La guerra in Ucraina è un disastro. Occorre rispetto per le sofferenze delle popolazioni e il sacrificio dei militari delle due parti. Tuttavia, bisogna fuoriuscire da una narrazione bellica sbilanciata, manichea, propagandistica che ha generato una forma di iperrealtà nella quale l’opinione pubblica viene immersa in un clima di menzogna, alterazione, tensione permanente il cui scopo è far accettare nuovi sacrifici, ulteriori privazioni di libertà. Un approccio sperimentato con successo nella pandemia applicato allo scenario di guerra.

È indispensabile uno sguardo d’insieme per tentare una comprensione degli eventi in chiave politica, economica, finanziaria, geopolitica, ossia analizzare il potere reale, il “grande gioco” contemporaneo a cui nulla importa dei popoli, della vita umana, delle distruzioni. Follow the money, segui il denaro, è un ottimo criterio per osservare gli avvenimenti come mosse su una scacchiera grande quanto il pianeta.

Uno dei primi effetti dello scontro tra Occidente – Stati Uniti, anglosfera e vassalli europei- e resto del mondo è la probabile nascita di un sistema finanziario alternativo, sostenuto da una valuta digitale basata su un paniere misto di valute nazionali e risorse naturali. L’obiettivo di fondo è sconfiggere l’unipolarismo occidentale e il potere del dollaro, valuta di riferimento degli scambi internazionali.

Le avvisaglie di questo scontro – non meno titanico di quello armato- si sono già viste: l’espulsione russa dal sistema interbancario Swift, l’autostrada digitale su cui corrono gli scambi e i pagamenti legati all’import export e ai servizi internazionali; il blocco di fondi russi in Occidente (un furto mascherato da sanzioni) e la risposta di Mosca, con la richiesta di pagamenti in rubli. Contemporaneamente, avanza la creazione di sistemi finanziari, monetari e di strumenti tecnici slegati dall’egemonia americana. Si tratta della posta di una partita di cui la guerra è solo uno dei terreni di scontro.

L’operazione, secondo i suoi ispiratori, libererà il sud del mondo dal debito occidentale e dall’austerità imposta dal Fondo Monetario Internazionale. Un protagonista della tempesta geopolitica e geoeconomica è Sergey Glazyev, russo, economista tra i più influenti del mondo, responsabile dell’integrazione macroeconomica dell’Unione Economica Euroasiatica, lo spazio economico finanziario formato da Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakhstan e Kirghizistan.

La sfida è la progettazione di un sistema monetario/finanziario attraverso l’associazione tra l’UEE e Cina, bypassando il dollaro americano. Il progetto è una sorta di Bretton Woods dell’est del mondo alternativo al Washington Consensus liberista dominato dal dollaro. Secondo Glazyev, l’oligarchia dirigente statunitense sta giocando la sua ultima carta vincente nella guerra ibrida contro la Russia. Il congelamento delle riserve valutarie russe potrebbe però avere minato lo statuto del dollaro, dell’euro e della sterlina come valute di riserva, accelerando la fine dell’ordine globale basato sul dollaro.

Si lavora alla transizione verso un sistema alternativo fondato su una valuta virtuale di cambio basata su un indice delle divise dei paesi partecipanti. Il paniere valutario è integrato dal valore di almeno venti materie prime negoziate in borsa, per mantenere un elevato grado di resilienza e stabilità. In contemporanea, i governi eurasiatici e la Cina hanno iniziato trattative per creare una coalizione internazionale di contrattacco nella guerra ibrida per il dominio globale scatenata dall’ élite dominante degli Stati Uniti nei confronti dei paesi che sfuggono al suo controllo imperiale.

Glazyev ha spiegato la natura di questa guerra in un libro del 2016 (The Last World War: The United States to Move and Lose) e ne ha sostenuto l’inevitabilità, fondata, a suo avviso, sulle leggi oggettive dello sviluppo economico a lungo termine, che determinerebbero la sconfitta dell’ex potere dominante.

Gli Stati Uniti stanno lottando per mantenere la loro egemonia, ma come prima la Gran Bretagna, che causò due guerre mondiali ma non fu in grado di mantenere l’impero e la posizione dominante a causa dell’obsolescenza del suo sistema economico coloniale, sono destinati a fallire. Il sistema coloniale britannico basato sullo sfruttamento massivo e diretto fu superato dagli Stati Uniti e dell’URSS, più efficienti nella gestione del capitale economico e umano entro sistemi integrati verticalmente, che dividevano il mondo in zone di influenza. Dopo la disintegrazione dell’URSS è iniziata una lunga transizione che sta volgendo al termine con l’imminente sconfitta del sistema basato sul dollaro, architrave del dominio globale degli Stati Uniti.

