincolarsi con uno strattone improvviso, non può fare più nulla e deve rassegnarsi; o sbattere il capo sulle sbarre fino ad uccidersi.

  5. I FFI potevano benissimo salvarsi da questo fasullo commissariamento se avessero un minimo reagito alla palese ingiustizia alla quale sono stati sottoposti. Invece si sono lasciati condurre al macello…per “misterioso” disegno della Divina Provvidenza…!
    Credo che in una tale situazione la FSSPX reagirebbe a tono come reagì il suo fondatore alla deriva di una Chiesa “in uscita” e mai più rientrata (parentesi a parte con BXVI…).
    Qualunque cosa succeda il male è già stato sconfitto. Restiamo fedeli a Gesù Cristo e tramite la Tradizione a quella Chiesa che ha voluto e che quella di oggi non ne è che uno sbiadito riflesso…

  6. Tutto ha senso nell’ambito del progetto (pseudo)ecumenico bergogliano.
    Come si dice in ambito numismatico, “la moneta cattiva scaccia (dalla circolazione, si intende) quella buona”: se in una massa circolante di monete d’argento vengono immessi equivalenti nominali in rame, è matematico (matematico!) che l’argento sparirà dalla circolazione.
    Tutte le sette di origine cristiana (Luterani, per citare solo gli ultimi protagonisti), che si sono ormai da secoli staccati dall’Albero Cattolico (ma che oggigiorno sono di fatto ex-ex-ex-ex-…ex-cristiani), distruggeranno nel loro abbraccio mortale quanto rimasto ancora di cattolico nella (ormai “ex” pure lei) Chiesa Cattolica, e annacqueranno (nella migliore delle ipotesi) il patrimonio che gelosamente hanno custodito coloro che si sono mantenuti autenticamente cattolici fino ad oggi.
    Comunque Chi comanda non é il biancovestito. E’ questa la sola cosa su cui possiamo fare affidamento.

    1. Mi fa piacere che dica: «sette di origine cristiana» e non «altre religione cristiane», come generalmente vien detto anche purtroppo da fonti ufficiali cattoliche. Le vere religioni cristiane infatti, oltre alla cattolica sono quelle scismatiche: praticamente solo gli Ortodossi e forse qualche altra minore localizzata in Oriente. In pratica solo quelle in cui nella loro Gerarchia si tramanda la successione apostolica.
      La pletora di «confessioni» che passano genericamente sotto il nome di «Protestanti» (ma in realtà sono decine) dovrebbero sempre essere chiamate così: «sette»; al limite aggiungendo: «di origine cristiana».

  7. Sono stupito, della proposta del, per altro, ammirevole Mons. Athanasious Schneider!
    Condivido tutto ciò che hanno detto coloro che hanno fin qui commentato la stravagante proposta di ‘sottomissione’ alle esternazioni infide di colui che siede sul Trono di Pietro .

    Rifugga Mons. Fellay dal morso dell’Aspide.

    Non ho fatto in merito altri commenti….Buona Epifania!

    1. Monsignor Schneider (uno dei pochi ad aver parlato con orrore contro la “distribuzione” del Corpo di Cristo nelle mani, ricordiamolo) evidentemente crede che la presenza della San Pio X “nella” struttura della Chiesa avrebbe un importante peso politico, influenzando i futuri mutamenti senso positivo.
      Un’opinione errata: anzitutto perché la Chiesa non funziona come un Parlamento (tanto meno in presenza di teste di ponte giacobine: il professor de Mattei ha ricordato più volte che tutte le rivoluzioni, compresa quella ecckesiale degli anni ’60, furono fatte da esigue minoranze prive di scrupoli) – poi perché chiude gli occhi di fronte all’attuale Regime autocratico del massone-che-ride. L’uomo del “Mistero buffo”, nel senso che vuole seppellire il Mistero di Cristo sotto una risata

  8. Dante Pastorelli

    Ha ragione mons. Schneider e torto chi afferma il contrario: mons. Lefebvre prevedeva un breve periodo di separazione. Ricordavo un’intervista del defunto vescovo a 30Giorni che lessi nell’88. Ecco la parte che interessa:

    luglio/agosto 1988 del citato periodico:

    “PACI: E adesso, cosa prevede che sarà il futuro della Fraternità nelle sue relazioni con la Chiesa di Roma?

    “LEFEBVRE: Spero che in pochi anni, quattro o cinque al più, Roma finirà per giungere ad un accordo con noi.

