LA GRANDE INSIDIA DELL’ASSUEFAZIONE DELLE COSCIENZE – di Elisabetta Frezza

E’ passato quasi un mese dalla Terza Marcia per la Vita, ma questo articolo di Elisabetta Frezza (uscito pochi giorni, per i tempi di stampa, fa sulla rivista cartacea “Maria di Fatima”) è tutt’altro che inattuale, perché ci fa capire come il grande messaggio di speranza della Marcia sia da tenere vivo contro tutti gli attacchi alla Vita, che si manifestano in vari modi. Adesso è scatenato l’attacco contro la famiglia, con le follie martellanti dell’omosessualismo, con l’ossessivo ripetersi di sfilate del, chissà perché, “orgoglio” omosessuale, con la richiesta assurda e necrofila del “matrimonio” tra omosessuali. L’Autrice, a cui va tutta la nostra gratitudine per questo prezioso contributo, opportunamente ci ricorda che “Il vuoto educativo spalancatosi negli ultimi decenni sta coerentemente producendo i suoi esiti nefasti, i nostri figli ne raccolgono i frutti. Avranno una parte durissima nell’affermare principi immutabili spacciati ormai come obsoleti perché contrari all’ideologia imperante; vanno quindi attrezzati, armati di pensieri e di argomenti, perché dovranno risalire la corrente. A noi, genitori ed educatori (i pochi educatori superstiti), il compito difficile ed esaltante di fornire loro gli strumenti per affrontare l’agone, insieme all’orgoglio dell’appartenenza a una tradizione e a una fede”. Preghiamo il Signore, che ci dia la Fede per adempiere a questo nostro preciso compito.

PD


 

LA GRANDE INSIDIA DELL’ASSUEFAZIONE DELLE COSCIENZE

di Elisabetta Frezza

 

mdc

ARRIVEDERCI A ROMA PER LA IV MARCIA NAZIONALE PER LA VITA, DOMENICA 4 MAGGIO 2014

 

Chi lo scorso anno scrisse della Marcia per la Vita sulle colonne di questa rivista esprimeva un auspicio che, affidato alla speciale protezione di Nostra Signora di Fatima di cui ricorreva la festa, diveniva per fede una certezza: il popolo della vita, così numeroso nel 2012 al suo primo raduno nella città di Roma, lo sarebbe stato ancor più l’anno successivo.

Da 15.000, quali eravamo quel 13 maggio, siamo oggi più che raddoppiati – si parla di 40.000 partecipanti – e per chi ricorda la prima edizione italiana della marcia (la “prova generale” decentrata e bucolica a Desenzano sul Garda nel 2011), quando essere circa 700 sembrava già un grande successo, l’incremento appare quasi incredibile. E allora, in vista del 4 maggio del 2014, ciascuno di noi che ha vissuto la festa di questo incontro come fiera testimonianza di vita e di ragione sentirà su di sè l’impegno morale di spendere il proprio entusiasmo per travolgere altri nell’avventura, con la convinzione di offrirgli uno stimolo contagioso nonché un’occasione di fondata speranza.

In un tempo in cui intorno a noi franano rovinosamente le strutture portanti di una intera società, erose dal lavorio subdolo e pervasivo delle nuove ideologie antiumane, il significato di una manifestazione pubblica volta a riaffermare senza condizioni la non negoziabilità della vita acquista un valore imponente. Perché dimostra che c’è chi vigila, chi non si lascia nè ingannare nè intimidire dalla propaganda di regime, chi non si arrende alla prepotenza del nemico; e lo dimostra non solo ai corifei della morte che scientemente e programmaticamente perseguono l’obiettivo politico di sovvertire l’ordine naturale del creato, ma anche a tutti coloro che, abbeverati alla fonte avvelenata di una cultura distorta, somministrata per via mediatica, vengono inconsapevolmente ammaliati dalle sirene di un moderatismo strisciante: quel moderatismo infìdo del politicamente corretto che, in nome di una falsa e “democratica” tolleranza, sacrifica sull’altare dell’autodeterminazione ciò che è iscritto nella natura e nel cuore di ogni essere umano e innerva dalle radici l’identità di un popolo.

La grande insidia, oggi, è l’assuefazione delle coscienze: ci si può abituare ad ogni genere di aberrazione quando essa venga inoculata in dosi progressive e crescenti nella forma subdola dell’indottrinamento o sotto il crisma della legalità, che accelera lo scivolamento morale ma non toglie – anzi rende ancor più grave – la violenza contro le leggi della natura e del logos divino.

Credo sia condivisa, tra noi, la sensazione di smarrimento e di impotenza di fronte all’onda montante che si sta scagliando sul tessuto culturale e sociale del nostro mondo occidentale, ormai scristianizzato e svirilizzato e perciò prono più che mai ad essere consegnato, inerme, all’antiragione.