Il nuovo sistema economico convergente emergente tra Cina, Russia e India è per Glazyev l’inevitabile fase successiva. Esso combina i vantaggi della pianificazione strategica centralizzata con l’economia di mercato e il controllo statale dell’economia monetaria e fisica, di infrastrutture e imprenditorialità. Il nuovo paradigma ha l’obiettivo di unire quelle società aumentando il benessere in maniera superiore al modello occidentale.

Questo successo è il motivo principale per cui Washington non sarebbe in grado di vincere la guerra ibrida che ha scatenato. Il sistema finanziario incentrato sul dollaro sarà sostituito da un nuovo meccanismo fondato sul consenso tra i paesi che vi aderiranno.

Nella prima fase della transizione, questi paesi si accontenteranno di utilizzare le divise nazionali e i loro meccanismi di compensazione, supportati da scambi bilaterali di valute. La formazione dei prezzi sarà ancora determinata soprattutto dall’andamento delle borse, denominate in dollari. Questa fase si starebbe esaurendo: dopo il congelamento delle riserve russe in dollari, euro, sterline e yen, è improbabile che un Paese sovrano continui ad accumulare riserve in queste valute, sostituite da oro e monete nazionali.

La seconda fase della transizione coinvolgerà meccanismi di tariffazione che non fanno riferimento al dollaro. La determinazione dei prezzi nelle valute nazionali comporta notevoli problemi, ma potrebbe essere più interessante rispetto al rischio politico di valute diventate infide come dollaro, sterlina, euro e yen. L’ altra moneta globale, lo yuan cinese, non le sostituirà a causa della sua inconvertibilità e del limitato accesso esterno ai mercati cinesi dei capitali. L’uso dell’oro come riferimento di prezzo è limitato dagli svantaggi nei pagamenti e dal controllo esercitato dall’ anglosfera (galassia Rothschild).

La terza fase del passaggio al nuovo ordine economico riguarderà la creazione di una moneta digitale frutto di un accordo internazionale basato su principi di trasparenza, correttezza, buona volontà ed efficienza. Tale valuta potrebbe essere emessa da un paniere di riserve monetarie dei paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), a cui potranno aderire altri paesi. Il peso di ciascuna valuta sarebbe proporzionale al PIL di ciascun paese (ponderato a parità del potere d’acquisto), alla quota nel commercio internazionale, alla popolazione e al territorio dei partecipanti.

Inoltre, conterrebbe un indice dei prezzi delle principali materie prime scambiate in borsa: oro, metalli preziosi e industriali, idrocarburi, cereali, zucchero, acqua e altre risorse naturali. Per sostenere la valuta, verrebbero create rilevanti riserve di risorse internazionali. La nuova valuta verrebbe utilizzata esclusivamente per pagamenti transfrontalieri ed emessa sulla base di una formula predefinita. I paesi partecipanti userebbero le rispettive valute nazionali per la creazione di credito, per finanziare gli investimenti interni e l’industria e per le riserve di ricchezza sovrana. I flussi transfrontalieri in conto capitale rimarrebbero disciplinati dalle normative nazionali.

Un progetto di enormi ambizioni, destinato a cambiare la mappa del potere nel pianeta: c’è vita oltre l’Occidente. La transizione verso il nuovo ordine economico mondiale, secondo i suoi architetti, sarà forse accompagnata dal rifiuto di onorare gli obblighi in dollari, euro, sterline e yen. Non è diverso dall’esempio dato dai paesi occidentali che hanno sottratto le riserve valutarie di Iraq, Iran, Venezuela, Afghanistan e Russia, una vera e propria confisca di ricchezza altrui.

Il sistema si propone di restare flessibile, accogliendo i suoi membri indipendentemente dai loro debiti in dollari, euro, sterline e yen, la cui eventuale inadempienza non influirebbe sul rating nel nuovo sistema finanziario. Viene consigliata la nazionalizzazione dell’industria estrattiva, un cambio di paradigma rispetto al modello di privatizzazione dominante dopo la fine dell’Unione Sovietica. I paesi che utilizzassero parte delle loro risorse naturali per sostenere il nuovo sistema aumenterebbero il loro peso nel paniere delle valute della nuova unità monetaria, accumulerebbero riserve e conseguirebbero una maggiore capacità di credito. Inoltre, le linee di scambio bilaterali con i partner fornirebbero finanziamenti adeguati per co-investimenti e iniziative commerciali. Sarebbe un’architettura estremamente importante, che sposterebbe l’asse del potere e del benessere a est e a sud orientando il nuovo ordine finanziario e il sistema di regolazione dei pagamenti in senso bipolare: Occidente contro Sud Est del mondo.

Per Glazyev la Russia non può più giocare secondo le regole del sistema dollaro “dopo che le riserve valutarie russe sono state catturate dall’Occidente. Gli agenti di influenza occidentali controllano le banche centrali della maggior parte dei paesi, costringendole ad attuare le politiche prescritte dal FMI, manifestamente contrarie agli interessinazionali di quelle nazioni”.