  9. e’ almeno dal giubileo del 2000 che mons. Fellay e il suo entourage vogliono pervenire all’accordo.. ed e’ da allora che mons. Williamson ha cominciato a mettere in guardia da questa deriva. Il passo piu’ decisivo e’ stata proprio la cacciata di mons. Williamson avvenuta senza che nessuno dei sacerdoti si ribellasse (per il solito malinteso senso di ubbidionza all’autorita’…si, ma quale autorita’?). Da quel fatto la Fsspx ha firmato la sua condanna. La speranza rimane legata ai sacerdoti della “resistenza” che negli anni scorsi, chi prima chi poi, hanno seguito mons. Williamson. Speriamo che molti altri (che non avevano voluto credere al disegno di mons. Fellay) facciano la stessa scelta di fronte al fatto compiuto… meglio tardi che mai!!!

  10. Mi sorprende non poco che la proposta di accelerare l’accordo venga da mons. Scheider. Mi sorprende non poco che abbia più volte ribadito “questo non è cattolico”, ma perché Bergoglio è cattolico?

  11. Ogni opera di riforma e ogni aiuto alla Chiesa si può dare solo dal di dentro. Altrimenti si è come i protestanti

    1. “Dentro” la Chiesa – “ignorando” l’autocrate.
      Ignorandolo scientemente, come ho cercato di proporre. Se è vero che ha dato l’avvio alla Neochiesa, si può solo ignorarlo: occupa il Vaticano in nome di qualcosa che non è “la Chiesa”, bensì “la cerchia (club, mafia, circolo…) dei Prelati Illuminati”

  12. Io mi sono fatta l’idea che la proposta della prelatura, se realmente esiste e parte dal Papa (?), il che non mi sorprende, non sia altro che un’abile mossa politica, come è abituale in questo papato. Mi pare che ora la Fraternità gli serva come carta da giocare. Nell’immediato non ha intenzione di silenziarla; per questo c’è sempre tempo, se non lo farà lui, sarà qualcun altro, sempre che la situazione nella Chiesa non cambi drasticamente. Ora gli fa comodo come scudo di fronte ai suoi oppositori, che mi pare stiano crescendo (ved. i 4 cardinali dei dubia, ma non solo). Il messaggio che vorrebbe lanciare è: non potete dire che non sono in linea con la Tradizione, proprio io che riabilito la SPX. Un disegno sottile e che si crede astuto.
    Bisogna pregare molto, per la FSSPX e per tutte le realtà legate alla Tradizione, in particolare in quest’anno centenario di Fatima, perché sia affrettato il trionfo del suo Cuore Immacolato, consapevoli che umanamente più di tanto non possiamo fare, avendo a che fare con persone all’interno della Chiesa infette da una ideologia che…

  13. Cesaremaria Glori

    Il pericolo non dipende dal fatto che la Fraternita San Pio X rientri nella comunità della Chiesa cattolica ma dalla possibilità che, una volta attuato il rientro, la gerarchia avrà il potere (che può anche diventare un dovere per chi obbedisce al dogma Concilio) di entrare nella Fraternità, operando né più e né meno come è avvenuto con i Francescani dell’Immacolata e con la comunità del Verbo Incarnato. L’unico modo per salvare la possibilità di sfuggire a questo possibile stratagemma consisterebbe nel mettere al sicuro in mani fidate le proprietà immobiliari che ora la Fraternità possiede per l’esercizio della sua missione, di modo che sia sempre possibile ritornare alla situazione quo ante. Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

  14. La decisione di trasformare una società di vita apostolica in una Prelatura personale solleva alcuni problemi:

    – anzitutto essa dev’essere decisa dai membri dell’istituto stesso, riuniti in Capitolo Generale, e quindi non può esser materia di decisione unilaterale del Superiore o di un numero ristretto dei membri, poiché questo violerebbe la libertà di adesione dei singoli, i quali hanno prestato giuramento di fedeltà alle Costituzioni della Fraternità, e nel momento in cui essa dovesse cambiare, il loro giuramento decadrebbe immediatamente;

    – in secondo luogo, i membri devono esser messi nelle condizioni di poter scegliere se confluire nella Prelatura o se continuare a vivere la propria vocazione secondo le Costituzioni dell’Istituto: in questo caso si dovrebbe quindi ipotizzare la creazione della Prelatura per quanti desiderano entrarvi, e mantenere la Fraternità San Pio X per quanti non lo vogliono, e ci si troverebbe esattamente nella stessa situazione della Fraternità San Pietro o dell’Istituto Buon Pastore.

    [sequitur]

  15. – in terzo luogo, la Prelatura è un’innovazione del Nuovo Codice di Diritto Canonico: come ben sa, alcuni punti controversi del Nuovo Codice sono materia di discussione perché strettamente correlati con le riforme conciliari, di cui esso è espressione giuridica: è quindi ragionevole che i membri della Fraternità, pur accettando l’ipotesi di una regolarizzazione, non ritengano di dover stravolgere le Costituzioni e lo Statuto.

