La lezione di Poirot nella chiesa dell’Assunzione – di Léon Bertoletti

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di Léon Bertoletti

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L’indulto di Agatha Christie… In questo modo è rimasta nota la petizione, indirizzata a Paolo VI nel 1971 e accolta, per salvare la Messa cattolica romana, quella tradizionale in latino, in Inghilterra e nel Galles. In calce, 57 sottoscrizioni: Cyril Connolly, Robert Graves, Graham Greene… e, appunto, la famosa giallista. L’indulto di Agatha Christie è anche il titolo di un bel libro di Gianfranco Amato, pubblicato qualche anno fa dall’editore Fede & Cultura di Verona, che ripercorre l’intera vicenda con scioltezza e abilità. Non dovrebbero dunque sorprendere, nei libri di questa maestra e regina del “giallo”, i riferimenti alla sua sensibilità, al favore e all’apprezzamento per un cattolicesimo “alla maniera di sempre”, senza inversioni e senza stravolgimenti, tutto d’un pezzo. Perfino il competente Alex R. Falzon ammette che «i gialli della Christie enfatizzano quel concetto conservatore secondo il quale non può sussistere alcuna salvezza al di là dei confini prestabiliti dalla norma e che fuori di questa s’insinuano il caos, la dannazione e la punizione inesorabile». Non dovrebbero stupire, quindi, non dovrebbero meravigliare. Eppure… Eppure accade sempre, di continuo. Sarà il contesto, il genere, il tipo di narrazione, l’ambientazione, la caratteristica dei personaggi, la trama. Insomma, certi sviluppi proprio non s’immaginano, si stenta a crederci.

È ancora tempo di letture estive: da sdraio e ombrellone o da poltrona e finestra. Ecco allora un esempio, il felice romanzo del 1948 Taken at the Flood, che nella versione italiana suona significativamente Alla deriva. La storia si imbroglia e si sbroglia: un maturo e ricco possidente lascia all’improvviso questo mondo, la vedova è troppo giovane, la famiglia bisognosa di denari. Tra Londra e la campagna, tra rancori e pretese, giunge inaspettato un tentativo di ricatto, poi un delitto. Sbuffi di fumo e di mistero, una sostituzione di persona, dubbi, ricerca del colpevole. Già nelle prime pagine il detective belga, celebre creazione dell’autrice, alla domanda «Crede negli spiriti, monsieur Poirot?» spiazza tutti e risponde deciso: «Sono cattolico praticante». Sarebbe pure abbastanza, come professione di fede, invece non è tutto. Leggendo leggendo, sfogliando sfogliando, eccolo “alla chiesetta cattolica dell’Assunzione, minuscola e modesta come una violetta a confronto dell’imponente chiesa di Santa Maria, arrogante emblema del predominio della religione protestante che si innalzava al centro della piazza”. E che succede? “Spinto da un improvviso impulso, Poirot attraversò il cancello che portava alla chiesetta cattolica ed entrò. Tolse il cappello, si genuflesse davanti all’altare e s’inginocchiò in un banco”. Pare di vederlo il buon Hercule, l’imperturbabile e istrionico Poirot, con i suoi baffi, la testa a forma d’uovo, la giacca nera, i pantaloni a righe, le scarpe a punta, compiere questi gesti ormai obsoleti, fuori moda, tanto che il battezzato del nuovo corso, della nuova gestione, del credo rinnovato non si fa scrupoli a visitare le chiese indossando magliette, pantaloni corti, ciabattine e figurati se flette le ginocchia. Che lezione di stile. “A distoglierlo dalla preghiera furono dei singhiozzi soffocati provenienti dall’altra fila di banchi. Poirot si voltò e vide una donna in abito scuro che si nascondeva il viso tra le mani. Qualche istante dopo la donna si alzò e, sempre singhiozzando, si avviò verso l’uscita”. Lui la segue, ovvio. Il dialogo tra i due, l’investigatore e la signora, è fenomenale. “«Lasci che l’aiuti, madame». Lei scosse la testa. «No» disse. «Nessuno può aiutarmi. Non mi posso neppure confessare. Devo portare da sola il peso delle mie colpe, da sola. Nemmeno la pietà di Dio mi è concessa». «A nessuno è preclusa la misericordia divina» disse Hercule Poirot. «E lei lo sa bene, figlia mia». Di nuovo lei lo guardò, con occhi immensamente felici. «Dovrei confessare i miei peccati… confessare. Se solo potessi confessare…». «Non può confessarsi? Non è venuta in chiesa per questo?». «Sono venuta qui per trovare conforto… conforto. Ma che conforto può esserci per me? Sono una peccatrice». «Siamo tutti peccatori». «Ma è necessario il pentimento… dovrei dire… dovrei raccontare…». Si coprì il volto con le mani”.

Misericordia, confessione, pentimento: concetti chiari in una narrazione più profonda di tanti resoconti dai confessionali odierni. Ultimo stralcio. Parlando con un’altra signora, ecco il Belga raccogliere questo sfogo sulle donne: «Nemmeno in chiesa si mettono il cappello, macché! A volte non si coprono il capo neppure con una di quelle orrende sciarpe. Se ne stanno lì, con quel cespuglio di ricci da permanente in bella vista». Se non è un invito esplicito a indossare il velo nel luogo sacro, poco ci manca.

Viva Agatha Christie, conservatrice e tradizionalista.

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5 commenti su “La lezione di Poirot nella chiesa dell’Assunzione – di Léon Bertoletti”

  1. Bellissimo. Non sapevo di questo Poirot d’annata, così genuino nella sua fede. Lo immagino elegantemente impacciato, come suo solito, anche nella preghiera. Purtroppo, nelle riduzioni televisive peraltro molto ben fatte non ho mai trovato alcun accenno a questo aspetto della sua personalità.

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