In seno ai gruppi dirigenti della Banca Centrale Russa è in corso uno scontro tra i sostenitori del Washington Consensus e i partigiani del nuovo sistema. Nel frattempo, la BCR ha dovuto affrontare la realtà e creare un sistema interbancario nazionale indipendente dalla rete Swift, aperto alle banche estere. Sono state attivate linee di scambio intervalutario con le principali nazioni partecipanti. La maggior parte delle transazioni tra gli Stati membri dell’Unione Euroasiatica sono ormai denominate in valute nazionali.

Analoga transizione è in corso nel commercio con Cina, Iran e Turchia. Anche l’India si è mostrata interessata. Sono già stati compiuti molti sforzi, accelerati negli ultimi mesi, per sviluppare meccanismi di compensazione per i pagamenti in valuta nazionale. Contemporaneamente, si tenta di sviluppare un sistema di regolamento digitale non bancario collegato all’oro e ad altre materie prime scambiate in borsa (stablecoin).

A lungo la BCR ha consigliato ai produttori d’oro russi di vendere sul mercato di Londra per ottenere un prezzo più alto di quello che pagherebbero il governo o la stessa banca centrale, agendo in base alle raccomandazioni del FMI. L’esito è stato devastante, il congelamento di quasi 400 miliardi di dollari di riserve valutarie.

I cosiddetti oligarchi russi avrebbero deviato somme incalcolabili verso destinazioni offshore. Seguendo le indicazioni mainstream, la BCR ha smesso negli ultimi anni di acquistare oro, costringendo l’industria estrattiva ad esportare l’intera produzione di 500 tonnellate annue. L’errore e il danno sono evidenti. Oggi la BCR ha ripreso gli acquisti di oro e i vertici politici esigono politiche più attente all’ interesse nazionale, anziché lo stretto controllo dell’inflazione a beneficio degli speculatori internazionali, come è avvenuto nell’ultimo decennio.

Il congelamento delle riserve russe come risposta alla guerra è stata una misura governativa che ha preso in contropiede le banche centrali, un ritorno della politica che ha sorpreso le autorità monetarie, le quali sarebbero perplesse ed irritate. Sergei Glazyev è favorevole alla sostituzione di dollari, euro, sterline e yen nelle riserve valutarie con l’oro, prodotto in abbondanza in Russia. Tuttavia, solo lo scenario bellico sembra porre in agenda le sue indicazioni, finora rigettate da Elvira Nabiullina, da poco confermata ai vertici dell’istituto di emissione.

Il partenariato strategico russo cinese si rafforza di giorno in giorno in chiave di contrasto all’unipolarismo statunitense e al dominio del dollaro.Si fa strada tra gli analisti indipendenti la tesi che l’élite statunitense abbia lanciato una guerra ibrida globale per difendere la propria posizione egemonica nel mondo, prendendo di mira la Cina come massimo concorrente economico e la Russia come principale forza di contrasto. Inizialmente, gli sforzi geopolitici degli Stati Uniti miravano a creare conflitti tra Russia e Cina. Tuttavia, gli interessi sovrani di Russia e Cina hanno portato a una crescente cooperazione strategica per fare fronte alle minacce provenienti da Washington.

La guerra tariffaria degli Stati Uniti contro la Cina e la portata delle sanzioni finanziarie contro la Russia hanno aumentato le preoccupazioni e dimostrato il pericolo, dal punto di vista cinese e russo. Nulla unisce più di un nemico comune. Guerra a parte, capiremo presto se l’asse resisterà a lungo termine e se il processo di de-dollarizzazione impronterà la storia economico finanziaria del XXI secolo.

I precedenti storici non mancano: fu l’URSS a sostenere la Cina contro l’occupazione giapponese e nella prima industrializzazione post bellica, prima dei contrasti tra le due potenze comuniste. Il presente parla anche della Via della Seta, il grande progetto cinese di penetrazione verso Ovest attraverso gigantesche infrastrutture stradali, portuali e ferroviarie e anche del tentativo russo di realizzare navi in grado di seguire la rotta artica, bypassando gli itinerari del commercio internazionale.

Il conflitto in Ucraina non è che uno degli scenari di un confronto planetario dalle molteplici sfaccettature, da cui resta estranea l’Europa, semplicemente perché non esiste. Colonia degli Usa, incapace di una politica comune e di difendere i propri interessi concreti, vive l’ultima fase di un tramonto iniziato nella carneficina della prima guerra mondiale. Nel ritorno della grande politica- di cui la guerra è talora il proseguimento con altri mezzi – siamo spettatori e vittime di uno scontro finanziario, economico, culturale e di civiltà. Gli assenti hanno sempre torto.

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