    Qui non stiamo parlando del governo della Chiesa, o di materia dottrinale, ma di una delicatissima questione giuridica, che va al di là delle valutazioni di opportunità del riconoscimento giuridico da parte della Santa Sede. Quindi il criterio di maggioranza, inaccettabile laddove si discuta di questioni di Fede o di Morale (e pure adottato dalla chiesa conciliare con la collegialità), qui ha viceversa ragion d’essere e trova conferma anche nella Regola di altri Ordini.

    Diciamo pure che, anche se sedesse sul Soglio Pio XII, sarebbe assolutamente legittimo che i membri della Fraternità rifiutassero di veder trasformata la Fraternità in qualcos’altro.

    1. «Qui non stiamo parlando del governo della Chiesa, o di materia dottrinale, ma di una delicatissima questione giuridica, che va al di là delle valutazioni di opportunità del riconoscimento giuridico da parte della Santa Sede». Una domanda: L’eliminazione della scomunica da parte di Benedetto XVI non comporta automaticamente il riconoscimento giuridico?

  16. A quelli della FSSPX dovrebbe risuonare una domanda: a fronte del caso dei Francescani dell’Immacolata e di altre realtà (come quella che pubblica l’opera di Padre Cornelio Fabro), perché Francesco ha tanta urgenza? Evidentemente ha guardato e analizzato la cartina europea riguardante l’esplosione delle Sante Messe in rito antico e deve correre ai ripari. Niente di meglio che integrare la FSSPX per poi dissolverla e dopo averla dissolta raccogliere i risultati. Della serie, solve et coagula! In fondo, proprio come un’operazione alchemica, sfasciare la Fraternità per integrare e unire gli uomini più propensi alle dipendenze di Francesco. Diciamola tutta: oggi in Vaticano, tra i tanti e più urgenti, hanno l’obiettivo di distruggere qualsiasi realtà che si rifà alla Tradizione, al Magistero di sempre, al rito di sempre, che è quello cattolico, apostolico e Romano, non quello della sinagoga o di qualsiasi setta stravagante luterana. Il fatto che Bergoglio abbia incaricato Schneider dimostra ancor di più la malizia e la trappola del regnante Pol Pot!

    1. La conferma di quanto lei afferma, Feder, mi è data dal’articolo che riporta la ramanzina fatta dal Vescovo Miglio a don Massimiliano Pusceddu (cfr questo sito o Chiesa e Postconcilio); il pseudovescovo (non posso chiamarlo altrimenti) gi ha imposto di “aggiornarsi” : cambiare teologia, gettare la talare, modernizzarsi, altrimenti niente sede e niente stipendio. Altro che Urss stalinista ! razza di impostori, di vipere ! e poi blaterano di misericordia ! li punisca il Signore ! Quando sarà fatta piazza pulita di questi vigliacchi non sarà mai troppo presto. Signore, liberaci da questi traditori ! Amen

  17. Non possiamo ragionare come loro, analizzare le opportunità politiche ecc… Dobbiamo avere una visione soprannaturale delle cose e credere in una Provvidenza che le governa al di là delle intenzioni degli uomini. Se Roma propone un rientro pieno ben venga. Da dentro la Chiesa la fraternità può fare molto di più. Bisogna che i cattolici veri si riapproprino della loro casa , anche se ora è occupata da lupi. L’unica Chiesa di Cristo è quella che ha per capo Pietro. Occorre aver più fede e leggere i disegni della Provvidenza,al di là delle intenzioni umane

    1. E oggi c’è Pietro? Lei stesso dice che ci sono i “lupi”.
      Io, per parte mia, ho suggerito e suggerisco a tutti di non tormentarsi nel soppesare la “percentuale di legittimità” del Biancovestito. ma di lasciarlo nel suo brodo. Guardando al Cielo e alla terra… non alla mafia clerico/massonica

      1. Sinceramente, non saprei che giudizio dare, ma pensando alla virtù della Speranza, chissà mai che un rientro (quanto meno più che legittimo) nella Chiesa di Roma possa far sperare a un bene che nei progetti misteriosi di Dio si attua anche attraverso vie impensabili? A volte – la Sacra Scrittura ce lo conferma- anche le malevole intenzioni degli uomini malvagi, sortiscono poi risultati inimmaginabili e completamente diversi dai loro pensieri.

        1. Anche questo è vero, Tonietta, al Signore nulla è impossibile : sa scrivere dritto sulle righe storte, come insegnava San Giovanni Bosco. Del resto, non ci ha assicurato la nostra Madre Celeste che “quando tutto sembrerà perduto, allora Io sarò con voi” ? (a suor Lucia di Fatima). Per quanto si affatichino i vari Omissis e soci, aiutati da gente come Miglio, non otterranno i risultati sperati : prima o poi saranno sconfitti, espulsi dalla Chiesa di Cristo, che occupano indegnamente e illegalmente. nemmeno tutti i massoni e i diavoli dell’inferno uniti assieme possono niente contro l’Immacolata, se lo ricordino bene. Ad Jesu per Mariam, quindi. Laudetur Jesus Christus !

