La giusta combinazione di giusto ordine e giusta libertà – di Piero Nicola

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di Piero Nicola

 

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Ambrogio Lorenzetti  –  Gli effetti del Buon Governo

 

Ogni tanto qualche uomo dabbene ci ricorda la lezione della storia, i mali del totalitarismo. Esso è, d’altronde, indifendibile, giacché una precisa legge italiana e un’altra sopranazionale vietano di difenderlo. E quale giudizio, se nel processo manca la difesa? Anche il giudizio storico è privato dell’obiettività, lo storico incorrendo nel delitto di apologia, qualora dal suo lavoro risultasse una parziale, ma rilevante, assoluzione dell’imputato autoritarismo.

  Se usassimo lo stesso criterio nei confronti dei regimi attuali, li troveremmo almeno altrettanto iniqui. Infatti, essi affidano le leggi all’arbitrio del sovrano popolare, ammettono la proposta e la propaganda di risoluzioni infami e contro natura, ammettono la loro adozione sancita da una maggioranza avulsa dalla verità, quando inevitabilmente l’offerta del vizio supera quella della virtù, essendo entrambe libere di agire.

  Da un lato, può esserci e ci fu il nazionalismo, eccesso dell’amor patrio, a impedire la disaffezione popolare e che la gente venisse catturata dall’avversario. Dal lato opposto, il consenso è ottenuto mediante le concessioni corruttive e il miraggio di felicità ulteriori, basate sull’appagamento delle cattive brame. Va da sé, che la soluzione sarebbe l’eliminazione dell’avversario e l’eliminazione dell’iniquità nel potere. Invece il nemico è sempre presente, che si trovi fuori o all’interno.

   Ora, fingeremmo inutilmente di non sapere che la Chiesa secolare, fino all’altro ieri, ammetteva ogni forma di governo, purché non violasse il diritto naturale e la libertà della fede cattolica e della Santa Sede, non facendo questione di filosofie politiche e di ideologie, bensì di leggi in vigore e di prassi politica. E va notato che, durante la dittatura, il Vaticano, se ebbe a lamentare alcuni soprusi, non condannò il regime, né denunciò il Concordato; non lo fece qui e neppure con la Spagna del dopoguerra. Anzi, la Madre e Maestra ebbe a difendere le ultime monarchie assolute contro chi ne minacciava la stabilità; per contro, ebbe a condannare certe democrazie per le loro empie ingiustizie.

  Ma, poiché è fuori luogo valutare i pro e i contro di una dittatura, cui, per legge, è negato ogni pregio, possiamo tuttavia considerare un altro genere di costituzione che non sia quella democratica, così come oggi la democrazia viene intesa. Infatti, almeno formalmente, non è stato ancora decretato che tale democrazia sia tassativamente obbligatoria come unico sistema politico e istituzionale, e che quanti considerino la possibilità di un diverso sistema e ne auspichino l’avvento debbano essere perseguiti e cacciati in prigione. Quantunque, ci siamo molto vicini… Né si tratta di liberalità dei direttori delle orchestre associate, bensì di cautele residue, nell’attesa di aver ben ottenuto la sintonizzazione della stordita massa dei cervelli. Per altro, l’imposizione di certi diritti inalienabili, di certi principi vecchi e di nuova estensione, renderebbe impossibile la rifondazione di uno Stato benefico.

   La maggioranza degli spiriti indipendenti e scrupolosi dell’onestà, giudica la nostra vita pubblica – e non solo la nostra – affetta da decadimento, caduta in preda a aberrazioni legalizzate e di costume, e giudica questa degenerazione evitabile, correggibile, lasciando sostanzialmente gli istituti così come sono o avanzando loro riforme non radicali.

  Se però ripercorriamo la storia della nostra repubblica, ci si accorge che ab ovo usque ad mala  l’andamento fu un andazzo: compromessi inaccettabili di sedicenti cattolici con i comunisti, di democristiani con liberali, di nuovo, di democristiani e socialisti, e comunisti; governi precari, di breve durata, minati dalle correnti di partito; corruzione civile, economica e morale, molto nociva, diffusa, crescente; giustificazione legale dei comportamenti rilassati. Furono i prodromi dell’odierno sfacelo. Ovvero, questo è il figlio naturale di quell’inizio.

  Era tutto ciò ineluttabile? Fu la Costituzione la causa, ed essa poteva essere migliore e garantire il successo? Furono le circostanze storiche, italiane e internazionali, un impedimento deleterio? Poteva l’ala davvero cattolica della DC, sostenuta dal Papa, prevalere e instaurare una degna democrazia?

  Per aggirare l’ostacolo delle occasioni perdute, basta prendere in esame un altro paese, gli USA, gli antesignani della moderna repubblica. Anche lasciando perdere il banditismo del Far-West e le sopraffazioni statali inflitte agli aborigeni, il marcio dei politici e delle elezioni fu sempre grande, il liberalismo creò masse di diseredati, di sfruttati e di corrotti; la filosofia del diritto alla felicità, alla ricchezza, alle massime cariche, alimentò egoismo e male illusioni; l’infamia dello sciopero, che fa valere con la forza le proprie ragioni, e della contrapposta serrata delle imprese, sostituì il giudizio di una magistratura indipendente; la piaga dell’alcolismo non potuta curare, perché il proibizionismo faceva prosperare le organizzazioni criminali; il ricorso dei politici ai gangster nelle contese per acquistare il predominio; l’imperialismo ipocrita, violento e privo di scrupoli, furono i disgraziati presupposti per i quali oggi l’America non gode certamente di una condizione migliore della nostra. Francia, Inghilterra e altre nazioni più o meno importanti soffrirono e soffrono di analoghe tare e morbi esiziali. Perché negarlo? Dal divorzio si passò all’aborto; dalla liberalizzazione dei costumi si passò alla pornografia, alla tolleranza delle droghe, all’incremento del gioco d’azzardo; il doveroso antirazzismo ha sortito la mortificazione della più civile identità nazionale;  il mito della libertà e dell’uguaglianza ha portato alla negazione dei vizi, ossia al loro diritto, alla dignità della sodomia, alla famiglia omosessuale, alla abnorme zoofilia, al paganesimo e all’intolleranza della vera Religione, all’insulto recato al Signore.

  Che ciò si debba maggiormente a un disegno inteso a rendere debosciata e supina la società, o maggiormente alla necessità di mantenere lo statu quo, poco importa: il sistema comporta e permette l’ignominiosa involuzione. Come non vedere che, per invertire la rotta, occorre non già una riforma, ma un radicale cambiamento!

  È assai probabile che il collasso delle presenti democrazie sia alle porte. La debolezza dello strumento è destinata a tradire chi se ne serve. E le situazioni di conflitto fra stati e popolazioni sussistono abbondantemente. Tuttavia, se non si prepara una valida conciliazione tra ordine salutare e libertà non abusiva, tramite gli statuti che reggono il consorzio umano, ai crolli seguiranno verosimilmente nuovi assetti disordinati e altri crolli. Gli esperti si dedichino perciò alla soluzione del gravoso problema, senza pregiudizi, vogliano definire solide e luminose costruzioni istituzionali, nella speranza che esse siano recepite da chi sarà il detentore del potere.

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