La gnosi tra luci e ombre

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Recensioni

Di Piero Vassallo

Aa. Vv., “La gnosi tra luci e ombre” Atti del secondo convegno di studi sull’opera di don Ennio Innocenti, Napoli 29-31 Ottobre 2009, Sacra Fraternitas Aurigarum in Urbe, Roma 2010. Il volume è distribuito dall’associazione “Magis et plus”, Via Olivieri 151 – 00154 Roma tel. 06.5755119.

     L’ingente opera di don Ennio Innocenti ha confermato la straordinaria intuizione del cardinale Siri sull’assidua presenza delle suggestioni irrazionalistiche, di evidente matrice paleo gnostica, striscianti nel bel mezzo di filosofie grottescamente intitolate alla dea ragione.

   Gli studi di don Innocenti sulla gnosi spuria, pertanto, costituiscono la guida indispensabile a chi intraprende il viaggio alla ricerca della superstizione nascosta nei fumi mimetici sollevati dai filosofi sedicenti laici e razionalisti. 

   Alberto Caturelli, il più noto fra i molti, autorevoli studiosi che hanno partecipato al convegno napoletano sull’opera di don Innocenti, ha peraltro dimostrato che il riflusso della mitologia gnostica è causato dall’imposizione di quel pregiudizio ateo, che può reggersi soltanto sulla degradazione della filosofia nella non filosofia.

    In origine lo gnosticismo fu una parodia del cristianesimo ispirata (come sostenne Sant’Ireneo da Lione) dalla raccolta dei princìpi filosofici intravisti dai greci, in un contesto ancora inficiato dalla mitologia pagana.

   Caturelli dimostra, infatti, che è un errore credere che Socrate si sia liberato “della tirannia del ritorno ciclico e della necessita. Senofonte, parlando di Socrate riferisce: è necessario credere che la Ragione interiore [immanente] all’Universo dispone tutte le cose secondo la sua volontà”.

   Di seguito Caturelli sostiene che perfino Platone “potrebbe essere considerato come il grande filosofo della mentalità primitiva per la quale l’imitazione degli archetipi tende all’abolizione del tempo, sola immagine dell’eternità che ritorna senza fine, da quella pianura della verità le anime sono cadute nella materia, quel male originario (una specie di non essere) come viene chiamata da Plotino  in Enneadi I, 7, 3  e III, 6, 7”. 

   Percorrendo una via di ricerca parallela a quella di Cornelio Fabro, conclude che l’avvenimento cristiano ha trasfigurato la filosofia antica, che, dopo essere stata demistificata, è stata ancora più se stessa di prima, diventando ontologicamente nuova.

     L’unica via d’uscita dall’ortodossia cristiana è il regresso alla mitologia. L’omogeneità tra la gnosi anticristiana dei primi secoli della nuova era e quella dei moderni e dei postmoderni, è dimostrata da don Innocenti: “Il soggettivismo [irrazionalista e sofistico] moderno perfeziona quello antico e tutti e due si traducono in mitologie ingannevoli che mistificano il dramma dell’uomo privo del rapporto filiale con Dio, dramma diventato tragedia insensata”.

  S’inaugura una pagina nuova della storia cattolica: una volta accertata la presenza di fermenti gnostici in tutti i settori della cultura moderna e contemporanea, agli uomini di Chiesa corre l’obbligo di “smascherare l’errore che si con argomenti fittizi di presa immediata, e mostrare l’autentica matrice del rifiuto dell’ordine, che – alla fine – è il misconoscimento della trascendenza divina”.    

    La conclusione di don Innocenti è che “insuperato strumento diagnostico per recuperare la consapevolezza” circa la causa della crisi contemporanea è l’autentico esemplare tomismo rivendicato da Ceslao Pera, Réginald Garrigou Lagrange e Cornelio Fabro.  

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