Serve allora, serve tantissimo, toccare con mano che siamo ancora in tanti a non rassegnarci alla deriva imboccata e apparentemente irreversibile, per darci a vicenda coraggio e determinazione nella buona battaglia. Si percepiva alla marcia, e si trasmetteva di sguardo in sguardo come un flusso di corrente capace di tenere insieme tutta quella marea di persone, l’idem sentire forte e invincibile di chi afferma le ragioni della vita; della vita biologica che inizia dal concepimento e termina con la morte naturale, così come della vita intesa nel suo sviluppo in seno all’unico luogo di retta educazione e di amorevole condivisione, la famiglia. Come infatti si stermina impunemente la vita innocente con l’aborto e con l’eutanasia, parimenti la si distrugge attraverso la distorsione e la demolizione dell’istituto famigliare, che ne costituisce premessa e condizione, unica e irrinunciabile.

Ancora, serve sfilare per le strade di Roma per suonare la sveglia ai cattolici – uso questo termine con mille riserve perché la galassia che ne è lato sensu connotata veleggia verso l’indistinto – affinché si sveglino dal torpore buonista e compromissorio nel quale troppo spesso sono caduti sotto la guida politica e antieroica di pastori asserviti al mondo e, per questo, dal mondo osannati per la loro lungimirante apertura. Tanto lungimirante, questa apertura che, con la connivenza e benedizione di chi la sbandiera, sta trascinando nel baratro del relativismo incontrollato anche molta parte del mondo cosiddetto pro life, di fatto autenticamente pro choice.

Non si uccida un essere umano, dentro o fuori il grembo materno, non si pretenda di fabbricarlo nelle provette dei laboratori, di manipolarlo, congelarlo, selezionarlo; non si corrompa la sua crescita togliendogli il padre e la madre. Questo grido, che si leva corale da chi, marciando, presta le proprie gambe e la propria faccia in difesa dell’innocente, non tollera concessioni di sorta, perché è in re ipsa la sua assolutezza. Lo capisce anche un bambino; forse soprattutto un bambino, per il quale la voce della natura che rispecchia l’armonia della legge di Dio suona ancora incontaminata.

E qui si manifesta l’importanza di testimoniare visibilmente le ragioni della vita, alla luce della enorme responsabilità che noi adulti abbiamo verso le nuove generazioni, cui è affidato il futuro.

Il vuoto educativo spalancatosi negli ultimi decenni sta coerentemente producendo i suoi esiti nefasti, i nostri figli ne raccolgono i frutti. Avranno una parte durissima nell’affermare principi immutabili spacciati ormai come obsoleti perché contrari all’ideologia imperante; vanno quindi attrezzati, armati di pensieri e di argomenti, perché dovranno risalire la corrente. A noi, genitori ed educatori (i pochi educatori superstiti), il compito difficile ed esaltante di fornire loro gli strumenti per affrontare l’agone, insieme all’orgoglio dell’appartenenza a una tradizione e a una fede. I tantissimi bimbi, adolescenti e ragazzi che popolavano il corteo di domenica 12 maggio saranno i soldati degli anni che verranno, quelli che ogni giorno sui banchi di scuola (e troppo spesso sui banchi di chiesa) ascoltano cattivi maestri, ma che hanno la fortuna di orecchiare altrove un controcanto più convincente, di cui sono chiamati a farsi megafono.

Credo che ciascuno dei miei figli, e ciascuno per l’età che ha, possa far tesoro della propria collezione di marce per la vita, serbare in sè il ricordo di altrettante giornate di viaggio e di cammino e del senso profondo e gioioso della testimonianza che vi è legata.

Ci sono al momento infiniti e fondati motivi di scoramento, tantissimi i segni di una graduale sconfitta della ragionevolezza, in atto e in divenire: trionfa quella dittatura del relativismo che papa Benedetto non si stancava di denunciare. Eppure questi traguardi raggiunti, con pochi mezzi e senza giochi di sponda e di potere, da una minoranza motivata e compatta, ispirata e generosa, danno spazio alla fiducia – che per chi crede è certezza – che davvero le tenebre non prevarranno. Necessario che qualcuno tenga acceso il lume della verità e non si stanchi di alimentarlo.

Grazie di cuore a chi ha speso tanto tempo, risorse ed energie per organizzare la marcia (quanto lavoro dietro a un evento così, senza appoggi di apparati e di strutture!). A noi tutti il compito di portare lo spirito della marcia ogni giorno in ogni dove.

Appuntamento al 4 maggio 2014. Ancora più numerosi, con la mano della Provvidenza.

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