  18. “I tradizionalisti diranno che i quattro cardinali e Jalsevac sono vittime del Vaticano II e che si sono svegliati un po’ tardi, ma che nessuno dica che non sono o non intendono essere cattolici. La Chiesa guarirà solo quando la vera dottrina e la vera Gerarchia saranno di nuovo insieme, così i tradizionalisti devono pregare con urgenza per queste anime che hanno aperto gli occhi sulla guerra conciliare. Possa Dio illuminarli e dar loro forza.”

    Sono rimasto davvero commosso per le parole di S.E. mons. Williamson. Uno sguardo equilibrato, di profonda carità. Facciamo fronte comune dunque, senza correr dietro a regolarizzazioni frettolose, ma combattendo la buona battaglia. Penitenza, digiuno, preghiera, vita dei Sacramenti, Comunione frequente: armi tremende contro il dilagare dell’eresia e potentissimi collettori di grazie dal Cielo.

    Chiediamo a Dio di proteggere e benedire coloro che Egli sta suscitando per difendere la Sua causa.
    Discerne causam meam de gente non sancta

  19. Ma, prima di sperare che il Signore intervenga a raddrizzare le righe storte, è meglio cercare di farle scrivere dritte.

  20. La continuata esposizione a parole d’ordine del tipo “Lo Spirito soffia dove vuole” (il modernista), la trasmutazione della Speranza in fatalismo, l’imperativo categorico della “sfida” da affrontare (per cambiare), hanno resa desueta la prudenza. Per cui è bene trattare col lupo (massone) perché lo vuole lo Spirito, si deve accettare la sua maligna offerta perché occorre avere Speranza, e non si può non raccogliere la sfida perché occorre cambiare.
    La Prudenza purtroppo non è più una virtù, nemmeno tra i difensori della Tradizione.

  21. Riccardo Abbà

    Ma cari signori accordisti, ragionate un attimo. Se il “rientro” della FSSPX potesse essere un bene per la Chiesa e per le anime, pensate che papimbroglio glielo proporrebbe? Perché un dato credo sia ormai evidentissimo a chiunque abbia qualche vaga preoccupazione per la nostra Santa Religione : l’orrido lupo argentino è al servizio del maligno, punto e basta.

    1. Ho detto proprio qui sopra, gentile Sig. Abbà, esercitando la virtù della Speranza, che a volte anche le malevole intenzioni degli uomini malvagi, possono sortire effetti inimmaginabili e completamente diversi dai loro pensieri. Quante volte il diavolo è rimasto scornato? E di certo verrà un giorno che lo sarà definitivamente e senza che vi siano lupi sudamericani che tengano.

  22. Fuori i lupi dal recinto, fuori gli usurpatori dalla Chiesa cattolica. Serve separare i caproni dalle pecore anche se più per quello ci penserà definitivamente NSGC. Bergoglio vuole la FSSPX con sé come scudo contro i cardinali che lo metteranno sotto accusa. Ridicolo ed ingenuo infilarsi proprio adesso nelle forche caudine!
    Preghiamo lo Spirito Santo affinché illumini i consacrati che persistono nella Verità.

    1. “Nella Chiesa-DI-Francesco c’è posto per tutti”: espressione testuale di un prete piemontese che si rivolgeva per iscritto al direttore Deotto -se ben ricordo- un paio d’anni fa.
      È la chiesa/Arcobaleno. Proprio come la “Grande chiesa” cantata da Jovanotti anni fa: “…che parte da Mallcolm X e arriva fino a Madre Teresa”.

      In termini tardo-ottocenteschi (regime massonico dell’ “Italietta”): “un titolo di Commendatore e un sigaro non si negano a nessuno”

  23. Credo che il punto sia questo: vogliamo prenderci gioco del buon Dio? Con Dio non si gioca! Perchè è evidente che non si possono fare accordi con chi non ha la Fede. La Fede ci è stata data come dono prezzioso ed indispensabile da Dio perchè avessimo Fede e ci salvassimo Gesù è morto sulla croce, pertanto la Fedee va custodita e fatta fruttare.Non si danno le perle ai porci! Anche solo l’atto di accondiscendere ad un qualsiasi accordo con chi non ha la Fede e vuole distruggerla nelle anime è un atto di tradimento, piuttosto la persecuzione, il martirio, ma non il tradimento, perchè abbiamo un’unica anima da salvare ed un unico Dio da amare e servire. Si converta Roma e tutto si risolverà da se.

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